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giovedì 22 novembre 2018

La settimana della moda

Delhi, Washington, Zagabria ma anche Milano, Torino, Bolzano. Sono solo alcune delle città dove, con modalità diverse, lavoratori e attivisti della Campagna mondiale “Turn Around, H&M!”, mette nel mirino H&M, al secolo Hennes & Mauritz, colosso multinazionale svedese di abbigliamento e vendita al dettaglio nota per il fast-fashion. L’azienda (a sinistra un modello), che con consociate e marchi diversi opera in 69 Paesi con oltre 4.500 negozi reali e una diffusa attività sul web, impiega direttamente circa 160mila persone ma ha al suo servizio una manovalanza diffusa che conta almeno 850mila lavoratori e lavoratrici cui aveva promesso un salario dignitoso entro fine anno. La Campagna mira a diffondere consapevolezza, che riguarda anche ogni singolo compratore di ogni singolo capo di abbigliamento, sul mancato impegno di H&M su cui in settembre aveva già pubblicato un rapporto cui la società aveva risposto con sdegno ma senza in realtà poter esibire i salari dignitosi promessi e rimasti al palo.

Si tratta dunque di una nuova fase della Campagna che da oggi sino a fine mese cercherà di sensibilizzare soprattutto i consumatori. Si inizierà in due città europee: Londra e Milano – capitali internazionali della moda – per proseguire in almeno 24 città nei prossimi giorni. In molte di quelle città ci sono negozi o poli logistici di H&M, ma anche le teste di una filiera di fabbriche e fabbrichette sparse nelle pieghe della globalizzazione mondiale. Una rete fittissima che non esclude il nostro Paese. “Mai avrei immaginato che H&M mi avrebbe stravolto la vita”, ha scritto alla Campagna una lavoratrice che confeziona pacchi di abbigliamento per H&M nel polo logistico di Stradella, in Lombardia. “Nell’enorme magazzino in cui lavoro il turno iniziava alle 4,30 della mattina con nessuna certezza dell’orario di uscita. Tutto era possibile, 4 ore di lavoro come 12”. E’ una donna che ha chiesto l’anonimato per il semplice motivo che XPO, l’azienda che gestisce il polo logistico, ha intentato cause a 147 lavoratori e al sindacato per via delle lotte e delle proteste sulle condizioni di lavoro.

La famiglia di una lavoratrice tessile indiana.
Molto lontana dai vestiti che produce
La mobilitazione in Italia comincia da Milano con un flashmob con i delegati FILCAMS CGIL per raccogliere firme davanti a un negozio H&M del centro. Un altro flashmob con raccolta firme di fronte a un negozio H&M si terrà invece a Bolzano con il sostegno di OEW Organizzazione Per Un mondo solidale. A Torino infine, ci sarà un intervento aperto alla cittadinanza organizzato dall’associazione Hòferlab alla Casa della Cultura di San Salvario.

La settimana globale di mobilitazione – spiegano ad Abiti Puliti, una delle associazioni capofila della Campagna – segna il quinto anniversario delle promesse non mantenute fatte da H&M. L’azienda ribatte che “Con la nostra strategia di salario equo e solidale lanciata nel 2013, raggiungiamo più di 600 fabbriche e 930.000 lavoratori del settore abbigliamento, il che significa che abbiamo superato il nostro primissimo traguardo”. Ma secondo la Campagna, l’azienda non solo non ha rispettato l’impegno assunto ma non si capisce come possa affermare di aver superato i suoi obiettivi. “Chiunque può farlo, se rivendica anche il diritto di modificare l’obiettivo iniziale come meglio crede. Ma non permetteremo che tale ipocrisia passi inosservata”, risponde in una nota la ricreatrice e attivista slovena Neva Nahtigal dell’ufficio internazionale della Clean Clothes Campaign. “Il modello di business di H&M – aggiunge Deborah Lucchetti di Abiti Puliti - sta mettendo sotto pressione i lavoratori e le lavoratrici a diversi livelli della catena di fornitura. Ma chi cuce nelle fabbriche, chi smista i pacchi nei punti logistici e chi è impiegato nei negozi di distribuzione, tutti hanno diritto a un salario dignitoso e a giuste condizioni di lavoro”.

La raccolta delle firme è importante, sottolineano alla Campagna, perché è indice di consapevolezza, oltreché di solidarietà, da parte dei consumatori che così comprendono come funziona la catena di fornitura fino al prodotto finito: da chi taglia e cuce sino a chi impacchetta nei poli logistici o vende nei negozi. La petizione lanciata nell’ambito della campagna “Turn Around, H&M!” ha già raccolto oltre 135.000 firme.

lunedì 18 settembre 2017

Che bestialità vietare il cricket nei parchi italiani!

Foto tratta da EastWest
“Il recente ferimento di un bimbo di due anni, colpito alla testa da una pallina vagante mentre era sul balcone di casa, ha indotto il sindaco (di Bolzano) Renzo Caramaschi a vietare lo sport più amato dalla comunità pakistana” rende noto una cronaca del Corsera del 12 settembre. Per ora, scrive Francesco Clementi, il provvedimento di veto sul cricket è limitato a Parco Mignone, ma si valuta l’estensione a tutti gli spazi aperti, dopo una “valutazione con rappresentanti della comunità pakistana”. In effetti una palla di cricket, una sorta di solido agglomerato di pelle di cervo, può arrivare a 150 km/h di velocità anche se questo attrezzo fondamentale del gioco più famoso dell’Impero britannico e delle sue colonie è così costoso che i giovani giocatori gli devono spesso preferire le più volgari palle da tennis. Non sappiamo quanto il bambino sia stato ferito ma sappiamo bene quanto possa far male una pallina da tennis: nella finale junior degli Us Open edizione 1983 per esempio, un giudice di linea fu colpito all’inguine da un “servizio killer” che lo precipitò a terra dove batté la testa e morì. Se invece si avesse la voglia di scorrere google per vedere tutti gli effetti collaterali di un pallone da calcio, si troverebbero circa un paio di milioni di risultati dove la sfera è una truce protagonista, più o meno diretta (“colpito da pallone in spiaggia sviene” “insegue pallone e viene travolto da un’auto” “cerca pallone e cade dal tetto”…). Nessuno però ha mai pensato di vietare il tennis e soprattutto il pallone nei parchi pubblici. Vien da pensare che, come spesso accade con le cose che non conosciamo, l’ignoranza connessa alla diffidenza finisca per produrre scelte sconsiderate.... (continua su EastWest)

venerdì 27 giugno 2014

Afghanistan 2014

Bolzano venerdì oggi
alle ore 18
Sala di Rappresentanza del Comune


Un film e un dibattito sul processo elettorale afgano