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sabato 19 aprile 2014

L'abitudine del drone

Certe notizie ormai passano del tutto inosservate: la morte di 15 “sospetti” qaedisti e di 3 civili (forse “sospetti” civili) sembra talmente un fatto di routine che non mette in conto parlarne. Abbiamo già parlato di questa pericolosa abitudine alla guerra, segno inequivocabile dei conflitti moderni che si trascinano senza fine per anni, e poco importa se i sospetti erano poi innocenti, che siano stati uccisi da un drone americano che è anche lui “sospetto” dal momento che l'amministrazione non ammette mai il suo uso e che ciò avvenga, non tanto attraverso chi a migliaia di chilometri di distanza schiaccia una bottone, ma senza che ci sia uno straccio di documento legale che indichi perché si è deciso di commettere un'azione extra giudiziale in un territorio sovrano senza che nemmeno un pezzo di carta ne attesti un'almeno apparente legittimità (si veda l'articolo di S. Marchionna sulle basi legali di queste azioni e i dubbi a riguardo).

Dopo aver visto Dirty Wars di Jeremy Scahill faccio più caso a queste cose. Ho già segnalato il bel film sulla guerra segreta a colpi di drone e noto che va avanti senza che desti grandi preoccupazioni. Il presidente dello Yemen Abd RabbuhMansur Hadi è d'accordo con la politica dei droni anche se, secondo l'Onu, nel dicembre scorso 16 persone sono state uccise e 10 ferite dopo che sono stati colpiti due cortei nunziali. Cose che capitano. Basta farci l'abitudine.


sabato 26 gennaio 2013

LE GUERRA SEGRETA DEI DRONI

E' di un paio di giorni fa la notizia che l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani ha aperto un'inchiesta – su domanda di diversi Paesi – per capire i danni dei droni tra la popolazione civili e se la loro azione non si possa configurare come un crimine di guerra. Gli aerei senza pilota sono un'arma “moderna” ritenuta efficacissima dal Pentagono ma a cui tutti guardano, da Israele alla Germania passando per l'Italia, come alla forma bellica del futuro. Tu stai a casa, non rischi una ghirba, guardi e spingi un bottone. C'è ovviamente un problema etico su come si fa la guerra ma non è questo il punto. Il punto è, sembra di capire dall'inchiesta, se questa arma efficacissima nel colpire criminali e terroristi non sia altrettanto efficace nel colpire i comuni mortali che si trovano nell'area. Gli errori commessi dai droni sono già tantissimi benché le loro scorribande siano coperte da segreto militare. Chissà se ne sapessimo di più.

L'emittente qatariotaAl Jazeera spiega che l'Onu intende studiare 25 casi (vedi la lista del team investigativo) in cui sarebbero morti almeno 500 civili in operazioni in Yemen, nelle aree tribali del Pakistan, in Somalia, Afghanistan e Gaza. In realtà i numeri sembrano molto più alti.

Le operazioni dei droni sono materia controversa come controversi sono per altro i numeri: quante ne sono state fatte, quanta gente hanno ucciso, quanti civili (utile dare un'occhiata a questo ottimo lavoro del Bureau of Investigative Journalism)? Ma la decisione dell'ufficio della serissima e determinata signora Pillay non è solo senza precedenti: segna un nuovo punto a favore del diritto in una materia, la guerra, nella quale la tecnologia fa passi da gigante (meno, il diritto).

Le operazioni dei droni sono migliaia ma la maggior parte sono di carattere ricognitivo. Per quel che se ne sa, per fare un esempio che riguarda il Pakistan nel periodo 2004-2013, i dati raccolti (mettendo insieme più fonti) dicono che: il totale dei bombardamenti con droni è stato di 362 azioni (di cui 310 imputabili all'amministrazione Obama). I morti oscillano tra 2.629 e 3.461. I civili tra 475 e 891 (di cui 176 sarebbero bambini). I feriti tra 1.267 e 1.431.

Qui sotto avete una tabella dell'andamento anno per anno per quel che riguarda i morti civili


Si comprende bene che era proprio ora di darsi da fare.