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lunedì 6 aprile 2026

Su due lati del confine: 9 aprile la presentazione a Roma


Giovedì 9 aprile ore 19.00 | Shell Libreria Bistrot,  Vicolo della Fontana, 28 

Giuliano Battiston Paola Caridi Emanuele Giordana

M
yanmar e Bangladesh sono divisi da un confine di poco più di 250 chilometri, segnati per buona parte da un fiume e da una piccola catena montuosa. Argine al mescolamento e allo stesso tempo membrana porosa tra i due Paesi, la frontiera è teatro di conflitti e stravolgimenti politici che riguardano soprattutto la minoranza etnica dei Rohingya, perseguitata sistematicamente da anni e priva di cittadinanza. Questo libro, un reportage inchiesta che si dipana sui due lati di quel confine, è un lavoro a quattro mani con un caro amico e collega, Giuliano Battiston,  che vede la prefazione della nostra cara sorellina di Lettera22, Paola Caridi.


Il libro sarà nelle librerie agli inizi di aprile. Sono molto grato alle edizioni Add per averci guidato nella stesura e aver accettato il progetto su questo popolo, è il caso di dirlo, davvero dimenticato dopo la fiammata di attenzione tra il 2016 e l'agosto del 2017 quando oltre 800mila rohingya si rifugiarono in Bangladesh. Avevo seguito la vicenda allora e ho continuato a seguirla negli anni con un viaggio a Sittwe poco prima che le autorità sigillassero il Rakhine nel 2020 per il Covid. Un sigillo cui ne seguì un altro ben più tragico: il golpe militare del 2021 e, adesso, la morsa dell'Arakan Army cui manca solo la conquista di Sittwe e del porto di Kyaukpyu

Giuliano intanto batteva le strade del Bangladesh - dove ero stato nel dicembre 2016 ma in cui da allora non ho più messo piede - per documentare come vive l'enorme diaspora che si è formata dopo la fuga e l'espulsione dal Myanmar. Questo lavoro è il tentativo di restituire ai Rohingya la dignità che la Storia gli ha levato giorno dopo giorno negli ultimi decenni. Che in parte potrebbe essergli restituita anche dall'attesa sentenza della Corte di giustizia dell'Aia (forse entro quest'anno) dove il Myanmar è stato accusato di genocidio.

martedì 16 dicembre 2025

Le Scam City lungo i confini del Sudest asiatico

Dentro le Scam Cities del Sudest asiatico

Scam Cities, lungo i confini del Sudest asiatico”, è il podcast in due puntate prodotto da un team di giornalisti – Monika Bulaj, Nicola Bellucci ed Emanuele Giordana – che per tre anni hanno seguito l’evoluzione delle “città delle truffa”, hub della modernità criminale in Asia sudorientale sviluppatisi sulle frontiere che collegano Myanmar, Laos, Cambogia e Thailandia. Dove un esercito di cyber schiavi lavora per le mafie locali truffando via Internet e con l’Intelligenza artificiale vittime asiatiche, americane ed europee che cascano nel miraggio dei soldi facili con investimenti fasulli in criptovalute. Un fenomeno in continua espansione. Scam Cities è stato prodotto col sostegno del Journalism Fund Europe e fa parte della collana di approfondimento giornalistico 11Decimi di Next New Media.

Ascolta le puntate qui

La foto in copertina è di Monika Bulaj




venerdì 19 settembre 2025

Shwe Kokko, la regina delle Scam City nell' "Asia criminale"


Questo breve video descrive uno dei tanti aspetti raccolti da Massimo Morello e me nel Sudest asiatico per disegnare quella che è la nuova rete della criminalità
organizzata asiatica che va oltre il traffico di armi, stupefacenti, persone. L'abbiamo descritta in "Asia criminale" uscito nel giugno 2025 per Baldini e Castoldi. Un lungo reportage inchiesta scritto a quattro mani che stiamo presentando in giro per l'Italia.

