Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta Sigar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sigar. Mostra tutti i post

lunedì 19 dicembre 2016

Afghanistan, cade anche l'ultimo mito

Ricordi: un sussidiario
italiano del Dopoguerra
Vien da ridere se non ci fosse - come si dice - da piangere. Secondo il governo afgano ci sono circa sei milioni di bambini che frequentano 17.000 scuole in tutto il Paese. Per esser precisi, spiegano, un totale di nove milioni di bambini risultano iscritti ma un quarto di questi alunni solo registrati non frequentano la scuola. Eppure proprio l'istruzione di bambini e soprattutto bambine ci è stata venduta come la gran vittoria di una guerra giusta che aveva rimesso la luce al Paese  dopo l'oscurantismo talebano. Sapevamo infatti di 11 milioni di bambini andavano a scuola. Sono solo la metà: un'altra, ennesima bugia.

Il ministro della Pubblica Istruzione Assadullah Hanif Balkhi ha detto a chiare lettere che un recente studio ha scoperto che solo sei milioni di bambini afgani sono di fatto a scuola - in contrasto con gli 11 milioni che la propaganda dell'esecutivo Karzai, mai smentita dai governi amici (salvo le prime perplessità sollevate dall'istituto di controllo americano Sigar già nel 2015), ci aveva fatto credere come grande vittoria  di oltre dieci anni di guerra e ricostruzione. Balle. Eppure tutti, dalla Nato ai governi alleati, non han fatto in questi anni che dire "si, però ora si va a scuola". Non è così. O almeno è vero ma solo in parte.

Balkhi sostiene che la cifra di 11 milioni è stata fabbricata dal governo precedente e non solo per  propaganda. Anche, fan capire al ministero afgano, per intascar soldi di scuole e iscritti fantasma. Molte di quelle aperte, costruite o ricostruite, han chiuso i battenti per la guerra in diverse province. Integrity Watch Afghanistan (Iwa) - un'organizzazione della società civile afgana - ha chiesto che siano perseguiti per legge i funzionario del governo precedente che hanno rilasciato le statistiche fabbricate. Li mandassero a scuola di statistica e legalità. Con chi li ha protetti.

giovedì 29 gennaio 2015

Interludio afgano


Riflessioni a margine di 14 anni vissuti pericolosamente. Cosa si chiude con la fine del 2014, cosa si apre con l'avvento del 2015

Lunedi 12 gennaio, il neo presidente Ashraf Ghani ha finalmente annunciato la lista dei ministri del suo governo. Le nomine hanno ricevuto una reazione comprensibilmente tiepida visto che, l'impasse politico generato dalla condivisione dei poteri tra Ghani e Abdullah Abdullah (l'altro sfidante per la presidenza che, avendola persa, ha preteso una condivisione dei poteri e un ruolo da premier) aveva ormai superato i “cento giorni” del nuovo corso entro i quali il presidente avrebbe dovuto sia nominare la squadra, sia mostrare i primi risultati del suo programma. In base al nuovo “Cencelli” di Kabul, dei 25 ministri in carica, 13 li ha scelti Ghani (tra cui Difesa e Finanze) e 12 li ha scelti Abdullah. Sono questi ultimi, dicasteri di peso (Esteri, Interno, Economia, Sanità, Istruzione), a dimostrazione che il braccio di ferro tra i due ha finito per premiare quasi più il premier che il presidente. Va detto però che i portafogli più importanti (compresa la nomina del governatore della banca centrale) sono saldamente nelle mani di Ghani e chi controlla la cassa controlla tutto, specialmente in un periodo in cui il sostegno estero andrà scemando. I primi problemi comunque sono già arrivati: il parlamento ha contestato la previsione di budget, ossia la finanziaria del governo (alla fine approvata a fine gennaio) e ha bocciato alcuni ministri o chiesto la verifica sul rispetto delle condizioni poste dai regolamenti parlamentari per adire agli scranni: potrebbe trattarsi solod i questioni di potere ma essere anche la dimostrazione di una certa vitalità del parlamento afgano.

mercoledì 10 dicembre 2014

Sindrome Najibullah

A sinistra John Sopko, qui sopra
 il presidente Najibullah
Secondo quanto sostiene l'ufficio dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction, Kabul non ha abbastanza soldi per pagare il suo esercito. Né domani né nel 2024. Chi si assumerà l'onere? O succederà quello che accadde dopo il ritiro dell'Armata Rossa? Si chiama "sindrome Najibullah", dal nome dell'ultimo presidente filosovietico dell'Afhanistan...
                           --------------------------------------- o --------------------------------------------

