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giovedì 21 agosto 2014

Stallo a Islamabad

Raheel Sharif, l'ago della bilancia
 è ancora una volta un militare
E' una protesta che va avanti dal 14 agosto quella che due partiti politici pachistani stanno portando in piazza con decine di migliaia di dimostranti nel cuore di Islamabad, dove il governo ha istituito una "Zona Rossa" invalicabile ma che è stata violata senza che, saggiamente, l'esercito sia intervenuto. La situazione è calda perché il partito di Imran Khan (Pti) e quello di Tahirul Qadri (Pat) chiedono, come pecondizione, che il premier dia le dimissioni e si vada a nuove elezioni visto che, a detta del Pti, i risultati delle ultime politiche sarebbero state l'effetto di frodi architettate per garantire a Nawaz Sharif la vittoria. Non di meno il governo ha accettato di negoziare ma, stando ad Al Jazeera, i negoziatori delle opposizioni avrebbero abbandonato i colloqui dopo aver saputo della designazione di un nuovo capo della polizia col compito di prendere misure dure verso i dimostranti.

venerdì 7 febbraio 2014

ISLAMABAD TTP, COMINCIA IL GREAT GAME

Accordo o braccio di ferro? Concluso ieri il primo incontro
tra emissari del Ttp e incaricati del governo di Islamabad
Quel che sapevamo sino a ieri sera, quando dopo 4 ore di colloqui si è concluso il primo round negoziale tra la delegazione formata dal governo di Islamabad e quella autorizzata dal Tehereek-e-Taleban Pakistan, non era molto di più che l'affermazione di un primo piccolo ma significativo successo: i due team si erano incontrati nella Khyber Pakhtunkhwa House della capitale, nella zona Est a ridosso del quartiere diplomatico, e non si erano scontrati subito mandando all'aria il tavolo. Ma oggi, stando alle indiscrezioni delDawn, sappiamo anche che i negoziatori del ttp sarebbero stati autorizzati – il condizionale è d'obbligo, come si usa dire – a discutere di un possibile cessate il fuoco. Condizionale messo subito in discussione da una serie di distinguo dei negoziatori pro talebani, prima ancora del cessate il fuoco, sul dialogo stesso. Ma anche questo può fra parte del gioco.


Conclusasi con una conferenza stampa senza domande, la maratona di ieri sembrava non esser stata molto di più di un primo fruttuoso scambio di convenevoli. La parte governativa aveva ribadito che i colloqui si sarebbero svolti nel quadro della Costituzione pachistana e la parte in rappresentanza dei talebani (la formazione dei team si può leggere qui) aveva manifestato l'intenzione di incontrare sia Nawaz Sharif sia altri importanti personaggi dell'establishment, come il capo dell'esercito dell'Isi, i servizi segreti del Paese. Il governo sarebbe propenso ad accettare.

mercoledì 26 ottobre 2011

CHI HA PAURA DELL'ISLAM?

Le affermazioni del premier ad interim della nuova Libia su sharia e poligamia e la vittoria con largo margine di Ennahda in Tunisia, hanno resuscitato in Italia e altrove l'ennesimo spettro islamista. Accidenti! Questi rivoluzionari mediorientali, che pure son cresciuti a pane e facebook, vogliono il ritorno alle origini, mettere il velo alle donne e magari sposarne più d'una da tenere nel serraglio di casa a governare stuoli di pargoli urlanti, nati magari già con la barba a pizzetto che piace alle moschee. Una reazione che già abbiamo visto all'indomani delle elezioni in Algeria, vent'anni fa, quando vinse il Fis. E' uno spettro che abbiamo visto resuscitare con bin Laden e la sua rete del terrore. L'islam continua a fare paura.

Forse dovremmo prendere atto del fatto che democrazia è libera scelta dei propri rappresentanti, anche quando non ci piacciono. Forse dovremmo interrogarci su cosa significa, in un Paese musulmano, fare riferimento ai valori della tradizione. Possono non piacere, ma quelli sono. Ora, la vera questione è – come sempre – l'interpretazione del testo sacro. Una vicenda per cui siamo passati – e ancora passiamo - anche noi, popolo di Santa romana chiesa. Così tanto ci passiamo che in Italia un laico o un ateo devono leggere sui giornali, ogni due o tre giorni, di un richiamo ai valori etici del Vangelo, di un dibattito sulle radici cristiane della cultura europea, di quel che del governo pensa o non pensa la Conferenza episcopale. Non di meno, l'influenza d'Oltretevere in Italia si è molto ridotta anche se questo è un Paese che resta moralmente pregiudicato proprio dall'esistenza, Oltretevere, di uno Stato la cui ingerenza si è limitata nel tempo ma che continua a contare in termini di etica e morale. Non per questo andremmo a picconare le colonne di San Pietro o esterneremmo preoccupazioni fuor di misura visto che, bene o male, l'Italia ha scelto ad esempio il divorzio o l'aborto nonostante gli strali vaticani.