Se il tema vi interessa e volete parlarne nella vostra città, circolo, associazione, festival potete scrivere un commento qua sotto e ci faremo vivi

mercoledì 17 settembre 2025

"Asia criminale" a Roma domenica 21 settembre


A Roma, domenica 21 settembre alle 18,  all’interno del Festival Il Mondo Nuovo, presento "Asia criminale", reportage inchiesta scritto a quattromani con Massimo Morello e uscito questa estate per Baldini e Castoldi. Mi darà una mano il collega Paolo Affatato, con me a Lettera22 da decenni e con me da anni docente alla Scuola di giornalismo della Fondazione Basso.

In effetti, la Scuola ha proposto quattro appuntamenti (quello di domenica è il terzo)  dedicati a un giornalismo critico, indipendente e di approfondimento. "Asia criminale" rientra, credo, in questa categoria. Qui sotto il programma del Festival di Altraeconomia che ci ospita. Appuntamento, se volete, da Vanni in Via Col di Lana (a pochi metri da piazza Mazzini)




Lunedì 29 settembre alle 17.00  chiude il ciclo suggerito dalla Scuola Basso con “Raccontare le periferie”, un incontro dedicato all’esperienza della Rivista Corvialista, con la partecipazione della redazione, e del progetto editoriale Sveja, con la partecipazione di Giuliano Battiston, Christian Raimo, autore, per Altreconomia, di “Scuola e Resistenza”, Ylenia Sina, co-autrice con Sara Bruno, per Altreconomia, della guida “Roma” e altri redattori coinvolti.


Tutto il programma del Festival invece lo trovate qui

martedì 24 settembre 2024

Quanto è grande Bangkok


Q
uanto è grande Bangkok, una delle più tentacolari città dell’Asia e una sorta di capitale del Sudest asiatico? Quante anime racchiudono i suoi tanti quartieri dove la tradizione thai si mescola con quella cinese, birmana e persino occidentale?
Questa città apparentemente caotica e respingente, è piena di scorci, oasi, memorie e stratificazioni culturali che corrono lungo un fiume dove si affacciano mondi diversi.
Su una terrazza che guarda il Chao Phraya, il grande fiume della “città degli angeli”, due giornalisti italiani provano a raccontarla.

Emanuele Giordana, che frequenta Bangkok da quando era il retrovia della Guerra del Vietnam e il buen retiro di soldati e agenti americani, ne parla con Massimo Morello ( che su Bangkok ha appena pubblicato un libro per OgZero) giornalista e scrittore che ha scelto questa metropoli come residenza e scenario per i suoi racconti. Alla scoperta di tutto quello che non si vede ma in qualche modo c’è. Forse da sempre

Un podcast a due voci da oggi online: Ascoltalo qui 

Scritto e raccontato da Emanuele Giordana
Coordinamento editoriale: Tiziana Guerrisi
Producer: Sara Sartori
Post-produzione e musiche: Pietro Snider
Progetto grafico: Beatrice Cambarau
Coordinamento collana 11Decimi: Andrea Battistuzzi
Produzione Next New Media Srl. settembre 2024 ©️ tutti i diritti riservati.
                              -------------------------------------


Nelle puntate precedenti: Frontiere di Tenebra Viaggio in Asia
Ascoltale qui


mercoledì 16 settembre 2020

"Sconfinate" apre il Festival delle Geografie di Villasanta


Quest’anno il Festival delle Geografie di Villasanta può essere seguito anche in Live Streaming sul proprio cellulare, tablet o computer. Coloro che non riuscissero ad accedere alla Conferenza in Villa Camperio possono scegliere di seguirla attraverso gli schermi predisposti all’interno Del Cortile Centrale della Villa, seduti nell’Area Ristoro, oppure sul proprio cellulare o altro strumento connesso ad internet. Il Link è quello indicato in figura: LA DIRETTA IN STREAMING qui.

Giovedi 17 in apertura del Festival Sconfinate, terre di confine e storie di frontiera

Sconfinate è un piccolo atlante che accompagna il lettore in viaggio tra alcune delle terre di confine oggi più problematiche, e sarà il punto di partenza per parlare di confini e frontiere con uno dei giornalisti che da più tempo in Italia si occupa di esteri, stando sul campo.

