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lunedì 23 giugno 2014

La vittoria (di Pirro) di Abdullah

Le dimissioni di Zia ul Haq Amarkhil, capo della segreteria e numero due della Commissione elettorale indipendente afgana (Iec), segnano per il candidato in odore di sconfitta Abdullah Abdullah la vittoria più significativa dopo aver già incassato la prima con il via libera del presidente Hamid Karzai a un intervento delle Nazioni Unite che non potranno, per altro, che seguire le future evoluzioni del processo elettorale, potendo far poco su quanto accaduto in passato, prima e dopo il giorno del voto del 14 giugno.

Col sacrificio di Amarkhil Abdullah dunque vince un round ma la battaglia finale è già persa. Nessuno vuole invalidare il processo elettorale: non lo vuole Ashraf Ghani e nemmeno l'Onu. Ancor meno gli Stati Uniti, l'Europa e tutti i Paesi che hanno partecipato ad Isaf e per i quali delle buone elezioni sono il miglior viatico per chiudere la partita afgana. Infine non lo vogliono gli afgani, piuttosto stufi di questi tira e molla che paventano l'ennesimo scenario armato. Abdullah non può non saperlo, dunque? L'ipotesi meno peregrina (c'è anche chi avanza la teoria - debole - che Karzai sia dietro a tutto questo) è che il candidato nordista voglia perdere almeno con onore (e cioè non con uno scarto di oltre un milione di voti) e che ora stia alzando la posta, trattando per sé e per i suoi in vista del nuovo esecutivo. Obtorto collo dovrà accettare il risultato, per ora rinviato forse proprio perché ci sia il tempo di un accordo sul futuro. Soldi dicono alcuni, potere sostengono altri. Influenza e rispetto, forse, così che il piccolo medico dell'eroe nazionale Ahmad Shah Massud, di cui era il portaborse sanitario, possa lui pure entrare nel pantheon dei Grandi.

La sfida però non finirà oggi e neppure domani e forse ci riserverà altre sorprese. La più temibile, a nostro modestissimo avviso, potrebbe venire dalle province. Cosa dirà Abdullah ai commander del Nord se non potrà mantenere le promesse pre-elettorali? E questi si accontenteranno o coveranno sentimenti di vendetta da trasformare in omicidi mirati, ritorsioni, minacce verso chi si sarà guadagnato il posto al sole? La capacità di tenere assieme il Paese, la capacità di saldare equilibri ed evitare spinte centrifughe o, peggio secessioniste, è la vera nuova sfida del futuro presidente. Una sfida più infida di quella rappresentata dalla guerra in corso. Che anche oggi ha chiesto e ottenuto il suo rituale sacrificio di vite umane qui e là per una terra che della guerra non ne può davvero più.


martedì 17 giugno 2014

Carta vince carta perde. La sfida afgana tra Ghani e Abdullah

Lontani dagli occhi e soprattutto dal cuore di un pianeta che per più di dieci anni ha seguito le peripezie di un Paese ormai entrato nella categoria dell'oblio, sette milioni di afgani sono andati sabato a votare al secondo turno delle presidenziali per scegliere chi sostituirà l'inossidabile Hamid Karzai, giunto forse al termine della sua perigliosa avventura politica. La capitale appariva sabato più deserta che in un giorno di festa: vietata la circolazione, negozi serrati e, sorprendentemente, una corsa di primo mattino alle urne per intingere l'indice nell'inchiostro indelebile e firmare così la scheda. «Per le presidenziali non c'è un limite di seggio – spiega Timur, uno dei protagonisti della scena culturale locale – e quindi, per evitare lunghe code, tutti di buon'ora sono andati al seggio più vicino».

domenica 2 febbraio 2014

IL PRIMO SANGUE SULLE ELEZIONI AFGANE

Mancano due mesi esatti alle presidenziali afgane (oltre al rinnovo dei Consigli provinciali) la cui campagna elettorale inizia oggi, come annunciato dalla Commissione elettorale indipendente. La lista dei candidati alle presidenziali (le cui immagini di lista si possono vedere qui) presenta 11 profili più quelli del vice presidente che si presenta in ticket (vedi sotto).

Ma le cose non sono iniziate bene: stamattina alle 6 e mezza, due aiutanti di Abdullah Abdullah (nella foto a destra tratta dal sito di Pajhwok) sono stati .freddati a Herat da killer che li hanno raggiunto a bordo di una macchina e  hanno sparato. Shujahuden e Faiz Ahmad Hamdard - questi i nomi dei due appartenenti al team del candidato - sono i primi  morti  di una campagna che si annuncia tesa e per nulla scontata nei risultati.

Ecco la lista dei candidati
:
  1. Dr. Abdullah Abdullah
  2. Dawoud Sultanzoi
  3. Abdul Rahim Wardak
  4. Quayum Karzai
  5. Ashraf Ghani Ahmadzai
  6. Sardar Mohammad Nadir Naeem
  7. Zalmai Rassoul
  8. Qutbuddin Hilal
  9. Gul Agha Sherzai
  10. Abdul Rab Rasoul Sayyaf
  11. Hidayat Amin Arsala

mercoledì 24 febbraio 2010

IL GOLPE ELETTORALE DI KARZAI

Con un colpo di mano che non promette nulla di buono, il presidente afgano Hamid Karzai ha modificato l'articolo 61 della legge elettorale che decide della composizione della Electoral Complaints Commission (Ecc), la commissione elettorale voluta dall'Onu e che limitava di fatto i poteri presidenziali. Il testo non è ancora stato tradotto dal dari in inglese, ma la preoccupazione dei diplomatici occidentali è forte: con questa mossa si potrà mettere la mordacchia all'istituzione con cui la comunità internazionale poteva intervenire come controllore terzo dei lavori della Commissione elettorale nazionale (Iec).

L'emendamento darebbe a Karzai la possibilità di scegliere i cinque componenti della Commissione sottraendone il controllo alla comunità internazionale che fino ad ora aveva invece titolo per farlo attraverso le Nazioni unite. Non solo, a quanto è dato sapere, uno fra gli eletti avrà diritto di veto. Potrà dunque bloccare qualsiasi rilievo la Commissione decida sull'andamento del voto. Presumibilmente in linea con i desiderata del capo dello Stato....


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