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venerdì 20 ottobre 2023

Isarele vs Gaza. Grazie per i talk show ma preferisco Paola


Su cose che non conosco ho bisogno di sentire persone di cui mi fido. Che siano competenti della materia e non solo frequentatori saltuari, e che siano posati nel giudizio, che non vogliano cioè trasformare una discussione in uno scontro a fuoco. Premesso che non ho la televisione, la formula dei talk show tv mi ha veramente stufato perché purtroppo mi pare che, salvo rare occasioni,  privilegi tuttologi e forcaioli. Sulla vicenda di Gaza mi sono fatto la mia idea ma se devo capirci qualcosa di più sento Paola Caridi, presidente di Lettera22 e che non è solo una vecchia amica. Competente? Dieci anni a Gerusalemme e due al Cairo e diversi libri al suo attivo. L'ultimo uscito in America con l'aggiunta di due nuovi capitoli e di cui posto la copertina.

Oggi fa una lunga riflessione che consiglio il cui tema centrale sono i civili. O forse meglio dire, gli esseri umani. Trattati come le pedine di un risiko che si gioca sulla pelle delle persone.

qui il video che ho postato sul mio canale youtube: clicca


domenica 24 luglio 2016

Ankara, Mosca, Teheran. La nuova politica estera del sultano in cerca di alleanze. A Est

L'immagine è ripresa dal sito Il caffè geopolitico
Se il vecchio adagio “I nemici dei miei nemici sono miei amici” è sempre valido, potrebbe essere questa la chiave di lettura della recente svolta turca in politica estera. Non che il golpe c'entri qualcosa con un processo già avviato (col “licenziamento” in maggio del premier già capo degli Esteri Ahmet Davutoğlu), ma certo la presa di distanze dal comportamento di Erdogan di molti Paesi, a cominciare dalla Germania di Angela Merkel, ha probabilmente accelerato un processo di cui si sono visti recentemente i primi passi formali. Il  più evidente è quello verso la Russia, dove una delegazione del governo turco, guidata dal vice primo ministro Nurettin Canikli, si recherà in visita il 26-27 luglio per colloqui – dicono fonti di stampa – che dovrebbero includere l’energia. Dopo le scuse turche per l'abbattimento del bombardiere russo, la marcia innestata è quella alta: Mosca dal canto suo ha ripreso i voli per la Turchia e presto riprenderanno anche i charter, carichi di turisti russi in cerca di spiagge europee. Avviata una nuova luna di miele con Israele, si è visto un seppur timido riavvicinamento anche con Teheran (che avrebbe avvisato Ankara dell’imminente golpe), amica nemica di sempre. «Sono mosse che si spiegano con alleanze di mutuo interesse perché – spiega Michele Brunelli, storico dell'Università di Bergamo - alla Russia fa comodo un alleato come la Turchia che non ha aderito all'embargo imposto a Mosca. Per la Turchia invece un asse con Mosca significa poter uscire dal pasticcio mediorientale dove Ankara non è riuscita a fare quel che voleva. Quanto a Teheran, in cerca di ogni possibile amico, la Turchia va benissimo e lo stesso vale per Ankara, al momento senza più grandi alleati. L’Iran è sempre stato tra l’altro un buon mercato per i turchi se si pensa al sistema di telecomunicazioni o all’aeroporto internazionale Khomeini. Poi però gli iraniani avevano frenato. Ora le cose sono cambiate e le strade si ricongiungono». Motivi economici e politici.

giovedì 7 agosto 2014

Fare come la Spagna: la protesta italiana contro Tsahal

La polemica sulle forniture d'armi a Israele monta. Anzi dilaga. E se alcuni governi europei, come Spagna e Gran Bretagna, mettono mano (chi più chi meno) alle forniture rivedendole o tagliandole, in Italia sono le organizzazioni della società civile a muoversi. A chiedere al governo che segua, seppur in ritardo, la via indicata dai partner europei e alla Difesa che sospenda le esercitazioni congiunte con gli israeliani previste in settembre in Sardegna. Da Rete Disarmo a Emergency la lista si allunga mentre in Sardegna gli amministratori locali fanno pressione sulla Regione perché anche dall'istituzione che ha sede a Cagliari arrivi un altolà.

