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venerdì 31 gennaio 2014

SOLDI E OWNERSHIP, L'ALTRO FRONTE DELLA GUERRA AFGANA

Lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar) ha affidato a Ernst & Young e Kpmg un'indagine su come gli afgani spendono i soldi americani. Gli esperti hanno lavorato dal gennaio  2011 all'agosto 2013 spulciando 16 ministeri afgani.  Ma il responso degli esperti è negativo. A loro avviso i ministeri sono incapaci di gestire e di rendicontare le spese nonostante le raccomandazioni (696!) che E&Y e Kpmg hanno fatto nei loro report finanziari dedicati. Quasi la metà delle raccomandazioni si esprimeva con i termini di "critico" o ad "alto rischio", in particolare per 7 delle 16 entità. 

 I soldi in aiuto che gli americani hanno riversato in Afghanistan sono tanti (vedi nota*): qualcosa come 96,57 miliardi di dollari tra il 2002 e la metà del 2013 anche se la parte del leone l'hanno fatta il dipartimento della Difesa e il dipartimento di Stato mentre solo il 13% (circa 13,3 miliardi di dollari) sono andati alla United States Agency for International Development (Usaid) per la ricostruzione, attraverso un fondo (Economic Support Fund o Esf) che viene finanziato su indicazione del Congresso e che attualmente, dal 2002, è arrivato a un bilancio (diremmo "allocato") di 16.65 miliardi. Per quanto riguarda i ministeri afgani però la torta è ancora più piccola: l'aiuto "diretto" dal 2004 a metà 2013, è stato pari a 1,8 miliardi di dollari, per 18 progetti divisi tra 10 ministeri e altre entità governative afgane.  Ma attenzione, su una stima di 1,677 miliardi solo 688 milioni sono stati effettivamente impegnati e soltanto 226,9 milioni sono effettivamente arrivati a destinazione. Ciò si deve alla decisione presa a Londra nel 2010 di destinare in forma diretta al governo afgano i fondi per la ricostruzione almeno per il 50% del totale, cosa da cui sembra si sia abbastanza lontani. Ma da questo ad aprire la borsa comunque ce ne passa, al netto dei (pur comprensibili) controlli. A conti fatti, si potrebbe dire che il rapporto di fiducia con gli afgani è quasi pari a zero o cresce molto a rilento e con una certa distanza dalle raccomandazioni di Londra prima e Tokio poi. Ciò si deve certamente anche ai "buchi" neri nella forma in cui è gestita la cosa pubblica, alla corruzione, a una competenza ancora non completa. Ma anche alla decisione di privilegiare altri attori.