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lunedì 24 giugno 2019
lunedì 10 luglio 2017
La sera andavamo alla Martesana: l'idea e l'incipit di Viaggio all'Eden
Sempre che la cosa sia di un qualche interesse, l'idea del libro Viaggio all'Eden - che si richiama alla prima guida scritta sul volo magico dall'Italia al Nepal negli anni Settanta - ha preso forma a partire da un articolo uscito nell'agosto del 2007 per il manifesto in una serie estiva che si chiamava Rifugi della sinistra e che concordai con Angelo Mastrandrea. Scrissi quelle 100 righe provando il piacere immenso, per una volta, di poter sfuggire alla schiavitù delle notizie e dell'analisi perché ad andare a briglia sciolta era la memoria e, con lei, la scrittura. Incredibilmente, mentre nessuno si era mai filato le mie cronache, il pezzo suscitò un vespaio di reazioni tra le più diverse. Eccone una:Mi è piaciuto l’articolo di Emanuele Giordana sul numero di giovedi 2 agosto. Ma sulla Martesana definita “fiumiciattolo maleodorante” non sono assolutamente d’accordo. Verde rigoglioso, canne, acqua abbastanza limpida con pesci e ricca vegetazione sommersa, gracidar di rane, gallinelle d’acqua, germani reali... questa è la Martesana, un pezzetto di natura quasi selvatica nei tristi quartieri Nord di Milano. Claudio Longo, 8/8/07 (lettera inviata al manifesto )
Poi, nell'estate 2013, decisi che quell'articolo poteva partorire una piccola serie rievocativa e proposi al giornale dieci puntate. Anche questa volta ci furono un mucchio di reazioni miste. Alcune davvero confortanti. Perché allora non farne un libro? Ripresi alcuni dei pezzi scritti per il Mani e gli feci acquistare dignità di capitolo ma faticavo a trovare un editore. Poi Laterza si è convinto, grazie anche al sostegno di Giovanni Carletti, la persona che poi ha seguito impianto, nuovo indice e nuova stesura. Se siete arrivati fin qui ecco allora il prologo del libro. Sperando ovviamente che poi corriate in libreria...Ce n'è giusto una all'angolo.
L'indice lo trovate qui
Tryin'
to make a livin' and doin' the best I can.
And
when it's time for leavin',
I
hope you'll understand,
That
I was born a ramblin' man
(The
Allman Brothers Band,
Ramblin'
Man,
Brothers and Sisters, 1973)
Prologo
Quarant'anni
prima
Per
noi che sognavamo di prendere il Direct Orient dalla Centrale di
Milano, l'ultimo ritrovo prima di partire in quelle estati un po'
torride e di spasmodica attesa per il grande viaggio era una
bocciofila sulla Martesana, fiumiciattolo maleodorante non lontano
dalla stazione, dove pensionati comunisti e giovani fricchettoni
pasteggiavano con ossobuco e barbera dell’Oltrepo per 500 lire. A
qualche centinaio di metri, gli effluvi della cannabis condivano le
serate all'Abanella, un cinema di terza visione – quando le sale,
come i treni, avevano una gerarchia di classe - rilevato da un amante
del genere sex, drug & rock'n roll e dove, oltre a Il
laureato
e Woodstock,
si proiettava anche Cavalieri
selvaggi
con Omar Sharif e Jack Palance. Quel grande film sull'Afghanistan di
John Michael Frankenheimer, che i critici cinematografici avevano
snobbato, alimentava l'epopea del Viaggio
all'Eden,
come era stata chiamata la prima guida per freak
sulla via che da Istanbul portava a Kathmandu. E non c'era molto
altro come viatico letterario.
venerdì 7 luglio 2017
Viaggio all'Eden: un libro a chilometro molti zeri
Un
viaggiatore di lungo corso, per passione e per lavoro, ricorda la
rotta degli anni Settanta per Kathmandu: il Grande Viaggio in India
fatto allora da ragazzo e ripercorso poi come giornalista a otto
lustri di distanza. Il libro, un lungo racconto del percorso che
portava migliaia di giovani a Kabul, Benares, Goa fino ai templi
della valle di Kathmandu, si destreggia tra gli appunti presi allora
su un quadernetto riemerso dalla polvere, esercizi di memoria e il
confronto con le inevitabili trasformazioni di quei Paesi che,
terminata l’epoca della Guerra fredda, sono stati attraversati da
conflitti e anche da una nuova orda di invasori: i turisti che, dopo
il Viaggio all’Eden dei frikkettoni, seguirono quella pista
preferendogli però alberghi lussuosi e viaggi organizzati con tutto
il bene e il male che ciò comporta.