Sul suo sito Emergency chiede «che il governo italiano sospenda immediatamente l'accordo di cooperazione militare con Israele, le prossime esercitazioni dei caccia israeliani nei cieli di Sardegna e la fornitura di sistemi militari, nel rispetto della legge 185, che vieta di vendere armi a Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, e dell'articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra». Rete Disarmo invita il presidente del consiglio Renzi e il ministro degli Esteri Mogherini, proprio in virtù delle decisioni di Madrid e Londra, a decidere «uno stop delle forniture militari italiane ad Israele. In questo blocco – spiega una nota - devono essere comprese anche le pianificate, e mai cancellate, esercitazioni congiunte previste per l'autunno in Sardegna». La Rete ricorda che «l’Italia è oggi il maggiore esportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggere verso Israele e proprio un mese fa, a raid aerei israeliani su Gaza iniziati, l'azienda Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica ha inviato a primi due aerei addestratori M-346 alla Forza aerea israeliana», la cui presenza è prevista a Capo Frasca in Sardegna dal 21 settembre per esercitazioni congiunte con gli alleati Nato.

domenica 3 agosto 2014

Ma Tsahal chi l'ha invitata?


Via XX Settembre ha precisato che «il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato». L'esercitazione "Vega 2014" dunque, cui dovrebbe partecipare l'aviazione israeliana come si evince proprio dal programma, si farà ma senza «azioni a fuoco né utilizzo di armamenti ...esclusivamente – dice ancora la Difesa – con attività simulata».
E per ora non si sa chi è invitato poiché, soltanto in settembre «verranno confermate le nazioni partecipanti». 


Insomma Israele c'è ma non c'è, non si sa se sarà convocata e, se mai, solo per qualche videogame o un giro turistico (aereo) su Capo Frasca. Il comunicato, dietro a cui si nasconde l'imbarazzato silenzio del ministro, per ora sembra chiudere la porta alle esercitazioni con gli israeliani previste in settembre ma senza prendere posizione per non mettere in difficoltà ulteriore il governo. Anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru non ha fatto granché dovendosi barcamenare tra pacifisti e possibilisti del suo Partito, non tanto sulla vicenda di Tsahal in Sardegna (su cui il Pd non ha preso ufficialmente posizione) quanto perché è in corso una trattativa sui poligoni con la Difesa per cui un po' si cede un po' si concede, conto tenuto degli affari che le esercitazioni garantiscono all'isola. Chissà che anche il tema Israele non faccia parte del negoziato.

 Una parola chiara e netta da ministro, governo e Regione sarebbe doverosa dopo la reazione di pacifisti e cittadini, venti consiglieri sardi, alcuni esponenti Pd, le interrogazioni parlamentari di Sel e M5S. Perché la scelta scellerata di offrire i cieli sardi all'aviazione che sta bombardando Gaza non venga derubricata a una semplice operazione da lista degli invitati, spiegando a Tel Aviv che, a malincuore, ma è ...il tredicesimo a tavola. 

(Questo articolo è stato scritto per il manifesto e Lettera22)

venerdì 1 agosto 2014

Tsahal in Sardegna? La Difesa mette le mani avanti

La ministro Roberta Pinotti
E' una vera e propria marcia indietro quella contenuta in una nota della Difesa a proposito dell'esercitazione militare “Vega” che si svolgerà in Sardegna e per la quale è in agenda la partecipazione dell'aviazione israeliana. Esercitazione che, dopo o la buferainnescata dalla divulgazione della notizia, apparsa prima sull'Unione Sarda, ma poi anche su ilmanifesto, Il Fatto, l'Huffington Post, Il Giornale e così via tra siti, blog e twitter, si è trasformata in una vera e propria patata bollente per il governo e la ministro Pinotti. La nota spiega che l'esercitazione non prevede né bombardamenti né che si apra il fuoco e, soprattutto, che il programma delle esercitazioni che si svolgeranno in Sardegna nel secondo semestre del 2014 non è stato ancora approvato dallo Stato Maggiore della Difesa e quindi comunicato al vertice del Dicastero. Insomma, dice Via XX Settembre, l'esercitazione si farà ma la fase di pianificazione non è stata ancora completata, cosa che avverrà a settembre e solo allora "verranno confermate le nazioni partecipanti" a quelle che, secondo il ministero, saranno solo simulazioni elettroniche. 
Malignamente aggiungiamo che non ci sarebbe da stupirsi se Israele declinasse l'invito, magari dopo qualche pressione diplomatica. Certo è un modo piuttosto bizzarro di spiegare come stano le cose e se l'Italia intenda o meno ospitare gli stessi avieri che magari in queste ore sono al lavoro su Gaza. La ministra tace forse per nascondere un certo imbarazzo. La patata bollente per adesso è finita in mano al suo ufficio stampa. Che, pare di capire, per ora sostiene che se mai gli israeliani venissero a Capo Frasca sarebbe solo per fare qualche ora di volo sull'isola. Turismo, non guerra. Al massimo videogame.

