Visualizzazioni ultimo mese
Cerca nel blog
Translate
Visualizzazione post con etichetta Thaksin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Thaksin. Mostra tutti i post
martedì 1 luglio 2025
Il conflitto di frontiera tra Thai e Cambogiani fa la prima vittima politica
Il breve conflitto di frontiera che è già costato un morto in maggio ai cambogiani fa adesso una vittima politica a Bangkok: la prima ministra Paetongtarn Shinawatra (nell'immagine a sinistra) sospesa oggi dalla carica di premier per 15 giorni dalla Corte costituzionale. Vicenda all'ombra di un altro conflitto che ha nel mirino suo padre Thaksin,a capo di una potente dinastia e che rischia una serie di incriminazioni. Anche grazie a una telefonata di Paetongtarn con un vecchio amico di famiglia. Leggi tutta la storia su Ispionline
lunedì 26 maggio 2014
Analisi di un golpe "reale" (2)
![]() |
| Re Bhumibol, anziano ma sempre attivo E' lui che ha dato luce verde al golpe |
Al
generale
Prayuth Chan-ocha, che comanda la giunta al potere in Thailandia, è
arrivato in via ufficiale il beneplacito del re per il suo neogolpe. La cosa era
nell'aria perché è un segreto di Pulcinella il fatto che la
decisione del colpo di Stato viene da Palazzo reale. Il re ha più di un
interesse, in primis economico, a cacciare i Shinawatra e a far si
che la vecchia élite torni a governare l'economia di un Paese dove
la casa reale ha parecchi interessi. E' una storia che ha un precedente nel golpe del 2006 e che racconta di uno scontro tra poteri forse senza precedenti
nel Paese delle orchidee.
Le vicende recenti della Thailandia, come ce le raccontano i giornali,
sembrano solo un bizzarro scontro tra camicie rosse e gialle: i primi
sostengono la famiglia Shinawatra, gli altri la democrazia (e il re).
I primi difendono l'indifendibile, i secondi lo status quo. Cosa c'è
dietro? Uno scontro tra ricchi e poveri, tra città e campagna, tra conservatori e
progressisti, tra due classi che cercano l'egemonia economica? C'è forse
un po' di tutto questo dietro a un'opporsi di fazioni divenuto, in certi
momenti, anche violento e che di fatto ha offerto all'esercito la possibilità di mettere ordine con un golpe militare. Ci sono un
paio di buoni articoli da leggere sul contesto, come l'analisi di Charles EMorrison o, ancor meglio, quella di Jeffrey Race (un analista che
viene da Haravrd e vive in Thailandia da 45 anni), che è per certi versi
illuminante. Race spiega che bisogna tener conto di molti fattori,
sia economici, sia culturali e che senza una visone d'insieme la vicenda tailandese non si comprende. E' una storia che comincia a metà degli anni Ottanta con un ex poliziotto di lontane origini cinesi nato in una provincia del Nord: Thaksin Shinawatra.
martedì 5 luglio 2011
LA SCOMMESSA DI MADAME SHINAWATRA
Duecentosessantacinque voti su 500 sono una maggioranza netta su cui contare per la neoeletta prima ministra thailandese Yingluck Shinawatra, ma non abbastanza per governare senza problemi in quello che i giornali tailandesi già chiamano un “campo minato”. Ma una coalizione con quattro partiti minori dovrebbe dare maggior tranquillità a questa signora di una quarantina d'anni, di nessuna esperienza politica e col fardello di essere la sorellina di Thaksin Shinawatra, il magnate premier spedito in esilio (era all'estero quando avvenne il fattaccio) da un golpe pilotato dalla corona e presidiato dai carri armati nel 2006.
Cinque anni, molta turbolenza istituzionale e una novantina di morti dopo, la Thailandia sembra assetata di tranquillità e la vittoria elettorale a grandi numeri di Yingluk, che ha costretto il suo rivale Abhisit Vejjajiva a dimettersi con l'onta di una sconfitta travolgente, potrebbe delineare un futuro meno rissoso se tutto andrà come deve andare. Ma è come quel futuro debba andare che divide progetti e strategie della gente che conta. La gente che conta, in Thailandia, è di tre tipi: c'è la corona retta dall'ottuagenario Rama IX che ha avuto una parte di primo piano nel golpe e resta un nemico giurato di Thaksin. Non si vede perché non dovrebbe temere la sorella. Poi c'è una classe imprenditoriale divisa: chi sta col miliardario, per anni in odore di conflitto d'interessi (una sorta di Berlusconi asiatico) e, infine, ci sono i militari. Il re ha tenuto un basso profilo mentre i militari han detto, singolarmente, la loro, a indicare quanto contano: il ministro della difesa uscente ed ex capo di stato maggiore dell'esercito, Prawit Wongsuwan, ha assicurato che accettano il responso delle urne e non si opporranno alla formazione di un governo formato dall'ex partito d'opposizione Puea Thai, guidato da Yingluck. Gli imprenditori aspettano. Il Paese non sta tanto bene ma può darsi che la promessa di “riconciliazione” funzioni, al netto di quanto faranno le camice di vario colore (rosse quelle pro Thaksin, gialle le altre), movimenti di piazza solo in parte pilotati ed espressione di un malessere che va oltre la battaglia a favore di questo o quel leader.
