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sabato 14 giugno 2014
Il ballottaggio tra Ghani e Abdullah (aggiornato)
domenica 20 aprile 2014
A mezzo giro Abdullah Abdullah è in testa
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| Karzai, sta a guardare. Ma il suo cavallo non corre |
martedì 8 aprile 2014
Com'è andata. Riflessioni sul voto afgano
Dall'Afghanistan,
tutto sommato, arrivano buone notizie. L'affluenza
alle urne ha superato abbondantemente il 50%, toccando quasi il 60%.
Per un Paese che si affaccia da pochi anni su questa strada e che è
in guerra da trent'anni è un gran risultato.
Su 12 milioni di aventi diritto, solo 7 si sono
presentati alle urne ma nel 2009, gli elettori che avevano infilato
nell'urna la scheda in quella contestatissima tornata elettorale,
avevano di poco superato i 4 milioni. In un Paese dove la guerriglia
ha minacciato chiunque abbia voluto votare e dove sabato si sono
registrate più di un centinaio di intimidazioni e atti di violenza
(con un bilancio di oltre una ventina di morti), recarsi alle urne
è una scelta coraggiosa e complessa. Nel 2009, i talebani amputarono
le dita di molti tra coloro che avevano votato. Questa volta, le
immagini restituiteci dal Paese, mostravano afgani e afgane (il 34%
degli elettori, una percentuale elevatissima per per quel Paese) che
esibivano quel dito macchiato di inchiostro con orgoglio. Il dito
marcato da una tinta indelebile - il sistema per evitare il doppio
voto - è diventato un'esibizione di dignità democratica assai più
che la prova di un broglio sventato. E a Kandahar, città del
conflitto per eccellenza, l'affluenza ha superato le aspettative.
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| In questo collage dell'agenzia Pajhwok gli otto candidati in corsa. Nessuno tra loro può farcela al primo turno |
giovedì 27 marzo 2014
L'en plein del cavallo di Karzai
| Nader Naeem in una foto di Pajhwok |
Zalmai
Rassoul, il candidato di Karzai alle presidenziali, ha un nuovo
supporter: l'ormai ex concorrente Nader Naeem che, da ieri, ha rinunciato alla
corsa presidenziale.
Il
principe Nader Naeem (classe 1965) è di sangue blu: figlio
dell'ultima figlia di Zaher Shah, l'ultimo re afgano, è anche nipote
del primo presidente afgano, quel Mohammed Daoud Khan che aveva
esautorato suo nonno dal trono (fu un golpe in famiglia nel 1973 a istituire la repubblica). Ma Nader (che nella foto vediamo a un
convegno su Daud) seguì le sorti del nonno. Si esiliò nel Regno
unito e riapparve quando Zaher decise il suo rientro a Kabul dove lo
prese come segretario personale.
domenica 16 marzo 2014
Anche Wardak getta la spugna
Dopo il fratello di Karzai, Quayum, tocca adesso al generale Abdul Rahim Wardak fare spazio a candidati più forti. Il generale ha infatti deciso di rinunciare a correre per la presidenza. Statura massiccia, già ministro della Difesa, uomo vicino a Karzai, Wardak fa un passo indietro anche se per ora non dice a chi vuol traghettare i suoi (pochi) possibile elettori.
Da 11 concorrenti siamo passati a 9 e Zalmai Rassoul guida la classifica del post Karzai in nome e per conto dell'ormai quasi ex capo dello Stato. I giochi sono ancora tutti aperti - specie per Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah - ma alleanze e passaggi di voto si delineano ben prima del ballottaggio che per altro appare inevitabile.
