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mercoledì 7 marzo 2012

CATTIVE NOTIZIE PER LE DONNE AFGANE

Il dispaccio dell'AP, ripreso ieri da diversi giornali, racconta del "codice di condotta" approvato dal Consiglio degli ulema afgani, la più alta auorità religiosa (istituzionale). Brutto segnale soprattutto l'approvazione da parte di Karzai

Hamid Karzai backs clerics' move to limit Afghan women's rights
New Islamic code would allow husbands to beat wives and encourage segregation of the sexes, Associated Press, Tuesday 6 March 2012

Afghanistan's president has endorsed a "code of conduct" issued by an influential council of clerics which activists say represents a giant step backwards for women's rights in the country. President Hamid Karzai's endorsement of the Ulema Council's document, which allows husbands to beat wives under certain circumstances and encourages segregation of the sexes, is seen as part of his outreach to insurgents including the Taliban.....The "code of conduct" issued by the Ulema Council, as part of a longer statement on national political issues, is cast as a set of guidelines that religious women should obey voluntarily, but activists are concerned it will herald a reversal of the trend in Afghanistan since 2001 to pass laws aimed at expanding women's rights. Among the rules: women should not travel without a male guardian and should not mingle with strange men in places such as schools, markets and offices. Beating one's wife is prohibited only if there is no "sharia-compliant reason," referring to the principles of Islamic law. Asked about the code of conduct at a press conference in Kabul, Karzai said it was in line with Islamic law and was written in consultation with Afghan women's groups. He did not name the groups that were consulted.

mercoledì 24 giugno 2009

SE FUORI DALLA PORTA..RESTAN ANCHE LE DONNE

Ancora sul vertice di Trieste. Dopo l'Iran anche le donne...restan chiuse fuori. O quasi (la foto è di Romano Martinis, un'anziana signora in un campo profughi di Kabul)

Di cosa si parlerà a Trieste alla Riunione dei Ministri degli Esteri del G8 dedicata all'AfPak visto che uno degli argomenti topici – la presenza dell'Iran e il suo ruolo chiave nella regione – verrà a mancare per l'assenza ormai certa di Teheran? Ieri, recuperando sulla chiusura manifesta dell'Italia alla delegazione iraniana (che comunque non ha nemmeno risposto all'invito) il ministro Frattini ha spiegato che però la “mano resta tesa”, in omaggio alle aperture americane. Tant'è, si parlerà di molte altre cose tranne una: il ruolo delle donne e la loro condizione nei due paesi – Afghanistan e Pakistan - dove la questione di genere è molto spesso liquidata sotto un velo a grate e relegata nelle stanze di casa dove solo gli uomini di famiglia hanno accesso.

Questo almeno a scorrere l'agenda del vertice in calendario da giovedi a sabato in Friuli sull'“iniziativa di stabilizzazione dell’Afghanistan nel quadro della dimensione regionale, con la partecipazione degli attori regionali e internazionali e dei vertici delle organizzazioni internazionali competenti”, come si legge sul sito della Farnesina. In effetti si parlerà di molte cose: proliferazione nucleare, terrorismo, crimine organizzato trans-nazionale e, ovviamente, sicurezza, un mantra ormai ineludibile in ogni summit che si rispetti. Ma non mancheranno l'economia, lo sviluppo, la cooperazione, i rifugiati, la sicurezza alimentare. Persino la pirateria. Tutto fuorché le donne.

La lettura dell'agenda di Trieste ha finito così per farne infuriare parecchie, sia nelle organizzazioni della società civile, sia tra deputate e senatrici del centro sinistra. I maligni dicono infatti che le donne del centrodestra, dentro e fuori il parlamento, hanno avuto l'ordine di scuderia – come si evince da una mozione Pdl-Lega - di tenere la guardia bassa perché di genere e diritti femminili si parlerà solo nel vertice “minore” di settembre – una “coda” del G8 maiuscolo di luglio - in cui farà gli onori di casa il ministro Mara Carfagna. Perché dunque indignarsi tanto adesso se le donne scompaiono tra Trieste e L'Aquila?
Ma nel centro sinistra la lettura dell'agenda friulana e di quella abruzzese ha fatto imbufalire molte parlamentari. Prima fra tutte Rosa Calipari, una delle promotrici della mozione sui diritti di genere, approvata agli inizi dell'anno in parlamento, che impegnava il governo italiano a farne un cavallo di battaglia (si discuteva allora del decreto missioni). A leggere l'agenda, in effetti, di quell'impegno non c'è traccia anche se, in realtà, gli sherpa del ministero hanno lavorato sul tema che però non appare a chiare lettere. A quanto pare infatti, il draft della dichiarazione finale prevede proprio un punto specifico sulle questioni di genere con un impegno, sempre che il suggerimento sia approvato, verso le donne afgane e quelle pachistane. Ma resta da capire perché l'agenda ufficiale non preveda neppure un panel, una sessione, una colazione di lavoro dedicata al tema.

Se a pensar male si fa peccato ma spesso non si sbaglia, verrebbe da credere che il Ministero delle Pari Opportunità abbia fatto pressione per far sparire le donne dal tavolo friuloabruzzese per farle riapparire per magia solo a settembre. Quando l'intero mini summit (A Roma) sarà dedicato a loro. Una volta che il G8 “vero” però sarà già concluso.