Alla fine di un lungo viaggio in Indonesia orientale siamo arrivati a Timor Est, un luogo che avevo sempre desiderato visitare. Ne ho scritto per il manifesto (anche se il pezzo sul sito non è stato indicizzato e quindi non si trova) e per Lettera22 (una sorta di "voci della resistenza") ma è la stessa proposta scritta che potete leggere due post prima di questo senza uscire dal blog. Infine ne ho scritto per Mondopoli dove ho affrontato il tema della violenza ancora abbastanza diffusa sull'isola specie nei confronti delle donne (è tra le più alte dell'Asia!). E' stata anche l'occasione di un'intervista video con Xanana Gusmao che vi propongo qui grazie all'aiuto di Vincenzo Caretti (video), mio compagno di viaggio, e di Dario Leani (montaggio). C'è anche un fotoreportage sull'Atlante delle guerre (si parva licet....)
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venerdì 22 marzo 2024
martedì 4 aprile 2023
Myanmar - Dry Zone: una sfida ai cambiamenti climatici
Un documentario sulla Dry Zone del Myanmar e sul progetto di sviluppo finanziario per contadini in difficoltà per l'accesso al credito realizzato da Davide Del Boca col contributo della squadra del Cesvi di Bagan (Mandalay) diretta da Andrea Ricci.
domenica 29 settembre 2019
Sconfinate in 6 minuti e mezzo

Si possono raccontare i confini in 6 minuti e mezzo?
Ci abbiamo provato grazie all'aiuto di David Assael e dell'associazione LechLechà
che ce ne ha fornito l'opportunità
domenica 6 luglio 2014
La lezione di al-Baghdadi e il vuoto intellettuale riempito dai militanti
L'uscita pubblica con cui ieri in un video Abu Bakr al-Baghdadi, la cui identità è al vaglio dei servizi iracheni, ha spiegato a credenti e infedeli le ragioni del califfato, non proietta la sua immagine e il suo messaggio soltanto nella mezzaluna fertile o in medio oriente. Come notava ieri a cena uno studioso, la proietta anche nelle nostre periferie e, naturalmente, nel resto del mondo musulmano. Un articolo di Anwar Iqbal, ospitato sul quotidiano progressista pachistano Dawn di cui è il corrispondente da Washington, tenta oggi un'analisi a partire dal fatto che, scrive Iqbal, "il volto più riconoscibile dell'islam politico di oggi non è né un mullah, né uno studioso di religione. Si tratta di un militante". A dire cioè che non è un dotto, uno studioso, un intellettuale a rappresentare le ragioni dell'islam, ma un uomo col fucile in mano.
Nel video qui sopra al-Baghdadi e il suo discorso ieri a Mosul (sottotitolato in inglese)
Iqbal sostiene però che, come dimostra una ricerca del Pew Research Center, la stragrande maggioranza dei musulmani - oltre il 70% - rifiuta l'estremismo. Ma "perché allora - si chiede - è il militante il simbolo dell'Islam in tutto il mondo"? "La risposta - dice Iqbal - è semplice: i metodi che usano - attentati suicidi, omicidi di massa, esecuzioni e dirottamento - attirano l'attenzione. E poiché tutto ciò è fatto in nome dell'islam, i militanti sono visti come rappresentanti della fede" anche se 9 musulmani su dieci considerano l'attentato suicida haram, blasfemo. Il problema, dice l'articolo, sta nell'incapacità dell'islam politico (che non è per forza violento o militante ndr) di fornire una base di discussione intellettuale per i musulmani, cosa che permette così a questi gruppi violenti di occupare il "palco centrale" nel mondo islamico. In sostanza un deficit culturale e teoretico per cui "...la mancanza di una base intellettuale ha creato un vuoto nel mondo islamico che estremisti come talebani e al Qaeda cercano di riempire. Ma questi gruppi scelgono la violenza, e non gli argomenti intellettuali, per diffondere il loro messaggio". Iqbal infine analizza anche altri elementi collaterali ma a suo dire chiave: la guerra afgana, coi russi prima e gli americani poi, che ha offerto terreno di pratica politico religiosa "ma anche uno stipendio", il flusso enorme di denaro che ha invaso vaste aree, il cambiamento del ruolo sociale del religioso in Pakistan, il ruolo delle madrase e così via: da leggere.
Nel video qui sopra al-Baghdadi e il suo discorso ieri a Mosul (sottotitolato in inglese)
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Il giornalista Anwar Iqbal. Nel suo articolo cerca di spiegare lo strapotere dei militanti e il vuoto culturale che li favorisce |
giovedì 23 gennaio 2014
10MILA SOLDATI E UN VIDEO

La lobby militare americana fa pressioni sul presidente e lancia l'opzione “10mila soldati” nel dopo 2014. Non uno di meno. E' quanto sarebbe emerso in una riunione tra gli uomini del Pentagono e il National Security Council secondo un'indiscrezione del Wall Street Journal, che riferisce di un incontro della settimana scorsa in cui l'esercito avrebbe avanzato la sua proposta: 10mila soldati non uno di meno dal 2014 sino al 2017, anno di fine mandato di Obama che potrebbe ridurre entro quella data il numero dei militari a zero e uscire così, a testa alta, dalla guerra che peggio ha sopportato.
