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sabato 23 giugno 2018

Pacifismo: ripartire da Assisi

Aldo Capitini padre nobile
Se restare umani è ormai un imperativo categorico del movimento pacifista, “restare uniti” sembra il messaggio più forte uscito ieri dalla giornata di incontro tra una cinquantina fra le associazioni che il 7 ottobre si ritroveranno alla marcia “Perugia Assisi”, la storica camminata nata nella mente di Aldo Capitini negli anni Sessanta. Il luogo ospitante è il sacro convento dei francescani che sovrasta un paesaggio mozzafiato. Son stati i frati, pressati da alcuni gruppi, a farsi anfitrioni di un incontro che par suggellare la fine di un periodo di freddezza, scontri interni, divisioni che – se non hanno messo a tacere il movimento – lo hanno in parte disgregato e per di più in tempi difficili, approdati a un governo che vuole schedare i rom, criminalizzare le Ong, abbandonare in mare chi sta affogando. Ma le cose cambiano anche in positivo come racconta proprio la storia del sacro convento che, negli anni Sessanta, chiuse le porte ai marciatori di Capitini ma che, vent’anni dopo, ospitava il segretario del Pci Berlinguer rompendo un tabù. Bergoglio ha fatto il resto.

Alla riunione, per altro solo vagamente rappresentativa di una realtà complessa e diffusa assai più che non si creda sul territorio nazionale, ci son cattolici, come i Focolarini o Sant’Egidio, ma anche una solare rappresentante dei Giovani musulmani oltre alle associazioni storiche come la Tavola della pace o la Rete della pace e, ancora, gli Scout, Rete disarmo, Arci… La riunione sceglie di non avere una presidenza né un documento già preparato da votare ma propone un percorso per ridefinire un’agenda, una nuova organizzazione liquida che faccia da contenitore e riassembli gli spezzoni di un movimento che altrimenti rischia di sembrare in affanno più di quanto non sia.

giovedì 7 febbraio 2013

LA GUERRA IN MALI....

I risultati del sondaggio che Lettera22 ha condotto sui visitatori del suo sito a partire dalla prima settimana di guerra in Mali rivelano alcune cose, per quanto relativo sia un sondaggio sulla rete ma comunque su un sito che ha una specializzazione in politica estera, che pubblica soprattutto approfondimenti e che ha anche una buona percentuale di lettori fissi. Per 18 di loro (17,8%), la guerra Andava fatta senza se e senza ma, per 8 (8,2%) Andava condotta in altra maniera, per venti tra i votanti (20,5%) Era meglio trovare una via diplomatica e per la maggioranza(53,4%) invece La guerra è sempre sbagliata. Questi dati mi hanno stupito. Aggiungo due elementi.

Io avrei personalmente scelto l'ipotesi 2 per questi motivi: "senza se e senza ma" vuol dir tutto e nulla comprese le vittime civili. Insomma a qualsiasi costo. La sola via diplomatica, è in linea di principio la miglior strada, ma non al punto in cui eravamo arrivati in Mali. Pensandoci prima forse si poetva anche fare ma già un anno fa si capiva che le cose sarebbero andate in quella direzione: i jihadisti cercano lo scontro dunque bisogna prepararlo il problema è semmai come. Infine c'è il rifiuto totale della guerra. Mi trova d'accordissimo ma è un'aspirazione generale che, senza adeguati strumenti, resta solo un'enunciazione di principio. Credo che al punto in cui erano arrivati i fatti, il conflitto fosse inevitabile ma c'era ancora modo di fare altro: era meglio aspettare lo schieramento Ecowas (inclazando gli africani) e sarebbe bastata una schicchera per fermnare le colonne dei jihadisti perché il problema vero arriva adesso, col controllo territoriale. Infine non posso credere che non ci sia uno Stato africano con tre o quattro caccia che siano in grado di fermare una colonna di 150 jeep. E' un'azione che si può fare anche con gli elicotteri. Il conflitto era inevitabile ma è stato confotto more solito: uno Stato muscolare, e con passato coloniale, prende la testa del corteo e trascina tutti gli altri. E' la vecchia teoria che nel mondo sottosviluppato c'è sempre biosgno di noi. Così proprio non mi piace e c'era tutto il tempo di preparare per bene le cose visto che l'occupazione del Nord maliano era vecchia di mesi. Quanto all'Onu, che fa? Dorme sonni beati cullata dal dottor Ban Ki-moon, un uomo che si limita a prendere atto, risolutamente timido nel prendere l'iniziativa e specchio di quanto abbiamo esautorato la società delle nazioni. Guai a dar retta a chi continua a dire che l'Onu non serve a nulla: i suoi limiti dipendono solo dalle nostre scelte non dalla macchina in sé.

