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lunedì 9 settembre 2024

Benvenuti all'edizione 2024-2025 della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso


Come ogni anno parte a breve una nuova sessione (2024-2025) della Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso, fondata ormai diversi anni fa da Maurizio Torrealta e Linda Bimbi e ora diretta dalla collega Marina Forti. E' una scuola sui generis dove, accanto alla tecnica (scrittura, fotografia, video, podcast e tutto il correlato), facciamo attenzione ai contenuti, accompagnando le lezioni con orientamenti sulla politica internazionale, l'etica giornalistica, la geografia delle relazioni mondiali, la parte giuridica e quella amministrativa, gli approfondimenti sui continenti, l'ambiente, il modo di condurre un'inchiesta o fare un reportage. Non dimentichiamo mai che siamo la Scuola della Fondazione Basso, un'istituzione nel vero senso della parola,  a cui siamo felici di appartenere.

Il corpo docente viene da esperienze diverse (la Rai, il mondo dei free lance - come nel mio caso - diverse testate, il pianeta della radiofonia, la pubblica amministrazione). Non è una scuola per dire "come si fa" ma un corso per dire che "si potrebbe fare così". Il resto dovete metterlo voi studenti, la vostra passione, curiosità, autonomia. Ci teniamo a sviluppare queste doti che sono al base del nostro mestiere. Benvenuti dunque.

Tutte le informazioni le trovate qui

Emanuele Giordana è con Paolo Affatato il docente di tecniche di scrittura

giovedì 20 giugno 2024

Una call per reportage con tema "Uguaglianza" per celebrare la Scuola di giornalismo Basso




la Scuola di giornalismo Lelio Basso compie 20 anni. Un'Open Call per festeggiarlo: la lettera della direttrice Marina Forti


Care e cari
nel 2025 la Scuola di giornalismo Lelio Basso compie 20 anni. Per celebrare questo anniversario stiamo lavorando a un libro che racconti la storia scritta in questi anni in via della Dogana Vecchia, 5. Non solo, crediamo che il risultato più importante del nostro lavoro sia stato aiutare centinaia di persone ad affacciarsi nel mondo del lavoro giornalistico e a consolidare le proprie capacità. Pertanto è a voi, ex studentesse e studenti della Scuola Basso, che chiediamo di scrivere il prossimo capitolo. In particolare, vi chiediamo di realizzare 8 reportage o inchieste originali, sul tema dell'uguaglianza.
Marina Forti
Direttrice della Scuola di giornalismo Lelio Basso
Per tutti i dettagli: scuolagiornalismoleliobasso.it
Per informazioni e invio candidature: info@scuolagiornalismoleliobasso.it

vedi anche Facebook

venerdì 30 luglio 2021

La scuola di giornalismo della Fondazione Basso vista da un docente

Una lezione del direttore M. Torrealta
H
o appena letto le valutazioni degli studenti del corso dell'anno scolastico e devo dire che mi sono
commosso. Alcuni di loro hanno accompagnato la valutazione con una frase non di rito che mi ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, che per me frequentare la scuola, anche se in veste di docente, è una delle più belle attività che ogni anno accompagnano quella parte di inverno che, obtorto collo, mi tocca passare in Italia. Ogni anno il corso è una piccola scommessa: cosa posso aggiungere - mi chiedo - e cosa non ha pienamente soddisfatto i miei studenti? Non tutte le valutazioni infatti sono positive e c'è un "sufficiente" che mi obbliga a rifarmi la domanda. Insegnare è uno dei mestieri più difficili che esistano: non tanto e non solo per quel che si sa (e non si sa) ma perché è difficile tenere alta la tensione e quindi l'attenzione. Difficile non essere banali e difficile non ripetersi. Ogni anno è una scommessa. E' un po', insomma, come andare in diretta alla radio: avete gli appunti e conoscete il mestiere ma c'è quella magia che è il buio oltre il vetro del vostro pubblico. Adrenalina. L'unico rimedio alla tensione della diretta.

Spero comunque che questa magia si ripeta nuovamente. La scuola di giornalismo della Basso non è solo un corso completo di formazione che risponda, mi sembra alle esigenze, che il mercato del lavoro richiede oggi (saper scrivere ma anche girare, fare i podcast, montare un servizio....). E' anche una scuola che si basa su sani principi e su una storia forte iniziata dai suoi fondatori e proseguita dai tanti (come dimenticare Linda Bimbi?) che quei valori portano avanti. Anche il giornalismo ha i suoi valori e le sue regole. Ignorarle è una furbizia che non paga.