Emanuele Giordana, curatore del volume, ne parla con Alessandro Morelli



sabato 30 novembre 2019

La Grande Illusione afgana: presentazione a Roma il 5 dicembre

Giovedi 5 dicembre alle ore 18.30
Eur Sala Nettuno viale Asia 44
organizzato da Afgana / Rosenberg &Sellier / Lettera22 / Atlante delle guerre e dei conflitti
Festival di Roma  Più Libri più liberi 

la presentazione nazionale de


La Grande Illusione 
L’ Afghanistan in guerra da 40 anni
Rosenberg&Sellier  2019
a cura di Emanuele Giordana

12,50 eu  pp 150

Saggi di: Affatato, Battiston, Carati, De Maio, Foschini, Giordana, Giunchi, Giustozzi, Sulmoni, Recchia, Sergi, Shiri e un saluto della principessa Soraya. Prefazione di Gianni Rufini, direttore di Amnesty Italia

Iniziata con l’invasione sovietica, l’ultima guerra afgana compie quarant’anni con attori diversi ma sempre con le stesse vittime: i civili. Una lunga guerra della quale Usa e alleati – tra cui l’Italia - sono tra i maggiori responsabili anche per per l’ennesima grande illusione: diritti, lavoro, dignità, uguaglianza. A diciotto anni dall’ultima fase del conflitto iniziato nel 2001, il disastroso bilancio è anche il manifesto di come si possa utilizzare la bandiera dei diritti per violarli ripetutamente. I saggi scritti da autorevoli osservatori delle vicende afgane disegnano illusioni e sofferenza, le responsabilità di guerriglia, governo e alleati stranieri, i giochi degli attori regionali e lo spregiudicato uso di una propaganda cui non credono più nemmeno i suoi inventori. Una fotografia in bianco e nero dove il nero trionfa. Un atto d’accusa che, pur riconoscendo la buona fede di molti, mette il dito nella piaga della malafede tipica di ogni conflitto.

Verso la fine del 1979 l’Unione Sovietica, inizialmente riluttante a inviare truppe in Afghanistan, invadeva il Paese dell’Hindukush con 80mila uomini e 1800 carri armati. Iniziava una guerra di logoramento durata dieci anni che alla fine fece decidere al Cremlino il ritiro. Ultimo conflitto della “Guerra Fredda” e terreno di scontro tra sovietici e americani, la campagna afgana era costata a Mosca 30mila morti e oltre 50mila feriti. Fu il colpo decisivo all’implosione dell’Urss. Ma agli afgani la guerra era costata molto di più: morte, distruzione, degrado e povertà. Finita una guerra però ne iniziavano altre: tra i mujahedin e il governo, quella interna alla guerriglia, quella poi condotta dai Talebani. Anche queste però erano solo l’anticipo di un conflitto ancora più lungo e non ancora concluso, iniziato con una nuova occupazione militare guidata dagli Stati Uniti e dagli alleati della Nato. La guerra infinita, che nel 2019 compie quarant’anni, segna uno dei più lunghi conflitti della Storia con il suo corollario di vittime civili e militari, distruzioni, miseria, illusioni e dolore a fronte di promesse non mantenute, di una ricostruzione incompiuta e di un fallimento delle speranze riposte dagli afgani in un intervento che, anziché essere risolutivo, si è manifestato come un ennesimo capitolo dell’epopea del “Grande Gioco”, iniziata nell’Ottocento tra Regno unito e Russia zarista. Tassello geopolitico ineludibile, schiacciato dalle mire egemoniche di Paesi vicini e lontani, l’Afghanistan è un caso emblematico di come un Paese di montagne e deserti, povero di risorse energetiche e naturali, possa diventare il teatro di un incubo spaventoso e apparentemente senza fine in cui da quarant’anni si agita il fantasma quotidiano della guerra.

I saggi di questo volume disegnano la storia recente del Paese e del suo ultimo conflitto. Le promesse e le speranze ma anche il cinismo e le ambizioni, gli errori umani e i calcoli politici. Con un solo grande protagonista da sempre utilizzato solo come comparsa: la sua popolazione civile. Inascoltata, repressa, ignorata.

mercoledì 19 settembre 2018

Dialoghi sul confine. A Trani il 20 settembre





Con grande piacere sono stato invitato a presentare sconfinate a Trani. Ma sarò da solo, senza un interlocutore che mi faccia domande...

Come posso coinvolgere il pubblico da solo? Un'idea ce l'ho...sconfinata!




