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giovedì 10 ottobre 2019

Settembre nero in Afghanistan

La verità su una strage di civili un anno fa e un aumento pauroso dei raid aerei nel mese di
settembre. Mentre il conteggio dei voti delle presidenziali va a rilento, le notizie dall'Afghanistan non promettono tempo di pace.

Il 5 maggio dell’anno scorso un’ondata di raid aerei colpì più di 60 siti nel distretto di Bakwa nella provincia di Farah e nel vicino distretto di Delaram (Nimruz). Ieri gli investigatori della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) hanno reso noto il bilancio dell’operazione che aveva l’obiettivo di colpire alcuni laboratori di metanfetamina controllati dai talebani: ci furono quasi 80 vittime civili e tra loro 60 morirono. Risultati ben diversi dal proclama del ministero dell’Interno afgano che, riferendosi agli attacchi di Farah, aveva affermato che erano stati uccisi 150 talebani. Un rapporto congiunto di Unama e dell’Ufficio per i diritti umani dell’Onu (Ohchr) smentisce quella baldanza. A Farah ci furono ben 39 vittime civili: 30 morti, cinque feriti e quattro dispersi. Tra loro 14 bambini e una donna. L’Ohchr sostiene inoltre di aver ricevuto anche rapporti attendibili e credibili di almeno altre 37 vittime civili - 30 morti e sette feriti - la maggior parte delle quali donne e bambini. Conteggi molto diversi.

Mentre alcuni dei civili uccisi o feriti negli attacchi aerei lavoravano nei laboratori gli altri erano fuori dagli edifici, ricorda il rapporto che cita anche le dichiarazione della Usfor-A (le forze atatunitensi nel Paese) secondo cui non c'erano state vittime civili negli attacchi aerei. La reazione di stizza degli americani all’uscita del rapporto si è trasformata in una critica diretta a Unama e al modo "in cui ha raggiunto le sue conclusioni" poiché sulla base delle regole d’ingaggio "il personale nei laboratori era membro dei talebani e obiettivo militare legittimo". Punti di vista.

Il rapporto non deve far credere che sia una storia solo del passato come dimostrano, per citarne solo un paio, i raid stragisti recenti su un matrimonio e in un campo agricolo mentre la gente si recava alle nozze o stava dormendo dopo il raccolto. Come riportava ieri Air Force Magazine: “Gli aerei statunitensi in Afghanistan hanno registrato il secondo numero più alto di attacchi aerei in un solo mese negli ultimi 10 anni... A settembre, aerei americani con e senza equipaggio hanno condotto 948 attacchi aerei, il totale più alto da quando il conteggio ha raggiunto 1.043 nell'ottobre 2010”. I raid sarebbero stati da gennaio 1.838, quattro volte di più rispetto ai 500 dell’anno scorso. Numeri resi noti l'8 ottobre dal Comando centrale delle forze aeree (Afcent) che ha conteggiato assieme raid aerei statunitensi e della coalizione. Ed è questo un elemento che confonde le acque. Non è chiaro infatti se a Farah furono solo aerei americani (spesso in coppia con l’aviazione afgana) e quante siano state nel 2019 le sortire di aerei Nato, tra cui figurano in servizio anche elicotteri e caccia italiani.




venerdì 31 gennaio 2014

SOLDI E OWNERSHIP, L'ALTRO FRONTE DELLA GUERRA AFGANA

Lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (Sigar) ha affidato a Ernst & Young e Kpmg un'indagine su come gli afgani spendono i soldi americani. Gli esperti hanno lavorato dal gennaio  2011 all'agosto 2013 spulciando 16 ministeri afgani.  Ma il responso degli esperti è negativo. A loro avviso i ministeri sono incapaci di gestire e di rendicontare le spese nonostante le raccomandazioni (696!) che E&Y e Kpmg hanno fatto nei loro report finanziari dedicati. Quasi la metà delle raccomandazioni si esprimeva con i termini di "critico" o ad "alto rischio", in particolare per 7 delle 16 entità. 

