Si conclude oggi a Roma uno dei Festival sull'Asia più importanti d'Italia. Un festival di cinema sul continente più popoloso del pianeta che si deve alla caparbietà di un signore romano, e al suo variegato gruppo di amici, che da 17 anni a questa parte si danno da fare per farci raccontare dagli autoctoni come sono, cosa vivono, quel che sognano. Operazione rara in un Paese abituato a guardarsi l'ombelico e rara in un continente- l'Europa - così conscio della sua missione di civiltà da ignorare o quasi tutte le altre. Così che non c'è da stupirsi se la stampa - mainstream e non - gli dedica troppo poca attenzione e se altrettanto fanno i fondi pubblici, buoni per lo Stretto sul canale ma sviati da quel che, anziché farci andare più in fretta da una parte all'altra, ci invita a fermarci per esercitare l'arte della ragione.