L'appetito vien mangiando così che, di link in link, dall'Agenda Monti, di cui abbiamo a lungo parlato, siamo scivolati sull' Agenda Grillo, una sorta di sintesi del programma del Mm5. Né qui ne là una sola parola su quale politica estera dovrebbe fare il nostro Paese. Per la verità una proposta c'è: il referendum sulla permanenza nell'euro...
In Afghanistan abbiamo 4mila soldati, in Libano abbiamo un contingente militare, stiamo comprando decine di F 35, non abbiamo una politica coerente in Medio oriente, non sappiamo che fare in Cina e India, ma per il MoGrillFive – che, per dirla come la direbbe lui, sembra l'acronimo di una multinazionale con sede in Belize che vende micro-onde - va bene così. Basta, semmai, che si esca dall'euro, una delle poche scelte sensate che abbiamo fatto. Dal punto di vista di Cenerentola (la politica estera italiana), l'Agenda Monti batte l'Agenda Grillo 8 a zero. Eppure non ci sarebbe voluto molto. Il dubbio è che su cose molto spinose la posizione del Movimento proprio non ci sia o, se c'è, sia meglio metterla da parte. Ma naturalmente possiamo sbagliarci e augurarci che Mm5,da qui alle elezioni, faccia uno sforzo di elaborazione.
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sabato 29 dicembre 2012
venerdì 28 dicembre 2012
POLITICA ESTERA, LA CENERENTOLA DEL PROF MONTI
Se la politica estera è sempre stata la gran Cenerentola del Belpaese, nell'agenda Monti non fa maggior figura anche se il sotto capitoletto “L'Italia a testa alta” comincia così: «Una parte rilevante dell'azione di governo è stata dedicata all'azione sul fronte internazionale...». Della sua visione del mondo abbiamo già detto in un precedente post. Ma non c'eravamo soffermati sull'Europa, il vero cavallo di battaglia, abbastanza scontato, del professore.
La Ue campeggia sin dal titolo dell'Agenda: “Cambiare l'Italia, riformare l'Europa”. Come? Ovviamente nel segno di banche ed economia se «Le conclusioni del Consiglio europeo del 13 – 14 dicembre 2012 segnano l’avvio di un cammino per la costruzione di un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale». La politica? Se si può concordare sul fatto che «il prossimo Parlamento europeo dovrà avere un mandato costituzionale» e che «il rifiuto del populismo e dell’intolleranza, il superamento dei pregiudizi nazionalistici, la lotta contro la xenofobia, l’antisemitismo e le discriminazioni sono il denominatore comune delle forze europeiste», possibile che, tra i tanti aggettivi e sostantivi, Monti si dimentichi il termine solidale? C'è un riferimento a «una maggiore attenzione alla inclusione sociale e alla sostenibilità ambientale» che detta però da un governo che ha il record di cassintegrati e disoccupati, che ha scelto il modello Marchionne e che a Taranto ha bloccato l'azione dei magistrati, suona quantomeno stonato.
E in fatto di ambiente il governo Monti ha fatto esattamente il contrario di quanto l'Agenda promette: «Le regole – scrive il professore in grassetto – devono essere chiare e ragionevoli...ma bisogna essere intransigenti verso chi le viola». Il suo esecutivo infatti si è distinto nel far rispettare all'Ilva ogni regola e costo di bonifica, oltre a introdurre il silenzio assenso anche per le aree vincolate, mettendo a rischio territori e paesaggio. Ma questa è un'altra storia, anche se a ben vedere c'entra proprio col dettato comunitario.
lunedì 24 dicembre 2012
LA DELUDENTE "ITALIA A TESTA ALTA" DELL'AGENDA DI MARIO MONTI
“Una parte rilevante dell'azione di governo è stata dedicata all'azione sul fronte internazionale”. Comincia così la parte dedicata al Belpaese nel mondo (L'Italia a testa alta è il titolo del sottocapitoletto) dell'Agenda Monti. Una parte così “rilevante” che - se si esclude l'Europa che occupa l'inizio dell'Agenda (due pagine) e i riferimenti alla Ue contenuti poi nel testo - il premier in pectore vi dedica esattamente 24 righe: una pagina sulle 25 dell'agenda (che con l'Europa arriva a tre su 25). Non è molto. E non c'è molto nemmeno per andare a testa alta a fare il bilancio del suo anno di politica estera governativa.
Intanto gli alleati. Monti, confermando quanto il ministro Terzi ha fatto per tutto il corso del suo mandato, rivendica di aver rafforzato la posizione dell'Italia nella Ue, rinsaldando “i legami con gli Stati Uniti” e “Promuovendo un forte legame transatlantico”. L'unico Paese da citare è dunque l'America e l'unica istituzione internazionale è la Nato. Per l'Onu c'è una sola citazione. Che viene dopo il passaggio sulla Nato.
