Immaginandoci, con un po' di fantasia, una possibile breve conversazione tra i muri della diplomazia europea il tono potrebbe essere stato questo: «Vai
a Kabul per l'insediamento di Ghani»?
«No,
ho da fare: ora c'è il califfato di Al-Baghdadi: Guerra al
terrorismo 2, la vendetta. L'Afghanistan ormai è un caso chiuso».
In effetti a scorrere la lista delle personalità presenti alla prima transizione di potere nella Kabul post-talebana il parterre è
davvero sconsolante: gli americani non sono mancati con una
delegazione di tutto rispetto di dieci funzionari capeggiati dal
consigliere di Obama John Podesta mentre il Pakistan ha inviato
addirittura il suo presidente Mamnoon Hussain e l'India e l'Iran i
vice presidenti Hamid Ansari e Mohammad
Shariatmadari. Anche i cinesi hanno mandato una figura di profilo nel
ministro Yin Weimin. Ma sul fronte occidentale solo sedie semivuote
su cui, a rappresentare l'Europa, c'erano solo gli ambasciatori di
stanza a Kabul, Gan Bretagna compresa. Al massimo gli inviati
speciali. E' la guerra, bellezza, quella nuova sulle frontiere di
Siria e Irak.![]() |
| Abdullah Abdullah(a sinistra) e Ashraf Ghani: da ieri premier e presidente in un governo bicefalo frutto di un accordo per far contenti tutti |
