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venerdì 20 ottobre 2023

Isarele vs Gaza. Grazie per i talk show ma preferisco Paola


Su cose che non conosco ho bisogno di sentire persone di cui mi fido. Che siano competenti della materia e non solo frequentatori saltuari, e che siano posati nel giudizio, che non vogliano cioè trasformare una discussione in uno scontro a fuoco. Premesso che non ho la televisione, la formula dei talk show tv mi ha veramente stufato perché purtroppo mi pare che, salvo rare occasioni,  privilegi tuttologi e forcaioli. Sulla vicenda di Gaza mi sono fatto la mia idea ma se devo capirci qualcosa di più sento Paola Caridi, presidente di Lettera22 e che non è solo una vecchia amica. Competente? Dieci anni a Gerusalemme e due al Cairo e diversi libri al suo attivo. L'ultimo uscito in America con l'aggiunta di due nuovi capitoli e di cui posto la copertina.

Oggi fa una lunga riflessione che consiglio il cui tema centrale sono i civili. O forse meglio dire, gli esseri umani. Trattati come le pedine di un risiko che si gioca sulla pelle delle persone.

qui il video che ho postato sul mio canale youtube: clicca


martedì 29 luglio 2014

Militari israeliani in Sardegna? Opportuno cancellare l'addestramento

Ognuno di noi forse in queste ore pensa a cosa potrebbe fare per Gaza, dove si sta consumando una vera e propria strage che l'ayatollah Khamenei (un personaggio da cui non prenderei in prestito nemmeno la macchina) ha il merito di aver chiamato col suo nome: genocidio. Prendere parte ai presidi e alle (rare)  manifestazioni è una cosa e anche sostenere i gruppi umanitari che intervengono nella Striscia, così come informarsi attraverso canali un po' meno "equilibrati" di quelli istituzionali (Rai) ascoltando Radio popolare (dove c'è l'ottimo Gabriele Barbati). Ma c'è un'altra cosa che potremmo fare: tentare di fermare l'addestramento in Sardegna dei militari israeliani previsto per settembre.
propria strage d'innocenti a cui purtroppo  il merito di averla chiamata col suo nome - genocidio -  va all'

Riporto (grazie a un tweet di Giorgio Beretta) stralci di una notizia (siglata e.f.) dell'Unione Sarda e tratta nientemeno che dal  sito della Regione Sardegna:

Sulla Sardegna si prevede una pioggia di bombe e missili, anche israeliani, per il prossimo autunno. Quirra e Perdasdefogu, a terra e per mare, Teulada, Capo Frasca e Macomer: poligoni e basi militari dove dal 21 settembre, primo giorno utile in base agli accordi con la Regione, riprenderanno dalla mattina alla notte esercitazioni e sperimentazioni interrotte per l'estate.... Sulla costa occidentale voleranno anche gli aerei dell'Iaf, l'aeronautica militare israeliana. Ma mentre su Gaza purtroppo fanno sul serio, in Sardegna si addestreranno. E faranno parte dei caccia e velivoli che scaricheranno "artifici", così li chiamano, da 6 chili a una tonnellata. Voleranno anche Tornado, Amx, Mirage, F16 e altri caccia di varie nazioni alleate dell'Italia. Tutti, assicurano dall'Aeronatica, sganceranno "inerti", ma saranno continue le esercitazioni con razzi da 2 pollici e i colpi con i "cannoncini di bordo". 

Io credo che sarebbe un bel segno di civiltà politica impedire l'addestramento dell'aeronautica israeliana, la stessa che sta riducendo in pezzi Gaza. Guardare questo video (la pratica del roof-knocking) mi pare possa far cadere ogni dubbio

mercoledì 16 luglio 2014

Stragi fuori cronaca

Comprensibilmente attenta alla strage in corso a Gaza, dove ieri sera il numero dei morti oltrepassava la cifra di 200, stampa e quindi opinione pubblica hanno dedicato poca attenzione a un'altra strage che, in un colpo solo, ha fatto la metà delle vittime. Sono gli 89 civili uccisi (una cinquantina i feriti) nell'esplosione di un camion carico di tritolo e del suo autista suicida che, nelle stesse ore, si faceva saltare in una zona di mercato del distretto di Argon (Urgun), nella regione orientale del Paktika in Afghanistan, a cinquanta chilometri dal confine col Pakistan. La strage non ha rivendicatori (i talebani afgani hanno anzi preso le distanze) e l'indice è puntato sulla solita Rete Haqqani, il gruppo terrorista filotalebano e radicale che di solito si incolpa delle stragi più efferate quando non si sa bene a chi dare la colpa.