Il registro narrativo è doppio:
c’è il ricordo tratteggiato con leggerezza e ironia tra droghe,
sesso libero e scoperta di nuovi paesaggi e una zona d'ombra più
riflessiva su cosa vuole dire “viaggiare” e sulla guerra. Libro
godibile da chi aveva vent'anni allora, chi quel viaggio non ha mai
fatto e chi ancora vorrebbe farlo.
VIAGGIO
ALL’EDEN
Il volo magico sino a Kathmandu nei ruggenti Settanta e quarant’anni dopo
Emanuele
Giordana
Laterza
pp 115
euro 16.00
Uscita
6 Luglio 2017
martedì 1 luglio 2014
Lo scatto umano di Qui Comincia
So che domani mattina alle 6 Attilio Scarpellini parlerà de "Lo scatto umano", il libro scritto a 4 mani con Mario Dondero e che è appena uscito per Laterza. Di Attilio ho molta stima perché è un lettore attento e la trasmissione che apre i programmi di Radio3 (Qui Comincia appunto, un programma di Elisabetta Parisi) è sempre un piccolo scrigno di buone letture e buone musiche, sia quando c'è Attilio sia quando c'è Paolo Terni (nel week end Anna Menichetti).Ma so che il libretto in questione è nelle corde di Attilio perché Scarpellini molto spesso parla di fotografia, un'arte che per lui è diventata una vera ossessione tanto da averci in parte dedicato un libro che aveva in copertina l'immagine notizia (e come lui spiega assai di più) del tragico volo umano rovesciato delle Torri gemelle di New York del 2001 (L'angelo rovesciato appunto).

Dunque sono curioso e mi sveglierò alle sei. Chi non potesse farlo (come Mario Dondero che domani, tanto per cambiare, è in partenza) può sempre risentire la trasmissione in podcast a un'ora più consona. (A proposito, sapete che le sei del mattino è uno degli orari di punta dellaRrai, che "tiene" fin verso le 8,30 - 9 per poi cedere il passo alle commerciali? Sorprese dell'Auditel!). Buon ascolto
giovedì 26 giugno 2014
Il foto giornalismo visto da Mario Dondero
Uscito
in libreria il 19 luglio, “Lo scatto umano” è una breve storia
del fotogiornalismo dalle origini a oggi raccontata dal
fotogiornalista italiano per eccellenza. Travolti dalle vicende
afgane non ne abbiamo dato notizia. Ecco una sintesi del lavoro
Raccontato
con passione da uno dei grandi protagonisti della fotografia italiana
ed europea in una conversazione che attraversa i ricordi di
sessant'anni di vita professionale con la Leica
al collo, questa breve storia del fotogiornalismo non è un manuale
per amanti del genere ma un percorso tra la storia, la geografia e
soprattutto le emozioni che hanno attraversato l'editoria dalla fine
della prima guerra mondiale ai nostri giorni. Attraverso una chiave
di lettura molto originale, che si dipana da Budapest sino a New
York, passando per Londra e Parigi ma senza dimenticare Mosca o
Praga, Mario Dondero ricorda episodi in cui si muovono personaggi
notissimi al grande pubblico e altri totalmente ignoti o ignorati
che, seppur in modo diverso, hanno fotografato, stampato, commentato
i grandi eventi del XX secolo, dal Crollo del Muro alla guerra in
Irak passando per la Grande depressione americana o il maggio
francese. Il racconto di Dondero, sottile e ironico com'è nel
personaggio, ma fortemente analitico appassionato e critico come sono
i suoi scatti, riempie un vuoto editoriale e spiega, dopo tanti libri
di immagini, cosa c'è dietro quegli scatti, cosa impongono le ferree
regole del mercato, la sensibilità di uomini e donne che alla
fotografia hanno dedicato l'esistenza tanto da perderla magari
inciampando su una mina per documentare quello che a casa abbiamo
potuto sapere grazie all'impegno civile e alla passione di tanti
fotogiornalisti. L'idea del volume è nata dopo un fortunato ciclo di
trasmissioni condotto dagli autori per Radio3 dal titolo
“Fotoreporter”. Il testo è corredato anche dalle stampe di
alcune delle immagini più importanti della vita professionale di
Dondero tra cui quella famosissima che documenta il “Nouveau Roman”
.
Mario Dondero con Emanuele Giordana
Lo scatto umano
Laterza
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