Se il vecchio adagio “I nemici dei miei nemici sono miei amici” è sempre valido, potrebbe essere questa la chiave di lettura della recente svolta turca in politica estera. Non che il golpe c'entri qualcosa con un processo già avviato (col “licenziamento” in maggio del premier già capo degli Esteri
Ahmet Davutoğlu), ma certo la presa di distanze dal comportamento di Erdogan di molti Paesi, a cominciare dalla Germania di
Angela Merkel, ha probabilmente accelerato un processo di cui si sono visti
recentemente i primi passi formali. Il
più evidente è quello verso la Russia, dove una delegazione del governo turco, guidata dal vice primo ministro Nurettin Canikli, si recherà in visita il 26-27 luglio per colloqui – dicono
fonti di stampa – che dovrebbero includere l’energia. Dopo le scuse turche per l'abbattimento del bombardiere russo, la marcia innestata è quella alta: Mosca dal canto suo ha ripreso i voli per la Turchia e presto riprenderanno anche i charter, carichi di turisti russi in cerca di spiagge europee. Avviata una nuova
luna di miele con Israele, si è visto un seppur timido riavvicinamento anche con Teheran (che avrebbe avvisato Ankara dell’imminente golpe), amica nemica di sempre. «Sono mosse che si spiegano con alleanze di mutuo interesse perché – spiega
Michele Brunelli, storico dell'Università di Bergamo - alla Russia fa comodo un alleato come la Turchia che non ha aderito all'embargo imposto a Mosca. Per la Turchia invece un asse con Mosca significa poter uscire dal pasticcio mediorientale dove Ankara non è riuscita a fare quel che voleva. Quanto a Teheran, in cerca di ogni possibile amico, la Turchia va benissimo e lo stesso vale per Ankara, al momento senza più grandi alleati. L’Iran è sempre stato tra l’altro un buon mercato per i turchi se si pensa al sistema di telecomunicazioni o all’aeroporto internazionale Khomeini. Poi però gli iraniani avevano frenato. Ora le cose sono cambiate e le strade si ricongiungono». Motivi economici e politici.