Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta Partition. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Partition. Mostra tutti i post

mercoledì 30 marzo 2016

Il Gandhi della frontiera

Musulmano, pashtun, non violento e pacifista. Profilo del leader delle 100mila “camice rosse” disarmate che volevano l'indipendenza del Raj britannico e la redistribuzione delle terre. Senza sparare un colpo e senza dividere l'India. Un simbolo allora nel mirino della polizia coloniale e adesso dei talebani

Negli anni Quaranta non a tutti era piaciuta la decisione dell'Indian National Congress di accettare il piano di Londra che divideva in due il Raj britannico. Un colosso che, nel 1947, si sarebbe risvegliato da un parto gemellare che faceva della Perla d'oriente della corona i due stati liberi di India e Pakistan. A Ovest del Raj, un signore alto e risoluto che era stato come Gandhi e forse più di Gandhi, contrario alla Partition, la commentò così rivolgendosi all'Inc che non lo aveva nemmeno consultato: «Ci avete gettato in pasto ai lupi». Chi erano i lupi? Tanti e di diversa forma. Ieri come oggi.

Abdul Ghaffar Khan era un leader politico della Provincia più occidentale dell'Impero, al confine con l'Afghanistan. Era un musulmano convinto e convinto che l'islam fosse una religione di pace. Ed era un pukthun, membro di una comunità di milioni di uomini, dediti all'agricoltura e alla pastorizia, che il righello coloniale di Sir Mortimer Durand, delegato dal viceré del Raj, aveva diviso in due nel 1893: i pathan in quello che sarebbe poi diventato nel 1947 il Pakistan e i pashtun, come vengono chiamati in Afghanistan.

Pukhtun, pathan, pashtun

La storia delle due comunità, legate da vincoli di parentela o da antichi codici etici e di convivenza, era stata dunque definitivamente separata alla fine dell'Ottocento anche se ha conservato un'unità di fondo che dura ancora oggi. E che spiega in parte perché la “guerra afgana” si combatta in realtà soprattutto a cavallo della Durand Line e nelle zone limitrofe. C'è molto dunque che lega il passato al presente. E c'è un episodio recente che richiama quella storia lontana e Abdul Ghaffar Khan, uno dei suoi principali protagonisti.
Il 20 gennaio di quest'anno, un gruppo di guerriglieri talebani (talebani pachistani da non confondere coi gemelli oltre frontiera) fa irruzione nell'università Bacha Khan di Charsadda nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Fa strage di studenti e insegnanti mentre corpo docente e allievi stanno proprio commemorando la morte di Bacha Khan che altri non è se non Abdul Ghaffar, nato nel 1890 e deceduto il 20 gennaio del 1988 in piena guerra afgana (quella contro l'Urss). Il suo profilo è tale che – dicono le cronache – quel giorno le armi tacciono. Sia nelle file mujahedin, sia tra i soldati dell'Armata rossa. Ma il giorno della strage di Charsadda sono pochi a mettere in relazione l'assalto con la cerimonia. Eppure la scelta appare evidente. Perché? Chi era Bacha Khan o Badshah Khan, detto anche il Gandhi della Frontiera?

giovedì 28 novembre 2013

CONFINI AVVELENATI

Durand Line, Radcliffe Line, Pakistan occidentale e orientale, Bangladesh, Pathan e Pasthun. La difficile eredità del Raj britannico  e quel che è maturato su quelle dannate frontiere*

Lungo i confini del Pakistan e dell'Afghanistan si snoda una lunga frontiera di 2,460 chilometri. Per definizione “porosa”, è in grado di mettere in contatto - attraverso minuscoli passi di montagna - i due Paesi e, soprattutto, di favorire gli spostamenti della guerriglia talebana che tra santuari, teatri di battaglia, rifugi e piste, attraversa la “Durand Line”, così si chiama il confine, bypassando gli unici due reali check point tra Pakistan e Afghanistan: il passo di Khyber e il posto di frontiera di Chaman, nel Sud.


Per interpretare quel lungo serpentone sulla carta geografica bisogna fare un passo indietro che rimanda all'epopea dell'Impero britannico e ai frutti avvelenati che ha lasciato sulle sue macerie. Uno di questi riguarda proprio la frontiera che il righello coloniale che Sir Mortimer Durand (nell'immagine a dx) aveva tracciato durante le ultime stagioni del Raj, quando la Corona aveva preso il posto della Compagnia delle Indie e Londra voleva tutelarsi dalle mire zariste al confine occidentale. Ma a questo primo frutto avvelenato se ne aggiunse in seguito un altro nella geografia di quell'Impero in disfacimento: i confini tracciati più tardi da altri burocrati e genieri di sua Maestà per dividere l'India creando il Pakistan, la Terra dei Puri, voluta dai musulmani indiani e dal loro capo Ali Jinnah, per separarsi dalla nascente Unione indiana di Jawaharlal Nehru, Gandhi e del Partito del Congresso da cui si erano sentiti traditi.

L'eredità coloniale

La Partition del 1947, che doveva separare l'India dal neonato Pakistan, passava a Ovest per la divisione del Punjab, la ricca terra dei cinque fiumi, e a Est per una divisione del Bengala. La geografia malata di queste nuove realtà geopolitiche tracciate sulle mappe, si trasformò in un esodo senza precedenti di oltre 14 milioni di individui al di qua e al di là della linea di demarcazione tracciata grossolanamente da Sir Cyril Radcliffe (nell'immagine a sn), che aveva sezionato in due il Punjab e, con lui, tagliato a metà villaggi e case, campi e stalle, terre e fossi per l'irrigazione ( a sua giustificazione si può dire che ebbe solo cinque settimane di tempo per farlo). Sul fronte orientale invece, era stata creata la bizzarra enclave del Pakistan orientale – una porzione del Bengala oggi Bangladesh – dove i problemi di convivenza tra due entità separate da migliaia di chilometri entrarono in conflitto agli inizi degli anni Settanta, scatenando una guerra tra India e Pakistan che portò alla secessione dei bengalesi “pachistani” che non si riconoscevano nell'artefatto gemello occidentale. A Ovest, come abbiamo visto, c'era invece stato un altro taglio longitudinale che risaliva alla fine dell'800: nel 1893, la geometria coloniale aveva tracciato quel confine lungo oltre 2mila chilometri che serviva a separare in modo evidente l'Afghanistan, di cui Londra non era riuscita ad aver pienamente ragione, dai territori sotto dominio britannico che in parte dovevano diventare Pakistan un secolo dopo. Prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine. Quei frutti avvelenati, quella difficile eredità, figlia di un calcolo attento e perverso, doveva rilasciare il suo veleno lentamente. A occidente come a oriente. Sino ad esplodere definitivamente a Est con la secessione del Bangladesh e al centro con le ripetute guerre tra Islamabad e Delhi. A Ovest infine, con le ripetute sommosse locali, l'invasione sovietica dell'Afghanistan e, in seguito, con l'epopea talebana sino all'occupazione della Nato a partire dagli inizi del nuovo secolo. Guerra in cui la Durand Line ebbe e ha un ruolo decisivo.