Ecco dunque il link per dare un'occhiata al bando 21-22 con l'invito a iscrivervi. Purtroppo la cifra richiesta non è piccolissima (seppur meno della media delle scuole di giornalismo) ma potete informarvi tra chi l'ha frequentata se ne vale la pena. Per me si, ma questa è un'altra storia....

martedì 9 luglio 2019

Il Bando della Scuola di giornalismo Fondazione Basso

La Fondazione Basso è lieta di comunicare l'apertura del bando della Scuola di giornalismo Lelio Basso - XV edizione - 2019-2020


Bando aperto (1 luglio - 15 ottobre)



OPEN DAY: 5, 27 sett, 11 ott, 17h00
Fondazione Basso
Via Dogana Vecchia, Roma (di fianco al Senato)

Bando e programma didattico qui

1130 ore totali: 600 ore di lezioni frontali, 200 ore di laboratorio, 30 ore seminariali e 300 ore di tirocinio formativo presso testate giornalistiche convenzionate, tra le quali:
Agenzia Dire, Archivio delle memorie migranti, Fanpage, Gruppo GEDI (HuffingtonPost, la Repubblica, La Stampa, l’Espresso), Il Fatto Quotidiano, il manifesto, Left, Oxfam, Radio Vaticana, RAI Radio Televisione Italiana, Sky TG24.

INFO giornalismo@fondazionebasso.it

sabato 29 marzo 2014

Piccola pubblicità

Lelio Basso
Mi permetto di segnalare in questo piccolo spazio pubblico, il nuovo bando della Scuola di giornalismo della Fondazione Basso. Cosa distingue questa scuola (che ha ora una certificazione europea) dalle altre sparse sul territorio nazionale (oltre al prezzo sensibilmente competitivo)? Credo la declinazione verso la politica estera, Cenerentola del giornalismo italiano ancora indeciso se Cali sia una città della Colombia o una dea con tre paia di braccia e una collana di teschi.  Dei docenti non dico (anche perché sono tra questi) ma sulla scelta delle materie e dell'orientamento credo valga la pena di spendere una parola. Di questi tempi forse è bene attrezzarsi a guardare il mondo, andando anche oltre l'Europa estensione dell'ombelico di casa che si è finalmente guadagnata un po' di spazio. Se dovete scegliere fateci un pensierino.

Cliccando qui trovate tutte le informazioni

sabato 15 gennaio 2011

SCUOLA, DONNE E TALEBANI: IL DESTINO DEL "SESSO DEBOLE"

Sarà vero, sarà mezzo vero, sarà falso? Secondo il ministro dell'Istruzione afgano Farooq Wardak i talebani sarebbero pronti a far carta straccia dell'antico bando che caratterizzò l'emirato e cioè il divieto di far andare a scuola le donne. Un “cambio culturale” ha detto il ministro di Karzai al supplemento del Time che tratta temi scolastici e che lo ha intervistato durante l'Education World Forum di Londra.

Wardak
ha prefigurato negoziati futuri in cui si discuterà di diritti umani e diritti delle donne anche se al riguardo è stato piuttosto vago tanto che non è chiaro quanto sia solo un desiderio del governo, che spera così di mettere a tacere gli accenti critici della comunità internazionale sul possibile futuro processo di pace. Certo qualcosa si sta muovendo anche se alcune parlamentari, intervistate dala Bbc, si son dette scettiche sull'uscita del ministro, ricordando le centinaia di scuole incendiate e l'epoca talebana in cui, per una donna o una bambina, la scuola era off limits. E se qualcosa sotto traccia sta maturando, anche se quello del ministro appare per ora più un auspicio che un fatto reale, è dunque possibile che le trattative sotterranee tra governo e guerriglia stiano cominciando a produrre un abbozzo di agenda.

In realtà di un atteggiamento talebano diverso nei confronti dell'emancipazione femminile si parla già da un paio d'anni: in qualche cronaca giornalistica che aveva dato conto di una sorta di pragmatismo almeno per alcuni capi talebani, disposti ad ammettere l'istruzione anche per le donne. E per esser del tutto sinceri, anche durante i tempi bui dell'emirato si poteva assistere a qualche lezione dove il pubblico era femminile. La regola riguardava la separazione stretta tra femmine e maschi, come per altro avviene ancora nell'Afghanistan di oggi. I talebani non erano in realtà contro l'educazione femminile tout court. Ma i limiti erano ben chiari: separazione rigida dai maschi, insegnanti maschi, accesso negato agli studi superiori. Adesso l'atteggiamento starebbe cambiando.