Incolpare gli Haqqani è un po' come accusare il Pakistan, o meglio i suoi servizi segreti o parte di loro, che per anni hanno banchettato col gruppo radicale nato durante l'occupazione sovietica e poi diventato una mina vagante del mondo stesso dei talebani e forse anche dei servizi. Il fatto è che forse, nella strage di Argon, il Pakistan c'entra davvero. Non direttamente ma per via degli effetti incontrollabili della guerra senza quartiere che, abbastanza sorprendentemente, Islamabad ha deciso di condurre in Waziristan contro talebani (pachistani) e gruppi affiliati (stranieri di varia provenienza tra cui anche gli afgani della rete Haqqani).

venerdì 23 novembre 2012

QUANTO E' POCO FAZIOSO QUEL GIORNALISTA

Seguite per favore questa polemica che traggo dai dispacci Ansa:

MO: GAZA; PACIFICI, VIA DA ISRAELE I GIORNALISTI FAZIOSI PRESIDENTE COMUNITA' EBRAICA ROMA CONTRO UN CORRISPONDENTE RAI (ANSA) - ROMA, 22 NOV - Basta con i ''giornalisti faziosi' che raccontano la crisi israelo-palestinese, come uno dei corrispondenti della Rai in Israele che ''bisogna mandare via''. Lo ha detto Riccardo Pacifici, presidente della Comunita' ebraica romana, intervenendo alla maratona oratoria per Israele davanti a Montecitorio. Le sue parole hanno suscitato l'applauso dei partecipanti alla manifestazione (alcune centinaia) che hanno innalzato la bandiera israeliana. ''Questa non e' una manifestazione per Israele, e' una manifestazione per la verita' '', ha aggiunto Pacifici dal palco dove molti oratori hanno puntato il dito contro ''le menzogne della stampa'' nei confronti di Israele. Anche il senatore Pdl Carlo Giovanardi ha parlato di ''vergogna della disinformazione che ogni sera in tv fa passare Israele per aggressore''.(ANSA).

La Fnsi dice la sua:

MO:GAZA;NATALE-VERNA,INACCETTABILI PAROLE PACIFICI (V. 'MO: GAZA; PACIFICI, VIA DA ISRAELE...' DELLE 21.05) (ANSA) - ROMA, 22 NOV - ''Comprendiamo il coinvolgimento umano del presidente della Comunita' ebraica romana, ma consideriamo inaccettabile ed intimidatoria la sua richiesta di mandare via un giornalista Rai da Israele''. Lo dichiarano il presidente della Fnsi Roberto Natale e il segretario dell'Usigrai, Carlo Verna, aggiungendo che ''non c'e' bisogno di allungare ulteriormente la lista gia' fitta di personaggi pubblici che si esercitano a praticare editti. Ringraziamo i colleghi per il lavoro che stanno facendo e chiediamo alla Rai di valorizzarne l'apporto''.

Il giornalista in questione si chiama Filippo Landi, per me un valido aiuto quando sono ai microfoni di Radio3 proprio perché mi pare molto equilibrato e mi sembra anche che racconti la verità, non le sue opinioni personali. Comunque Pacifici può stare tranquillo: tra un po' i giornalisti, anziché mandarli via, li si potrà mandare in carcere. Chissà che dietro le sbarre il buon Filippo non impari a diventare più fazioso

giovedì 10 giugno 2010

DUBBIO UMANITARIO IN MARE APERTO


Chi segue questo blog sa che ci occupiamo di questioni umanitarie e del dibattito che ne consegue. La vicenda Freedom Flotilla in realà invitava a una riflessione che io non avevo personalmente fatto per nulla. E cioè, se è leggitimo - seppur per un nobile fine (forzare il blocco navale che affama gli abitanti di Gaza) - farsi scudo con l'umanitario portando cibo e cemento. E' giusto e corretto insomma piegare le regole dell'umanitario (imparzialità, neutralità, autonomia) sin dove le porta il cuore e non il ragionamento?

