La
decisione, che mette per ora una pietra sul negoziato tra Islamabad e
il Tehrek-e-Taleban Pakistan iniziato a fatica mesi fa, sembra
dimostrare che Nawaz Sharif intende fare sul serio, anche se alcuni
osservatori esprimono scetticismo visto che proprio il Nord
Waziristan è stato, per anni, un rifugio sicuro per i gruppi islamisti
e fuori dalla rotta di jet e droni dell'aviazione pachistana (non di
quella americana che è intervenuta con i “senza pilota” anche in
questi giorni, dopo una lunga pausa coincisa con l'inizio del
negoziato). Quanto al Ttp, secondo il gruppo che fa capo a mullah
Fazlullah, i morti sarebbero però sopratutto civili.
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lunedì 16 giugno 2014
Operazione "Zarb-e-Azb"
La
decisione, che mette per ora una pietra sul negoziato tra Islamabad e
il Tehrek-e-Taleban Pakistan iniziato a fatica mesi fa, sembra
dimostrare che Nawaz Sharif intende fare sul serio, anche se alcuni
osservatori esprimono scetticismo visto che proprio il Nord
Waziristan è stato, per anni, un rifugio sicuro per i gruppi islamisti
e fuori dalla rotta di jet e droni dell'aviazione pachistana (non di
quella americana che è intervenuta con i “senza pilota” anche in
questi giorni, dopo una lunga pausa coincisa con l'inizio del
negoziato). Quanto al Ttp, secondo il gruppo che fa capo a mullah
Fazlullah, i morti sarebbero però sopratutto civili.
martedì 10 giugno 2014
Strage a Karachi
A 24
ore dall'ultima strage pachistana avvenuta poco dopo la mezzanotte di
domenica all'aeroporto internazionale di Karachi, le vittime sono
salite a 29 e i feriti si contano a decine. Ma non è l'unica cattiva
notizia che arriva dal Pakistan, anche se la rilevanza dell'obiettivo
focalizza l'attenzione sull'attacco armato allo scalo intitolato ad
Ali Jinnah, il fondatore del Paese dei puri: altre 24 persone sono
state infatti uccise, sempre domenica, in un ristorante a Taftan,
città al confine con l'Iran, dove un kamikaze si è fatto esplodere
all'interno del locale e altri tre hanno sparato a raffica sui
passeggeri di un autobus, aggiungendo nuove vittime alle ripetute
stragi consumate ai danni di pellegrini sciiti, minoranza nel
Pakistan sunnita oggetto di una vera e propria persecuzione settaria.
Un
Paese sbigottito davanti a tanta furia omicida si interroga, per
strada o dalle colonne dei giornali, sul senso di un negoziato con
gli islamisti radicali del Tehrek-e-Taleban Pakistan (Ttp) iniziato
da oltre quattro mesi ma costellato di violenze di cui l'attacco
all'aeroporto non sembra certo l'ultimo capitolo. Per gli scettici è
anzi la conferma che con i miliziani di Dio non si può trattare. I bombardamenti nelle aree tribali per altro non sono mai cessati: l'ultimo è di stamane nella zona di Khyber.
La
ricostruzione della dinamica è ricca come sempre di notizie a volte
molto diverse tra loro, ma quella che appare come la più attendibile
racconta di una messa in scena con abiti delle guardie di sicurezza,
indossate dai talebani per entrare nell'aeroporto accompagnati da
passi falsificati. I terroristi erano una decina e hanno attaccato in
due punti allo scopo, come ha poi spiegato un messaggio del Ttp, di
distruggere un certo numero di aerei per vendicare la morte del loro
capo Hakimullah, ucciso mesi fa da un drone, e per rispondere ai raid
aerei e di terra messi a segno dall'esercito del Pakistan nelle
ultime settimane. Impadronitosi di due aree, tra cui un vecchia zona
dell'aeroporto adibita all'accoglienza dei Vip e a operazioni
logistiche per i cargo, il commando avrebbe iniziato a far fuoco
cercando di mettere in atto il piano per cui era stato preparato un
vero arsenale di bombe. Tre di loro si sono fatti esplodere, gli
altri sette sono stati uccisi dalla sicurezza che ha però pagato un
prezzo altissimo per isolare (in sei ore) il commando. Quel che è
certo, secondo tutti gli osservatori, la polizia e l'intelligence, è
che il piano era tanto organizzato quanto complesso e,secondo alcune
fonti, sarebbe stato preparato, con l'aiuto di esperti stranieri,
addirittura prima dell'inizio del negoziato di pace che risale, tra
continui “stop and go”, a fine gennaio.
La
rivendicazione talebana arrivata ieri non chiarisce comunque le
dinamiche interne alla vasta galassia jihadista. Tanto per cominciare
il consiglio (shura) talebano del Nord Waziristan che fa capo ad
Hafiz
Gul Bahadur
(clan
waziri dei Madda) ha esteso la tregua col governo di altri venti
giorni. E' una fazione “talebana” che non sempre si riconosce
nelle scelte del Ttp (ombrello di formazioni locali non del tutto
omogenee) e che è più favorevole alla trattativa. Di fatto nel Ttp
le faide stanno aumentando: mullah Fazlullah, il capo eletto dopo la
morte di Hakimullah, ultimo leader meshud (una tribù molto
importante del Waziristan), ha dovuto recentemente affrontare una
scissione: un gruppo capitanato da Khan Said Sajna (un meshud) ha
accusato Fazlullah di aver tradito la causa ma, a quanto si dice, il
dissidio riguarderebbe proprio la strategia nei confronti della
trattativa col governo cui Sajna sarebbe più favorevole (il suo
gruppo si chiama Tehrek
Taleban Sud Waziristan).
