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lunedì 9 settembre 2024

Benvenuti all'edizione 2024-2025 della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso


Come ogni anno parte a breve una nuova sessione (2024-2025) della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso, fondata ormai diversi anni fa da Maurizio Torrealta e Linda Bimbi e ora diretta dalla collega Marina Forti. E' una scuola sui generis dove, accanto alla tecnica (scrittura, fotografia, video, podcast e tutto il correlato), facciamo attenzione ai contenuti, accompagnando le lezioni con orientamenti sulla politica internazionale, l'etica giornalistica, la geografia delle relazioni mondiali, la parte giuridica e quella amministrativa, gli approfondimenti sui continenti, l'ambiente, il modo di condurre un'inchiesta o fare un reportage. Non dimentichiamo mai che siamo la Scuola della Fondazione Basso, un'istituzione nel vero senso della parola,  a cui siamo felici di appartenere.

Il corpo docente viene da esperienze diverse (la Rai, il mondo dei free lance - come nel mio caso - diverse testate, il pianeta della radiofonia, la pubblica amministrazione). Non è una scuola per dire "come si fa" ma un corso per dire che "si potrebbe fare così". Il resto dovete metterlo voi studenti, la vostra passione, curiosità, autonomia. Ci teniamo a sviluppare queste doti che sono al base del nostro mestiere. Benvenuti dunque.

Tutte le informazioni le trovate qui

Emanuele Giordana è con Paolo Affatato il docente di tecniche di scrittura

venerdì 15 settembre 2023

Scuola di Giornalismo alla Basso. Aperte le iscrizioni


E' tanto che non scrivo sul blog ma questa volta è di rigore: ricomincia la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso (a Roma, in presenza) in cui sono onorato di insegnare con Palo Affatato "tecniche di scrittura" ossia come si confeziona un articolo, una news analysis, una scheda, una presentazione, una recensione e così via (che le forme di un articolo sono almeno una decina). Il 19 c'è l'Open day per chi vuole saperne di più






900 ore di lezione sulle tecniche e gli strumenti del giornalismo e 300 ore di tirocinio nelle più importanti testate italiane. Ci sono ancora pochi giorni per iscriversi al corso 2023/2024 della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Ogni anno vediamo uscire dopo nove mesi giornalisti fatti e formati che poco dopo entrano a lavorare nelle redazioni dei grandi giornali con un approccio volto all'approfondimento e all'inchiesta e con in mano strumenti che molti colleghi più anziani non conoscono neppure di nome.
Passate parola, ci vediamo martedì all'ultimo open day.

Qui il bando

martedì 21 marzo 2023

Russi e Ucraini. Bali vuole limitare ingressi e presenze


Viaggio nel Sudest 4 / Le autorità balinesi vogliono dal governo di Giacarta maggiori limitazioni per i cittadini che vengono dai due Paesi in guerra e che ormai formano una grande comunità



Alcuni giorni fa, con l’espulsione di un russo di trent’anni accusato di aver violato la legge sull’immigrazione per essersi fatto pagare durante alcune performance teatrali, entra nel vivo la “flessione muscolare” delle autorità balinesi che hanno messo in piedi una vera e propria campagna di espulsione nei confronti di cittadini russi e ucraini. Un paio di giorni prima era toccato a tre giovani russe, accusate di essersi prostituite e imbarcate su un aereo per Mosca bollate come “lavoratrici del sesso”. Ma i fatti di cronaca rientrerebbe nella normale amministrazione di un’isola dove i turisti abbondano se non fosse che il governatore di Bali Wayan Koster si è recentemente appellato al governo centrale perché vieti a russi e ucraini il Voa-Visa on arrival, procedura veloce che consente di fare il visto all’arrivo in aeroporto.... Leggi il seguito su Lettera22



giovedì 29 settembre 2022

Perché scegliere la Scuola di giornalismo della Fondazione Basso

Da diversi anni tengo un corso di scrittura, con Paolo Affatato, alla Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso, un'istituzione che ha dedicato la sua storia alla ricerca, soprattutto in campo internazionale, sui temi della giustizia, dell'eguaglianza e dei movimenti che hanno cambiato il Mondo. 

Per me è sempre un'esperienza gratificante perché incontrare chi vuol fare il mio mestiere finisce ogni anno per rendermi più consapevole. Ma per i giovani aspiranti cronisti che valore aggiunto ha questa Scuola?

Intanto va subito chiarito che lo slogan di quest'anno - "Un altro modo di informare" - non significa un pedissequo ritorno al passato "quando c'erano gli inviati... quando il giornalismo era una professione seria... quando i giornali erano un'altra cosa e via discorrendo in un amarcord dei bei tempi andati. Il giornalismo (scritto, orale, televisivo) è molto cambiato in questi anni e la Scuola si è adeguata: sia dal punto di vista tecnico (strumenti materiali e virtuali) sia dal punto di vista di cosa significa oggi  informare (non solo comunicare dunque) in tempi di nuove figure professionali, di un allargamento della professione, delle nuove piattaforme a disposizione. Quello che invece rimane e deve rimanere è una tensione etica (e una continua curiosità) che metta in primo piano soprattutto il lettore (e non il committente) e il suo diritto a sapere quanto più può e quanto più di vicino c'è alla realtà (scontato il fatto che ogni descrizione non riesce mai a essere completamente neutrale ma può tentare di essere il più possibile imparziale). 

