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giovedì 6 ottobre 2016

Tutti a casa. Accordo Ue Kabul per espellere i migranti

Soldi in cambio di uomini?
La Conferenza di Bruxelles sull’Afghanistan promette aiuti ma li vincola al ritorno degli afgani indesiderati. E nella capitale si prevede un nuovo scalo solo per loro

Dalla Conferenza di Bruxelles sull’Afghanistan, dopo le buone notizie arriva la doccia fredda. E se la borsa è piena per circa 4 miliardi di dollari l’anno sino al 2020 che consentiranno al malridotto governo di Ashraf Ghani di tirare il fiato, gli aiuti sono stati condizionati all’accettazione di un piano segreto che riguarda i migranti afgani costato sei mesi di trattative. Si chiama Joint Way Forward e se n’era parlato già mesi fa quando un memo segreto della Ue aveva delineato una strategia per il rimpatrio di almeno 80mila afgani. Della cosa però non si era più saputo nulla e, addirittura, si era detto che la questione migranti non sarebbe stata vincolata agli aiuti elargiti dal vertice di Bruxelles. Ma la vicenda invece è saltata fuori proprio a Bruxelles che è stata la cornice dell’accettazione del piano da parte di Kabul: un piano che prevede che chiunque si veda rifiutato il diritto di asilo, una volta verificato che non vi siano altre possibilità di accettazione in un Paese membro, venga rispedito a casa. Lo voglia o no. In altre parole una deportazione concordata. A che ritmo? Per i prossimi sei mesi almeno 50 persone per aereo su voli diretti a Kabul o ad altro aeroporto afgano anche se il numero dei voli non viene quantificato. Si capisce però che non saranno pochi, tanto che le parti si sono accordate per un eventuale nuovo terminal dedicato agli espulsi nell’aeroporto della capitale dell’Afghanistan che accetta di riceverli e integrarli, ossia farli semplicemente rientrare nel Paese.

La vignetta spiega bene come la vedono
gli afgani: soldi in cambio del tutti a casa
Sino ad ora solo 5mila migranti afgani hanno fatto ritorno volontario a casa su 178mila che, nel 2015, hanno fatto richiesta d’asilo nella Ue: quattro volte di più che nel 2014 e arrivando a costituire il secondo gruppo di migranti dopo i siriani. Kabul deve fare buon viso a cattivo gioco con oltre un milione di sfollati interni e la minaccia di Islamabad di rimandare a casa entro marzo un milione di afgani, un terzo dei quali è già stato espulso dal Pakistan.

Benché i funzionari di Bruxelles neghino che sia sia utilizzata la leva degli aiuti per far deglutire a Kabul l’amaro calice, è davvero difficile pensare che non sia stato così: Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, è stato chiaro quando ha spiegato che la Ue sosterrà Kabul con denaro e programmi per nuovi posti di lavoro in Afghanistan e già da giorni per altro i tedeschi erano stati ancora più chiari: o l’Afghanistan si riprende i migranti o si chiude la borsa.

mercoledì 5 ottobre 2016

Un po’ meno poveri ma sempre in guerra

La Conferenza di Bruxelles sull’Afghanistan promette nuovi aiuti alla ricostruzione. Ma il Paese è a ferro e fuoco e i veri nodi per pacificarlo restano un tabù


Mentre i talebani hanno lanciato una nuova massiccia offensiva proprio alla vigilia della Conferenza sull’Afghanistan che si è aperta ieri a Bruxelles, nella capitale belga arriva il momento delle promesse per un Paese dove – sono dati Ue – il 40% della popolazione vive sotto la linea di povertà e un terzo degli afgani ancora non sa leggere né scrivere. Mentre scriviamo si combatte a Kunduz, nell’Helmand e in altre aree a Nord e a Sud. E si litiga: in parlamento e nel governo, scaricandosi le responsabilità per l’ennesima battaglia in una città - Kunduz – tenuta un anno fa dalla guerriglia per quasi una settimana. C’è chi dice che l’offensiva finirà per favorire l’apertura della borsa dei Paesi amici. E c’è chi invece pensa che sia l’ennesimo colpo basso a un governo in perenne crisi e a una presenza della Nato che, pur ridotta nel numero dei soldati, è rimasta nel Paese a presidiare soltanto le caserme che proteggono i suoi militari.


