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domenica 30 agosto 2020

Myanmar, la difficile road map del processo di pace

Riuniti a Naypyidaw per tre giorni, dal 19 al 21 agosto, rappresentanti del governo, delle forze armate (Tatmadaw), delle organizzazioni etniche armate (Eao) e dei partiti politici birmani hanno siglato un nuovo accordo al termine della quarta sessione della “Conferenza sulla pace di Panglong del 21°secolo” - come è stato chiamato il processo di pace interno al Myanmar - che si è conclusa dieci giorni fa  nella capitale. Si tratta di una ventina di capitoli che si concentrano sulla continuazione e attuazione del cessate-il-fuoco (Nationwide Ceasefire Agreement o Nca, siglato per la prima volta nel 2015) e sulla definizione dei principi guida per il tipo di unione che il Myanmar prefigura nel suo futuro istituzionale: una forma di federalismo che, riconoscendo le diverse identità etniche, formuli un quadro istituzionale che salvi l'integrità del Myanmar ma restituisca dignità alle singole realtà da cui è costituito. Un processo difficile e per forza graduale e forse ancora più complicato del cessate-il-fuoco. La leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld) Aung San Suu Kyi lo ha definito "un nuovo piano per la costruzione di un'unione federale democratica dopo il 2020". Benché in linea di massima il summit si sia alla fine concluso che un accordo, i nodi sono tanti anche perché molto dipenderà dalle elezione legislative di novembre e dagli emendamenti costituzionali necessari per cambiare la forma dello Stato.

Per quel che riguarda il cessate-il-fuoco, al momento siglato da dieci organizzazioni armate, mancano all’appello altri sette schieramenti locali con i quali è però in corso il negoziato. Con altri ancora – come nel caso di gruppi quali l’Arakan Army – la distanza è ancora molta ma dall’incontro di Naypyidaw è quantomeno uscita l’indicazione che il governo intenderebbe prima o poi avviare un negoziato anche con le formazioni con cui la guerra continua, soprattutto in alcune aree del Paese (Rakhine e Chin in particolare). Dei 20 punti dell’accordo, 15 riguardano il cessate-il-fuoco: posizionamento e movimento di truppe, confini e risoluzione di una serie di “malintesi” che in passato hanno portato a incidenti anche in aree “pacificate”.

Sia per quanto riguarda il cessate-il-fuoco, sia per quanto riguarda il negoziato con i gruppi armati più radicali sia per ciò che compete agli emendamenti costituzionali, la Lega deve comunque vedersela con i militari che tendono a frenare pulsioni e scelte del governo civile anche perché l'attuale Costituzione consegna all’esercito un potere fondamentale e inamovibile. La Lega ha già cercato senza successo di modificare la Carta per limitare il ruolo di Tatmadaw ma ci si aspetta che le elezioni possano in qualche modo influire sugli equilibri, favorendo scelte più democratiche che restano però limitate proprio dalla Costituzione: riserva infatti ai militari il 25% dei seggi in parlamento che garantisce loro un sostanziale diritto di veto.

domenica 2 agosto 2020

Pace, guerra e elezioni. Le sfide ravvicinate del Myanmar

Ultimora (4 agosto): il governo birmano ha rinviato di una settimana la riunione sul processo di pace senza dare spiegazioni. Avrebbe anche ripristinato Internet nel Nord Rakhine pur se secondo alcune fonti la connessione e' bassa e piena di buchi. Infine ha reso effettive le restrizioni sui voli da e per il Paese sino a ottobre, cioe' poco prima delle elezioni previste l'8 novembre

Si avvicinano in  Myanmar i due appuntamenti più importanti dell’anno che, nonostante le restrizioni per il Covid-19, si terranno con i tempi e i modi già decisi anche se con alcune limitazioni: si tratta della quarta sessione della “Conferenza sulla pace di Panglong del 21°secolo”, come è stato intitolato il vertice che si terrà nella capitale Naypyidaw a metà agosto, e delle elezioni legislative in programma per novembre. La consultazione elettorale si terrà con restrizioni nei raduni di massa e nelle modalità di propaganda dei partiti. La Conferenza di pace ha invece visto sostanzialmente diminuire il numero dei delegati, una misura accettata da tutti i partecipanti.