Ogni Paese deve fare il suo corso o non si può sperare di influire sul divenire della storia nazionale di un Paese importando esempi che in molti casi, l'Afghanistan lo dimostra, stenterebbero ad affermarsi. Detto questo ogni preoccupazione resta legittima. Ma è davvero il caso di preoccuparsi? I tempi sono cambiati anche nel mondo musulmano. Può darsi che la sharia vi dia la possibilità di avere quattro mogli e se queste ultime sono consenzienti, la pratica può non piacere ma non è per forza la discesa agli inferi. Anche perché, nelle società moderne dove il diritto viene amministrato nei tribunali e non dai sacerdoti del tempio, bisogna mantenerle quattro mogli. E' la modernità – si passi un termine denso di possibili malintesi – che tramuta in positivo una regola la cui interpretazione pedissequa può apparire oscurantista. E del resto, se un uomo paga gli alimenti, la legge italiana, una volta separato e divorziato, non gli consente di avere una nuova moglie? E magari un'altra ancora e un'altra come avviene, nella realtà dei fatti, solo per i divi del cinema?

La paura non ci renderà più sicuri e non aiuterà i giovani libici, tunisini, egiziani a liberarsi dal lato oscuro della tradizione e a tenerne semmai l'aspetto positivo (la finanza islamica è un esperimento tentato vent'anni fa in Malaysia: e non c'è in sé nulla di male nel vietare l'usura, come spesso si configura essere un prestito bancario). La risorsa maggiore sono le nuove generazioni di quei Paesi e che quei Paesi cambieranno, Non preoccupatevi della quattro mogli. Preoccupatevi semmai di quel blogger egiziano in galera per un articolo. Quello è il vero lato oscuro della tradizione.

CHI HA PAURA DELL'ISLAM?



Le affermazioni del premier ad interim della nuova Libia su sharia e poligamia e la vittoria con largo margine di Ennahda in Tunisia, hanno resuscitato in Italia e altrove l'ennesimo spettro islamista. Accidenti! Questi rivoluzionari mediorientali, che pure son cresciuti a pane e facebook, vogliono il ritorno alle origini, mettere il velo alle donne e magari sposarne più d'una da tenere nel serraglio di casa a governare stuoli di pargoli urlanti, nati magari già con la barba a pizzetto che piace alle moschee. Una reazione che già abbiamo visto all'indomani delle elezioni in Algeria, vent'anni fa, quando vinse il Fis. E' uno spettro che abbiamo visto resuscitare con bin Laden e la sua rete del terrore. L'islam continua a fare paura.

Forse dovremmo
prendere atto del fatto che democrazia è libera scelta dei propri rappresentanti, anche quando non ci piacciono. Forse dovremmo interrogarci su cosa significa, in un Paese musulmano, fare riferimento ai valori della tradizione. Possono non piacere, ma quelli sono. Ora, la vera questione è – come sempre – l'interpretazione del testo sacro. Una vicenda per cui siamo passati – e ancora passiamo - anche noi, popolo di Santa romana chiesa. Così tanto ci passiamo che in Italia un laico o un ateo devono leggere sui giornali, ogni due o tre giorni, di un richiamo ai valori etici del Vangelo, di un dibattito sulle radici cristiane della cultura europea, di quel che del governo pensa o non pensa la Conferenza episcopale. Non di meno, l'influenza d'Oltretevere in Italia si è molto ridotta anche se questo è un Paese che resta moralmente pregiudicato proprio dall'esistenza, Oltretevere, di uno Stato la cui ingerenza si è limitata nel tempo ma che continua a contare in termini di etica e morale. Non per questo andremmo a picconare le colonne di San Pietro o esterneremmo preoccupazioni fuor di misura visto che, bene o male, l'Italia ha scelto ad esempio il divorzio o l'aborto nonostante gli strali vaticani.

