C’è il gruppo islamista Abu Sayyaf dietro il sequestro di un cittadino tedesco e l’uccisione della sua compagna che sono avvenuti nei giorni scorsi nel Sud delle Filippine. La zona del sequestro del settantenne tedesco e dell'omicidio della sua compagna cinquantenne, il cui corpo è stato ritrovato dai pescatori della zona, è l’area di Pegasus Reef, 40 miglia dall’isola di Taganak nelle Tawi Tawi, il cosiddetto “arcipelago delle tartarughe” composto da dieci isole (sette filippine e tre malaysiane) all’interno della più vasta area insulare delle Sulu, santuario e terreno di caccia di Abu Sayyaf. Un paradiso tropicale diventato un inferno.
Il sequestro è stato rivendicato da un portavoce del gruppo, Muammar Askali, che domenica ha chiamato il quotidiano Inquirer cui ha spiegato che la compagna di Juegen Kantner, così si chiama l’ostaggio, aveva tentato di sparare ai sequestratori e pertanto era stata uccisa. Kantner ha potuto anche lui parlare con l’Inquirer, spiegando, ma non è chiaro come, che la coppia aveva chiesto aiuto all'ambasciata tedesca a Manila. Alla vicenda mancano diverse conferme e i fatti sono ancora da determinare nei dettagli. La stessa domenica il corpo della donna ormai senza vita è stato trovato dai residenti sulla barca dei tedeschi.
Abu Sayaff è attivo ormai da oltre un decennio nelle acque dell'arcipelago di Sulu dove il gruppo, autore di sequestri estorsivi ammantati di retorica jihadista, è famoso per la sua ferocia: il 25 aprile scorso, solo per ricordare un caso, la testa di un ostaggio canadese, per cui non era stato pagato il riscatto, venne ritrovata in un sacchetto di plastica nelle strade di Jolo, la capitale delle Sulu.
Metà jihadisti, metà banditi, gli uomini di Abu Sayyaf (brando divino) terrorizzano la piccola enclave insulare da anni facendosi beffe dei tentativi dell’esercito di far piazza pulita come promesso anche dall’ultimo presidente appena eletto, il controverso Rodrigo Duterte. Qualche tempo fa Abu Sayyaf ha promesso fedeltà ad Al Bagdadi, andando a ingrossare le fila degli adepti del califfato a Est di Raqqa.
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martedì 8 novembre 2016
domenica 20 dicembre 2015
Ttp vs Al Bagdadi: non sei il califfo. I talebani pachistani si smarcano da Daesh
Baghdadi is not Khalifa (caliph) because in Islam, Khalifa means that he has command over all the Muslim world, while Baghdadi has no such command; he has command over a specific people and territory. Dice così senza trope perifrasi il comunicato del Tehreek-e-Taleban Pakistan (talebani pachistani) che ieri ha preso ufficialmente le distanza da Daesh e dal suo "califfo" Al Bagdadi. Il comunicato del gruppo, che appare oggi sulla stampa pachistana, cerca così di porre tardivamente rimedio alle secessioni verso il califfato di cui la più nota è quella di Shahidullah Shahid, il portavoce del gruppo espulso con altri secessionisti nell'ottobre del 2014 proprio per l'adesione al cosiddetto Stato islamico. I talebani afgani hanno preso le distanze da tempo. Entrambi condannano la "barbarie" dei mezzi usati dall'Is. I talebani afgani avevano chiarito ad Al Bagdad, con una lettera indirizzata al capo di Daesh, che nel Paese c'è posto "per una sola bandiera". Bagdadi si tenesse la sua.
mercoledì 20 maggio 2015
La guerra di Daesh per il Khorasan
Esiste
un pericolo Daesh in Afghanistan e Pakistan? A sentire il presidente
afgano Ashraf Ghani, non solo esiste ma sottovalutarlo sarebbe molto
rischioso. Quanto al Pakistan, il ministero degli Esteri di Islamabad
il 25 febbraio scorso ne ha ammesso l'esistenza ma solo venti giorni
dopo, a metà marzo, il capo della diplomazia pachistana Nisar
sosteneva che non c'è traccia di Stato islamico nel Paese dei puri.
Se esercita un fascino sui talebani pachistani (secondo un rapporto
del governo provinciale del Belucistan dell'ottobre 2014 il califfato
aveva tentato il reclutamento di 3mila guerriglieri) i cugini afgani,
nemici giurati del califfato per questioni ideologiche, teologiche,
strategiche e di concorrenza, ne hanno una pessima opinione ma non
lo hanno mai censurato apertamente sino a qualche giorno fa quando –
in una riunione congiunta a Doha con inviati del governo afgano –
ne hanno preso ufficialmente le distanze. Cerchiamo di mettere un po'
d'ordine partendo proprio dalla riunione, organizzata da Pugwash
(organismo non governativo canadese) in una località balenare vicino
alla capitale del Qatar, cui ha partecipato, agli inizi di maggio,
una delegazione di venti inviati di Kabul (tra cui tre donne), otto
inviati della shura di Quetta, il Gran consiglio talebano che fa capo
a mullah Omar, rappresentanti dell'Hezb-e-islami (dell'ex signore
della guerra Gulbuddin Hekmatyar)...Continua a leggere su AspeniaOnline
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