L'altra considerazione è che, vedendo man mano i risultati dei sondaggi, quello iperpacifista - La guerra è sempre sbagliata - ha preso forza via via che la guerra andava avanti. Quando se ne è parlato di più e quando, forse, son venute fuori le magagne. Tutti gli strateghi sanno - Hitler lo aveva chiarissimo - che la guerra lampo è la migliore proprio perché non lascia il tempo di riflettere. Ma questo genere di guerre, se mai sono esistite (perché un conflitto va poi sempre misurato sul lungo periodo), non funzionano più. La loro unica fortuna è il black out informativo e la sempre minor attenzione dei media e dei decisori politici ai conflitti. L'Italia ha mandato due aerei e un centinaio di soldati da quelle parti (non sappiamo bene dove) ma il passaggio parlamentare che ha autorizzato l'invio (dunque l'entrata in guerra) è avvenuto con...un'ordine del giorno...dopo un dibattito scarno e poco approfondito.

Certo, quando le cose vengono fatte così è meglio astenersi. Davvero la guerra è il peggiore dei mali soprattutto quando la si fa nel silenzio generale, tanto più potente quanto la guerra è lontana e non riguarda fratellini con la pelle bianca.

sabato 15 maggio 2010

TACCUINO DALLA PERUGIA ASSISI



Il convitato di pietra, come sempre, è il governo italiano, anzi i governi del pianeta, responsabili di guerre, violenze, soprusi, crisi economiche. Il protagonista assoluto invece è il tempo meteorologico che definire incerto appare un eufemismo. E non è una bella premessa quando mancano poche ore alla marcia per la pace di 24 chilometri, la diciottesima nei quarantanove anni di storia della Perugia Assisi, che porta dal capoluogo umbro alla città di San Francesco (si può seguire su www.perlapace.tv/).
L'edizione di quest'anno si sintetizza in una locuzione densa: “un'altra cultura”. Quale? Quella della pace e va bene, ma non solo. Un'altra cultura, spiegano gli organizzatori, per ricostruire un paese agonizzante e una politica assente dai grandi teni se non per mettere una pezza al conflitto di turno. Ma se la due giorni che anticipa la passeggiata pacifista per eccellenza si configura come altrettante giornate di laboratori e seminari (decine, iniziati ieri mattina col “Forum della pace” aperto con un messaggio di Napolitano sul diritto di cittadinanza e da un video in cui Scalfaro ricorda il valore della Costituzione), le polemiche non mancano. Tanto da aver originato qualche distinguo e alcune defezioni, tra cui campeggia quella di Emergency.

Ma di questo abbioamo già parlato ieri. Oggi e in proprosito, vorrei dar conto conto del fatto che l''incontro, martedi scorso nella sede di “Libera”, l'associazione contro le mafie, ha innescato una bomba che è esplosa con una serie di mail al sito perlapace.it (molto visitato, in questi giorni, fino a 40mila contatti quotidiani) nelle quali i pacifisti più “duri e puri” promettono: quest'anno non veniamo. Polemica che, sulle piste del web o nel salotto buono di chi da anni lotta contro l'export delle armi e le guerre italiane all'estero, ha attraversato la Rete disarmo o fatto prendere carta e penna a pacifisti doc come Massimo Paolicelli, presidente dell'Associazione Obiettori Nonviolenti. Fino ad Emergency che ha vietato ai suoi rappresentanti perugini persino di mettere un banchetto in cui vendere gadget, pubblicazioni e la famosa maglietta “Io sto con Energency”. Che invece con la Marcia non ci vuole stare.
Sul sito di perlapace è così partita l'idea di un sondaggio i cui risultati sono in divenire: alla domanda “Fanno bene i costruttori di pace a dialogare con i militari”? il 74% risponde che bisogna parlare con tutti e il 9% che potrebbe fare senso. Ma un 6% ritiene che coi militari non di deve proprio parlare mentre un altro 10% pensa che sia un'impresa senza costrutto. Un sondaggio su Internet vuol dire poco, ma è l'indicazione che qualcosa è successo e che l'incontro di “Libera” non è stato esattamente digerito. Chissà se la camminata di domenica riuscirà a metabolizzarlo.

venerdì 14 maggio 2010

PACIFISTI, GENERALI E LA PERUGIA ASSISI

Pensierini a cielo aperto (e aihmé) nuvoloso alla vigilia della Marcia per eccellenza del movimento per la pace italiano. Eccellenza che però non è condivisa da tutti. Nel darne sommariamente conto mi chiedo se non sia colpa anche di quell'incontro tra Vincenzo Camporini e Flavio Lotti

Nell'articolo Il pacifista e il genereale, scritto a due mani con Ritanna Armeni, ho dato conto di un incontro storico, non tanto tra Flavio Lotti e Vincenzo Camporini tre giorni fa a Roma, quanto tra un personaggio assai rappresentativo e intellettualmente onesto del pacifismo italiano e un generale che non è un soldato qualsiasi ma il capo di Stato maggiore della Difesa, ossia il capo dei capi dei soldati. Considero anche lui, che conosco assai meno di Lotti col quale condivido anche l'impegno per la pace e contro la guerra, intellettualmente onesto e, se devo dirla tutta, anche piuttosto coraggioso ad aver accettato quell'invito.