Da 11 concorrenti siamo passati a 9 e Zalmai Rassoul guida la classifica del post Karzai in nome e per conto dell'ormai quasi ex capo dello Stato. I giochi sono ancora tutti aperti - specie per Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah - ma alleanze e passaggi di voto si delineano ben prima del ballottaggio che per altro appare inevitabile.
venerdì 14 marzo 2014
L'ultima mossa del maresciallo Fahim
La
Costituzione vuole che, anche se mancano ormai un pugno di giorni, il
maresciallo Fahim, già a capo dell'Alleanza del Nord ai tempi della
cacciata dei talebani nel 2001, ministro della Difesa nel primo
governo di transizione e infine vicepresidente
(si presentò alle ultime elezioni del 2009 in ticket con Karzai e
Khalili), venga rimpiazzato. Morto nel suo letto nell'imponente
residenza di Kart-e-Parwan per un attacco di cuore (soffriva di
diabete), il maresciallo lascia un vuoto in un momento difficile,
garante com'era degli equilibri di potere (assai più che etnici) tra
gli ex dell'Alleanza del Nord (Abudllah Abdullah ad esempio) e la
covata Karzai, al momento rappresentata nella corsa elettorale
soprattutto da Zalmai Rassoul. La scelta dell'uomo che dovrà stare
a fianco del presidente nei prossimi mesi (il ballottaggio è forse
l'unica certezza delle presidenziali di aprile) avrà dunque una sua
importanza e non potrà essere solo una scelta di routine. L'uomo
sarà comunque del partito di Fahim (e dell'ex presidente Rabbani,
anche lui morto da poco vittima di un attentato). L'Hezb-e-Islami è un
partito islamista in piena regola ma che ha saputo far buon viso a
cattivo gioco, subendo la presenza della comunità internazionale
che, a sua volta, ha fatto buon viso a cattivo gioco evitando di
ricordare a Fahim, Khalili, Sayyaf, Dostum e molti altri ex mujaheddin il
peso del loro passato.
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| Il corteo funebre in uno scatto tratto dal sito di Tolo. Nella notte una delle ultime nevicate |
martedì 4 marzo 2014
Karzai dopo Karzai
L'eredità
politica che il presidente afgano vorrebbe lasciarsi alle spalle e i
progetti per il futuro
Nei
giorni scorsi, lunedi 18 febbraio, dal palazzo presidenziale dove
ormai Hamid Karzai conta alla rovescia il tempo che lo separa dalle
presidenziali afgane del 5 aprile, è arrivato uno stop
deciso all'ultima riforma del nuovo codice di procedura penale. Il
disegno di legge, già approvato dai due rami del parlamento e cui
manca solo la firma del presidente, è entrato nell'occhio del
ciclone quando il testo è stato reso noto. Le organizzazioni afgane
per i diritti di genere, e pilastri dei diritti umani come Human
Rights Watch, hanno bollato la legge di oscurantismo e vero e proprio
lasciapassare per gli abusi contro le donne, visto che uno dei
capitoli sentenzia che i parenti degli imputati non possono essere
testimoni a carico: dal momento che la maggior parte degli abusi di
genere – dalla violenza al matrimonio forzato - avviene tra le
pareti domestiche, se si escludono le testimonianze dei parenti,
l'accusato non può che farla franca.
Il
palazzo però ha fatto la voce grossa. Lo stesso palazzo che approvò
anni fa, nonostante le polemiche, la famosa legge sul diritto di
famiglia degli sciiti (che riconosceva di fatto lo stupro
intra-familiare) e che, mesi addietro, non si è fatto per nulla
sentire a favore del decreto legge sui diritti delle donne (Evaw),
messo sotto accusa del parlamento che tuttora vuole emendarlo. Che il
presidente abbia e abbia sempre avuto una politica ambigua, con un
occhio agli alleati e uno al consenso interno anche delle frange più
conservatrici, non è una novità. Ma questa volta è in gioco
qualcosa di diverso. Karzai sta per lasciare il suo incarico dopo
essere stato l'unico presidente dell'Afghanistan dalla caduta dei
talebani, un uomo che, attraverso un interim e due mandati popolari,
si configura come uno dei capi di Stato più longevi: ha trattato con
Bush e con Obama, visto l'intera parabola di Ahmadinejad, stretto la
mano di Musharraf e Nawaz Sharif, conosciuto premier e presidenti
europei pochi dei quali sono sopravvissuti al primo mandato e nessuno
dei quali ha goduto in sovrappiù del periodo di grazia che
inizialmente a Karzai fu garantito dal vuoto lasciato dalla caduta
dei talebani nel 2001.
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