Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta Tehrek-e-Taleban Pakistan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tehrek-e-Taleban Pakistan. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

Operazione "Zarb-e-Azb"

Iniziata domenica mattina, l'operazione Zarb-e-Azb - condotta con jet e truppe di terra (circa 30mila uomini) dall'esercito pachistano - è entrata oggi nel suo secondo giorno di attività: un operativo “globale”, come le Forze armate lo definiscono, mirato a chiudere santuari e rifugi dei talebani pachistani in Nord Waziristan dove hanno casa, oltre agli islamisti del Pakistan, anche numerosi stranieri (soprattutto uzbechi) e gli uomini della Rete Haqqani, la fazione più radicale dei talebani afgani. I morti, a stamattina, sarebbero almeno 120.

La decisione, che mette per ora una pietra sul negoziato tra Islamabad e il Tehrek-e-Taleban Pakistan iniziato a fatica mesi fa, sembra dimostrare che Nawaz Sharif intende fare sul serio, anche se alcuni osservatori esprimono scetticismo visto che proprio il Nord Waziristan è stato, per anni, un rifugio sicuro per i gruppi islamisti e fuori dalla rotta di jet e droni dell'aviazione pachistana (non di quella americana che è intervenuta con i “senza pilota” anche in questi giorni, dopo una lunga pausa coincisa con l'inizio del negoziato). Quanto al Ttp, secondo il gruppo che fa capo a mullah Fazlullah, i morti sarebbero però sopratutto civili

martedì 10 giugno 2014

Strage a Karachi

A 24 ore dall'ultima strage pachistana avvenuta poco dopo la mezzanotte di domenica all'aeroporto internazionale di Karachi, le vittime sono salite a 29 e i feriti si contano a decine. Ma non è l'unica cattiva notizia che arriva dal Pakistan, anche se la rilevanza dell'obiettivo focalizza l'attenzione sull'attacco armato allo scalo intitolato ad Ali Jinnah, il fondatore del Paese dei puri: altre 24 persone sono state infatti uccise, sempre domenica, in un ristorante a Taftan, città al confine con l'Iran, dove un kamikaze si è fatto esplodere all'interno del locale e altri tre hanno sparato a raffica sui passeggeri di un autobus, aggiungendo nuove vittime alle ripetute stragi consumate ai danni di pellegrini sciiti, minoranza nel Pakistan sunnita oggetto di una vera e propria persecuzione settaria.

Un Paese sbigottito davanti a tanta furia omicida si interroga, per strada o dalle colonne dei giornali, sul senso di un negoziato con gli islamisti radicali del Tehrek-e-Taleban Pakistan (Ttp) iniziato da oltre quattro mesi ma costellato di violenze di cui l'attacco all'aeroporto non sembra certo l'ultimo capitolo. Per gli scettici è anzi la conferma che con i miliziani di Dio non si può trattare. I bombardamenti nelle aree tribali per altro non sono mai cessati: l'ultimo è di stamane nella zona di Khyber. 

La ricostruzione della dinamica è ricca come sempre di notizie a volte molto diverse tra loro, ma quella che appare come la più attendibile racconta di una messa in scena con abiti delle guardie di sicurezza, indossate dai talebani per entrare nell'aeroporto accompagnati da passi falsificati. I terroristi erano una decina e hanno attaccato in due punti allo scopo, come ha poi spiegato un messaggio del Ttp, di distruggere un certo numero di aerei per vendicare la morte del loro capo Hakimullah, ucciso mesi fa da un drone, e per rispondere ai raid aerei e di terra messi a segno dall'esercito del Pakistan nelle ultime settimane. Impadronitosi di due aree, tra cui un vecchia zona dell'aeroporto adibita all'accoglienza dei Vip e a operazioni logistiche per i cargo, il commando avrebbe iniziato a far fuoco cercando di mettere in atto il piano per cui era stato preparato un vero arsenale di bombe. Tre di loro si sono fatti esplodere, gli altri sette sono stati uccisi dalla sicurezza che ha però pagato un prezzo altissimo per isolare (in sei ore) il commando. Quel che è certo, secondo tutti gli osservatori, la polizia e l'intelligence, è che il piano era tanto organizzato quanto complesso e,secondo alcune fonti, sarebbe stato preparato, con l'aiuto di esperti stranieri, addirittura prima dell'inizio del negoziato di pace che risale, tra continui “stop and go”, a fine gennaio.


