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martedì 17 giugno 2014
Carta vince carta perde. La sfida afgana tra Ghani e Abdullah
lunedì 5 novembre 2012
MENO SOLDATI PIU' COOPERAZIONE, PAROLA DI MARIO MONTI
La visita di Mario Monti a Kabul passerà alla storia per essere quella del “meno soldati più cooperazione”. Ma a ben vedere non è proprio andata così. Intanto il premier ha messo l'accento sulla “cooperazione economica” e assai meno su quella allo sviluppo. Si dirà che anche quella aiuta l'Afghanistan. Si può rispondere che per mettere gli occhi sulle miniere (se si esclude il marmo di Herat) siamo comunque un po' in ritardo. Dopo la Cina adesso è la volta dell'India. L'Italia pare sia impegnata per ora solo nel campo delle infrastrutture. Comunque, se son rose fioriranno, magari anche per la cooperazione allo sviluppo che, al momento, vale il 5% della spesa pubblica italiana in Afghanistan (che per il 95% è militare).
Meno militari si diceva. Ma come, dove, quando Monti non lo dice. Di Paola neppure. Il 2014 è l'anno del cambio, va bene, ma vorremmo sapere un calendario e se è vero che andiamo verso “meno soldati più cooperazione”. Intanto, se la forma è anche sostanza, Monti non poteva scegliere giornata più adatta per questo slogan: il 4 novembre, giornata delle Forze armate e alla vigilia di un voto parlamentare sulla legge delega firmata da Di Paola che riforma le FfAa senza riformarle. E ancora: non è gentile andare nel Paese ospitante e, per prima cosa, far visita ai propri soldati e solo dopo al presidente (Karzai). Si dirà: fan tutti così, dagli americani ai tedeschi. Si risponderà che sbagliano e che queste cose agli afgani non piacciono (come non piacerebbero a noi).
Non a caso Karzai ha colto l'occasione, durante la conferenza stampa congiunta, per prendersela con la Camera bassa del suo parlamento (che non controlla) che ha scelto di avere due stranieri nella Commissione elettorale di vigilanza per le prossime elezioni. Ha tirato in ballo la sovranità nazionale anche se, in questo caso, con un richiamo vagamente peloso.
Nello stesso giorno c'era invece una buona notizia che faceva da contraltare a un pessimo annuncio di cui non mi pare si sia occupata la vigile stampa del nostro Paese: la buona notizia è che alcuni membri della Camera bassa hanno rispedito al mittente la proposta di Ismail Khan, vecchio signore della guerra e oggi ministro dell'Energia, per la nascita di un Consiglio dei mujaheddin, composto dalle vecchie glorie dell'era sovietica, leggi tutti gli altri compari di merende di quella che da lotta di liberazione si tramutò in guerra civile, spalancando le porte dell'Afghanistan alla reazione talebana. Una sorta di pericolosa riedizione dell'Alleanza del Nord di cui Ismail Khan ha già parlato con Karzai e con altri ex mujaheddin. Davvero una pessima notizia
http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/cari-senatori-pensateci-bene.aspx http://www.pajhwok.com/en/subscription-required?destination=node%2F190536 http://outlookafghanistan.net/latest.php?post_id=5816venerdì 2 aprile 2010
KARZAI CONTRO L'OCCIDENTE
I brogli elettorali nelle elezioni presidenziali del 20 agosto 2009 ci furono eccome. Ma non per colpa degli afgani, bensì della comunità internazionale. Quelle frodi sono colpa loro. Parola di Hamid Karzai. Il presidente afgano va giù duro, fa nomi e cognomi e sembra così sfogare una rabbia a lungo repressa e che ha forse all'origine due cause più o meno recenti: la recentissima bocciatura, mercoledi alla Camera bassa del parlamento afgano, di un decreto che modificava la legge elettorale vigente, e che avrebbe sottratto alla Comunità internazionale la possibilità di nominare i tre membri stranieri nella Commissione di controllo delle elezioni (Ecc). E le bordate che continuano ad arrivargli dalla stampa americana secondo cui Obama lo striglia e ha sempre meno fiducia in lui.
Karzai rilancia: parla di responsabilità degli organismi internazionali che hanno prodotto gravi interferenze negli affari interni afgani e fa i nomi di Peter Galbraith, numero due della missione Onu all'epoca, e Philippe Morillon, capo degli osservatori europei. Karzai si sente nell'angolo o ha approfittato del momento per rilanciare e dimostrare agli afgani (e al mondo) chi è il presidente? E' in effetti il giorno dopo in cui, in vista delle legislative del 20 settembre, ha presentato al parlamento un decreto legge per mettere sotto il suo diretto controllo i cinque membri della Ecc. Ma la Camera bassa Wolesi Jirga (124 no e sei sì), ha bocciato la conversione del decreto legge con cui il presidente Hamid Karzai aveva deciso di porre sotto il suo diretto potere la commissione elettorale voluta dall'Onu e che limita di fatto i poteri presidenziali in materia di monitoraggio del processo elettorale. Ora il fascicolo andrà in Senato ma la bocciatura della Camera bassa di fatto lo azzoppa definitivamente oltre a essere uno schiaffo per il presidente.
Col decreto legge di fine febbraio Karzai si prendeva la possibilità di scegliere tutti i cinque componenti della Commissione sottraendone il controllo alla comunità internazionale che fino ad ora aveva invece titolo per farlo attraverso le Nazioni unite. In modo “partecipativo” infatti, i suoi padrini stranieri potevano scegliere tre dei cinque responsabili. Si è trattato di uno "schiaffo" senza precedenti al presidente insediatosi per la seconda volta (la terza contando la prima presidenza ad interim) il 19 novembre 2009 sul più alto scranno delle istituzioni afgane.
mercoledì 24 febbraio 2010
IL GOLPE ELETTORALE DI KARZAI
Con un colpo di mano che non promette nulla di buono, il presidente afgano Hamid Karzai ha modificato l'articolo 61 della legge elettorale che decide della composizione della Electoral Complaints Commission (Ecc), la commissione elettorale voluta dall'Onu e che limitava di fatto i poteri presidenziali. Il testo non è ancora stato tradotto dal dari in inglese, ma la preoccupazione dei diplomatici occidentali è forte: con questa mossa si potrà mettere la mordacchia all'istituzione con cui la comunità internazionale poteva intervenire come controllore terzo dei lavori della Commissione elettorale nazionale (Iec). L'emendamento darebbe a Karzai la possibilità di scegliere i cinque componenti della Commissione sottraendone il controllo alla comunità internazionale che fino ad ora aveva invece titolo per farlo attraverso le Nazioni unite. Non solo, a quanto è dato sapere, uno fra gli eletti avrà diritto di veto. Potrà dunque bloccare qualsiasi rilievo la Commissione decida sull'andamento del voto. Presumibilmente in linea con i desiderata del capo dello Stato....
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