Tutto il programma dei Dialoghi di Trani: Paure

domenica 17 giugno 2018

Sconfinate a Bologna il 19 giugno

Atlas of Transitions Biennale prende il via a Bologna con le dieci giornate di Right to the City | Diritto alla Città dal 15 al 24 giugno
Esperienze comuni tra residenti italiani e stranieri, migranti, richiedenti asilo, rifugiati politici 
Tra gli eventi la presentazione di
Sconfinate. Terre di confine e storie di frontiera

Arena del Sole – Chiostro
Martedi 19 giugno // ore 19 // Chiostro Arena del Sole
ingresso gratuito

Cosa sono oggi e cosa sono stati i confini? Cosa rappresentano e come sono nati? Chi se ne sente protetto e chi invece li vive come una privazione identitaria?
Nella raccolta Sconfinate (Rosemberg & Sellier 2018), a cura di Emanuele Giordana, dieci autori provano a disegnare una nuova mappa geografica che tenga conto del “confine che non c’è” del Somaliland, della frontiera liquida del Mediterraneo, dei confini di sabbia dei deserti africani, dei lasciti coloniali della linea Durand tra Afghanistan e Pakistan, del muro di Trump tra Usa e Messico.



Il curatore del volume Emanuele Giordana, direttore di atlanteguerre.it ne  discute con gli autori Giuliano Battiston e  Pierluigi Musarò



Giuliano Battiston
Giornalista e ricercatore freelance, socio dell’associazione indipendente di giornalisti Lettera22.
Giuliano Battiston scrive per quotidiani e periodici, tra cui L’Espresso, il Manifesto, Pagina99, Ispi. Si occupa di islamismo armato, politica internazionale, globalizzazione, cultura. Per le Edizioni dell’Asino ha pubblicato Arcipelago jihad, Lo Stato islamico e il ritorno di al-Qaeda. Per la stessa casa editrice è autore dei libri intervista Zygmunt Bauman. Modernità e globalizzazione (2009) e Per un’altra globalizzazione (2010). Dal 2010 cura il programma del Salone dell’editoria sociale. Dal 2007 si occupa di Afghanistan, con viaggi, inchieste, reportage e ricerche accademiche.


Pierluigi Musarò
professore associato presso l’Università di Bologna e research fellow presso IPK, New York University e London School of Economics and Political Science. Presidente dell’Associazione YODA (gruppoyoda.org) e Direttore di IT.A.CÀ_migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile (festivalitaca.net).
Autore di molte pubblicazioni nel campo dei media e delle migrazioni, del turismo e dello sviluppo sostenibile, dell’innovazione e della comunicazione sociale.

venerdì 8 giugno 2018

Sconfinate in una Marina di libri

All'orto botanico di Palermo (via Lincoln 2)
al Festival  Una marina di libri 

Sabato 9 giugno alle ore 18.00 nella Serra Tropicale


Paola Caridi ed Emanuele Giordana
parlano di confini e frontiere


a partire dal volume  Sconfinate. Terre di confine e storie di frontiera



Che cosa unisce il Sahara all’Ucraina, Haiti e il Congo, il Pakistan e il Myanmar? La storia di comunità divise da linee tracciate sulla carta, confini che cambiano provocando deportazioni di intere popolazioni, monarchi che non vogliono abbandonare il loro scranno, frontiere illegali che creano ghetti, lasciti coloniali che provocano guerre…


In questo volume – scritto a più mani e curato da Emanuele Giordana senza intenti di esaustività ma rappresentativo delle differenti tipologie di frontiere contese – si racconta la geopolitica dei confini analizzando alcuni casi emblematici, per concludere con un inquadramento storico e letterario sul concetto di confine, un’analisi sociologica sulla sua mediatizzazione come nel caso delle tragedie del Mediterraneo e uno sguardo a una situazione di portata globale più emblematica tra quelle attuali che si va consumando attorno al 38° parallelo.

lunedì 16 aprile 2018

Un libro e un film sull'epopea post 68 a Trento il 18 aprile


La mappa dell'Eden vista da Maurizio Sacchi
La Libreria Viaggeria e Raffaele Crocco vi invitano, mercoledì 18 aprile alle 20.30 allo archeologico della Banca Popolare dell'Alto Adige - Volksbank di Piazza Lodron a Trento, alla presentazione con l’autore dell'ultimo libro del giornalista e scrittore Emanuele Giordana
 Spazio "Viaggio all'Eden - Da Milano a Kathmandu" uscito per Editori Laterza e all'anteprima nazionale, dopo il restauro, del film "Riso al verde" che vede tra i protagonisti Emanuele Giordana e il pittore Maurizio Sacchi, a cui si deve l’illustrazione che apre il libro. Un libro e un film amatoriale che a cinquant’anni dal 68 ricostruiscono lo stato d’animo di una generazione.