Bell'argomento ma c'è chi più accreditato di me per parlarne. Così vi invito a leggere cosa ha scritto Gianni Rufini ieri su Lettera22. E, se credete, a dire la vostra

lunedì 12 ottobre 2009

L'OCCASIONE PERDUTA DA ISRAELE


Oggi a Sderot. E' un luogo particolare questa cittadina dove da Gaza hanno tirato qassam e missili per quasi dieci anni. Per ora hanno smesso. Andiamo sulla collina da cui si vede la città più a Nord del territorio palestinese che, più di ogni altro luogo, è una sorta di enorme prigione a cielo aperto. C'è uno xilofono gigantesco sulla collina: ricorda la morte in Libano di alcuni militari. Non riesco a fare a meno di pensare che il vento che lo suona, accorda soprattutto note di dolore.


Siamo accompagnati da israeliani che fanno parte di gruppi pacifisti. Una condizione difficile qui in Israele e ancor di più a Sderot dove a lamentarsi di essere oggetto dei qassam hanno le loro ragioni. Ma il viaggio in macchina da Gerusalemme a Sderot mi fa venire un altro pensiero. Anche perché vediamo una cosa ormai inusuale: tantissima genta che fa l'autostop, un segno di fiducia forte nel prossimo che oggi è piuttosto raro. E poi una campagna ordinata, le serre, l'acqua che, ben incanalata, innaffia i campi.

In Israele hanno sviluppato un sistema parlamentare, un'eccellente capacità agricola, una buona qualità industriale e un'efficiente rete logistica. Le città sono ordinate e pulite e, tranne che per alcuni ecomostri davvero sorprendenti (specie a Gerusalemme), persino con una certa uniformità urbanistica. A Sderot vedi gente tranquilla che passeggia col passeggino e se non sapessi nulla di questa guerra, se non sapessi nulla delle sofferenze che crea soprattutto tra i palestinesi, penserei a un modello. Un buon modello per la regione: democrazia, efficienza, benessere. E invece... Si, certo, si dirà, è anche colpa degli arabi o dei palestinesi che tirano i kassam anche violando una tregua. Ma c'è un problema così evidente di furto della terra che non si può, venendo da queste parti, non essere d'accordo con le ragioni dei palestinesi. E così il modello finisce nascosto sotto le macerie della guerra.

Un'occasione perduta per Israele e per gli israeliani. Forse non per quelli che abbiamo incontrato che invece ai palestinesi la terra non vorrebbero portarla via. E' un pensiero semplice e forse persino leggero, forse puerile. Ma penso che se io fossi un israeliano, tra le tante cose, mi dispiacerei dell'occasione che il mio paese sta perdendo.

sabato 28 febbraio 2009

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA STAMPA BRITANNICA


La bufala girava da tempo su Internet. Messaggi e messaggini sulla vicenda dell’ospedale Khair Khana di Kabul, riabilitato con fondi internazionali e saccheggiato e distrutto da incuria e malversazione. Il Guardian ci ha fatto sopra un video ma Intersos, un'organizzazione umanitaria italiana che ci aveva lavorato con le Nazioni unite, non ha digerito le allusioni alle sue responsbilità nel degrado del nosocomio. Ha querelato l'autorevole quotidano e, appena è partita la lettera dell'avvocato, il Guardian ha ritirato il video. Pare che Intersos abbia chiesto un milione di euro di danni. Sarà un giudice a stabilire l'importo, certo è che se il video è sparito dal sito del Guardian, ciò sembra l'ammissione che il servizo fosse davvero spazzatura. Un bella caduta di immagine.
Ma non è la prima dela stampa britannica: un infortunio simile è accaduto alla Bbc, la "signora" dell'informazione internazionale, poco tempo fa. In gennaio in parecchi se la son presa perché l'emittente non aveva trasmesso l'appello del Disasters Emergency Committee (DEC) sulla raccolta fondi destinata alla popolazione di Gaza. Il DEC riunisce diverse Ong come Action Aid, la Croce Rossa britannica, Care International, Christian Aid, Oxfam e Save the Children. E il direttore della BBC Mark Thompson aveva motivato la decisione legandola all'esigenza per l'emittente di restare...imparziale nel conflitto nella Striscia. Ma sembra che oltre 11mila spettatori l'abbiano presa piuttosto male.
Del Guardian e di Intersos forse se n'è accorto un numero inferiore di persone. Anche perché il quotidiano britannico (uno dei miei preferiti) ha fatto sparire il video incriminato a tempo di record. Se Roma piange, Londra non ride.