giovedì 31 luglio 2014

Caccia di Tsahal nei cieli di Sardegna

Ancora sulla vicenda delle esercitazioni comuni tra esercito italiano e israeliano. Un articolo scritto per il manifesto 

Il caccia che Alenia Aermacchi sta vendendo
all'aviazione israeliana
Per migliorare le prestazioni degli avieri israeliani, che in questi giorni sono in piena attività sui cieli di Gaza, Tsahal e l'esercito italiano si eserciteranno assieme sui cieli della Sardegna a partire dal 21 settembre prossimo, nel quadro di attività pianificate sull'isola come spiega il "Programma per il secondo semestre 2014" preparato dal ministero della Difesa. La notizia, uscita giorni fa in un articolo a firma Enrico Fresu sull'Unione Sarda, ha scatenato una reazione che, dal web alla giunta regionale, registra assai più che un malumore per una tempistica assai poco opportuna e perché va a innestarsi su una vecchia polemica: quella sulle “servitù militari” dell'isola tanto che a giugno il Comipa (Comitato misto paritetico sulle servitù militari, tavolo istituzionale istituito nel 1976 per conciliare i programmi delle installazioni militari con i piani territoriali regionali) aveva già bocciato il calendario dei programmi di addestramento per il secondo semestre del 2014 in polemica con lo Stato maggiore. Ma alla calma che regnerà nel periodo estivo fino alla terza decade di settembre, si affiancherà tra meno di due mesi l'esercitazione congiunta con le forze armate israeliane che rientra nelle attività previste tra i due Paesi da una legge del 2005.

Sulle esercitazioni (chi insegnerà a chi?) il documento - che abbiamo potuto vedere - è parco di notizie ma dice che gli israeliani voleranno con caccia F15 e F16 su Capo Frasca (costa centro occidentale) assieme ad altri aerei (dagli Amx ai Mirage) di vari alleati dell'Italia. Sganceranno “artifizi” inerti - come si chiamano in gergo – che possono arrivare a 1 tonnellata di peso tanto che il documento allerta le capitanerie. La collaborazione con Tsahal – che se non altro almeno per motivi di “opportunità” appare del tutto fuori tempo e luogo - va dunque oltre il servizio appena reso dall'Alenia Aermacchi a Tel Aviv con la consegna, il 9 luglio scorso nella base aerea israeliana di Hatzerim, dei primi due velivoli da “addestramento avanzato” prodotti per la Israeli Air Force e che andranno a sostituire i TA-4 attualmente in servizio. Altri sei M-346 LAVI per la Iaf sono già in fase avanzata di assemblaggio finale mentre altri 5 velivoli sono nella fase di montaggio delle parti strutturali. Entro il 2016 è prevista la consegna dei 30 velivoli ordinati in totale.

La Sardegna ospita oltre il 60% delle “servitù militari” italiane (su un'area di 35mila ettari) e diversi centri e poligoni tra cui alcuni tra i più grandi d’Europa. Le polemiche sono in corso da tempo sia per motivi economici (danni al turismo) sia per motivi ambientali per la contaminazione, anche da sostanze radioattive, di una vasta area del territorio dell'isola che ospita strutture e infrastrutture di cui si serve, oltre alla Difesa italiana, anche la Nato: soltanto i poligoni sono sette, di cui quattro permanenti - Perdasdefogu, Capo Frasca, San Lorenzo e Teulada - e tre occasionali – Iglesias, Cagliari e Macomer. Nel 2006 il Comipa ha bocciato i progetti presentati dalle autorità militari per la realizzazione di una pista tattica a Quirra (sito già noto per il forte inquinamento ambientale), la costruzione di una recinzione a Macomer e l'imposizione di servitù militari a protezione dell'impianto di Serrenti e del Monte Limbara.