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| Rovereto |
Quando vado in giro per l'Italia a parlare di conflitti, morte e dolore non mi aspetto mai platee piene. L'argomento non è molto sexy e la televisione, la cultura dominante di questo Paese, ci ha abituati che l'intrattenimento è meglio. Così che ieri a Rovereto, a un incontro promosso da
Oriente Occidente (festival arrivato alla 36ma edizione!) ho trovato una piacevole sorpresa. All'incontro, organizzato per il Festival da Raffaele Crocco (il direttore dell
'Atlante delle guerre) c'erano circa 180 persone! Venute ad ascoltare un tema già ostico in sé e presentato come ancora più ostico: "
Cos'è cambiato nella guerra? Non si combatte più tra eserciti ma "in mezzo alla gente", tra coalizioni di Stati con mostrine unificate e combattenti senza divisa ma forti in termini ideologici. Alla radici - dicevamo sull'invito -
ci sono antichi problemi irrisolti: il retaggio neo coloniale, le ingiustizie sociali, una vaga idea di riscatto nazionale che producono lo scoppio di tensioni latenti in cui si inserisce la criminalità organizzata, la devianza ideologica estremista, le manovre di gruppi di potere politico d economico. Le guerre moderne, al contrario di quelle convenzionali, tendono a trascinarsi. A iniziare ma a non terminare. A fingere successi che non sono reali. E a farci abituare alla guerra come a una delle tante forme della quotidianità moderna. La guerra richiede forse dunque un ripensamento: quanto è utile? quanto hanno senso le alleanze regionali? perché abbiamo deciso che l'Onu non serve? perché rinunciamo a priori a studiare strumenti di pacificazione e dialogo?". Direi che ce n'era abbastanza per rifuggire tema e relatori. E invece...
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| Sun Tsu |
L'abbiamo presa alla larga cominciando da definizioni possibili: non più ormai quella famosa e contenuta in "Della Guerra" di Carl Von Clausevitz ("E' la continuazione della politica con altri mezzi") ma passando in rassegna i conflitti del supposto periodo di pace che si chiama "Guerra fredda": gli eserciti di liberazione nazionale, la nascita delle guerre asimmetriche o delle "guerre tra la gente", definizione che si deve al militare britannico Rupert Smith nel suo "L’arte della guerra nel mondo contemporaneo", dove sostiene che la guerra degli eserciti in divisa è stata sostituita da quella che egli chiama "guerra fra la gente", in cui il campo di battaglia è costituito dalle strade, dalle case e, soprattutto, dalla popolazione civile, come è avvenuto in Cecenia, Jugoslavia, Medio Oriente, Ruanda... Ovunque. I civili diventano ostaggi da sfruttare, scudi umani da utilizzare senza scrupoli, bersagli da colpire, obiettivi da conquistare, in un nuovo paradigma bellico che ha minato la possibilità di un uso efficace della forza da parte degli Stati e dunque degli eserciti, non più in grado di ottenere risultati. Abbiamo ricordato anche la "Guerra senza limiti", saggio scritto dai colonnelli Qiao Liang e Wang Xiangsui, eredi della tradizione che discende dal famoso "L'arte della guerra" di Sun Tzu. Quella che descrivono è una guerra condotta attraverso le manipolazioni dei media, le azioni di piraterie su Internet, le turbative dei mercati azionari o la diffusione di virus informatici. Guerre senza confini appunto, altro tema toccato (i confini post coloniali).