Come ogni anno parte a breve una nuova sessione (2024-2025) della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso, fondata ormai diversi anni fa da Maurizio Torrealta e Linda Bimbi e ora diretta dalla collega Marina Forti. E' una scuola sui generis dove, accanto alla tecnica (scrittura, fotografia, video, podcast e tutto il correlato), facciamo attenzione ai contenuti, accompagnando le lezioni con orientamenti sulla politica internazionale, l'etica giornalistica, la geografia delle relazioni mondiali, la parte giuridica e quella amministrativa, gli approfondimenti sui continenti, l'ambiente, il modo di condurre un'inchiesta o fare un reportage. Non dimentichiamo mai che siamo la Scuola della Fondazione Basso, un'istituzione nel vero senso della parola, a cui siamo felici di appartenere.
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lunedì 9 settembre 2024
Benvenuti all'edizione 2024-2025 della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso
Come ogni anno parte a breve una nuova sessione (2024-2025) della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso, fondata ormai diversi anni fa da Maurizio Torrealta e Linda Bimbi e ora diretta dalla collega Marina Forti. E' una scuola sui generis dove, accanto alla tecnica (scrittura, fotografia, video, podcast e tutto il correlato), facciamo attenzione ai contenuti, accompagnando le lezioni con orientamenti sulla politica internazionale, l'etica giornalistica, la geografia delle relazioni mondiali, la parte giuridica e quella amministrativa, gli approfondimenti sui continenti, l'ambiente, il modo di condurre un'inchiesta o fare un reportage. Non dimentichiamo mai che siamo la Scuola della Fondazione Basso, un'istituzione nel vero senso della parola, a cui siamo felici di appartenere.
venerdì 15 settembre 2023
Scuola di Giornalismo alla Basso. Aperte le iscrizioni
E' tanto che non scrivo sul blog ma questa volta è di rigore: ricomincia la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso (a Roma, in presenza) in cui sono onorato di insegnare con Palo Affatato "tecniche di scrittura" ossia come si confeziona un articolo, una news analysis, una scheda, una presentazione, una recensione e così via (che le forme di un articolo sono almeno una decina). Il 19 c'è l'Open day per chi vuole saperne di più
martedì 21 marzo 2023
Russi e Ucraini. Bali vuole limitare ingressi e presenze
Viaggio nel Sudest 4 / Le autorità balinesi vogliono dal governo di Giacarta maggiori limitazioni per i cittadini che vengono dai due Paesi in guerra e che ormai formano una grande comunità
giovedì 29 settembre 2022
Perché scegliere la Scuola di giornalismo della Fondazione Basso
La Scuola e i docenti
CONSIGLIO DIRETTIVO: Maurizio Torrealta (direttore), Marina Forti (vice-direttrice), Giuliano Battiston, Andrea Battistuzzi, Emanuele Giordana, Monica Gomes, Giulio Rubino.
DOCENTI: Paolo Affatato, Paolo Aleotti, Fabrizio Barca, Giuliano Battiston, Andrea Battistuzzi, Alfredo Bertocchi, Benedetta Calandra, Annalisa Camilli, Lucia Capuzzi, Francesco Carchedi, Centro di giornalismo permanente, Alessandro Ciccarelli, Pier Paolo Cito, Daria Corrias, Marco d’Eramo, Daniele Donati, Goffredo Fofi, Marina Forti, Emanuele Giordana, Tiziana Guerrisi, Stefania Maurizi, Giancarlo Monina, Alberto Negri, Jacopo Ottaviani, Luca Scaglia, Claudia Padovani, Mauro Palma, Simone Pieranni, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Chiara Ronchini, Giulio Rubino, Roberto Schiattarella, Marco Silenzi, Marco Soellner, Alfredo Sprovieri, Gianni Tognoni, Maurizio Torrealta, Alessandro Triulzi, Giacomo Zandonini.
TUTOR: Giuseppe Putignano
ORGANIZZAZIONE: Cecilia Cardito
venerdì 29 gennaio 2016
Se un uccello (protetto) cambia la geopolitica
| Esemplare di ubara, dall'arabo hubara, della famiglia degli otididi. Una sorta di otarda (avis tarda) |
A volte le cose più strane creano conflitti o diventano soluzione di problemi. E' il caso di un uccello dal piumaggio colorato, di una dinastia di paludati monarchi del Golfo e di un Paese povero dell'Asia meridionale. L'uccello si chiama ubara – in inglese Houbara bustard - ed è un animale grazioso della famiglia conosciuta come Chlamydotis undulata. E' originario del Nord Africa ma comprende una specie diffusa in Asia, detta MacQueen's bustard. In origine considerata una sottospecie della famiglia africana, è in realtà il tipo di ubara più numeroso. Ma ha un problema: la caccia. La caccia avviene quando l'ubara migra dalle steppe dell'Asia centrale, predilette dalla famiglia MacQueen, per andare a svernare in India e nel Sud del Pakistan, un Paese cui il caldo non manca mai. E qui abbiam detto dell'uccello e del Paese povero. Ora veniamo ai cacciatori: questi abitano tra Riad e Kuwait City, sono ricchi e appassionati della caccia col falco. Per loro, le steppe dell'Asia centrale son lontane. Il Pakistan invece, è il caso di dire, è a un tiro di schioppo. Ed è anche un Paese dove è facile ottenere il permesso per una specie protetta come è nel caso dell'ubara. Non è però la solita storia del ricco che va a caccia nel giardino del povero infischiandosene della legge. L'ubara è diventato un affare di Stato, anzi di Stati, che finisce a raccontare più di geopolitica che di arte venatoria o di giusta indignazione animalista. E' una storia che vale la pena di raccontare.
Se la geopolitica fosse fatta solo di confini, accordi diplomatici e, in caso di guerra, di forniture di
armi, mezzi e soldati, la lettura di come va il mondo sarebbe molto semplice. In poche parole, per capire cosa accade tra il Pakistan e l'Arabia saudita, dopo che Islamabad ha prima negato i suoi soldati a Riad nella guerra in Yemen e, recentemente, si è dimostrata molto fredda verso la coalizione anti sciita messa in piedi dai sauditi per contenere l'Iran, basta guardare la carta geografica: il Pakistan confina con l'Iran, Paese a maggioranza sciita con cui ha accordi commerciali importanti e progetti in corso. Il Pakistan è interessato al petrolio e al gas iraniano e infine ospita una minoranza sciita importante. Se volete c'è anche di mezzo l'Afghanistan, Paese in guerra e con cui i nostri due confinano. Si capisce dunque la riluttanza di Islamabad a schierarsi coi sauditi nel loro jihad anti irano-sciita. Ma c'è dell'altro, un uccello appunto. Il nostro, o la nostra, ubara.