Questo è uno degli elementi che più mi stanno a cuore e che, a mio avviso, è uno dei punti forti di questo corso di formazione. Elemento trasversale alla conoscenza delle nuove tecnologie, delle tecniche di scrittura, del montaggio rapido di un servizio o dello schema di un documentario. Questa tensione, unita ai corsi su temi specifici (geopolitica, ambiente, aree del pianeta) e a un corpo docente ormai molto affiatato che unisce professionalità diverse (televisive, radiofoniche, web, carta stampata) fanno della Scuola una pccola eccellenza nazionale che si sforza poi di indirizzare, con gli stage, alla professione.

Bhe, insomma, date un'occhiata al bando e decidete voi (ps la Scuola è a Roma ma sarà possibile in alcuni casi, su valutazione specifica, seguire il corso online)

Vai al bando 

La Scuola e i docenti

CONSIGLIO DIRETTIVO: Maurizio Torrealta (direttore), Marina Forti (vice-direttrice), Giuliano Battiston, Andrea Battistuzzi, Emanuele Giordana, Monica Gomes, Giulio Rubino.

DOCENTI: Paolo Affatato, Paolo Aleotti, Fabrizio Barca, Giuliano Battiston, Andrea Battistuzzi, Alfredo Bertocchi, Benedetta Calandra, Annalisa Camilli, Lucia Capuzzi, Francesco Carchedi, Centro di giornalismo permanente, Alessandro Ciccarelli, Pier Paolo Cito, Daria Corrias, Marco d’Eramo, Daniele Donati, Goffredo Fofi, Marina Forti, Emanuele Giordana, Tiziana Guerrisi, Stefania Maurizi, Giancarlo Monina, Alberto Negri, Jacopo Ottaviani, Luca Scaglia, Claudia Padovani, Mauro Palma, Simone Pieranni, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Chiara Ronchini, Giulio Rubino, Roberto Schiattarella, Marco Silenzi, Marco Soellner, Alfredo Sprovieri, Gianni Tognoni, Maurizio Torrealta, Alessandro Triulzi, Giacomo Zandonini.

TUTOR:
 Giuseppe Putignano
ORGANIZZAZIONE: Cecilia Cardito

venerdì 29 gennaio 2016

Se un uccello (protetto) cambia la geopolitica

Esemplare di ubara, dall'arabo hubara,
della famiglia degli otididi.
Una sorta di otarda (avis tarda)
La Corte suprema di Islamabad, ribaltando una precedente sentenza, ha annullato venerdi scorso il bando in Pakistan sulla caccia all'ubara, un volatile a rischio di estinzione di cui vanno ghiotti teste coronate ed emiri del Golfo. Ecco come come un piccolo animale è diventato l'emblema di un grande problema di sovranità nazionale

A volte le cose più strane creano conflitti o diventano soluzione di problemi. E' il caso di un uccello dal piumaggio colorato, di una dinastia di paludati monarchi del Golfo e di un Paese povero dell'Asia meridionale. L'uccello si chiama ubara – in inglese Houbara bustard - ed è un animale grazioso della famiglia conosciuta come Chlamydotis undulata. E' originario del Nord Africa ma comprende una specie diffusa in Asia, detta MacQueen's bustard. In origine considerata una sottospecie della famiglia africana, è in realtà il tipo di ubara più numeroso. Ma ha un problema: la caccia. La caccia avviene quando l'ubara migra dalle steppe dell'Asia centrale, predilette dalla famiglia MacQueen, per andare a svernare in India e nel Sud del Pakistan, un Paese cui il caldo non manca mai. E qui abbiam detto dell'uccello e del Paese povero. Ora veniamo ai cacciatori: questi abitano tra Riad e Kuwait City, sono ricchi e appassionati della caccia col falco. Per loro, le steppe dell'Asia centrale son lontane. Il Pakistan invece, è il caso di dire, è a un tiro di schioppo. Ed è anche un Paese dove è facile ottenere il permesso per una specie protetta come è nel caso dell'ubara. Non è però la solita storia del ricco che va a caccia nel giardino del povero infischiandosene della legge. L'ubara è diventato un affare di Stato, anzi di Stati, che finisce a raccontare più di geopolitica che di arte venatoria o di giusta indignazione animalista. E' una storia che vale la pena di raccontare.

Se la geopolitica fosse fatta solo di confini, accordi diplomatici e, in caso di guerra, di forniture di
armi, mezzi e soldati, la lettura di come va il mondo sarebbe molto semplice. In poche parole, per capire cosa accade tra il Pakistan e l'Arabia saudita, dopo che Islamabad ha prima negato i suoi soldati a Riad nella guerra in Yemen e, recentemente, si è dimostrata molto fredda verso la coalizione anti sciita messa in piedi dai sauditi per contenere l'Iran, basta guardare la carta geografica: il Pakistan confina con l'Iran, Paese a maggioranza sciita con cui ha accordi commerciali importanti e progetti in corso. Il Pakistan è interessato al petrolio e al gas iraniano e infine ospita una minoranza sciita importante. Se volete c'è anche di mezzo l'Afghanistan, Paese in guerra e con cui i nostri due confinano. Si capisce dunque la riluttanza di Islamabad a schierarsi coi sauditi nel loro jihad anti irano-sciita. Ma c'è dell'altro, un uccello appunto. Il nostro, o la nostra, ubara.