Sempre in guerra: combattenti anti inglesi
in una stampa del 1800. Sotto la bandiera Nato
Ieri l’Unione Europea ha promesso, in aggiunta al suo programma 2014-2020 (circa 1,4 miliardi di euro) oltre 200 milioni annui per due anni dal 2017 per sostenere l’agenda del governo di Ashraf Ghani, il presidente “dimezzato” insediato due anni fa dopo faticose elezioni presidenziali (ora dovremmo essere alla viglia di una nuova corsa elettorale per il parlamento) che alla fine hanno sancito un governo a due teste: quella di Ghani e quella di Abdullah Abdullah, ex mujaheddin cui, in barba alla Costituzione, gli americani, veri artefici della nascita del nuovo governo, hanno ritagliato – per raffreddare le sue accuse di brogli - un ruolo di primo piano che lo apparenta al presidente. Col risultato che il governo a due teste – si sa ma non si dice – non funziona. Oggi, se tutto va secondo i piani, gli americani dovrebbero annunciare altri 3 miliardi di dollari l’anno cui dovrebbero aggiungersi – oltre ai 200 milioni figli dell’accordo Ue per favorire lo “State building” - il miliardo che l’insieme dei Paesi membri* verserà annualmente a Kabul almeno sino al 2020. Poi ci sono altri attori (a Bruxelles siedono settanta Paesi e venti tra organizzazioni e agenzie internazionali) e quindi il piatto si arricchirà. Ma con molti però e legando l’aiuto futuro a quanto gli afgani sapranno e soprattutto vorranno fare. Non è un assegno in bianco né per gli europei né per gli americani.

venerdì 12 febbraio 2016

Afghanistan: la Ue batte un colpo

Il segretario generale
della Nato Stoltenberg
Se i militari scaldano i muscoli e da Bruxelles, al  meeting Nato dei ministri della Difesa, il segretario generale dell'Alleanza Stoltenberg reitera il sostegno a Kabul sino al 2020 (ma il vero focus dell'incontro erano i rifugiati), anche la diplomazia europea si muove. Organizzerà una conferenza sull'Afghanistan per il 4-5 ottobre a Bruxelles.  La vice segretario generale degli Esteri dell'Unione (Eeas)  Helga Maria Schmid (il numero 2 alla direzione generale che risponde a  Federica Mogherini) ha fatto sapere che si sta pensando a invitare l'Iran, per ora l'unica novità rilevante oltre alla notizia in sé (qualche analista suggerisce che dovrebbe partecipare anche Mosca).

 E' l'unica notizia di rilievo che riguarda l'Europa in questi mesi che sostituisce al brusio militare anche la voce dei civili. Purché il meeting non si risolva a parlare della sola questione sicurezza, la parola chiave ormai protagonista del dibattito anche politico sull'Afghanistan. Interno ed esterno.

martedì 2 dicembre 2014

Afghanistan, il Grande Caos

La puntata di "Caffè Mondo"di oggi, la trasmissione radiofonica nata dalla collaborazione tra Oltreradio.it e la stampa.it. A cura di Francesca Sforza e Micol Sarfatti. In studio, il direttore del giornale radio Francesco De Leo.

Oggi  il mio punto sugli eventi in Afghanistan. Per ascoltarlo clicca qui. I temi: Gli incontri di Bruxelles, la Conferenza di Londra, la guerriglia e i rumor sul processo di pace, la nuova missione Nato, la sfida del califfato

venerdì 15 aprile 2011

LEZIONE LIBICA

La corsa della diplomazia internazionale, da Doha a Bruxelles passando per il Cairo, non solo sembra senza fiato ma appare soprattutto col fiato corto. Quel che la campagna di Libia mette infatti senza pietà sotto gli occhi di tutti è il fatto che la comunità internazionale parla con una coralità di voci che, a dispetto di quanto vorrebbe Hillay Clinton, mostra più che pluralismo di opinioni una dissonante strategia del dopo, a distanza ormai di quasi un mese dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza sulla protezione dei civili libici. Ma andiamo con ordine.

La riunione dell'altro ieri di Doha ha fissato il paletto che invita la comunità internazionale a sostenere i “ribelli” del comitato di transizione. Ma come? Niente armi dicono alcuni, aiuti contro petrolio dicono altri, sostegno umanitario aggiungono altri ancora, più raid e bombardamenti dicono all'unisono Francia e Gran Bretagna (che adesso l'Italia si sia invece decisamente allineata su posizioni negoziali e su un rifiuto dei bombardamenti è una scelta che, ancorché tardiva, non può che farci piacere)....Segue, leggi tutto su Lettera22