Le mine, più o meno vaganti, restano dunque tutte. E la strada è in salita: un ruolo internazionale da ricostruire; una democrazia poco più che formale; uno scontro città campagna che ancora non si è composto; i musulmani del Sud; l'economia da rilanciare; la pace sociale da garantire. Ce la può fare la signora mille sorrisi che sembra il poliziotto buono della famiglia Shinawatra? Il fratello ha fatto professione di umiltà e ha detto che il premier non lo vuol fare più. Ma la domanda vera è un'altra? Potrà tornare in Thailandia? E se si, per fare cosa? Quanto dei suoi affari saranno garantiti dalla giovane sorella? Un quadro che resta a tinte fosche anche se qualche osservatore ha avanzato l'ipotesi di un accordo sotto banco che qualcun altro ha invece smentito.
Messo a posto governo e parlamento (il primo test saranno i ministri), Yingluck dovrà mettere mano al Paese. E si vedrà subito se intende proseguire la fortunata politica populista e molto popolare del fratello, una vera e propria macchina del consenso forgiata su una strategia vicina ai ceti più poveri e ai contadini cui Thaksin aveva fatto arrivare finanziamenti e agevolazioni in un Paese dove ancora si suda facendo tirare l'aratro dai buoi.
Archiviare il passato non sarà facile ma Yingluck può contare sul fattore stanchezza. I tailandesi vogliono normalità e forse anche normalizzazione. Non importa forse se alla parete della prima premier donna del Paese, c'è la foto di Thaksin al posto di Rama IX.
Cinque anni, molta turbolenza istituzionale e una novantina di morti dopo, la Thailandia sembra assetata di tranquillità e la vittoria elettorale a grandi numeri di Yingluk, che ha costretto il suo rivale Abhisit Vejjajiva a dimettersi con l'onta di una sconfitta travolgente, potrebbe delineare un futuro meno rissoso se tutto andrà come deve andare. Ma è come quel futuro debba andare che divide progetti e strategie della gente che conta. La gente che conta, in Thailandia, è di tre tipi: c'è la corona retta dall'ottuagenario Rama IX che ha avuto una parte di primo piano nel golpe e resta un nemico giurato di Thaksin. Non si vede perché non dovrebbe temere la sorella. Poi c'è una classe imprenditoriale divisa: chi sta col miliardario, per anni in odore di conflitto d'interessi (una sorta di Berlusconi asiatico) e, infine, ci sono i militari. Il re ha tenuto un basso profilo mentre i militari han detto, singolarmente, la loro, a indicare quanto contano: il ministro della difesa uscente ed ex capo di stato maggiore dell'esercito, Prawit Wongsuwan, ha assicurato che accettano il responso delle urne e non si opporranno alla formazione di un governo formato dall'ex partito d'opposizione Puea Thai, guidato da Yingluck. Gli imprenditori aspettano. Il Paese non sta tanto bene ma può darsi che la promessa di “riconciliazione” funzioni, al netto di quanto faranno le camice di vario colore (rosse quelle pro Thaksin, gialle le altre), movimenti di piazza solo in parte pilotati ed espressione di un malessere che va oltre la battaglia a favore di questo o quel leader.Le mine, più o meno vaganti, restano dunque tutte. E la strada è in salita: un ruolo internazionale da ricostruire; una democrazia poco più che formale; uno scontro città campagna che ancora non si è composto; i musulmani del Sud; l'economia da rilanciare; la pace sociale da garantire. Ce la può fare la signora mille sorrisi che sembra il poliziotto buono della famiglia Shinawatra? Il fratello ha fatto professione di umiltà e ha detto che il premier non lo vuol fare più. Ma la domanda vera è un'altra? Potrà tornare in Thailandia? E se si, per fare cosa? Quanto dei suoi affari saranno garantiti dalla giovane sorella? Un quadro che resta a tinte fosche anche se qualche osservatore ha avanzato l'ipotesi di un accordo sotto banco che qualcun altro ha invece smentito.
Messo a posto governo e parlamento (il primo test saranno i ministri), Yingluck dovrà mettere mano al Paese. E si vedrà subito se intende proseguire la fortunata politica populista e molto popolare del fratello, una vera e propria macchina del consenso forgiata su una strategia vicina ai ceti più poveri e ai contadini cui Thaksin aveva fatto arrivare finanziamenti e agevolazioni in un Paese dove ancora si suda facendo tirare l'aratro dai buoi.
Archiviare il passato non sarà facile ma Yingluck può contare sul fattore stanchezza. I tailandesi vogliono normalità e forse anche normalizzazione. Non importa forse se alla parete della prima premier donna del Paese, c'è la foto di Thaksin al posto di Rama IX.
Iscriviti a:
Post (Atom)
_(cropped-4).jpg.webp)
