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martedì 2 febbraio 2016

Strage di civili (l'ennesima) a Kabul

Arg, il palazzo presidenziale di Kabul
Il bilancio delle vittime non è ancora definitivo ma è sicuro che si tratta in gran parte di civili. Nell'attacco di ieri i morti (almeno una ventina) e i feriti sono in gran parte cittadini di una capitale che ormai quasi ogni giorno vede una strage. Ieri pomeriggio verso le due, poco dopo l'ora di pranzo, un guerrigliero si avvicina a un posto di polizia nel quartiere di Deh Mazang (Forze di ordine pubblico e di frontiera) e cerca di entrare nella base ma viene fermato sull'ingresso. Si fa esplodere e trasforma Kabul nell'ennesimo palcoscenico di una strage. I talebani la rivendicano. E il conto delle vittime continua a crescere: soltanto tra agosto e ottobre 2015 si sono verificati più di 6mila incidenti con un bilancio di 3600 civili uccisi o feriti. Dati ormai superati e che continuano a crescere come quelli degli sfollati interni che – ha denunciato l'Onu appena qualche giorno fa durante un appello per almeno 400 milioni di dollari in aiuto umanitario per il 2016 – nel solo anno passato sono stati almeno 300mila.

Ma nel mirino del terrore non c'è solo la gente comune (benché i talebani abbiano dichiarato di seguire un “codice di condotta” per evitare le vittime civili): in ballo c'è il tentativo – l'ennesimo – di un negoziato di pace. Che non riesce a decollare nonostante i tentativi di Pugwash e quelli della  cosiddetta "Quadrilaterale", un comitato (Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina) che sta cercando di mettere in piedi un'agenda per possibili colloqui. Ma oggi il presidente Ghani ha chiarito che non si tratta con gli stragisti

domenica 24 gennaio 2016

Pace in Afghanistan: le precondizioni dei talebani (aggiornato)

Il  logo dell'Emirato talebano: apertura?
La creazione di una sede ufficiale per l'Emirato islamico, la rimozione della lista nera e il decongelamento dei beni, il rilascio dei prigionieri e la fine della "propaganda velenosa" contro l'Emirato. Così il sito ufficiale dei talebani (legati a mullah Mansur)  dà conto delle precondizioni che i talebani pongono per il riavvio del negoziato di pace con Kabul. Condizioni presentate a Doha (Qatar) durante il secondo incontro informale promosso da  Pugwash, un organizzazione internazionale per la risoluzione pacifica dei conflitti. E condizioni respinte al mittente oggi dal governo di Kabul.

Nel documento, redatto mentre era in corso l'incontro, i talebani ribadiscono che solo l'Ufficio di Doha (aperto nel 2013 ma poi chiuso dopo le rimostranze di Kabul perché la sede talebana aveva issato lo stendardo dell'emirato) ha le carte in regola per trattare e negoziare. Una puntualizzazione che sembra ribadire che l'interlocutore può essere uno solo (e non la miriade di gruppi in cui si va dividendo il movimento).

Dunque rappresentanti talebani    si sono incontrati con persone vicine al governo afgano sabato e domenica: un incontro non ufficiale di due giorni organizzato da Pugwash Conferences on Science and World Affairs. L'incontro di Doha non fa  parte del processo di pace ufficiale, che ha già visto due incontri a Islamabad e Kabul ma che per ora si svolge senza talebano ma solo tra  funzionari di Afghanistan, Pakistan, Cina e Stati Uniti, impegnati a tracciare una possibile tabella di marcia per la pace. Le precondizioni per aderire sembrano però un passo avanti.

Pugwash aveva organizzato una prima riunione non ufficiale sulla sicurezza in Afghanistan a Doha il 2-3 maggio 2015. L'incontro aveva coinvolto più di 40 partecipanti, che però rappresentavano solo  opinioni personali. Questa volta sembra che si sia andati un po' più in là ma l'incontro arriva in un momento difficile dopo la strage di giornalisti avvenuta a Kabul mercoledi scorso in serata e rivendicata dai talebani. Ferita difficile da rimarginare

* aggiornato il 25 gennaio alle 17.00

venerdì 5 giugno 2015

Oslo, Dubai: il negoziato tra talebani e governo fa un altro passo

Fawzia Kofi
Un incontro informale che si è tenuto  in Norvegia - che ambe le parti si sono affrettate a definire solo un passo senza il crisma dell'ufficialità del negoziato - e la compilazione di un'agenda per un nuovo round di colloqui a Dubai nei prossimi giorni. Sono le due novità del difficile cammino del negoziato di pace tra Kabul e talebani che fanno però ben sperare nonostante le notizie dal fronte della guerra siano sempre più calde. All'incontro di Oslo ha partecipato una delegazione della guerriglia e alcuni membri del parlamento (tra cui due donne, le parlamentari Shukria Barakzai e Fawzia Kofi, già portavoce dell'Assemblea), entrambe assai note anche in Italia. Molto di più non si sa né molti altro si sa dell'incontro di Dubai se non che dovrebbe svolgersi questa domenica e che dovrebbe servire a delineare i punti dell'agenda di un prossimo colloquio ben più sostanzioso di quello di Oslo (anche in questo caso con la mediazione di Pugwash). Per ora dunque  solo degli scambi di vedute e una traccia sulla quale confrontarsi. Ma non è poco. I talebani hanno confermato l'incontro di Oslo non ancora quello di Dubai.

martedì 5 maggio 2015

Cos'è successo a Doha: il rapporto degli organizzatori

Paolo Cotta Ramusino,
sgretario di Pugwash
Nel suo Report of a 2-day Pugwash meeting on Security in Afghanistan Qatar, 2-3 May 2015 (preparato dal segretario generale di Pugwash Cotta-Ramusino) l'organizzazione canadese si dà conto dell'incontro della due giorni in una località balneare del Qatar circondato da illazioni, agende, risultati apparsi sulla stampa internazionale. Vediamo cosa dice (inglese):

 The meeting was clearly characterized from the start as a non-official meeting where all participants were free to express their personal opinions on a nonattributive basis. It was repeatedly clarified that the meeting was not supposed to be any sort of negotiation. There were several presentations and interventions by people linked to the various parties and groups of Afghanistan, to civil society people (including a few women), and to people from the United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA). Thus, the discussion represented a wide range of opinions, always keeping in mind the non-official character described above. Let us stress again that everybody in this meeting represented only him/herself and not any Institution or group. Despite the differences of opinions, the climate of the meeting was cooperative, constructive and friendly. Some important common points emerged and are reported below: