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venerdì 30 ottobre 2015

Nepalese, comunista e donna

Il nuovo capo dello Stato del Nepal è una donna. Una donna comunista. Ha 54 anni, si chiama Bidhya Devi Bhandari e ha un curriculum di tutto rispetto dove spiccano le battaglie in difesa delle donne in una società dominata dai maschi e dalle caste alte che dettano ancora – anche se forse sempre meno – la legge non scritta della tradizione.

La sua elezione è' una sorpresa due volte. Perché per una donna non è facile farsi strada in Nepal e lei è la prima donna presidente del suo Paese e perché il suo sfidante, Kul Bahadur Gurung, è comunque una figura di peso anche se ha perso: è il leader del Congresso nepalese, il primo partito del Paese. Ma il voto del parlamento, dove il secondo e il terzo partito sono della medesima area, le ha dato una maggioranza piena: 327 voti su 549. Non è maoista, come forse l'immaginario collettivo la pensa alla notizia che in Nepal ha vinto una comunista. Ma i voti dei maoisti (The Unified Communist Party of Nepal-Maoist, 80 seggi su 575) sono stati determinati. Il suo partito, Communist Party of Nepal-Unified Marxist–Leninist, poteva contare solo su 175 scranni. L'alleanza ha retto mentre al partito del Congresso invece non sono bastati gli alleati e i 196 seggi guadagnati nelle ultime elezioni (2013). La convivenza coi maoisti, che un prezzo lo avranno pur chiesto, non rappresenta al momento un problema: Bhandari può contare sul primo ministro Sharma Oli– l'uomo che ha il potere esecutivo in Nepal – che è comunista come lei, ed è anzi è il capo del partito di cui lei è comunque stata vicepresidente.

giovedì 8 novembre 2012

OBAMA E ROMNEY VISTI DA KABUL

Obama o Romney per gli afgani non fa molta differenza anche se tra i due è meglio il presidente americano riconfermato al suo seocndo mandato nelle elezioni del 6 novembre

La prima preoccupazione

degli afgani, in fatto di vicende elettorali, è stata in questi mesi la data delle consultazioni presidenziali nazionali e la domanda su chi saranno i candidati in corsa per sostituire Hamid Karzai, al termine del suo secondo mandato e cui la Costituzione vieta di ricandidarsi. Sciolto il primo nodo (la data è stata annunciata per aprile 2014) resta il secondo, che difficilmente si scioglierà a breve e con facilità. Non di meno, anche grazie a giornali, radio e soprattutto Tv – una novità nata nel dopo 2001 in un Paese dove media vecchi e nuovi si sono guadagnati uno spazio e un'attenzione di tutto rispetto – le elezioni americane non sono passate inosservate. Gli Stati uniti sono il primo partner dell'Afghanistan sotto diversi aspetti: in termini militari (circa 70mila soldati) ed economici, da poco ribaditi in un accordo che vincola i due Paesi a una stretta collaborazione oltre il 2014, data fissata per il ritiro dei contingenti militari. Dire quanto il dibattito tra i due candidati sia penetrato in profondità nella testa degli afgani è difficile da valutare, tenuto conto anche del fatto che esistono per molti una barriera linguistica e un gap tecnologico che impediscono un'analisi approfondita nel web. Inoltre la percezione in generale della nebulosa Stati uniti, resta viziata dal coinvolgimento di Washington in una guerra che dura da oltre dieci anni con le inevitabili ombre che accompagnano un conflitto tanto lungo. Il dato comunque certo è che gli afgani pensano agli Stati uniti come al maggior attore occidentale nella politica afgana e dunque un cambio o una riconferma del loro presidente non possono passare inosservati...

segue su Lettera22

lunedì 8 marzo 2010

INOLTRO E CALDEGGIO...

,,,QUESTA MAIL TESTE' RICEVUTA

Gentili Tutti,
nel campo dell'esercizio dell'inutile mi sono prodigato nell'inviare il testo che leggete in calce al presidente della repubblica: esorto anche voi a buttare qualche minuto ed un click per mandare un pensierino al presidente circa il suo ultimo intervento nel pasticciaccio brutto della via berlusconiana (tra i tanti mi riferisco all'ultimo, quello elettorale)
Collegatevi alla pagina e date fiato alle trombe:
https://servizi.quirinale.it/webmail/
Coraggio, fate anche voi qualcosa di inutile!
d.gentilomo
_________________________________
Illustrissimo Signor Presidente,
io e - sono certo - molti cittadini di questo tormentato paese ci domandiamo se avrebbe sottoscritto un uguale provvedimento interpretativo circa le norme elettorali anche a favore di una compagine politica esordiente o di consistenza numerica tale da non alterare i prevedibili equilibri politici.
Dalla risposta che Lei ha voluto dare in questi giorni a due concittadini, parlando di “due beni egualmente preziosi” di cui, tuttavia, uno è risultato più prezioso dell'altro, devo intendere che per non falsare il responso elettorale di due pur importanti amministrazioni locali, Lei abbia ritenuto preferibile sacrificare il principio costituzionale secondo cui la legge è uguale per tutti. Un sacrificio questo che resterà una menomazione permanente perchè, se una amministrazione locale dopo cinque anni si rinnova, un principio, una volta violato, non torna integro né in cinque né in dieci né in cento anni: non è più un principio, punto e basta.
Quando nel suo discorso di insediamento Lei, facendo riferimento ai principi fondamentali dei primi articoli della costituzione, disse che “... scritti ieri, sono aperti a raccogliere, oggi, nuove realtà e nuove istanze”, mai e poi mai avrei immaginato che queste istanze potessero essere l'elezione del Signor Formigoni alla presidenza della regione Lombardia.
Signor Presidente le scrivo questo per significarLe la profonda delusione che soffro nel vivere in un paese in cui le regole e le leggi debbano essere interpretate sulla base dei rapporti di forza contingenti e non sui principi del diritto; nel vivere in un paese in cui una competizione elettorale in corso di svolgimento veda modificate le sue regole per non veder modificato il risultato che da essa ci si attende.
Con deferenza,

LETTO E CLICCATO