I dati forniti dagli exit pool avevano attribuito tra 39 e 48 seggi al partito anti corruzione (Aap), seguito con 33 dal partito di Modi (Bjp). Sbagliavano per difetto nel pimo caso, per eccesso di abbondanza nel secondo. Col 67% dei 13 milioni di aventi diritto che hanno messo la scheda nell'urna, i voti dano la capitale al partito Aam Aadmi Party (Aap) di Arvind “Kejri” Kejriwal. E se è clamoroso l'Aap abbia
guadagnato la quasi totalità dei 70 seggi dell'Assemblea passa da 31 a 3 seggi! Ma la fine peggiore la fa l'Indian National Congress che, almeno a Delhi,
sparisce completamente dalla scena politica (nessun seggio). Modi ha
fatto buon viso a cattivo gioco: è stato il primo a congratularsi con Kejriwal e ha promesso il pieno sostegno del
governo centrale. Attualmente però il suo partito non riesce nemmeno a essere
opposizione. Per farlo occorrono almeno sette seggi e il Bjp non arriva alla
metà. Si vedra'.
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martedì 10 febbraio 2015
domenica 8 febbraio 2015
Delhi exit pools: Kejriwal ancora vittoriso. La lezione del "Grillo" indiano
Anche
questa volta l'Aam
Aadmi Party di Arvind Kerjwal ce l'avrebbe fatta
nelle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea della capitale, il mini
stato dall'Unione senza governo da un anno esatto (Kerjiwal si
dimise il 14 febbraio 2014). I dati messi assieme da diverse fonti e
riportati da The Hindu dicono che gli exit pools delle elezioni di
sabato attribuirebbero tra 39 e 48 seggi al partito anti corruzione
(Aam) sui 70 in palio, seguito dal partito del premier Narendra Modi
(Bjp) che nelle scorse elezioni (2013) era invece arrivato con un ottima posizione ma non tale da permettergli di formare il governo della città-stato. Il
Congresso, già decimato nella passata tornata (ma col cui
contributo Kejriwal aveva potuto avere la maggioranza e fare un
governo) esce a pezzi. Altissima l-affluenza al 67%.domenica 14 novembre 2010
I TALEBANI E LA PROPAGANDA
Per chi non lo avesse ancora letto, su il manifesto di ieri c'è un interessante di Giuliano Battiston che dà conto da Kabul di una lettera dei talebani al Congresso americano. Ora, si può non essere d'accrdo con quel che i talebani dicono (la guerra è persa e i generali vi contan frottole) e bollare la lettera di Qari Muhammad Yusuf Ahmadi (uno dei portavoce del movimento riconducibile alla shura di Quetta) come propaganda, me voi ne avete letto una riga da qualche parte? Non dico sui giornali italiani, ma nemmeno su quelli stranieri c'è una "breve", se si esclude un lancio della France Press quando la lettera fu divulgata. E forse poco altro che mi è sfuggito.
Inizialmente la cosa ha stupito sia me sia Giuliano, che siamo forse degli ingenui cronisti ancora convinti che, in questo mestiere, si debbano riportare le notizie. Ma l'amara verità è che sulla guerra afgana si riportano solo certe notizie. Quelle che riguardano il "nemico" no, silenzio stampa. Bizzarro. Adesso tutti volgiono trattare coi talebani però, per sapere quel che dicono bisogna fare una ricerca estanuante anche perché i loro siti vengono oscurati ogni due per tre.
In compenso, ci raccontano i giornalisti di Kabul, Nato e americani stanno mettendo in opera un'offensiva mediatica milionaria che è una vera e propria guerra di propaganda. E siccome (noi soprattutto ma anche gli altri non sono da meno) scriviamo dell'Afghanistan solo quando la pista la apre il New York Times, ecco che tutti i pesci abboccano all'amo. Non so se avete fatto caso al processo di pace ad esempio: per due settimane se n'è parlato come se fosse lì, a portata di mano. Poi, più nulla. E siccome ne aveva parlato il Times, tutti dietro per due settimane. Poi zero, perché adesso i giornali americani sono alle prese con gli effetti delle elezioni e la macchina della propaganda si sta risistemando in attesa di gettare la prossima esca a giornalisti e lettori.Non voglio dire che il Nyt o il Post siano il braccio armato della propaganda Nato. Non mi permetterei e sarei un cretino a dirlo. Ma la macchina della propaganda non è fatta solo di giornali o giornalisti al soldo. E' fatta di notizie che si fanno filtrare, di anonimi fuinzionari che hanno detto, di trasparenti diplomatici che spifferano questo o quello...Il Nyt, così come Lettera22 o Repubblica, sono spesso vittime di questo ingranaggio che è difficile da contrastare. Ma vale la pena, ogni tanto, almeno di pensare che esiste, che è potente, che governa in parte le sorti della guerra e la sfera della nsotra penna. Una guerra così lontana ma, quando la macchina è ben oliata, anche così vicina
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