La cosa infatti non è passata inosservata e non tanto per la buona copertura di stampa ma per le reazioni che ha suscitato. Molto interesse in alcuni, ostracismo in altri. Parlo ovviamente del movimento pacifista, non di quello militare di cui non sappiamo per una tradizionale reticenza ad affrontare in pubblico dibattiti interni che però l'incontro deve aver suscitato (anche nel governo credo: cosa ne avrà pensato il “ministro in divisa” Ignazio La Russa?). Riporto qui la lettera che mi ha inviato Massimo Paolicelli, presidente Associazione Obiettori Nonviolenti mi ha mandato per mail. E' uno spunto di riflessione, come si dice

“Per motivi di lavoro non ho potuto seguire tutto l’incontro di ieri, se non la parte andata in diretta su Rai news 24, ma, ho letto tutte le agenzie e gli articoli usciti sulla stampa di oggi. Proprio per questo sono pronto a ricredermi della lettura se alcune cose che dico non corrispondono alla realtà del dibattito. Premesso che condivido le opinioni già espresse in Rete Disarmo sull’assenza della Nonviolenza e del Disarmo, tanto che si è addirittura arrivati a dire che in fondo siamo uguali, abbiamo gli stessi obiettivi (la pace) e che in fondo i migliori pacifisti sono i militari che conoscono la guerra (questo lo ha detto il Generale)! Io posso tranquillamente dialogare con un militare, ma con la consapevolezza delle molte diversità, che oltretutto sono una ricchezza. Il mio fine ultimo è quello che il pacifismo scompaia perché non ci sono più guerre, ma il fine ultimo delle Forze Armate non è la loro scomparsa perché non ci sono più guerre. Anzi vale il motto del buon Albertone nazionale (Sordi) “finchè c’è guerra c’è speranza”!
Allora trovo aberrante scaricare tutta la colpa sull’assenza della politica, perché proprio di questa assenza si nutre il potere militare e non li rende di certo vittime. Si decide di fare la Cavour, salvo poi affermare (quando è pronta) che è inutile, ma questa scelta l’hanno fatta al 90% i militari. Quegli stessi che poi magari a fine carriera transitano per consigli di amministrazione dell’industria bellica. Mi fermo qui, perché abbiamo trattato ampiamente la questione con Francesco sul “Caro armato”. Tranne il Generale Mini, non trovo altri supporter nei vertici militari che sostengano FFAA dell’Unione Europea, perché ovviamente vorrebbe dire una enorme perdita di poteri e privilegi. Allora l’obiettivo è tutelare la pace o tutelare la “casta”? E’ difficile poi mandare giù l’accostamento del nostro Paese al Giappone sconfitto nel dopoguerra…!!!
In quanto allo zaino con i libri sull’Afghanistan mi ha riportato alla memoria l’assoluzione totale fatta alla Folgore dal sottosegretario alla Difesa Brutti (DS) perché ci aveva trovato un iscritto ai giovani del suo partito. Da quando in qua una rondine fa primavera? E’ di buon auspicio, ma da qui a farne una questione di “cambiamento climatico…”
!

Non è stata l'unica reazione: una pacifista ha scritto a Lotti piuttosto inviperita e Lotti le ha garbatamente risposto. A partire da quella missiva, il sito Pelapace.it ha postato un sondaggio su “abbiamo fatto bene o male?”, i cui risultati sono da vedere.
Cosa ne concludo? Che l'incontro ha sortito l'effetto desiderato: far discutere e anche forte. Non so quanto ciò sia utile per i militari (anche se penso che in molti lo apprezzino) ma certo fa bene al movimento per la pace. Quando si mettono in crisi le certezze, quando si avanzano dubbi (cercando soluzioni) si va, mi pare, avanti.
E visto che siamo in tema di passi, dirò che sto scrivendo da Perugia, alla vigilia della Perugia Assisi, la più nota camminata del pacifismo italiano. O no? Già, perché per qualcuno è no: tempo di distinguo e non è la prima volta. Ma chissà (come per altro ha scritto l'inviperita pacifista), chissà che Camporini non abbia aiutato chi vuole prendere le distanze da Lotti e compagni da molti considerati troppo “moderati”. Emergency ad esempio.

Fino a ieri tutti abbiamo detto, scritto, vestito “Io sto con Emergency” ma oggi mi accorgo che Emergency non sta con noi. Anzi, che ha vietato ai ragazzi di Perugia, che volevano mettere il banchetto alla marcia con gadget e magliette, che no, alla passeggiata multicolore non si va nemmeno col banchetto. Non è piaciuta molto questa mossa a cui per altro la Tavola della pace ha evitato di dare pubblicità. Ha me però la decisione ha lasciato molto perplesso. Spero che sia un caso limite. Anzi, spero che Emergency mi smentisca e dica, scriva che ho preso un abbaglio. O, al contrario, spieghi perché non vuole venire a braccetto con me fino alla Rocca di Assisi. Che sia davvero colpa di Camporini, di quella stretta di mano, di un colloquio anomalo cui ho provveduto anch'io con l'inchiesta sui soldati messa in piedi con Ritanna per Radio3?

Ora scusate, lucido gli scarponi. 24 chilometri non sono pochi. Posso solo assicurarvi che non chiederò la tessera o la carta di identità al mio vicino di marcia. Potrei scoprire che è un alpino della Taurinense.