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martedì 8 aprile 2014

Com'è andata. Riflessioni sul voto afgano


Dall'Afghanistan, tutto sommato, arrivano buone notizie. L'affluenza alle urne ha superato abbondantemente il 50%, toccando quasi il 60%. Per un Paese che si affaccia da pochi anni su questa strada e che è in guerra da trent'anni è un gran risultato. 


In questo collage dell'agenzia Pajhwok gli otto
candidati in corsa. Nessuno tra loro può farcela al primo turno
Su 12 milioni di aventi diritto, solo 7 si sono presentati alle urne ma nel 2009, gli elettori che avevano infilato nell'urna la scheda in quella contestatissima tornata elettorale, avevano di poco superato i 4 milioni. In un Paese dove la guerriglia ha minacciato chiunque abbia voluto votare e dove sabato si sono registrate più di un centinaio di intimidazioni e atti di violenza (con un bilancio di oltre una ventina di morti), recarsi alle urne è una scelta coraggiosa e complessa. Nel 2009, i talebani amputarono le dita di molti tra coloro che avevano votato. Questa volta, le immagini restituiteci dal Paese, mostravano afgani e afgane (il 34% degli elettori, una percentuale elevatissima per per quel Paese) che esibivano quel dito macchiato di inchiostro con orgoglio. Il dito marcato da una tinta indelebile - il sistema per evitare il doppio voto - è diventato un'esibizione di dignità democratica assai più che la prova di un broglio sventato. E a Kandahar, città del conflitto per eccellenza, l'affluenza ha superato le aspettative.