Ogni Paese deve fare il suo corso o non si può sperare di influire sul divenire della storia nazionale di un Paese importando esempi che in molti casi, l'Afghanistan lo dimostra, stenterebbero ad affermarsi. Detto questo ogni preoccupazione resta legittima. Ma è davvero il caso di preoccuparsi? I tempi sono cambiati anche nel mondo musulmano. Può darsi che la sharia vi dia la possibilità di avere quattro mogli e se queste ultime sono consenzienti, la pratica può non piacere ma non è per forza la discesa agli inferi. Anche perché, nelle società moderne dove il diritto viene amministrato nei tribunali e non dai sacerdoti del tempio, bisogna mantenerle quattro mogli. E' la modernità – si passi un termine denso di possibili malintesi – che tramuta in positivo una regola la cui interpretazione pedissequa può apparire oscurantista. E del resto, se un uomo paga gli alimenti, la legge italiana, una volta separato e divorziato, non gli consente di avere una nuova moglie? E magari un'altra ancora e un'altra come avviene, nella realtà dei fatti, solo per i divi del cinema?

La paura non ci renderà più sicuri e non aiuterà i giovani libici, tunisini, egiziani a liberarsi dal lato oscuro della tradizione e a tenerne semmai l'aspetto positivo (la finanza islamica è un esperimento tentato vent'anni fa in Malaysia: e non c'è in sé nulla di male nel vietare l'usura, come spesso si configura essere un prestito bancario). La risorsa maggiore sono le nuove generazioni di quei Paesi e che quei Paesi cambieranno, Non preoccupatevi della quattro mogli. Preoccupatevi semmai di quel blogger egiziano in galera per un articolo. Quello è il vero lato oscuro della tradizione.

venerdì 22 gennaio 2010

LO SCHIAFFO DI ISLAMABAD


Quella che il segretario di stato americano Robert Gates ha cominciato ieri a Islamabad è la sua prima visita ufficiale in Pakistan da che Obama è presidente. Ma non è una passeggiata. Militari e governo gli hanno preparato una doccia fredda respingendo al mittente, prima ancora dell'incontro col primo ministro Gilani, le richieste di un maggior impegno contro i militanti talebani.

La richiesta Gates l'aveva resa esplicita senza mezzi termini domandando un impegno a tutto campo perché Washington vuole che tutti i gruppi estremisti che operano nella zona di confine tra Pakistan ed Afghanistan vengano combattuti e sgominati. Se Islamabad non volesse farlo ciò significherebbe, per Gates, ignorare “una parte del tumore” che minaccia la stabilità stessa del Pakistan. Ma nel paese il messaggio da cui il capo della Difesa americana si è fatto precedere e che, per la verità è un tasto dolente dell'attuale rapporto tra il Pakistan e gli Stati uniti, non è piaciuto per niente.

L'offensiva l'ha aperta il responsabile dell'informazione militare Athar Abbas, sia parlando con i giornalisti al seguito di Gates, sia concedendo un'intervista alla Bbc nella quale ha detto che l'esercito pachistano è oberato di lavoro e che non ha nessuna intenzione di sobbarcarsi nuove offensive nel Waziristan del Sud. Figurarsi inseguire i talebani afgani, che usufruiscono dei “santuari” in Pakistan, fin dentro il confine afgano. A fargli eco c'erano per altro le parole che il primo ministro Yusuf Raza Gilani - ieri in serata era in agenda una cena con Gates – ha rivolto al senato pachistano spiegando che, per il suo governo, non sarà una soluzione militare a chiudere la partita col radicalismo islamico che, com'è noto, è ormai uscito dalle frontiere della regione tribale (al confine con l'Afghanistan e dove si trova il Waziristan) e della valle di Swat. Aree dove l'esercito pachistano ha impegnato nel 2009 circa 30mila soldati in due massicce operazioni anti talebani. Gilani ha spiegato che il fucile può servire al 10% ma che il 90% di un successo si gioca sul piano politico e delle riforme sociali per lo sviluppo di quelle zone. Ha snocciolato le cifre messe a disposizione dal governo senza dimenticare di sottolineare il “successo” di aver riportato a casa in pochissimo tempo (anche grazie alla “comunità internazionale”) due milioni e mezzo di sfollati.

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Nelle immagini: Gates (Afp) e Abbas (Dawn)