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lunedì 20 maggio 2019

Nicoletta Dentico: perché parlo bene di lei (e la voterò)

Non attiene al mio stile e tantomeno alla mia professione far propaganda elettorale. Ma ci son casi in cui bisogna metterci la faccia e il momento è uno di questi per due motivi. Il primo è che il panorama è tetro e oscuri figuri bussano - da antieuropeisti – alla porta dell’Europa. Mi sembra un buon motivo per tener lontana gente che si candida a un parlamento in cui non crede. Il secondo è che nei momenti di emergenza si tende a ragionare con la mente e poco con il cuore. E si finisce spesso per votare qualcuno che non ci piace e non ci rappresenta pur di fare argine. Forse è venuto il momento di cambiare musica.

venerdì 15 febbraio 2013

UN NUOVO CONTENZIOSO AL MENSILE DEI VERDI

(AGI) - Roma, 15 feb. - In piena campagna elettorale riesplode il contenzioso sul mensile ecologista 'Terra', organo della Federazione dei Verdi e destinatario da anni dei contributi pubblici per l'editoria: il mensile si trova con due direttori.
A riferirlo e' Emanuele Giordana, direttore della testata che ha rilanciato e firmato fino al numero di dicembre, e che non e' mai stato mai ufficialmente dimissionato. Il secondo e' stato nominato oggi dai due soci, la piemontese Worksys e la romana Olisistem, subentrati nel 2012 nella societa' Undicidue srl che editava 'Terra quotidiano' in seguito 'Terra mensile'".
Giordana, che figura ancora oggi come responsabile della testata sul sito internet Terra.it, ha inviato una lettera al segretario della Fnsi Franco Siddi e al presidente dei Verdi Angelo Bonelli, per informarli che l'editore del magazine ha assunto un nuovo responsabile gia' al lavoro sulla testata.
Il giornalista ha chiesto al sindacato dei giornalisti e ai Verdi un intervento censorio a tutela della sua figura professionale, giacche' l'azione dell'editore costituisce una grave violazione delle norme che regolano il rapporto di lavoro
giornalistico tra proprieta' e direttore. E ha diffidato l'editore. La nuova proprieta', che ha ereditato i debiti della Undicidue, "ha gia' incassato parte del contributo pubblico, ma io da un anno e mezzo non ricevo comunque lo stipendio", ha riferito Giordana.
Dopo i dieci numeri del 2012, il magazine green non e' piu' uscito. La testata, fin dai tempi del quotidiano, ha un contenzioso con giornalisti e poligrafici, che minacciano una richiesta di fallimento. "E' soltanto per senso di responsabilita' verso i Verdi e i giornalisti di Terra che ho diretto il mensile per dieci numeri", ha detto Giordana, "mi sarei aspettato dall'editore un atteggiamento altrettanto responsabile e non una rottamazione nemmeno comunicata per via formale". (AGI)

sabato 23 aprile 2011

GLI ECOLO' FRANCESI E IL CASO HULOT

Chi è quel mattacchione che su Youtube, fingendo di lanciarsi da una qualche altura con tanto di casco occhiali e giubbetto paramilitare, si rivela – appena la telecamera allarga – una sorta di comico di periferia che attraversa le strade di Usuhaia, capitale della Terra del fuoco, con una sedia attaccata al groppone? Oui, je suis Nicolas Hulot: ecco il nuovo candidato all’Eliseo del partito verde francese. O almeno vorrebbe esserlo, in vista delle presidenziali del 2012.

La rivelazione dell’autocandidatura verde di Nicolas è di metà aprile ma da allora impazzano le polemiche. Chi non lo conosceva lo ha visto su Youtube fare il buffone con la sedia sul dorso o impegnato in qualche prova di coraggio su aerei d’alta quota e, nei casi migliori, tra qualche fiore tropicale o col microfono davanti alla faccia di un indigeno in via d’estinzione. Chi lo conosceva, i francesi soprattutto, ne sa parecchio perché Nicolas Hulot, presentatore televisivo prestatosi alla politica, ha una carriera da roboante protagonista nella fortunata trasmissione televisiva verde del primo canale francese che si chiama appunto Ushaia.

Sembra, di primo acchito, il prototipo perfetto del candidato catodico o, se preferite, digitale. Poche parole chiare e sufficientemente vaghe, qualche pervicace buco di memoria, bella presenza, buona dizione, una discreta approssimazione generalista. Il tutto al servizio dell’ecologia.

Quando Hulot, omologo del famoso personaggio di Tati immortalato sulla celluloide nelle spericolate e ridicole vacanze del francese medio anni Cinquanta, ha preso la grande decisione, l’ha spiegata così: “Dopo 35 anni ho percorso il mondo e l’ho visto cambiare. Ho esplorato le sue bellezze e partecipato della sua felicità ma allo stesso tempo ho misurato l’aggravarsi simultaneo dell’illegalità e della distruzione della natura…”. Conclusione apodittica ma incisiva: “…l’urgenza e il senso del dovere ci impongono di cambiare marcia”. A giudicare il personaggio, la marcia sembra più la quinta che non la seconda – come suggerirebbero i teorici della decrescita che in Francia hanno i loro padri nobili – e per altro l’uomo a tout vitesse si è attirato subito una valanga di critiche, incluse quelle dei suoi compagni verdi di strada. Quantomeno: distinguo, prudenza, sarcasmo. E qualche grave accusa.

Daniel Cohn Bendit, verde francese di origine tedesca, a capo dei Verdi nel parlamento europeo, è rimasto molto sulle sue. Con un discreto scetticismo che riguarda però, più che Hulot, i verdi francesi in generale, troppo interessati a stabilire se Nicolas è di destra o di sinistra. Un argomento che però continua ad appassionare gli ecolò d’Oltralpe che si infiammano sui blog e naturalmente sul palcoscenico politico. Per la verità pure Cecile Duflot è rimasta fredda: segretaria nazionale di Europe Ecologie-Les Verts dal novembre 2010, si è limitata a ricordare che all’inizio dell’estate ci saranno le primarie in cui i verdi sceglieranno il candidato per l’Eliseo. E che il caso Hulot “non la preoccupa”. Ma il magistrato Eva Joly, verde francese con ascendenze norvegesi, ha sparato il carico da ’90 a sole 48 ore dall’autocandidatura di Monsier Hulot: secondo Joly, anche lei in corsa per le presidenziali, dietro a Nic il verde ci sono “gli interessi delle multinazionali e non quelli dei cittadini”, allusione che deriva dal fatto che a sponsorizzare “Ushuaia” su TF1 ci sono grandi gruppi industriali che si sono dati una rinfrescata verde. Anche grazie a Hulot. Infine, gli è stato rimproverato, Nicolas nel suo discorso di investitura si è…dimenticato del nucleare.

Insomma
la temperatura è alta. Basterà l’effetto serra del grande schermo a fare di Nicolas Hulot lo sfidante di Nicolas Sarkozy? Si attendono scommesse.