Il libro

"Un viaggiatore di lungo corso, per passione e per lavoro, ritorna sulla rotta degli anni Settanta per Kathmandu: il Grande Viaggio in India fatto da ragazzo e ripercorso poi come giornalista a otto lustri di distanza. Un sogno che portò migliaia di giovani a Kabul, Benares, Goa, fino ai templi della valle di Kathmandu. Emanuele Giordana si destreggia tra gli appunti presi allora su un quadernetto riemerso dalla polvere, un grande esercizio di memoria e il confronto con le trasformazioni di quei paesi che, terminata l'epoca della Guerra Fredda, sono stati attraversati da conflitti. E dall'orda dei turisti: dal viaggio all'Eden dei frikkettoni ai viaggi organizzati del tutto compreso e agli alberghi di lusso. Su tutto, il ricordo tratteggiato con leggerezza e ironia tra droghe, sesso libero e scoperta di nuovi paesaggi e un'ombra malinconica e riflessiva sul senso del 'viaggio'. Un libro per chi aveva vent'anni allora, chi quel viaggio non l'ha mai fatto e chi ancora vorrebbe farlo".


Il film

Realizzato da Piero Motta e Davide Del Boca nel 1982, è un film a soggetto di 40 minuti presentato
al Filmaker di Milano nell'autunno 1983 e, nel 1984, al Festival Internazionale del Cinema Indipendente di Montecatini. Dimenticato in un cassetto per anni, nel 2017 è stato restaurato e digitalizzato. Racconta la storia di due trentenni milanesi che vivono di lavoretti saltuari, cene e feste con gli amici, viaggi in Oriente e nella città profonda. I due squattrinati perdigiorno vincono 4 milioni con la schedina delle semifinali dei mondiali del 1982, competizione che vedrà la vittoria degli azzurri. E’ l’affresco inconsapevole di un periodo che chiude la prima fase del post Sessantotto – quella dell'impegno politico e dei viaggi in Oriente – e che si avvia a diventare l’epoca dello yuppismo, dell’edonismo reganiano e della Milano da bere. Le disavventure dei due frikkettoni raccontano, senza moralismi e giudizi, come viveva una generazione nata agli inizi degli anni Cinquanta in pieno boom economico e che, a trent’anni, aveva già contabilizzato una rivoluzione (ai loro occhi) mancata.



Due fotogrammi di Riso al Verde. Nel video in mezzo
la presentazione del film registrata da Piero Motta

Davide Del Boca, classe 1954, regista televisivo e giornalista, lavora alla Rai dal 1987. Ha realizzato documentari per la Rai e la RTSI su temi sociali come l'immigrazione e la disabilità. Ha lavorato in Rai in numerosi programmi televisivi come regista ed è tuttora è impegnato in trasmissioni di attualità, informazione e cultura.

Piero Motta, classe 1952, professione pittore con la passione per il cinema - da cui è nato 'Riso al Verde’ - ha realizzato numerose mostre e si divide tra Milano e la Liguria, posto che predilige per dipingere.

Visto il limitato numero di posti è indispensabile prenotarsi chiamando lo 0461 233337 o scrivendoci all'indirizzo libreriaviaggeria@yahoo.it. Vi aspettiamo!

martedì 20 marzo 2018

Viaggio all'Eden (via Vicenza)





Martedì 20 marzo, alle 20.45, alla Locomotiva, Centro dei Ferrovieri, in via Rismondo 2

Viaggio all’Eden. Da Milano a Kathmandu

con Emanuele Giordana, giornalista e scrittore, presidente dell'Associazione Afgana.


