Durand
Line, Radcliffe Line, Pakistan occidentale e orientale, Bangladesh,
Pathan e Pasthun. La difficile eredità del Raj britannico e quel che è maturato
su quelle dannate frontiere*
Lungo i confini del Pakistan e dell'Afghanistan si snoda una lunga frontiera di 2,460 chilometri. Per definizione “porosa”, è in grado di mettere in contatto - attraverso minuscoli passi di montagna - i due Paesi e, soprattutto, di favorire gli spostamenti della guerriglia talebana che tra santuari, teatri di battaglia, rifugi e piste, attraversa la “Durand Line”, così si chiama il confine, bypassando gli unici due reali check point tra Pakistan e Afghanistan: il passo di Khyber e il posto di frontiera di Chaman, nel Sud.
Per
interpretare quel lungo serpentone sulla carta geografica bisogna
fare un passo indietro che rimanda all'epopea dell'Impero britannico
e ai frutti avvelenati che ha lasciato sulle sue macerie. Uno di
questi riguarda proprio la frontiera che il righello coloniale che
Sir Mortimer Durand (nell'immagine a dx) aveva tracciato
durante le ultime stagioni del Raj, quando la Corona aveva preso il
posto della Compagnia delle Indie e Londra voleva tutelarsi dalle
mire zariste al confine occidentale. Ma a questo primo frutto
avvelenato se ne aggiunse in seguito un altro nella geografia di
quell'Impero in disfacimento: i confini tracciati più tardi da altri
burocrati e genieri di sua Maestà per dividere l'India creando il
Pakistan, la Terra dei Puri, voluta dai musulmani indiani e dal loro
capo Ali Jinnah, per separarsi dalla nascente Unione indiana di
Jawaharlal
Nehru,
Gandhi e del Partito del Congresso da cui si erano sentiti traditi.L'eredità coloniale
La
Partition del 1947, che doveva separare l'India dal neonato Pakistan,
passava a Ovest per la divisione del Punjab, la ricca terra dei
cinque fiumi, e a Est per una divisione del Bengala. La geografia
malata di queste nuove realtà geopolitiche tracciate sulle mappe, si
trasformò in un esodo senza precedenti di oltre 14 milioni di
individui al di qua e al di là della linea di demarcazione tracciata
grossolanamente da Sir Cyril Radcliffe (nell'immagine a sn), che
aveva sezionato in due il Punjab e, con lui, tagliato a metà
villaggi e case, campi e stalle, terre e fossi per l'irrigazione ( a
sua giustificazione si può dire che ebbe solo cinque settimane di
tempo per farlo). Sul fronte orientale invece, era stata creata la
bizzarra enclave del Pakistan orientale – una porzione del Bengala
oggi Bangladesh – dove i problemi di convivenza tra due entità
separate da migliaia di chilometri entrarono in conflitto agli inizi
degli anni Settanta, scatenando una guerra tra India e Pakistan che
portò alla secessione dei bengalesi “pachistani” che non si
riconoscevano nell'artefatto gemello occidentale. A Ovest, come
abbiamo visto, c'era invece stato un altro taglio longitudinale che
risaliva alla fine dell'800: nel 1893, la geometria coloniale aveva
tracciato quel confine lungo oltre 2mila chilometri che serviva a
separare in modo evidente l'Afghanistan, di cui Londra non era
riuscita ad aver pienamente ragione, dai territori sotto dominio
britannico che in parte dovevano diventare Pakistan un secolo dopo.
Prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine. Quei frutti
avvelenati, quella difficile eredità, figlia di un calcolo attento e
perverso, doveva rilasciare il suo veleno lentamente. A occidente
come a oriente. Sino ad esplodere definitivamente a Est con la
secessione del Bangladesh e al centro con le ripetute guerre tra
Islamabad e Delhi. A Ovest infine, con le ripetute sommosse locali,
l'invasione sovietica dell'Afghanistan e, in seguito, con l'epopea
talebana sino all'occupazione della Nato a partire dagli inizi del
nuovo secolo. Guerra in cui la Durand Line ebbe e ha un ruolo
decisivo.