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domenica 2 settembre 2018

sabato 14 luglio 2018

Sangue alla viglia del voto pachistano

Due stragi nello stesso giorno con oltre 100 morti, l’ex premier arrestato all’aeroporto mentre
rientrava in patria, attentati contro i candidati. E’ il clima alla vigilia delle elezioni parlamentari in agenda per il 25 luglio in Pakistan tra meno di due settimane in una preoccupante escalation di violenza politica. Il primo attentato del venerdi di sangue è avvenuto ieri mattina a Bannu, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l’Afghanistan, con un attacco a un convoglio dell’ex chief minister Akram Khan Durrani del partito religioso Jamiat Ulema-e Islam (F). Se l’è cavata ma 4 persone sono state uccise (senza rivendicazione); oltre trenta i feriti. La strage maggiore è però arrivata più tardi in Belucistan, preceduta la notte prima da un attentato che aveva ferito due persone vicino all'ufficio del Balochistan Awami Party (Bap), nel mirino dei terroristi. Venerdi hanno colpito duro, causando un’esplosione in un luogo pubblico nel distretto baluci di Mastung: un bilancio provvisorio è di almeno 128 morti e 200 feriti. L’attacco suicida è stato rivendicato dallo Stato islamico.

Tra i morti c’è anche il leader politico Nawabzada Siraj Raisani, candidato di questo recente partito federalista nato da una costola della Pakistan Muslim League, a sua volta divisa in correnti, la cui fazione maggioritaria fa capo all’ex premier Nawaz Sharif, preso in custodia ieri al suo arrivo da Londra all’aeroporto di Lahore da agenti del National Accountability Bureau. Lo devono scortare in prigione dove Nawaz e sua figlia Maryam, con lui sul volo, dovranno scontare 10 e 7 anni di galera dopo la condanna per lo scandalo detto Panamagate (corruzione, appropriazione indebita e altri capi di imputazione). La Corte suprema aveva costretto Nawaz a dimettersi.
In questo clima politico infuocato che precede il voto, la violenza, sia terroristica, sia di forze anonime, si sta facendo sentire da settimane: il 10 luglio un kamikaze del Tehreek e Taleban Pakistan (Ttp o talebani pachistani) ha ucciso vicino a Peshawar il leader del partito secolarista Awami National Party, Haroon Bilour, con altre 19 persone (il Ttp aveva già ucciso il padre nel 2012). Il 7 luglio un candidato del Muttahida Majlis e Amal (Mma) è stato ferito con altri sempre a Bannu mentre gli inizi del mese hanno registrato un attacco al Pakistan Tehreek-i-Insaf (Pti) – partito dell’ex cricketer Imran Khan - nel Nord Wazirista (10 feriti).

venerdì 21 febbraio 2014

Il futuro dell'esercito afgano (rapporto)

Il rapporto si chiama Independent Assessment of the Afghan National Security Forces ed è stato preparato, su richiesta del Congresso degli Stati Uniti dal Center for Naval Analyses, una organizzazione non-profit di ricerca (fondi federali). E' uno dei tanti tasselli della discussione infinita del post 2014 e sulla necessità o meno della presenza militare occidentale. L'obiettivo del rapporto è valutare quanto effettiva sia la forza dell'esercito nazionale afgano (Ansf) a breve. Ecco cosa dice la sintesi della ricerca (il rapporto si può scaricare qui).

Guerrieri afgani sorvegliano un passo. Sopra a sx,
un soldato della dinastia Durrani
«Prendendo in considerazione tutte le nostre valutazioni, concludiamo che per l'Ansf – al fine di sostenere con successo l'obiettivo politico degli Stati Uniti di impedire che l'Afghanistan ridiventi un rifugio sicuro per i terroristi che minacciano il Paese, la regione e il mondo - avranno bisogno di una forza di circa 373.400 uomini, con alcuni adeguamenti strutturali da qui  al 2018. Concludiamo che questa forza non è in grado di sconfiggere i talebani militarmente, ma che se può tenere a bada l'insurrezione sino al 2018, la probabilità di un processo negoziale aumenterà. Questa forza, così come i ministeri che la sostengono, richiederanno assistenza e consulenza internazionale almeno sino al 2018, e che tale missione dovrà godere della stessa autorità di cui la missione gode oggi in Afghanistan. Infine, riteniamo che l'impegno costante della comunità internazionale in Afghanistan possa ridurre le tensioni nella regione e aumentare le prospettive per la cooperazione regionale e che il ritiro del sostegno della comunità internazionale rischia di avere conseguenze, non esclusa una nuova guerra civile in Afghanistan e maggiore instabilità nella regione».



venerdì 22 febbraio 2013

PIU' SOLDATI AFGANI PER IL DOPO 2014

I ministri della difesa della Nato, scrive oggi il New York Times - stanno seriamente considerando una nuova proposta per sostenere un numero di uomini delle le forze di sicurezza afgane fino al 2018 nell'ordine di a 352.000 soldati, nonostante lo sforzo economico che ciò richiede. In realtà la Nato ha già approvato un pacchetto di sostegno a 240.000 uomini per il dopo 2014, quando la missione Nato terminerà la sua missione. Sarà utile questa revisione al rialzo? E' probabilmente dovuta al timore che, dopo aver perso la guerra come Nato, ora la perda anche il governo afgano.

I costi: reclutamento, formazione, equipaggiamento per l'esercito e le forze di polizia nazionali al livello attuale avrà già un costo un costo di circa $ 6,5 miliardi di dollari per l'esercizio in corso. L'Afghanistan paga 500 milioni di dollari, i suoi partner internazionali 300 milioni di dollari e gli Stati Uniti forniscono i rimanenti 5,7 miliardi.