In Afghanistan
la scuola per le donne è sempre stato un tabù. Con rare eccezioni. E ancora oggi, come testimoniava un rapporto dell'Onu uscito in dicembre, essere donna in questo Paese significa davvero essere “sesso debole”, cittadini di serie B: a parte le limitazioni sull'istruzione (non c'è controllo o sanzione applicata se una famiglia non manda le figlie a scuola), ancora esistono matrimoni combinati, donne usate come moneta di scambio nelle transazioni fondiarie, sposalizi forzati con minorenni. Tutte cose ora vietate (la legge più avanzata è dell'agosto del 2009) e sanzionate (solo sulla carta). Una legge non basta a cambiare inveterate tradizioni e un'interpretazione del Corano molto generica (visto che il Profeta vietò i matrimoni combinati e con minorenni, pratica invece ammessa dai codici tribali).
Quanto all'istruzione, Farook ha snocciolato i risultati che, in effetti, sono uno dei pochi lasciti felici della guerra: durante i talebani, ha detto, su un milione di studenti la percentuale di femmine era zero e lo stesso valeva per le insegnanti femmine mentre adesso le percentuali sono 38 e 30%.

Certo il ministro ha esagerato (durante i talebani la percentuale era più elevata) e, per altro, anche se il 38% è molto, l'analfabetismo femminile in Afghanistan è più del doppio rispetto a quello maschile e dunque anche Karzai ha qualcosa da rimproverarsi. E' pur vero che nei sondaggi il settore dell'istruzione appare come quello dove gli afgani dicono di aver visto i maggiori risultati. Ma l'emancipazione femminile passa anche per l'accesso ai servizi di base, in un Paese agli ultimi posti in classifica per quel che riguarda la sicurezza di gravidanza e parto. Temi però che si fanno strada, anche tra i talebani che, in dieci anni, sono cambiati. Da movimento oscurantista pashtun ora si propongono come movimento di liberazione nazionale trasversale tanto che molti combattenti di diversa etnia sono stati nominati capi militari. Paradossi della guerra.

lunedì 14 settembre 2009

TRATTINO BASSO

Con un certo orgoglio ho visto oggi i miei allievi della Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso andare a fare l'esame di fine corso. La scuola della Basso ha una particolarità: è gratuita (almeno sino ad ora) e pretende solo un esame di ammissione che attesti, oltre alla cultura generale, anche la passione per questo (bel) mestiere. Non è che usciti dalla Basso siate giornalisti fatti e finiti, che questo è un lavoro che matura come il vino in botte, ma non sarete da meno dei molti altri che pagano fior di soldi in questo mercato che si è creato attorno alla professione. Una volta non si andava a scuola: facevi il “praticante” in un giornale e poi studiavi per l'esame (assai più duro rispetto a quello della Basso) con il terrore che, nella Commissione, ci fosse un magistrato puntiglioso e ti beccasse scoperto sulle “cause esimenti” in caso di omicidio (come per altro capitò proprio a me....).


Adesso si è sviluppato un mercato che richiede diplomi, stage gratuiti, soldi e sacrifici (delle famiglie) con sbocchi professionali assai incerti. Non che prima fosse per forza meglio: per fare il giornalista occorreva passione e curiosità ma anche un buon aggancio, una spintarella che di solito proveniva da papà o mammà giornalisti. Vedi come tanti cognomi si ripetono nella storia del nostro mestiere (e se vogliamo essere onesti, mio padre e mio nonno erano giornalisti). Comunque, se avei passione, ce la potevi fare anche senza spinte. Ma adesso? A volte nemmeno quelle bastano.

Il futuro è incerto e dense nubi avvolgono la professione totalmente come ben sa chi ha deciso – io son tra quelli – di andare a manifestare sabato 19 (settembre) per la libertà di stampa in Italia, un bene che si va rarefacendo tra pressioni, lobby, licenziamenti, ricatti, minacciose leggi dell'editoria

Ai miei ragazzi, non potendo augurare altro, posso solo dedicare un pensiero: conservate la passione e la curiosità di un mestiere che – per ripetere un trito stereotipo – è sempre meglio che lavorare. Aggiungo io: e chi vi pagherebbe in qualsiasi altro posto per leggere il giornale? Infine non dimenticate la massima che si deve, credo, a Flaiano (tanto per cambiare): primo trasmettere, secondo vedere, terzo scrivere. La bella scrittura, nel giornalismo, vien dopo l'aver visto coi propri occhi, attività al giorno d'oggi sempre più rara. Ma se non potete trasmettere (oggi è più facile ma può mancare la corrente), che ve ne fate dei vostri occhi e del vostro bel pezzo da manuale?

Un abbraccio ragazzi (anzi colleghi) miei. Io amo questo lavoro e penso anche che, oltre che praticarlo, va anche difeso. Da coloro che, ricorrendo o meno alla sospensione della corrente elettrica, vorrebbero che i giornali non uscissero, i blog tacessero, le telecamere fossero girate altrove. E' la stampa bellezza, e pur con tutti i suoi difetti, resta sempre sovrastata dai pregi