Ma lo stesso capo meshud ha i suoi guai con un parente, Sheryar
Mehsud, con cui proprio recentemente è scoppiata una faida armata.
L'effetto delle prese di distanza avrebbe portato Fazlullah (anche
noto come mullah Radio per le sue trasmissioni radiofoniche e famoso
per la conquista della valle di Swat poi ripresa dal governo) a
stingere i ranghi. L'attentato allo scalo potrebbe essere un segnale
del fallimento del negoziato ma anche di contraddizioni in seno ai
talebani che sembrano produrre una cesura che, a colpi di
kalashnikov, potrebbe essersi approfondita proprio con l'inizio del
negoziato.
martedì 11 febbraio 2014
Ttp/governo, sangue sul negoziato
| In verde la provincia di Khyber Pakhtunkhwa. In blu le Federally Administered Tribal Areas, regione che gode di una larga autonomia. E' anche la zona più povera e arretrata del Paese |
Non
sono gli unici episodi di violenza (tre insegnanti sono state uccise
ieri nel distretto di Hangu) che delineano la complessità del quadro
in cui si stanno svolgendo i primi colloqui di pace tra governo e
talebani pachistani. Dopo una prima riunione per stendere i punti
essenziali dell'agenda negoziale, i due team (uno di quattro per il
governo, l'altro di tre autorizzato dal Ttp) si rivedranno oggi
quando forse i colloqui entreranno nel vivo. Ma chi ha voluto vedere
una conferma dei primi frutti positivi del dialogo nei recenti
successi della campagna anti polio (500mila bambini vaccinati nel
Khyber Pakhtunkhwa), proprio ieri nella stessa provincia un team
sanitario è stato preso di mira molto probabilmente da qualche
zelota che segue le fatwa emesse dal Ttp contro le vaccinazioni.
giovedì 21 novembre 2013
IL DOPPIO COLPO DEL DRONE AMERICANO
Gli Stati Uniti avevano promesso che in futuro non avrebbero più effettuato attacchi di droni in Pakistan durante i colloqui di pace con i talebani. Ma non hanno mantenuto la promessa, forse facendo la distinzione tra talebani pachistani e afgani. La promessa era arrivata dopo l'uccisione dell'ex capo talebano del Tehrek-e-Taleban Pakistan Hakimullah Mehsud agli inizi di novembre.
Ma proprio mentre una delegazione afgana di alto profilo si stava recando in Pakistan per concordare colloqui coi talebani afgani da poco rilasciati da Islamabad (tra cui l'ex numero 2 di mullah Omar, mullah Baradar), gli americani hanno ridato luce verde ai droni che hanno colpito giovedi prima dell'alba la stanza di una madrasa nell'area di Tal, distretto di Hangu. I primi resoconti dicono che tra gli uccisi (sei o nove a seconda delle fonti) ci sarebbero due figure chiave del clan Haqqani, Abdul Rehman e soprattutto Maulvi Ahmed Jan quest'ultimo ritenuto una figura chiave del movimento noto come Haqqani network.
Ma il raid, che come tutti gli altri viene malamente digerito a Islamabad, questa volta ha colpito fuori dalle tradizionali aree della tribal belt (l'area delle sette agenzie autonome a prevalenza pathan), colpendo un distretto che fa parte - come loro - della provincia del Khyber Pakhtunkhwa, ma si trova a ridosso della cintura tribale. Una sorta di doppia violazione della sovranità nazionale pachistana perché i missili ha centrato il loro obiettivo fuori dalla tradizionale area di combattimento (che è soprattutto l'agenzia del Waziristan).
Nell'immagine in alto , una mappa delle aree tribali (blu) e della provincia del Pakhtunkhwa (verde). Hangu (rosso) si trova fuori dalla tribal belt
Nell'immagine in basso, una riedizione tristemente ironica del dollaro
Ma proprio mentre una delegazione afgana di alto profilo si stava recando in Pakistan per concordare colloqui coi talebani afgani da poco rilasciati da Islamabad (tra cui l'ex numero 2 di mullah Omar, mullah Baradar), gli americani hanno ridato luce verde ai droni che hanno colpito giovedi prima dell'alba la stanza di una madrasa nell'area di Tal, distretto di Hangu. I primi resoconti dicono che tra gli uccisi (sei o nove a seconda delle fonti) ci sarebbero due figure chiave del clan Haqqani, Abdul Rehman e soprattutto Maulvi Ahmed Jan quest'ultimo ritenuto una figura chiave del movimento noto come Haqqani network.
Ma il raid, che come tutti gli altri viene malamente digerito a Islamabad, questa volta ha colpito fuori dalle tradizionali aree della tribal belt (l'area delle sette agenzie autonome a prevalenza pathan), colpendo un distretto che fa parte - come loro - della provincia del Khyber Pakhtunkhwa, ma si trova a ridosso della cintura tribale. Una sorta di doppia violazione della sovranità nazionale pachistana perché i missili ha centrato il loro obiettivo fuori dalla tradizionale area di combattimento (che è soprattutto l'agenzia del Waziristan).
Nell'immagine in alto , una mappa delle aree tribali (blu) e della provincia del Pakhtunkhwa (verde). Hangu (rosso) si trova fuori dalla tribal belt
Nell'immagine in basso, una riedizione tristemente ironica del dollaro
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