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domenica 9 febbraio 2014

Vittime di guerra: la posizione di Isaf e talebani (e le mie considerazioni)

I numeri in sé difficilmente sono opinabili, ma i numeri li scrivono gli uomini e quindi somme e differenze si prestano a critiche e distinguo. E' il caso del Rapporto delle Nazioni Unite sulle vittime civili in Afghanistan che è stato commentato da due autorevoli fonti e, soprattutto, parte in causa nel conflitto: Isaf e talebani. Aggiungerò ance qualche considerazione personale

Cosa dice il rapporto: posto che il report è preceduto da una decina di pagine sul metodo, l'identificazione, le fonti della ricerca (con la consulenza tecnica dell'Alto commissariato per i diritti umani), il dossier stima le vittime civili nel 2013 a 2.959 morti e 5.656 feriti, con un aumento medio del 14% rispetto all'anno prima (rispettivamente più 7% e 17%). Unama attribuisce il 74% delle vittime ad azioni di forze antigovernative (in acronimo Age), una dizione ampia che comprende talebani, banditi, altri gruppi e fazioni armate. L'11% è invece imputabile alle Pgf o Forze pro governative con una divisione dell'8% attribuita alle forze di sicurezza nazionale (esercito e polizia) e del 3% alle forze internazionali (Isaf/Nato e ciò che resta della missione Usa Enduring Freedom). Il 10% delle vittime, si dice ancora, è imputabile genericamente a combattimenti di terra tra Age e Pgf ma non è imputabile a una o all'altra parte (pallottole vaganti, potremmo dire, più o meno intenzionali). Infine c'è un 5% di vittime non è attribuile affatto se non in parte ai lasciti di guerre vecchie e nuove (mine, Uxo, Axo etc). Ci sono altre considerazioni (che il killer maggiore sono gli Ied, l'aumento dello scontro di terreno, il prezzo pagato da donne e bambini etc) cui vi rimandiamo in dettaglio alla lettura del rapporto.

sabato 8 febbraio 2014

Afghanistan, in aumento le vittime civili

Secondo l'ultimo rapporto di Unama, la missione Onu a Kabul, il numero di civili uccisi o feriti nel conflitto armato in Afghanistan è aumentato del 14% nel 2013 rispetto all'anno precedente, segnando un'inversione di tendenza in negativo rispetto al 2011. La relazione annuale 2013 sulla protezione dei civili nei conflitti armati, preparato dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, documenta un totale di 8.615 vittime civili, con 2.959 morti e 5.656 feriti nel 2013. Le cifre segnano un aumento del 7% delle morti e un aumento del 17% degli infortuni rispetto al 2012.


Il rapporto di Unama, reso noto oggi nella capitale afgana, osserva che, mentre gli ordigni esplosivi improvvisati (Ied) usati da elementi anti-governativi (Age) sono il maggior killer di civili nel 2013, il secondo posto nelle cause di violenza sui civili va attribuito agli scontri tra governativi e anti-governativi, con un numero crescente di civili afgani uccisi e feriti nel fuoco incrociato. Entrambi i fattori hanno guidato l'escalation di vittime civili nel 2013.

Il rapporto chiarisce che in il termine Age ( con sui si identificano gli elementi anti-governativi) include tutti gli individui e i gruppi armati coinvolti in conflitti contro il governo afgano e/o le forze militari internazionali. Comprende cioè coloro che si identificano come talebani ma anche individui o aggregazioni non statali armate che prendono parte direttamente alle ostilità e assumono varie etichette (rete Haqqani , Hezb-e-Islami, Movimento islamico dell'Uzbekistan) o che fanno parte di altre milizie e gruppi armati che perseguono obiettivi politici, ideologici o economici. Tra questi dunque gruppi criminali armati e direttamente impegnati in atti ostili.