A cura dell’Associazione Culturale “L’Angolo dell’Avventura” in collaborazione con l'assessorato alla partecipazione. Info: www.locomotivaferrovieri.it, mail locomotivaferrovieri@gmail.com, tel.393 9412817

 Ingresso gratuito – Referente: Maurizio 339 8907558

martedì 5 dicembre 2017

Un ricordo di Giovanni Bensi

L’ISIS: DALLE RADICI AL CROLLO
In ricordo di Giovanni Bensi

La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Centro studi sul Caspio e il Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione, organizza mercoledì 6 dicembre alle ore 12, 30, nell’Aula 6 del Campus di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Bergamo (via Moroni 255), l’incontro “L’ISIS: dalle radici al crollo”.
Intervengono Michele Brunelli, Carlo Frappi, Emanuele Giordana e Fernando Orlandi.

Nell’ultimo periodo lo Stato Islamico (o ISIS o Daesh) ha incassato una dura serie di pesanti sconfitte e il collasso come organizzazione territoriale. Ma il progetto dello Stato Islamico resta quello di estendere i confini di un neo Califfato a tutta la comunità dei musulmani sunniti oltre il mondo arabo. In Asia le aree di un conflitto ormai permanente, come nel caso afgano o pachistano o nel caso della guerra sempre sotto traccia tra India e Pakistan, si presentano come un terreno ideale. Così il nuovo revivalismo islamico nelle repubbliche centroasiatiche dell’ex Unione Sovietica o nelle provincie meridionali musulmane della Thailandia o, ancora, in Paesi attraversati dal contrasto tra governo e comunità musulmane come nel Sud filippino, in quel vasto territorio insulare che fa dell’Indonesia il Paese più musulmano del pianeta o ‒ per venire a fatti recentissimi ‒ nel dramma dei Rohingya, cacciati dal Myanmar in Bangladesh.
Come mai e con quali strumenti ha funzionato il messaggio dello Stato Islamico e qual è il contesto in cui opera? A rispondere a queste domande contribuisce un recente volume curato da Emanuele Giordana (“A oriente del Califfo. A est di Raqqa: Il progetto del gruppo Stato Islamico per la conquista dei musulmani non arabi”, Rosemberg & Sellier), testo in cui ci si interroga su cosa può restare, anche dopo la caduta di Raqqa, del messaggio di Al-Baghdadi in paesi così distanti dal cuore e dalla cultura mediorientale e in che contesto è maturato e cosa ha spinto un giovane di Giacarta, di Dacca o del Xinjang a scegliere la spada del Califfo e la sua violenta lettura del Corano.

Ci aiuta, invece, a comprendere le antiche origini del jihadismo e dell’idea di ricostruzione del Califfato il libro postumo di Giovanni Bensi (“Il mito del Califfato”, Teti). Ricco di informazioni, il lavoro di Bensi offre una prospettiva altra, argomentando come l’idea di jihadismo e di Stato Islamico non sono sorte in Medio oriente: le origini del Califfato, come suggerito dal titolo del libro, vanno cercate molto più a est, nel subcontinente indiano e nel pensiero del teologo e politico musulmano Sayyd Abu l-A’la Maududi (1903-1979). Assai poco conosciuto in Occidente, Maududi nel mondo islamico è ritenuto uno dei principali pensatori del Ventesimo secolo. A lui si deve la fondazione nel 1941, del Jamaat-i Islami, nell’allora India britannica. Maududi sviluppò l’idea di uno Stato Islamico dove ogni aspetto della vita singola e collettiva sono plasmati dai dettami dell’Islam. Le sue dottrine hanno segnato tutto il pensiero jihadista.
Giovanni Bensi, deceduto il 6 marzo 2016, non ha potuto osservare il rapido disfacimento territoriale attualmente subito dallo Stato Islamico. Ma con lungimiranza ha saputo intuire come l’aspirazione a ristabilire un Califfato, sull’onda lunga dell’umiliazione per la fine dell’Impero Ottomano, sia la più forte “nostalgia” insita nel mondo e nella cultura musulmana. Una nostalgia che si nutre, si autoalimenta della propria efferatezza, e che la forza militare da sola non può sradicare completamente.

Questi temi vengono affrontati nell’incontro “L’ISIS: dalle radici al crollo”, che si terrà mercoledì 6 dicembre alle ore 12, 30, nell’Aula 6 del Campus di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Bergamo (via Moroni 255).
Intervengono Michele Brunelli, Carlo Frappi, Emanuele Giordana e Fernando Orlandi.