La rivendicazione talebana arrivata ieri non chiarisce comunque le dinamiche interne alla vasta galassia jihadista. Tanto per cominciare il consiglio (shura) talebano del Nord Waziristan che fa capo ad Hafiz Gul Bahadur (clan waziri dei Madda) ha esteso la tregua col governo di altri venti giorni. E' una fazione “talebana” che non sempre si riconosce nelle scelte del Ttp (ombrello di formazioni locali non del tutto omogenee) e che è più favorevole alla trattativa. Di fatto nel Ttp le faide stanno aumentando: mullah Fazlullah, il capo eletto dopo la morte di Hakimullah, ultimo leader meshud (una tribù molto importante del Waziristan), ha dovuto recentemente affrontare una scissione: un gruppo capitanato da Khan Said Sajna (un meshud) ha accusato Fazlullah di aver tradito la causa ma, a quanto si dice, il dissidio riguarderebbe proprio la strategia nei confronti della trattativa col governo cui Sajna sarebbe più favorevole (il suo gruppo si chiama Tehrek Taleban Sud Waziristan). Ma lo stesso capo meshud ha i suoi guai con un parente, Sheryar Mehsud, con cui proprio recentemente è scoppiata una faida armata. L'effetto delle prese di distanza avrebbe portato Fazlullah (anche noto come mullah Radio per le sue trasmissioni radiofoniche e famoso per la conquista della valle di Swat poi ripresa dal governo) a stingere i ranghi. L'attentato allo scalo potrebbe essere un segnale del fallimento del negoziato ma anche di contraddizioni in seno ai talebani che sembrano produrre una cesura che, a colpi di kalashnikov, potrebbe essersi approfondita proprio con l'inizio del negoziato. 

martedì 11 febbraio 2014

Ttp/governo, sangue sul negoziato

In verde la provincia di Khyber Pakhtunkhwa.
 In blu le Federally Administered Tribal Areas,
 regione  che gode di una larga autonomia.
E' anche  la zona più povera e arretrata del Paese 
 Mentre un uomo ieri si è fatto esplodere a Peshawar, capitale della provincia del Khyber Pakhtunkhwa, uccidendo quattro donne, sabato, nella provincia meridionale del Belucistan (entrambe al confine con l'Afghanistan), veniva appiccato fuco al luogo sacro dedicato a un poeta sufi, Mast Twakali. E' un personaggio la cui memoria, che travalica i confini del Pakistan, viene onorata quotidianamente con pellegrinaggi che non piacciono ai puristi di scuola deobandi che vorrebbero il Pakistan governato dalla sharia e dal Corano al posto della Costituzione. Il giorno dopo, a Karachi, capitale del Sindh, alcune granate sono state lanciate contro un assembramento di sufi. Poi è stato aperto il fuoco: otto morti e altrettanti feriti. Il sufismo non è una dottrina o una corrente settaria dell'Islam ma la sua forma spirituale mistica per eccellenza. Un vero antidoto al settarsimo radicale e infatti, secondo i puristi del Teheerk-e Taleban Pakistan (Ttp), è una deviazione che va punita. Con la morte


Non sono gli unici episodi di violenza (tre insegnanti sono state uccise ieri nel distretto di Hangu) che delineano la complessità del quadro in cui si stanno svolgendo i primi colloqui di pace tra governo e talebani pachistani. Dopo una prima riunione per stendere i punti essenziali dell'agenda negoziale, i due team (uno di quattro per il governo, l'altro di tre autorizzato dal Ttp) si rivedranno oggi quando forse i colloqui entreranno nel vivo. Ma chi ha voluto vedere una conferma dei primi frutti positivi del dialogo nei recenti successi della campagna anti polio (500mila bambini vaccinati nel Khyber Pakhtunkhwa), proprio ieri nella stessa provincia un team sanitario è stato preso di mira molto probabilmente da qualche zelota che segue le fatwa emesse dal Ttp contro le vaccinazioni.

giovedì 21 novembre 2013

IL DOPPIO COLPO DEL DRONE AMERICANO

Gli Stati Uniti avevano promesso che in futuro non avrebbero più effettuato   attacchi di droni in Pakistan durante i colloqui di pace con i talebani. Ma non hanno mantenuto la promessa, forse facendo la distinzione tra talebani pachistani e afgani. La promessa era arrivata dopo l'uccisione dell'ex capo talebano del Tehrek-e-Taleban Pakistan  Hakimullah Mehsud agli inizi di novembre.

Ma proprio mentre una delegazione afgana di alto profilo si stava recando in Pakistan per concordare colloqui coi talebani afgani da poco rilasciati da Islamabad (tra cui l'ex numero 2 di mullah Omar, mullah Baradar),  gli americani hanno ridato luce verde ai droni che hanno colpito giovedi  prima dell'alba la stanza di una madrasa nell'area di Tal, distretto di Hangu. I primi resoconti dicono che tra gli uccisi (sei o nove a seconda delle fonti) ci sarebbero due figure chiave del clan Haqqani, Abdul Rehman e soprattutto Maulvi Ahmed Jan quest'ultimo ritenuto una figura chiave del movimento noto come Haqqani network.

Ma il raid, che come tutti gli altri viene malamente digerito a Islamabad, questa volta ha colpito fuori dalle tradizionali aree della tribal belt (l'area delle sette agenzie autonome a prevalenza pathan), colpendo un distretto che fa parte - come loro - della provincia del Khyber Pakhtunkhwa, ma si trova a ridosso della cintura tribale. Una sorta di doppia violazione della sovranità nazionale pachistana perché i missili ha centrato il loro obiettivo fuori dalla tradizionale area di combattimento (che è soprattutto l'agenzia del Waziristan).

Nell'immagine in alto , una mappa delle aree tribali (blu) e della provincia del Pakhtunkhwa (verde). Hangu (rosso) si trova fuori dalla tribal belt

Nell'immagine in basso, una riedizione tristemente ironica del dollaro