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sabato 14 giugno 2014

Il ballottaggio tra Ghani e Abdullah (aggiornato)

Torno nella capitale afgana dopo  diversi mesi di assenza e proprio nel giorno in cui inizia il voto di ballottaggio per scegliere tra Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah. La sfida è interessante non solo come prova della maturità del sistema elettorale (che finora se l'è cavata bene) ma anche per capire chi e come vincerà la partita. Nelle ultime settimane abbiamo visto diversi cambi di casacca: Rassoul, candidato di Karzai (era il suo ex ministro degli Esteri), sostiene Abdullah ma a sorpresa uno dei fratelli del presidente (Qayum, il più potente) ha scelto Ghani mentre un altro si è schierato con l'uomo dell'ex Alleanza del Nord. Stessa cosa per i fratelli del Leone del Panjshir,  Shah Massud: uno con l'ex braccio destro del leone, l'altro con l'ex funzionario della Banca Mondiale. E poi tutta una pletora di personaggi, mullah, assemblee di villaggio che si sono dichiarate per questo o per quello. Interessante il gioco del presidente: si potrebbe dire che, per non restare appeso, abbia pianificato una strategia che in qualche modo lo mantiene in carreggiata avendo, in un certo senso, appoggiato entrambi i candidati...

giovedì 27 marzo 2014

L'en plein del cavallo di Karzai

Nader Naeem in una foto di Pajhwok
Zalmai Rassoul, il candidato di Karzai alle presidenziali, ha un nuovo supporter: l'ormai ex concorrente Nader Naeem che, da ieri, ha rinunciato alla corsa presidenziale.
Il principe Nader Naeem (classe 1965) è di sangue blu: figlio dell'ultima figlia di Zaher Shah, l'ultimo re afgano, è anche nipote del primo presidente afgano, quel Mohammed Daoud Khan che aveva esautorato suo nonno dal trono (fu un golpe in famiglia nel 1973 a istituire la repubblica). Ma Nader (che nella foto vediamo a un convegno su Daud) seguì le sorti del nonno. Si esiliò nel Regno unito e riapparve quando Zaher decise il suo rientro a Kabul dove lo prese come segretario personale. 

martedì 4 marzo 2014

Karzai dopo Karzai

L'eredità politica che il presidente afgano vorrebbe lasciarsi alle spalle e i progetti per il futuro

Nei giorni scorsi, lunedi 18 febbraio, dal palazzo presidenziale dove ormai Hamid Karzai conta alla rovescia il tempo che lo separa dalle presidenziali afgane del 5 aprile, è arrivato uno stop deciso all'ultima riforma del nuovo codice di procedura penale. Il disegno di legge, già approvato dai due rami del parlamento e cui manca solo la firma del presidente, è entrato nell'occhio del ciclone quando il testo è stato reso noto. Le organizzazioni afgane per i diritti di genere, e pilastri dei diritti umani come Human Rights Watch, hanno bollato la legge di oscurantismo e vero e proprio lasciapassare per gli abusi contro le donne, visto che uno dei capitoli sentenzia che i parenti degli imputati non possono essere testimoni a carico: dal momento che la maggior parte degli abusi di genere – dalla violenza al matrimonio forzato - avviene tra le pareti domestiche, se si escludono le testimonianze dei parenti, l'accusato non può che farla franca.

Il palazzo però ha fatto la voce grossa. Lo stesso palazzo che approvò anni fa, nonostante le polemiche, la famosa legge sul diritto di famiglia degli sciiti (che riconosceva di fatto lo stupro intra-familiare) e che, mesi addietro, non si è fatto per nulla sentire a favore del decreto legge sui diritti delle donne (Evaw), messo sotto accusa del parlamento che tuttora vuole emendarlo. Che il presidente abbia e abbia sempre avuto una politica ambigua, con un occhio agli alleati e uno al consenso interno anche delle frange più conservatrici, non è una novità. Ma questa volta è in gioco qualcosa di diverso. Karzai sta per lasciare il suo incarico dopo essere stato l'unico presidente dell'Afghanistan dalla caduta dei talebani, un uomo che, attraverso un interim e due mandati popolari, si configura come uno dei capi di Stato più longevi: ha trattato con Bush e con Obama, visto l'intera parabola di Ahmadinejad, stretto la mano di Musharraf e Nawaz Sharif, conosciuto premier e presidenti europei pochi dei quali sono sopravvissuti al primo mandato e nessuno dei quali ha goduto in sovrappiù del periodo di grazia che inizialmente a Karzai fu garantito dal vuoto lasciato dalla caduta dei talebani nel 2001.