“A oriente del Califfo. A est di Raqqa: Il progetto del gruppo Stato Islamico per la conquista dei musulmani non arabi”, a cura di Emanuele Giordana. Con i contributi di Paolo Affatato, Giuliano Battiston, Guido Corradi, Tiziana Guerrisi, Matteo Miavaldi, Massimo Morello, Andrea Pira, Ilaria Maria Sala, Lucia Sgueglia (Rosenberg & Sellier, pp. 192, € 15,00).
Giovanni Bensi, “Il mito del Califfato. Le radici indiane dell’ISIS” (Teti, pp. 198, € 16,00).


Per oltre cinquanta anni Giovanni Bensi ha seguito e commentato ogni giorno le vicende dell’Unione Sovietica prima e della Russia e degli stati successori poi, in questo facilitato dalle straordinarie competenze linguistiche e storico-culturali.
Nato a Piacenza il 19 dicembre 1938, appassionato allo studio delle lingue già in giovanissima età, da autodidatta affronta anche lo studio della lingua russa che presto domina con maestria.
Nel 1964 inizia a scrivere per il quotidiano “Italia” (oggi “Avvenire”) e a collaborare con il CESES, diretto da Renato Mieli. Nel 1972 si trasferisce a Monaco di Baviera per lavorare a Radio Svoboda, dove per decenni ha condotto trasmissioni quotidiane in russo.
Dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, Bensi viene mandato a Peshawar, nella Tribal Zone del Pakistan, a costruire il servizio di trasmissioni di Radio Svoboda indirizzate ai militari dell’Armata Rossa che occupavano quel paese. Tra il 1980 e il 1987 soggiorna per lunghi periodi in Pakistan. La sua curiosità lo porterà a frequentare una madrassa e a studiare all’università islamica “Dar-ul-‘Ulum”, frequentando corsi di lingua araba, persiana e urdu, oltre che di storia dell’Islam.
Nel 2003 si ritira da Radio Svoboda, rientrando dopo decenni in Italia. Nel 1997 era stato tra i costitutori del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale (CSSEO).
Giovanni Bensì era sapiente, tanto sapiente quanto modesto. È stato uno studioso di primaria levatura e un grande giornalista, scrupolosamente attento ai fatti e lontano dell’ufficialità mediatica e dalla retorica.
A lui dedichiamo questo incontro di Bergamo.

lunedì 2 ottobre 2017

C'era una volta la Guerra Fredda

Prosegue il ciclo di incontri “Dalla Guerra Fredda alla Globalizzazione: 40 anni di politica estera
raccontati da Icei e Radio Popolare”. Lunedì 2 ottobre alle 21, nell’auditorium di via Ollearo 5, il sesto appuntamento, dedicato all’Oriente: “L’Asia, dal Vietnam alla “fabbrica del mondo””. Intervengono i relatori Gabriele Battaglia ed Emanuele Giordana, conduce Chawki Senouci.
Leggi tutto

mercoledì 27 settembre 2017

Il Califfo e l'Asia al Festival di Internazionale: i Rohingya e il web

Chiostro di San Paolo
piazzetta Schiatti 7
Festival di Internazionale

VENERDÌ 29 SETTEMBRE 2017

17.00







Emanuele Giordana
e Tiziana Guerrisi

A oriente del Califfo
(Rosenberg&Sellier)
con
Junko Terao


Il gruppo Stato islamico (Is) vuole estendere i confini del califfato oltre il mondo arabo e alcune regioni asiatiche sembrano un terreno ideale. Una raccolta di saggi per capire il progetto dell’Is per la conquista dei musulmani non arabi e per comprendere chi sta dando una mano al califfato.
Giordana racconterà del suo viaggio alla frontiera Bangladesh/Myanmar di cui ha scritto per Internazionale e di come i secessionisti rohingya possano cadere nella trappola dello Stato islamico. Tiziana Guerrisi racconterà di come la diffusione del verbo di Al Baghdadi si sia diffusa nella Rete sperimentando un nuovo tipo di guerra a tecnologia avanzata

(Sarà presente il cane Fanny)