Un duplice attacco suicida in Pakistan nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, ha segnato ieri l'ennesima giornata di violenza nel Paese dei puri. Entrambi gli attacchi, il cui bilancio è sinora di 13 morti tra poliziotti e civili oltre a diverse decine di feriti, ha preso di mira una corte di giustizia a Mardan, distretto a una cinquantina di chilometri da Peshawar. E nei sobborghi della capitale provinciale, poco prima, era stata presa di mira una Christian Colony, una comunità di cristiani. Tutti e due gli attentati – condotti da kamikaze armati - portano la stessa firma: Jamaat ul-Ahrar, un gruppo jihadista a geometria variabile che si è staccato nel 2014 dal cartello madre dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taliban Pakistan o Ttp) per poi farvi ritorno nel 2015. Aveva espresso il suo sostegno a Daesh e al progetto del Grande Khorasan che dovrebbe segnare l’espansione a Est del califfato di Raqqa.Visualizzazioni ultimo mese
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sabato 3 settembre 2016
Duplice attentato in Pakistan: con Al Qaeda o Daesh?
Un duplice attacco suicida in Pakistan nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan, ha segnato ieri l'ennesima giornata di violenza nel Paese dei puri. Entrambi gli attacchi, il cui bilancio è sinora di 13 morti tra poliziotti e civili oltre a diverse decine di feriti, ha preso di mira una corte di giustizia a Mardan, distretto a una cinquantina di chilometri da Peshawar. E nei sobborghi della capitale provinciale, poco prima, era stata presa di mira una Christian Colony, una comunità di cristiani. Tutti e due gli attentati – condotti da kamikaze armati - portano la stessa firma: Jamaat ul-Ahrar, un gruppo jihadista a geometria variabile che si è staccato nel 2014 dal cartello madre dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taliban Pakistan o Ttp) per poi farvi ritorno nel 2015. Aveva espresso il suo sostegno a Daesh e al progetto del Grande Khorasan che dovrebbe segnare l’espansione a Est del califfato di Raqqa.martedì 29 marzo 2016
Strage di Pasqua in Pakistan
Il giorno dopo la strage di Pasqua, tutto il Pakistan manifesta la sua solidarietà ai funerali delle vittime dell'attentato in Punjab, ben oltre la religione di appartenenza dei morti: tre giorni di lutto nazionale, dichiarazioni istituzionali forti contro l'islamismo radicale e il via libera a un' “Operazione Punjab” che è stata decisa ieri dal generale Rahel Sharif, l'uomo forte del Pakistan, a capo dell'esercito e il personaggio che sta facendo piazza pulita nel Waziristan, sul confine con l'Afghanistan, con un operativo militare contro la guerriglia (nell'immagine sotto a sn).I fatti di Pasqua sono atroci anche se perfettamente in linea con la logica stragista e terroristica che insanguina il Paese ormai da oltre quindici anni: un gruppo islamista di recente formazione e dai contorni confusi, mette a segno nel giorno di Pasqua un attentato suicida che si consuma in un parco pubblico di Lahore. Il primo bilancio dava già almeno settanta morti (ieri saliti a 72) con centinaia di feriti di diversa età, estrazione sociale e confessione religiosa anche se il comunicato di rivendicazione di Jamaatul Ahrar puntava l'indice sui cristiani, colpiti nel mucchio di un luogo di ricreazione che di per sé una fede non ce l'ha. L'attentatore suicida che entra senza difficoltà nel parco, innescando l'inevitabile polemica sull'assenza di forze di sicurezza, appartiene a una formazione dai contorni incerti che oltre un anno fa si è scissa dal Tehreek Taleban Pakistan (Ttp), l'ombrello jihadista per eccellenza che si rifà al verbo di mullah Omar e alla scuola islamista Deobandi ma che ha declinato il suo jihad in modo brutale e scegliendo di colpire soprattutto il governo di Islamabad, apostata e asservito agli Stati Uniti. JA è governata tra l'altro da quell'Ehsanullah Ehsan che del Ttp è stato a lungo portavoce. Le cronache dicono che la scissione ha poi portato il gruppo a sostenere Daesh ma che in seguito JA avrebbe fatto marcia indietro, rientrando nelle file del Ttp. Vero o non vero, è JA a firmare l'attentato di Pasqua e questo è il primo dato: un dato che dice che il Ttp è ancora in crisi e una nuova guerra per bande – forse anche per controllare la cupola del vecchio network jihadista – è in corso.
martedì 24 settembre 2013
DOPO LA STRAGE DEI CRISTIANI A PESHAWAR
La macabra conta delle vittime della strage di domenica scorsa nella chiesa protestante si Ognissanti a Peshawar, la capitale della provincia pachistana di Khyber Pakhtunkhwa, non è ancora finita. Agli oltre ottanta morti (37 sono donne) potrebbero aggiungersene di nuovi visto che tra gli oltre 130 feriti molti restano in situazioni critiche. La piccola comunità cristiana del Pakistan è sconvolta dopo l'attentato più grave che abbia mai subito e che due ventenni hanno portato a compimento imbottiti di esplosivo mentre si concludeva la cerimonia della domenica cui stavano partecipando circa 400 fedeli. In Pakistan i cristiani sono un'esigua minoranza (circa il 2% di 180 milioni) e circa 200mila tra loro vivono nell'area occidentale di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l'Afghanistan (70mila nella capitale di provincia). Ma stanno reagendo: ieri ci sono state manifestazioni a Peshawar, Islamabad, Karachi, Lahore, Multan, Faisalabad, Gujranwala, Rahimyar Khan, Hyderabad, Quetta. Qualcuna ha anche avuto appendici violente e l'obiettivo era l'apatia del governo benché la condanna del massacro sia stata pressoché unanime: dal Consiglio degli Ulema del Pakistan al premier Nawaz Sharif. All'estero ne ha parlato ovviamente anche Papa Francesco.

