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giovedì 16 gennaio 2020

Afghanistan 2019: l'anno peggiore

Sebbene, secondo fonti giornalistiche, il leader talebano mullah Hibatullah Akhundzada si sarebbe detto d’accordo con una riduzione di sette giorni della violenza in Afghanistan a condizione che venga firmato un accordo di pace con gli americani, il 2019 si è chiuso per il Paese nella maniera più nefasta per le vittime civili della guerra. Lo dice Human Rights Watch nel suo World Report 2020. E per la prima volta, le vittime civili causate dalle forme armate afgane sostenute dagli alleati superano quelle imputabili ai talebani... (segue su atlanteguerre)

sabato 3 ottobre 2015

Kunduz, strage all'ospedale (aggiornato)

Secondo la Nato i bombardamenti mirati su Kunduz in appoggio alle forze armate afgane si limiterebbero alle retrovie talebane proprio per evitare vittime civili. Ma ecco l'inevitabile "errore".  Medici senza frontiere  ha denunciato che stanotte un raid aereo ha colpito il suo ospedale in città uccidendo almeno 19 persone tra cui operatori sanitari della struttura e pazienti (anche banìmbini). Almeno 37 i feriti  tra cui 19 dello staff medico e paramedico di Msf. 5 sono gravi.  Secondo la Nato "potrebbe" essersi trattato di un bombardamento americano che ha sbagliato obiettivo:  "effetti collaterali". Ma per Msf non si può parlare di incidente. Non si sa ancora tutto sulle altre vittime civili imputabili ai raid (e così per la battaglia di terra tra talebani e governo) ma questo primo effetto collaterale potrebbe benissimo non essere l'ultimo. L'ospedale è stato colpito più volte a partire dalle 2.10 di stamane (ora locale) "eppure tutti - ha detto Loris De Filippi di Msf Italia stamane a Radiopopolare  - conoscono la sua posizione".

Aggiornato alle 19 20 (in seguito i decessi sono arrivati a 22)

domenica 9 febbraio 2014

Vittime di guerra: la posizione di Isaf e talebani (e le mie considerazioni)

I numeri in sé difficilmente sono opinabili, ma i numeri li scrivono gli uomini e quindi somme e differenze si prestano a critiche e distinguo. E' il caso del Rapporto delle Nazioni Unite sulle vittime civili in Afghanistan che è stato commentato da due autorevoli fonti e, soprattutto, parte in causa nel conflitto: Isaf e talebani. Aggiungerò ance qualche considerazione personale

Cosa dice il rapporto: posto che il report è preceduto da una decina di pagine sul metodo, l'identificazione, le fonti della ricerca (con la consulenza tecnica dell'Alto commissariato per i diritti umani), il dossier stima le vittime civili nel 2013 a 2.959 morti e 5.656 feriti, con un aumento medio del 14% rispetto all'anno prima (rispettivamente più 7% e 17%). Unama attribuisce il 74% delle vittime ad azioni di forze antigovernative (in acronimo Age), una dizione ampia che comprende talebani, banditi, altri gruppi e fazioni armate. L'11% è invece imputabile alle Pgf o Forze pro governative con una divisione dell'8% attribuita alle forze di sicurezza nazionale (esercito e polizia) e del 3% alle forze internazionali (Isaf/Nato e ciò che resta della missione Usa Enduring Freedom). Il 10% delle vittime, si dice ancora, è imputabile genericamente a combattimenti di terra tra Age e Pgf ma non è imputabile a una o all'altra parte (pallottole vaganti, potremmo dire, più o meno intenzionali). Infine c'è un 5% di vittime non è attribuile affatto se non in parte ai lasciti di guerre vecchie e nuove (mine, Uxo, Axo etc). Ci sono altre considerazioni (che il killer maggiore sono gli Ied, l'aumento dello scontro di terreno, il prezzo pagato da donne e bambini etc) cui vi rimandiamo in dettaglio alla lettura del rapporto.

domenica 10 giugno 2012

LA PORTA APERTA DEL GENERALE ALLEN

Se quella del generale John Allen non è una promessa da marinaio (è un four-star dei marine per altro) la strage di civili di qualche giorno fa a Baraki Barak (distretto della provincia di Logar) dovrebbe essere l'ultima (secondo ToloTv i morti sarebbero almeno 18).

Allen infatti, dopo che Karzai gli ha ricordato che il raid viola l'accordo appena firmato tra Washington e Kabul, ha promesso che non accadrà più che tali operazioni siano condotte se non da forze locali. Nondimeno Allen ha sottolineato che,in base all'articolo 8 di tale accordo di partnership strategica, in caso di necessità le forze alleate possono usare anche la forza aerea se la contingenza lo richiede. Dunque una promessa che lascia una posta aperta. Né più ne meno del trattato del 2 maggio tra Afghanistan e Stati Uniti.

lunedì 9 aprile 2012

I PUNTI OSCURI DELL'ULTIMO ACCORDO TRA WASHINGTON E KABUL

Domenica scorsa Abdul Rahim Wardak, il ministro della Difesa afgano, e il generale John Allen, che comanda i soldati americani in Afghanistan, hanno firmato un accordo (memorandum of understanding) che passa la sovranità sui raid notturni all'esercito afgano. L'accordo, entrato in vigore da subito (vedi l'articolo di ToloNews), è l'ultimo tassello della maratona che, entro il 20 maggio, dovrà mostrare al vertice Nato di Chicago che Washington e Kabul hanno ormai un accordo definitivo che fissa le regole tra i due protagonisti del gioco afgano. Resta in sospeso solo la questione delle basi Usa in Afghanistan perché, dopo il passaggio di autorità sui raid notturni e, già in marzo, l'accordo sul trasferimento dei detenuti sotto l'autorità giudiziaria afgana, quasi tutto il resto sembra risolto. Quasi.

Il memorandum dà agli afgani il ruolo guida nei raid notturni, argomento sensibile da sempre, che devono essere fatti su mandato del procuratore 72 ore prima, salvo casi eccezionali in cui il mandato viene firmato ex post. Gli americani daranno solo sostegno militare, logistico o di altro tipo solo su richiesta afgani che possono anche consentire loro di entrare nelle case di privati cittadini, previa però autorizzazione locale. Ma il New York Times spiega che l'accordo non include le operazioni speciali che potrebbero essere messe in campo dalla Cia o da afgani che lavorano sotto sua indicazione. Insomma resta un punto oscuro. Ovviamente “speciale”. Anzi due.

A quanto si capisce
non si fa menzione dei raid aerei (notturni o diurni) che sono l'altro argomento sensibile. E' un punto controverso che continua a mietere vittime innocenti in aumento, l'anno scorso, rispetto al 2010.
Come che sia si sta tentando il possibile per arrivare a una pressoché totale autonomia della forze di sicurezza afgane, per ora circa 300mila uomini che entro l'anno aumenteranno di altre 50mila unità. Il vertice Nato di Chicago dovrà fare il punto sul ritiro occidentale entro il 2014 e sulle forme prolungate di sostegno militare, sia finanziario sia sotto l'aspetto della formazione, ai soldati di Kabul. E, come si vede, sotto il profilo delle “operazioni speciali” off the record che, immaginiamo, non saranno sulla carta ufficiale che uscirà dal summit.