Secondo il giornale il numero sarebbe definitivo e inopinabile a detta di Joseph Dunford, comandate in capo sia Usa sia Isaf/Nato in Afghanistan, che si aspetta un contributo dai partner della Nato di altri 2-3mila soldati. Fine dunque del rimpallo di numeri (3-6-9mila) di cui si era discusso sino ad ora. Dunford, che avrebbe l'appoggio del titolare della Difesa Chuck Hagel e del capo di Stato maggiore Martin Dempsey, oltreché – dice sempre il Wsj – del Dipartimento di Stato e della Cia, avrebbe detto chiaramente che o i soldati saranno 10mila o è meglio che gli Usa ritirino tutti i militari a fine 2014 (ora sono 37mila, destinati a scendere entro febbraio a 32mila, con l'appoggio di altri 19mila militari Nato).
I diecimila uomini sono necessari, per il Pentagono, sia a difendere le basi militari che l'Accordo di partenariato (non ancora firmato da Karzai) garantisce a Washington, sia a tenere in piedi attività anti guerriglia. Per fare il training dei soldati afgani e per garantire la rete di spionaggio americana in Afghanistan.
I diecimila uomini sono necessari, per il Pentagono, sia a difendere le basi militari che l'Accordo di partenariato (non ancora firmato da Karzai) garantisce a Washington, sia a tenere in piedi attività anti guerriglia. Per fare il training dei soldati afgani e per garantire la rete di spionaggio americana in Afghanistan.
sabato 14 dicembre 2013
KUNDUZ, IL VIDEO CHE INCASTRO' IL MINISTRO
Fu un video del tedesco Bild a far dimettere ministro, sottosegretario e capo di stato maggiore quando venne fuori in tutta la sua evidenza il quadro della strge di Kunduz cui abbiamo accennato qualche giorno fa
Se non si visualizza il video, andate e trovate tutta la storia su Lettera22 e su ilmanifesto oggi in edicola
giovedì 22 marzo 2012
L'AFGHANISTAN DI SALOME E LUKAS
Afghanistan – touch down in flight from Augustin Pictures on Vimeo.
. Credo di aver già postato questo video stupendo, breve e molto intenso, sull'Afghanistan che si deve a Salome e Lukas Augustin. C'è altro oltre la guerra? Ebbene si.martedì 3 maggio 2011
DEAD OR ALIVE
Osama bin Laden è morto! Ma quel punto esclamativo potrebbe anche essere un punto interrogativo. O meglio, bin Laden è morto di sicuro. Ma forse assai prima del suo recente funerale. Dietrologia? Può darsi ma qualche dubbio è legittimo semplicemente perché un uomo vivo non si comporta di solito da cadavere. Facciamo un passo indietro.
Il video della grande ricomparsa di bin Laden per dimostrare che è ancora vivo, dopo la fuga in Pakistan, data al 2003: lo sfondo sono le montagne del Waziristan ancora poco note. Con lui c'è il fido Ayman Muhammad Rabaie al-Zawahiri, suo secondo e medico egiziano, eterna spalla nonché raccoglitore del testimone jihadista. Ma quello che sembra essere il suo vero ultimo video, con una sorta di testamento spirituale, è del 2004: vi appare stanco e provato, la barba sempre più brizzolata, l'occhio spento, la voce stentorea nonostante un copricapo bianco da mullah, una veste dorata da sceicco su un'elegante camicia bianca. Non è il guerrigliero che, appoggiandosi al bastone, cammina come un mujaheddin tra le montagne wazire nell'area tribale pachistana. E' la coscienza rivoluzionaria dei veri musulmani, il testimone di Allah, l'uomo mito, seppur invecchiato, del jiahdsimoPoi Osama scompare... Leggi tutto su Lettera22
lunedì 12 aprile 2010
EMERGENCY, UN VIDEO INCHIODA LA NATO
Il video su Youtube (tratto da PupiaTv) mostra chiaramente la presenza di soldati della Nato (smentita ieri da un comandante dall'Alleanza) nell'ospedale di Lashkargah, dove sono stati arrestati i tre medici italiani: l'infermiere Matteo Dell'Aira (coordinatore medico), il chirurgo d'urgenza Marco Garatti, veterano dell'Afghanistan e il tecnico della logistica Matteo Pagani. Sono accusati di terrorismo assieme ad altri sei afgani dell'ospedale. Le autorità afgane sostengono che avrebbero confessato. In una conferenza stampa tenutasi oggi a Milano la Ong ha respinto al mittente le accuse, parlando di "rapimento"
Sul sito di Emergency si può firmare un appello per la loro liberazione
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