Alla riunione – fissata dal 12 al 14 agosto prossimi - sono invitate tutte le entità che hanno combattuto contro il governo centrale e che in gran parte hanno aderito al processo di pace. Ma hanno ricevuto l’invito anche gruppi che non hanno aderito o che hanno accettato in linea di principio il Nationwide Ceasefire Agreement (NCA) – siglato nel 2015 - ma senza firmare accordi. Tra gli invitati di rilievo, fuori dall’accordo, ci sono per esempio la Kachin Independence Organisation e l’United Wa State Party. Entrambi hanno un braccio armato. I temi sul tavolo riguardano sia l'attuazione dell'accordo di cessate il fuoco a livello nazionale, sia ulteriori negoziati sui principi di base per formare un'unione federale che continueranno anche dopo le elezioni. Sarà la prima volta che il federalismo, sinora parola tabù, farà il suo ingresso al tavolo negoziale. L’ultima conferenza si è tenuta tra il 31 agosto e il 4 settembre 2016, quando si era per la prima volta insediato il governo civile guidato dalla de facto premier Aung San Suu Kyi. Si chiuse con una "Roadmap for National Reconciliation and Union Peace" che prevedeva sette passaggi, alcuni dei quali rimasti lettera morta.

Sul processo di pace pesano diversi fattori: la forza di contrattazione delle diverse forze in campo, che possono contare sulla pressione militare dei relativi eserciti locali, la posizione della Cina - in grado di controllare diversi gruppi lungo la frontiera col Myanmar - e infine la guerra in corso, soprattutto nel Chin e nel Rakhine, cui contribuiscono gruppi armati fuori dal negoziato e, come nel caso dell’Arakan Army, inscritte nella lista dei gruppi terroristici. Proprio giovedi scorso, due raid aerei dell’esercito birmano hanno bombardato l’area tra Kyauktaw e Mrauk U - a circa 150 chilometri da Sittwe, capitale del Rakhine - per rispondere a un attacco dell’Arakan Army. La sezione Mrauk-U-Kyauktaw della carreggiabile Yangon-Sittwe è stata chiusa fino al tardo pomeriggio. I combattimenti hanno avuto luogo nei campi sul lato Est della strada tra la diga di Abaungtaw e quella di Taungphyu. Non si ha per ora notizia di vittime ma molti residenti avrebbero abbandonato l’area. La zona dista una sessantina di chilometri in linea d’aria dal territorio di Paletwa, nel Chin, dove, con la popolazione civile, sono intrappolati dai continui scontri armati anche cinque sacerdoti cattolici.

giovedì 1 settembre 2016

La posta in gioco a Naypyidaw

Centinaia di delegati delle minoranze etniche e dei gruppi armati in lotta da sempre col governo centrale birmano hanno partecipato ieri all’apertura della 21ma Conferenza di Panglong, dal nome della città dove nel 1947 si celebrò il primo incontro. Che dal ‘47 se ne siano tenuti solo una ventina la dice lunga sulla distanza tra il centro e la periferia ma il fatto che la Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, ora al governo del Paese, sia riuscita in pochi mesi dalla sua vittoria elettorale in novembre a convocarla – pur suscitando qualche polemica tra chi l’ha vissuta ancora come un'imposizione dal centro – la dice lunga sulla volontà di sistemare le cose in un Paese con 135 gruppi etnici riconosciuti per legge e oltre una ventina di gruppi armati secessionisti di cui 17 partecipano agli incontri nella capitale.

Nel febbraio del 1947 a Panglong – nello Stato Shan, 700 chilometri a Nord di Ranggon - ci provò per la prima volta il padre di Aung San Suu Kyi, il generale Aung San: sul piatto c’era l’indipendenza dagli inglesi. E il patto siglato a Panglong era che, in cambio di un'alleanza anti britannica, il nuovo corso post coloniale avrebbe riconosciuto agli alleati sia una base legale sia la possibilità di secedere. Ma dopo l’indipendenza dal Regno unito nel 1948, e con Aung San già assassinato dai sicari dei suoi avversari politici nel luglio del ‘47, il patto fu tradito. Il pugno divenne anzi assai duro con un potere militare diventato la cornice istituzionale del Paese.