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mercoledì 16 novembre 2016

Una tegola per Trump dalla Corte penale internazionale (aggiornato)

Arriva dall’Aja, sede del Tribunale penale internazionale, la prima tegola sulla testa del neo presidente Donald Trump. Una tegola che si chiama Afghanistan – Paese da cui Trump ha detto di voler ritirare le truppe – e che è contenuta nel Report on Preliminary Examination Activities della Procura internazionale, ossia quel che in sostanza si intende fare nel prossimo futuro. Il documento prende in esame vari Paesi e, tra questi, individua gli Usa per i quali vi sono «ragionevoli basi» per procedere contro soldati e agenti americani che nel Paese dell’Hindukush avrebbero commesso «torture» e altri «crimini di guerra». Al momento non c’è dunque ancora un procedimento aperto ma solo le risultanze di un esame di oltre un centinaio di segnalazioni sulla guerra afgana che tirano in ballo tre protagonisti del conflitto: i talebani e la Rete Haqqani (la componente più radicale del movimento); la polizia e l’agenzia di intelligence di Kabul (National Directorate for Security), e gli americani. Il testo del rapporto dice che l’indagine per crimini di guerra riguarda «tortura e relativi maltrattamenti da parte delle forze militari degli Stati Uniti schierate in Afghanistan e in centri di detenzione segreti gestiti dalla Central Intelligence Agency, principalmente nel periodo 2003-2004, anche se presumibilmente sarebbero continuati, in alcuni casi, sino al 2014», in sostanza fino al passaggio di consegne agli afgani dei prigionieri detenuti nella base Usa di Bagram. Passaggio che, prima che Ghani si insediasse come presidente nel settembre del 2014, si era verificato non senza problemi e meline nell’ultima fase del mandato di Hamid Karzai.

mercoledì 2 aprile 2014

Tutti i segreti della Cia

Salt Pit era una delle prigioni segrete di Kabul. Buchi neri dove si svolgevano interrogatori a colpi di acqua gelata nelle vie respiratorie sino al soffocamento. Adesso una nuova luce rivela non solo la rete di quei black site ma anche l'inganno che per oltre dieci anni li ha coperti.
Se gli americani sono spesso disposti a chiudere un occhio sulle malefatte di chi li governa o dovrebbe difenderne diritti e sicurezza, detestano essere ingannati, fuorviati, presi in giro. E invece così è stato per anni da parte della Cia le cui zone d'ombra erano note ma che adesso sono l'oggetto di un'accusa precisa, documentata e super dettagliata contenuta in un rapporto preparato dal Senate Intelligence Committee, i cui contenuti sono stati rivelati ieri dal Washington Post in prima pagina.