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martedì 14 agosto 2018

La battaglia di Ghazni

Con un bilancio di vittime che ha ormai superato quota 300 e mentre sono in arrivo altri 1000 soldati di rinforzo, la battaglia della città di Ghazni – nell’Afghanistan centrorienttale – entra oggi nel suo quinto giorno di guerra. I talebani, dicono gli ultimi aggiornamenti, sarebbero in ritirata. Sin da sabato le notizie su quella che appare come l’ennesima prove di forza delle milizie talebane, sono state confuse e intermittenti, con voci e rumori sulla situazione poco rassicuranti e con rassicurazioni governative che, dopo i toni trionfalistici dei primi due giorni, sembrano adesso più caute e realistiche. Con l’ammissione da parte del governo di essere stato colto di sorpresa.

giovedì 24 agosto 2017

La nebulosa afgana disastro annunciato. Ora di tornare a casa

Nicholson durante la conferenza stampa.
La foto correda l'articolo sulle esternazioni del generale
Rinfrancato dal fatto che per ora non sarà mandato a casa e bypassando le più elementari categorie della diplomazia negoziale, il generale Jhon Nicholson, al comando delle truppe Usa e Nato in Afghanistan, ha detto la sua dopo le esternazioni del presidente. Il generale, sicuro del fatto che ormai Trump abbia passato la mano ai McMaster (sicurezza) e Mattis (Difesa) di turno (generali come il suo capo gabinetto Jhon Kelly, pensa che ormai tocchi a lui interpretare anche politicamente la confusa idea che Trump vuole applicare in Afghanistan per vincere la guerra. E così ha definito i talebani  una “criminal organization that is more interested in profits from drugs, kidnapping and murder for hire.” Un testo che non mi pare il caso di stare a tradurre...

giovedì 3 agosto 2017

Afghanistan, la prima vittima della guerra di Trump

Trump. A sn John Nicholson.
Sotto il trailer di
War machine
La prima vittima eccellente della nuova strategia della Casa bianca per l'Afghanistan potrebbe proprio essere la persona che ha sostanzialmente
chiesto al presidente un nuovo "surge", con un maggior impegno di soldati e soldi a un capo dello Stato che, in campagna elettorale, voleva tirare via anche l'ultimo singolo soldato dal Paese dell'Hindukush.

 Stando a un dispaccio di Reuters, in una burrascosa riunione il 19 luglio scorso col segretario alla Difesa  James Mattis e il capo del Joint Chiefs of Staff (lo stato maggiore) Joseph Dunford, Trump avrebbe chiesto la testa di John Nicholson,  che comanda nel Paese asiatico gli americani e la Nato dal marzo del 2016. La sua colpa? Non aver vinto la guerra... che adesso Trump invece vuole vincere senza indugi. Come? Non si sa. Il suo stratega  Steve Bannon e il suo national security adviser H.R. McMaster hanno tentato di blandire Trump nel burrascoso meeting ma non sembra ci siano riusciti.

giovedì 15 giugno 2017

La luce verde del guerrafondaio riluttante ai generali

Tre generali: Mattis, attuale capo del Pentagono.
 Sotto a sn Nicholson. A dx McMaster
Alla fine la luce verde del presidente è arrivata. E benché si tratti ancora una volta di indiscrezioni giornalistiche, anche se ben verificate, Donald Trump, l’uomo che aveva promesso il disimpegno dai fronti di guerra, ha  dato l’autorità al titolare della Difesa James Mattis di decidere come e quanti soldati americani andranno a ingrossare le fila degli 8.400 militari stellestrisce che operano in Afghanistan.

In un’audizione al Senate Armed Services Committee, Mattis - un generale dei marine, già a capo dell’US Central Command, responsabile del teatro afgano e mediorientale – numeri non ne ha fatti. Ma a detto che a metà luglio renderà conto della nuova strategia per battere la guerriglia talebana. Un “nemico barbaro”, come Mattis l’ha definito in altra occasione, in perfetta sintonia con le recenti aperture del governo di Kabul a quelli che Karzai chiamò persino “fratelli”. Mattis però, così come il consigliere per la sicurezza di Trump generale McMaster, alla via pacifica crede poco. E in questo è davvero in sintonia con John Nicholson, il capo delle forze Usa e Nato sul terreno (altri 5mila uomini tra cui mille italiani): è lui il principale fautore di “più stivali” in teatro, come si dice in gergo.

domenica 12 febbraio 2017

Ma quali negoziati! Più uomini e più bombe

John Nicholson: muscolare
Il 15 febbraio si tiene a Mosca, su iniziativa russa, un incontro tra sei nazioni: India, Russia, Iran,  Pakistan, Cina e Afghanistan. E' il terzo incontro sull'Afghanistan ma con una differenza sostanziale: al primo Kabul non era stata invitata. Sebbene i rapporti tra Trump e Putin sembrino ottimi, la notizia ha sollevato le ire americane, in particolare del generale  John Nicholson, che comanda le truppe Usa in Afghanistan (10mila) e quelle della missione Nato Resolute Support (4mila).

Nicholson ha  detto a un comitato del Congresso che Iran e Russia sostengono i talebani e che Mosca sta lavorando a "legittimarli". Il che sarebbe una buona notizia che però al generale - responsabile dell'aumento dei raid aerei e delle vittime connesse da che ha preso il comando di Resolute Support (febbraio 2016) - non piace. Ha anzi detto, riporta sempre la stampa afgana, che occorrono più truppe. Nicholson ha detto nella notte di giovedi scorso,  che la guerra in Afghanistan è a un punto morto e che, per rompere il cerchio, migliaia di nuovi soldati americani e della Nato dovrebbero essere dispiegati in Afghanistan. Il vice portavoce del presidente Ashraf Ghani, Shahhussain Murtazawi ha aggiunto che venerdi  Ghani e  Trump si sono parlati al telefono pèer la seconda volta e hanno discusso  i modi per combattere i terroristi. Dopo che Trump si era dichiarato contrario a impiegare uomini e mezzi nel Paese, ora la musica potrebbe cambiare. La scarsa lungimiranza politica di Trump potrebbe prestare orecchie a Nicholson i cui risultati nella guerra al terrore si possono leggere nell'ultimo rapporto Onu sulle vittime civili.

giovedì 28 gennaio 2016

Nato/Afghanistan: cambio della guardia al vertice

Nicholson, un esperto
per operazioni sul terreno
Se la decisione del Pentagono sarà confermato dal Senato americano, il generale  John Nicholson succederà a  John Campbell, comandante di Resolute (missione Nato nel Paese) support dal 2014 e che il primo di marzo termina il suo mandato. Nicholson è già alla Nato (alla guida dell' Allied Land Command) e ha una lunga esperienza afgana (vice comandante generale per l'Afghanistan dal 2010 al 2012). Sotto il suo comando ci sono anche i 9.800 soldati americani che per tutto il 2016 resteranno nel Paese (dovrebbero scendere a 5.500 entro il 2017).

Intanto Unama (Onu) e altre organizzazioni umanitarie hanno lanciato il  2016 Humanitarian Response Plan for Afghanistan. Secondo le Nazioni unite  servono almeno 393 milioni di dollari per il 2016. Nel 2015 300mila afgani si sono nella condizione di sfollati interni a causa della guerra e 130mila dovuti a eventi naturali straordinari. La guerra ha colpito l'anno scorso oltre sei milioni di afgani (circa uno su cinque).