Avremmo però rafforzato il nostro posizionamento in Asia e Medio Oriente “in tuttI gli scacchieri”. Quali? All'Afghanistan non è dedicata nemmeno una parola né dunque al ruolo che potremmo giocare in futuro in un Paese dove abbiamo ancora circa 4mila uomini. C'è solo una rapido passaggio sulle “missioni di pace”. Quanto all'Asia, non si può dire che si siano fatti grandi passi avanti. Se ci si pensa, viene in mente un solo Paese: l'India. E subito dopo viene in mente “marò”. C'è di che congratularsi. E il Medio Oriente? Meglio sarebbe stendere un velo pietoso visto che il ministro Terzi, ancora prima che lo facesse la signora Clinton, aveva consigliato alla Palestina, in netta controtendenza con la Ue, di rinviare la richiesta all'Onu come Stato osservatore. Poi il governo ha fatto una rapidissima marcia indietro (si dice grazie a Bersani sullo stesso Monti) che ha evitato al nostro Paese l'isolamemnto internazionale. Terzi era stato più realista del re, in questo caso gli Stati Uniti.
Vanno aggiunte quelle che sembrano affermazioni di rito, alcune delle quali sfiorano l'ironia. “Occorre maggior attenzione alle relazioni coi Paesi in via di sviluppo” e “va rafforzato il coordinamento delle politiche di cooperazione, mettendo a coerenza l'intero sistema di cooperazione italiano (pubblico, privati, territori e società civile)”. Per un Pese e un governo che si sono distinti nel taglio lineare dei fondi di cooperazione in netta continuità col passato, non c'è male.
E su tutto il resto? Confermando le linee guida che Terzi inviò ai suoi diplomatici alla fine dell'estate, Monti pensa che l'Italia debba valorizzare “la rete di italiani nel mondo”. Non è molto. L'agenda Monti dal punto di vista della politica internazionale non sembra dunque nulla più che un sintetico elenco piuttosto tradizionale (e conservatore)che sembra mancare di una visione innovativa. A meno che non si prenda il rafforzamento della rete degli italiani all'estero come un novità. Che però aveva già avanzato il ministro Mirko Tremaglia nel 2006.
Intanto gli alleati. Monti, confermando quanto il ministro Terzi ha fatto per tutto il corso del suo mandato, rivendica di aver rafforzato la posizione dell'Italia nella Ue, rinsaldando “i legami con gli Stati Uniti” e “Promuovendo un forte legame transatlantico”. L'unico Paese da citare è dunque l'America e l'unica istituzione internazionale è la Nato. Per l'Onu c'è una sola citazione. Che viene dopo il passaggio sulla Nato.
Avremmo però rafforzato il nostro posizionamento in Asia e Medio Oriente “in tuttI gli scacchieri”. Quali? All'Afghanistan non è dedicata nemmeno una parola né dunque al ruolo che potremmo giocare in futuro in un Paese dove abbiamo ancora circa 4mila uomini. C'è solo una rapido passaggio sulle “missioni di pace”. Quanto all'Asia, non si può dire che si siano fatti grandi passi avanti. Se ci si pensa, viene in mente un solo Paese: l'India. E subito dopo viene in mente “marò”. C'è di che congratularsi. E il Medio Oriente? Meglio sarebbe stendere un velo pietoso visto che il ministro Terzi, ancora prima che lo facesse la signora Clinton, aveva consigliato alla Palestina, in netta controtendenza con la Ue, di rinviare la richiesta all'Onu come Stato osservatore. Poi il governo ha fatto una rapidissima marcia indietro (si dice grazie a Bersani sullo stesso Monti) che ha evitato al nostro Paese l'isolamemnto internazionale. Terzi era stato più realista del re, in questo caso gli Stati Uniti.
Vanno aggiunte quelle che sembrano affermazioni di rito, alcune delle quali sfiorano l'ironia. “Occorre maggior attenzione alle relazioni coi Paesi in via di sviluppo” e “va rafforzato il coordinamento delle politiche di cooperazione, mettendo a coerenza l'intero sistema di cooperazione italiano (pubblico, privati, territori e società civile)”. Per un Pese e un governo che si sono distinti nel taglio lineare dei fondi di cooperazione in netta continuità col passato, non c'è male.
E su tutto il resto? Confermando le linee guida che Terzi inviò ai suoi diplomatici alla fine dell'estate, Monti pensa che l'Italia debba valorizzare “la rete di italiani nel mondo”. Non è molto. L'agenda Monti dal punto di vista della politica internazionale non sembra dunque nulla più che un sintetico elenco piuttosto tradizionale (e conservatore)che sembra mancare di una visione innovativa. A meno che non si prenda il rafforzamento della rete degli italiani all'estero come un novità. Che però aveva già avanzato il ministro Mirko Tremaglia nel 2006.
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