 I soldi in aiuto che gli americani hanno riversato in Afghanistan sono tanti (vedi nota*): qualcosa come 96,57 miliardi di dollari tra il 2002 e la metà del 2013 anche se la parte del leone l'hanno fatta il dipartimento della Difesa e il dipartimento di Stato mentre solo il 13% (circa 13,3 miliardi di dollari) sono andati alla United States Agency for International Development (Usaid) per la ricostruzione, attraverso un fondo (Economic Support Fund o Esf) che viene finanziato su indicazione del Congresso e che attualmente, dal 2002, è arrivato a un bilancio (diremmo "allocato") di 16.65 miliardi. Per quanto riguarda i ministeri afgani però la torta è ancora più piccola: l'aiuto "diretto" dal 2004 a metà 2013, è stato pari a 1,8 miliardi di dollari, per 18 progetti divisi tra 10 ministeri e altre entità governative afgane.  Ma attenzione, su una stima di 1,677 miliardi solo 688 milioni sono stati effettivamente impegnati e soltanto 226,9 milioni sono effettivamente arrivati a destinazione. Ciò si deve alla decisione presa a Londra nel 2010 di destinare in forma diretta al governo afgano i fondi per la ricostruzione almeno per il 50% del totale, cosa da cui sembra si sia abbastanza lontani. Ma da questo ad aprire la borsa comunque ce ne passa, al netto dei (pur comprensibili) controlli. A conti fatti, si potrebbe dire che il rapporto di fiducia con gli afgani è quasi pari a zero o cresce molto a rilento e con una certa distanza dalle raccomandazioni di Londra prima e Tokio poi. Ciò si deve certamente anche ai "buchi" neri nella forma in cui è gestita la cosa pubblica, alla corruzione, a una competenza ancora non completa. Ma anche alla decisione di privilegiare altri attori.

sabato 26 gennaio 2013

LE GUERRA SEGRETA DEI DRONI

E' di un paio di giorni fa la notizia che l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani ha aperto un'inchiesta – su domanda di diversi Paesi – per capire i danni dei droni tra la popolazione civili e se la loro azione non si possa configurare come un crimine di guerra. Gli aerei senza pilota sono un'arma “moderna” ritenuta efficacissima dal Pentagono ma a cui tutti guardano, da Israele alla Germania passando per l'Italia, come alla forma bellica del futuro. Tu stai a casa, non rischi una ghirba, guardi e spingi un bottone. C'è ovviamente un problema etico su come si fa la guerra ma non è questo il punto. Il punto è, sembra di capire dall'inchiesta, se questa arma efficacissima nel colpire criminali e terroristi non sia altrettanto efficace nel colpire i comuni mortali che si trovano nell'area. Gli errori commessi dai droni sono già tantissimi benché le loro scorribande siano coperte da segreto militare. Chissà se ne sapessimo di più.

L'emittente qatariotaAl Jazeera spiega che l'Onu intende studiare 25 casi (vedi la lista del team investigativo) in cui sarebbero morti almeno 500 civili in operazioni in Yemen, nelle aree tribali del Pakistan, in Somalia, Afghanistan e Gaza. In realtà i numeri sembrano molto più alti.

Le operazioni dei droni sono materia controversa come controversi sono per altro i numeri: quante ne sono state fatte, quanta gente hanno ucciso, quanti civili (utile dare un'occhiata a questo ottimo lavoro del Bureau of Investigative Journalism)? Ma la decisione dell'ufficio della serissima e determinata signora Pillay non è solo senza precedenti: segna un nuovo punto a favore del diritto in una materia, la guerra, nella quale la tecnologia fa passi da gigante (meno, il diritto).

Le operazioni dei droni sono migliaia ma la maggior parte sono di carattere ricognitivo. Per quel che se ne sa, per fare un esempio che riguarda il Pakistan nel periodo 2004-2013, i dati raccolti (mettendo insieme più fonti) dicono che: il totale dei bombardamenti con droni è stato di 362 azioni (di cui 310 imputabili all'amministrazione Obama). I morti oscillano tra 2.629 e 3.461. I civili tra 475 e 891 (di cui 176 sarebbero bambini). I feriti tra 1.267 e 1.431.

Qui sotto avete una tabella dell'andamento anno per anno per quel che riguarda i morti civili


Si comprende bene che era proprio ora di darsi da fare.