L'acronimo “Sigar” sta per Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction. A capo dell'ufficio ispettivo americano – dotato di larghissima autonomia e persino del diritto di compiere arresti – siede John F. Sopko, un magistrato scelto da Obama due anni e mezzo fa per guardare nei conti e nelle spese. In due parole, in quei 104 miliari di dollari circa che gli Stati uniti hanno speso o si sono impegnati a spendere nella ricostruzione dell'Afghanistan. Oggi l'ufficio di Sopko ha pubblicato un nuovo report che evidenzia sette aree di crisi o di alto rischio (Corruption/Rule of Law, Sustainability, Afghan National Security Forces, On-Budget Support, Counternarcotics, Contract Management and Oversight Access) che sono interessanti da leggere. Ma la nostra attenzione è caduta sul capitolo Forze armate. Vediamo cosa dice il rapporto che contiene la High Risk List.

venerdì 31 gennaio 2014

SOLDI E OWNERSHIP, L'ALTRO FRONTE DELLA GUERRA AFGANA

Lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar) ha affidato a Ernst & Young e Kpmg un'indagine su come gli afgani spendono i soldi americani. Gli esperti hanno lavorato dal gennaio  2011 all'agosto 2013 spulciando 16 ministeri afgani.  Ma il responso degli esperti è negativo. A loro avviso i ministeri sono incapaci di gestire e di rendicontare le spese nonostante le raccomandazioni (696!) che E&Y e Kpmg hanno fatto nei loro report finanziari dedicati. Quasi la metà delle raccomandazioni si esprimeva con i termini di "critico" o ad "alto rischio", in particolare per 7 delle 16 entità. 

 I soldi in aiuto che gli americani hanno riversato in Afghanistan sono tanti (vedi nota*): qualcosa come 96,57 miliardi di dollari tra il 2002 e la metà del 2013 anche se la parte del leone l'hanno fatta il dipartimento della Difesa e il dipartimento di Stato mentre solo il 13% (circa 13,3 miliardi di dollari) sono andati alla United States Agency for International Development (Usaid) per la ricostruzione, attraverso un fondo (Economic Support Fund o Esf) che viene finanziato su indicazione del Congresso e che attualmente, dal 2002, è arrivato a un bilancio (diremmo "allocato") di 16.65 miliardi. Per quanto riguarda i ministeri afgani però la torta è ancora più piccola: l'aiuto "diretto" dal 2004 a metà 2013, è stato pari a 1,8 miliardi di dollari, per 18 progetti divisi tra 10 ministeri e altre entità governative afgane.  Ma attenzione, su una stima di 1,677 miliardi solo 688 milioni sono stati effettivamente impegnati e soltanto 226,9 milioni sono effettivamente arrivati a destinazione. Ciò si deve alla decisione presa a Londra nel 2010 di destinare in forma diretta al governo afgano i fondi per la ricostruzione almeno per il 50% del totale, cosa da cui sembra si sia abbastanza lontani. Ma da questo ad aprire la borsa comunque ce ne passa, al netto dei (pur comprensibili) controlli. A conti fatti, si potrebbe dire che il rapporto di fiducia con gli afgani è quasi pari a zero o cresce molto a rilento e con una certa distanza dalle raccomandazioni di Londra prima e Tokio poi. Ciò si deve certamente anche ai "buchi" neri nella forma in cui è gestita la cosa pubblica, alla corruzione, a una competenza ancora non completa. Ma anche alla decisione di privilegiare altri attori.

mercoledì 12 gennaio 2011

DIMISSIONI O LICENZIAMENTO?

Il generale americano Arnold Fileds si è dimesso dalla carica di Ispettore speciale generale per la ricostruzione in Afghanistan, incarico che era stato chiamato a rivestire nel 2008 e che fu riconfermato dall'Amministrazione Obama. Lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar) riferisce direttamente ai titolari di Difesa ed Esteri e, ciclicamente (ogni quattro mesi), al Congresso degli Stati uniti.

La decisione non sarebbe motivata da spinte o richieste esterne né equivarrebbe a un licenziamento. Fileds però si è dimesso dopo le critiche mosse nei suoi confronti da diversi membri del Congresso che lo hanno accusato di scarsa aggressività nei confronti di una spesa per le attività civili attualmente sotto tiro e considerata eccesiva e di cui Filed non ne avrebbe saputo garantire la tracciabilità.

Nelle ultime settimane le voci di dissenso sul suo operato si sono mescolate alle preoccupazioni per il futuro della cooperazione civile americana in Afghanistan, costata sinora circa 56 miliardi di dollari dal 2002 e che i repubblicani vorrebbero drasticamente ridimensionare.