Nel gennaio scorso ho scritto una serie di servizi per il manifesto dallo Sri Lanka. Ieri, in vista della pubblicazione del rapporto della Commissione Onu per i diritti umani, ne ho scritto ancora allegando una breve intervista al presule di Mannar, monsignor Rayappu. Qui ne do conto con più particolari.
Tra
chi ritiene che i 40mila scomparsi siano in realtà molti di più c'è
il vescovo di Mannar, Joseph Rayappu, un uomo noto per la
franchezza con cui parla e la
risolutezza con cui ha sempre condotto
la sua personale battaglia di verità su quei tragici cinque mesi
sepolti ormai da una pace imposta col pugno di ferro dall'ex
presidente Mahinda Rjapaksa, sconfitto alle elezioni del gennaio
scorso da un suo sodale di partito che, alla vigilia del voto, si è
proposto come candidato sbaragliandolo inaspettatamente. La residenza
del presule si trova alla periferia della cittadina di Mannar,
sull'omonima isola a una cinquantina di chilometri da Vavunya. I
lavori di ristrutturazione della vecchia stazione sono allo stadio
finale e tra poco anche il treno tornerà a sottrarre passeggeri agli
autobus mal in arnese e sempre stracolmi che collegano l'isola alla
terraferma attraverso un ponte di tre chilometri che sovrasta terre
basse inondate dalle alluvioni monsoniche in inverno o dalla furia
del mare, il cui livello è spesso più alto della costa, piena di
sbarramenti per convogliare l'acqua dolce o impedire a quella salta
di penetrare.
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| Aree rivendicate dai secessionisti tamil |