La chiesa di Ognissanti a Peshawar: costruita oltre 180 anni fa come una moschea
La strage ha anche una rivendicazione telefonica che per altro ha tardato ad arrivare e che è confusa. Secondo la France Press la responsabilità è di Junood ul-Hifsa, una branca dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taleban Pakistan o Ttp) nata con lo scopo di colpire i non musulmani e salita agli onori della cronaca nel giugno scorso quando, per vendicare le stragi dei droni, i suoi adepti si resero responsabili di un massacro di scalatori (non solo occidentali) nella zona settentrionale del Gilgit-Baltistan. Un tal Ahmad Marwat ha rivendicato la strage nella chiesa come risposta proprio agli attacchi dei droni (se n'era appena verificato uno nelle aree tribali anche se è difficile che un tale massacro non sia stato predisposto con molto anticipo). La Reuters però descrive lo stesso Marwat come un membro del gruppo Jundullah (o Jundallah, soldati di Dio), sempre affiliato ai Ttp la cui rivendicazione ha invece un sapore eminentemente ”settario”, nella scia di una guerra comunitaria alla ricerca di una purezza religiosa del Pakistan che si è accanita contro sciiti e cristiani quasi in egual misura: nel 2009, per ricordare uno degli episodi più gravi, un raid di musulmani inferociti per una supposta dissacrazione del Corano diede fuoco nella città di Gojra in Punjab a oltre una settantina di case uccidendo sette persone. Erano cristiani e l'elenco è lungo: se dovesse descrivere anche lo stragismo anti sciita sarebbe quasi infinito.
Se i cristiani si sentono in pericolo infatti, non sono gli unici: a causa di gruppi fondamentalisti settari temono per la propria vita gli sciiti (soprattutto nella zona occidentale di Quetta) e vivono nella paura degli islamisti armati clandestini molti abitanti del Pakhtunkhwa, dove il Ttp ha le sue basi ma gode di sempre minor consenso (come per altro i partiti islamisti costituzionali). Il ministro degli Interni Chaudhry Nisar Ali Khan ha detto, appena dopo la strage, che tra pochi giorni il governo renderà noto un piano di protezione per le chiese e altri luoghi di culto e che saranno rivisti i piani per la sicurezza sul territorio nazionale proprio perché è ormai chiaro che, per i terroristi, i templi sono luoghi emblematici quanto semplici da colpire...(continua)
Segue su Lettera22 e su il manifesto oggi in edicola

La chiesa di Ognissanti a Peshawar: costruita oltre 180 anni fa come una moschea
La strage ha anche una rivendicazione telefonica che per altro ha tardato ad arrivare e che è confusa. Secondo la France Press la responsabilità è di Junood ul-Hifsa, una branca dei talebani pachistani (Tehrek-e-Taleban Pakistan o Ttp) nata con lo scopo di colpire i non musulmani e salita agli onori della cronaca nel giugno scorso quando, per vendicare le stragi dei droni, i suoi adepti si resero responsabili di un massacro di scalatori (non solo occidentali) nella zona settentrionale del Gilgit-Baltistan. Un tal Ahmad Marwat ha rivendicato la strage nella chiesa come risposta proprio agli attacchi dei droni (se n'era appena verificato uno nelle aree tribali anche se è difficile che un tale massacro non sia stato predisposto con molto anticipo). La Reuters però descrive lo stesso Marwat come un membro del gruppo Jundullah (o Jundallah, soldati di Dio), sempre affiliato ai Ttp la cui rivendicazione ha invece un sapore eminentemente ”settario”, nella scia di una guerra comunitaria alla ricerca di una purezza religiosa del Pakistan che si è accanita contro sciiti e cristiani quasi in egual misura: nel 2009, per ricordare uno degli episodi più gravi, un raid di musulmani inferociti per una supposta dissacrazione del Corano diede fuoco nella città di Gojra in Punjab a oltre una settantina di case uccidendo sette persone. Erano cristiani e l'elenco è lungo: se dovesse descrivere anche lo stragismo anti sciita sarebbe quasi infinito.
Se i cristiani si sentono in pericolo infatti, non sono gli unici: a causa di gruppi fondamentalisti settari temono per la propria vita gli sciiti (soprattutto nella zona occidentale di Quetta) e vivono nella paura degli islamisti armati clandestini molti abitanti del Pakhtunkhwa, dove il Ttp ha le sue basi ma gode di sempre minor consenso (come per altro i partiti islamisti costituzionali). Il ministro degli Interni Chaudhry Nisar Ali Khan ha detto, appena dopo la strage, che tra pochi giorni il governo renderà noto un piano di protezione per le chiese e altri luoghi di culto e che saranno rivisti i piani per la sicurezza sul territorio nazionale proprio perché è ormai chiaro che, per i terroristi, i templi sono luoghi emblematici quanto semplici da colpire...(continua)
Segue su Lettera22 e su il manifesto oggi in edicola
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