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sabato 1 ottobre 2016

La prima guerra angloafgana e l'inizio del Grande Gioco


Passo di Bolan, ingresso a Sud per l'Afghanistan
A metà del 1800 Londra e Calcutta, sede della Compagnia delle Indie, decidono di reinsediare a Kabul un re afgano spodestato anni prima. Per controllare il Paese e contenere la Russia. Ne uscirono con le ossa rotta. Una lezione che sembra restare valida oggi*

Il 30 settembre 1838 Lord Auckland, governatore generale delle Indie, promulga il “Manifesto di Simla” con cui la Gran Bretagna decide ufficialmente di spodestare il re dell'Afghanistan, che teme alleato dei russi, per sostituirlo con un altro monarca che rientra nelle sue simpatie. E' il punto di partenza della più tragica sconfitta subita dagli inglesi nel Paese dell'Hindukush. Una lezione che, ripetutasi con i sovietici negli anni Ottanta, sembra ricordare in parte anche quanto succede adesso in quel lontano Paese. E’ il vero inizio guerreggiato del “Great Game”, il grande gioco tra l’Impero zarista e quello britannico per la conquista dell’Asia centrale. Un gioco che non è mai finito anche se gli attori sono in parte cambiati.

Lord Auckland

Auckland, anche se è soltanto un governatore generale e la “Perla dell’Impero” è ancora amministrata dalla Compagnia delle Indie - un’impresa commerciale con diplomatici, amministratori, mercanti, tribunali e soldati - rappresenta di fatto la Corona. Che col Manifesto dichiara in sostanza guerra all’Afghanistan, allora come oggi un turbolento Paese ma fondamentale crocevia nel cuore dell’Asia. E annuncia l’intenzione di reinsediare sul trono, al momento occupato dal Khan Dost Mohammad, il re Shah Shuja. I britannici temevano le mire sull’Afghanistan dei persiani e soprattutto dei russi e Dost Mohammad – un pashtun Barakzai – prestava troppo orecchio alle blandizie e alle offerte degli emissari dello Zar e stava pensando di rimpossessarsi di Peshawar, caduta nella mani di Ranjit Singh, potente sovrano sikh che godeva delle simpatie inglesi. Shah Shuja – esule in India - era un sovrano Sadozai cacciato da beghe di palazzo afgane e come tale sufficientemente disponibile ad accettare l’aiuto degli inglesi per tornare sul trono. A Shah Shuja, gli inglesi avevano trovato un posto a Ludhiana, nel Punjab, dove viveva un esilio dorato sognando Kabul.

sabato 25 gennaio 2014

LA SINDROME "SHAH SHUJA"

Il presidente Karzai ha detto nuovamente che non firmerà l'accordo sulla sicurezza (Bilateral Security Agreement o Bsa) e che gli Usa sono liberi di lasciare l'Afghanistan, convinto che non stia a lui siglare un accordo che vincola gli afgani alle decisioni di Washington per almeno dieci anni. I motivi che gli analisti adducono sono tanti, ma Monish Gulati su EurasiaReview, ha suggerito, tra gli altri, la “sindrome di Shah Shuja”, il monarca afgano  (nell'immagine a dx) che, vinto in casa dai suoi nemici e riparato in India, aveva siglato accordi con il Raj britannico e si era fatto reinsediare su trono afgano dai potenti vicini occidentali che avevano fondato il Raj. Karzai come Shah Shuja? Vittima anche lui della storia che si ripete, visto che la tortuosa vicenda di Shah Shuja si intreccia con la disastrosa prima guerra afgana, che costrinse i britannici a una ritirata sanguinosa e disonorevole e condannò Shah Shuja alla prigionia e alla morte? Ecco come andarono le cose.

Shah Shuja Ul Mulk, settimo figlio di Timur Shah della dinastia Sadozai (che di figli ne aveva avuti 23 e che aveva portato la capitale da Kandahar a Kabul), era nato nel 1972, un anno prima della morte di suo padre nel 1793. Diventa governatore di Peshawar mentre infuria la guerra tra i suoi fratelli per il regno che fino al 1800 è nelle mani di Shah Zaman e fino al1803 in quelle di Mahamud. Shah Shuja lo detronizza e lo fa imprigionare proclamandosi re. I britannici, che con gli afgani si sono già scontrati per il controllo dell'India, si accordano con lui mandando dal re una missione nel 1809 capeggiata da Montstuart Elphinstone. E' il primo contatto - scrive Ludwig Adamec - tra emissari della regina e un monarca del “Forbidden Kingdom”, su cui Elphinstone scriverà anche un libro (An Account of Kingdom of Caubul). Il “Bsa” dell'epoca era un patto di alleanza di “eterna amicizia” tra britannici e afgani, contro un possibile attacco franco persiano. Mahmud però (allora non si facevano elezioni) torna in forze e si riprende Kabul deponendo il fratello che se ne va in esilio in India per una trentina d'anni (vi perderà il famoso gioiello Koinoor che Ahmad Shah Durrani, suo progenitore, porta sul suo copricapo nell'immagine in alto a sn). Mahmud intanto viene sconfitto nella  sua battaglia contro Dost Muhammad, il grande Amir della dinastia Muhammadzai (dei Barazkai), , il cui padre gli era stato ucciso da Shah Zaman quando aveva otto anni e che approfitta dei dissidi fratricidi tra i figli di Timur Shah decretando la fine della dinastia Sadozai (1826).