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sabato 19 aprile 2014

L'abitudine del drone

Certe notizie ormai passano del tutto inosservate: la morte di 15 “sospetti” qaedisti e di 3 civili (forse “sospetti” civili) sembra talmente un fatto di routine che non mette in conto parlarne. Abbiamo già parlato di questa pericolosa abitudine alla guerra, segno inequivocabile dei conflitti moderni che si trascinano senza fine per anni, e poco importa se i sospetti erano poi innocenti, che siano stati uccisi da un drone americano che è anche lui “sospetto” dal momento che l'amministrazione non ammette mai il suo uso e che ciò avvenga, non tanto attraverso chi a migliaia di chilometri di distanza schiaccia una bottone, ma senza che ci sia uno straccio di documento legale che indichi perché si è deciso di commettere un'azione extra giudiziale in un territorio sovrano senza che nemmeno un pezzo di carta ne attesti un'almeno apparente legittimità (si veda l'articolo di S. Marchionna sulle basi legali di queste azioni e i dubbi a riguardo).

Dopo aver visto Dirty Wars di Jeremy Scahill faccio più caso a queste cose. Ho già segnalato il bel film sulla guerra segreta a colpi di drone e noto che va avanti senza che desti grandi preoccupazioni. Il presidente dello Yemen Abd RabbuhMansur Hadi è d'accordo con la politica dei droni anche se, secondo l'Onu, nel dicembre scorso 16 persone sono state uccise e 10 ferite dopo che sono stati colpiti due cortei nunziali. Cose che capitano. Basta farci l'abitudine.


sabato 12 aprile 2014

Guerre sporche (Dirty Wars). La cineteca di Amanullah


E' un film documentario del 2013 che si intitola Dirty Wars e, molto colpevolmente ,lo  segnalo solo adesso. Dopo aver visto robaccia come Lone Survivor, son sempre piuttosto diffidente sui film o i documentari sulla guerra in Afghanistan, quando va bene celebrativi delle eroiche battaglie dei nostri  (il che vale anche per alcuni saggi e la media dei reportage e dei  servizi televisivi soprattutto in Italia). Ma Dirty Wars è altro e al proprio la pena di essere  visto: non è un semplice resoconto ingentilito da una buona scrittura e da una trama che tiene insieme la storia. Jeremy Scahill, giornalista investigativo di The Nation e già autore di “Blackwater”, scopre, racconta e spiega il lato oscuro della guerra. Niente retorica ma notizie, tra cui, soprattutto, quella sull'invenzione delle Joint Special Operations Command. Non nel 2008, come il reporter pensa di scoprire, ma addirittura trent'anni prima, per entrare davvero nel vivo della sua capacità operativa in Irak. Lui però ci arriva da una strage a Gardez che lo mette sulla pista di una sigla mai sentita: Jsoc appunto, a capo delle quali, con autorizzazione presidenziale, c'è l'ammiraglio William H. McRaven. Obama, ci  fa una pessima frigura.

In origine un libro delle edizioni di Tha Nation, il film è  uscito subito a ridosso del saggio, davvero fondamentale da vedere per chi segue il tema della guerr. Un documentario freddo e molto documentato che si dipana in Afghanistan, Irak, Somalia e Yemen.