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martedì 17 giugno 2014

Carta vince carta perde. La sfida afgana tra Ghani e Abdullah

Lontani dagli occhi e soprattutto dal cuore di un pianeta che per più di dieci anni ha seguito le peripezie di un Paese ormai entrato nella categoria dell'oblio, sette milioni di afgani sono andati sabato a votare al secondo turno delle presidenziali per scegliere chi sostituirà l'inossidabile Hamid Karzai, giunto forse al termine della sua perigliosa avventura politica. La capitale appariva sabato più deserta che in un giorno di festa: vietata la circolazione, negozi serrati e, sorprendentemente, una corsa di primo mattino alle urne per intingere l'indice nell'inchiostro indelebile e firmare così la scheda. «Per le presidenziali non c'è un limite di seggio – spiega Timur, uno dei protagonisti della scena culturale locale – e quindi, per evitare lunghe code, tutti di buon'ora sono andati al seggio più vicino».

mercoledì 9 ottobre 2013

PRESIDENZIALI AFGANE, SI AFFILANO LE ARMI


Se in Afghanistan non si è ancora conclusa la guerra con i talebani, di conflitto ne è appena iniziato un altro: quello che da l'altro ieri, quando la lista dei 27 candidati alla presidenza è stata resa pubblica, è ufficialmente scoppiato per garantirsi la poltrona più importante del Paese. Hamid Karzai, presidente tre volte e che non può correre, ha davanti sei mesi per fare in modo che il “suo” candidato venga eletto. E sul come che ci si interroga. In ballo, prima di aprile, ci sono parecchi dossier: entro questi sei mesi sarà necessario infatti anche definire il quadro del ritiro delle truppe Nato (non proprio tutte) entro il 2014 e soprattutto i rapporti con gli alleati dopo quella data.

Proprio la Nato è stata uno dei punti toccati in un'intervista rilasciata da Karzai alla Bbc in cui il presidente ci è andato pesante. “Sul fronte della sicurezza l'intero esercizio della Nato è stato connotato dall'aver causato all'Afghanistan un sacco di sofferenza, un mucchio di perdite di vite umane e nessun guadagno perché il Paese non è sicuro”. La Nato, per il presidente afgano in uscita, ha sbagliato tattica e strategia, concentrandosi sui villaggi afgani anziché sui santuari della guerriglia in Pakistan. Non male come arrivederci o addio all'Alleanza atlantica. Per ora sembra la Nato far da parafulmine. La situazione è delicata e in ballo c'è ancora l'accordo di sicurezza bilaterale (Bsa) con Washington, che deve definire ruolo e permanenza dei soldati americani (ancora 68mila) e il destino delle basi. Marie Harf, vice portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha detto lunedi che le cose stanno marciando e anche a Kabul si dicono certi che tutto andrà bene, ma l'argomento resta molto delicato, specie in campagna elettorale. Tra l'altro il Bsa dovrebbe essere ratificato da una Loya Jirga (grande assemblea). E' uno dei grossi temi assieme al rapporto con i talebani. Alla Bbc Karzai ha detto che “sono afgani...possono lavorare nel governo...sono i benvenuti...ma perché ciò avvenga devono partecipare alle elezioni”. Un vecchio mantra.

Elezioni. Il tema è bollente e non solo per i talebani. Tanto per cominciare, nonostante Karzai abbia promesso pubblicamente che non ci saranno ingerenze esterne e interne e che i soldi del governo non andranno ad alcun candidato, tra questi c'è suo fratello Qayum, il che fa salire il tasso di sospetto. E come se non bastasse, il governatore della provincia di Balkh, Atta Muhammad Noor, ha detto al canale Tolo che il suo partito - Jamiat-e-islami - ha ricevuto offerte, anche dal presidente, per ottenere sostegno per i suoi favoriti: avrebbero promesso soldi e la carica di primo vice presidente senza far nomi ma con la raccomandazione di una rosa: da Ashraf Ghani a Zalmai Rassoul (ministro degli Esteri) al contestatissimo ex signore della guerra Abdul Rasul Sayyaf. La sua candidatura ha già sollevato un vespaio e preoccupazioni nella comunità internazionale, cui ieri si è rivolto il Congresso nazionale afgano, associazione di politologi, analisti e attivisti: la esortano a bloccare chi ha violato i diritti umani impedendo candidature sporche di sangue. Il nome di Sayyaf non viene fatto ma è chiaro che il bersaglio è lui in compagnia del generale Dostum, l'ex macellaio di Mazar candidato come vice di Ghani. Che Karzai li sostenga, seppur indirettamente, non è una bella notizia. I due ex leader mujaheddin sono accusati di patenti violazioni dei diritti umani durante la guerra civile. Ma sono uomini potenti e pieni di ottime relazioni (che Ghani e Rassoul non hanno). La partita è aperta.

martedì 22 settembre 2009

COM'E' NATA LA NUOVA "LEGGE TALEBANA"

Il disegno di legge sulla corruzione etica che giace in una commissione del parlamento afgano non è cosa recente. La legge (Law on Fight against the Ethical Corruption and [Safeguarding] the Social [Security]) ha anzi una storia piuttosto lunga e la sua genesi spiega bene come funziona il parlamento afgano e quanto contino le pressioni esterne in un paese dove l'assenza di partiti politici (perlomeno nella forma che noi conosciamo rispetto alle rappresentanze parlamentari) si serve di personalità carismatiche ed influenti che...dettano legge. Il lavoro della Commissione anti narcotici sul disegno di legge – di cui Il Manifesto ha dato conto domenica scorsa - che vorrebbe vietare la musica in pubblico, reiterare l'obbligo del velo e comminare pene severissime a chiunque violi la netta separazione tra uomini e donne in Afghanistan, ha la sua genesi nei primi mesi del 2008. Grazie alla Tv. La causa scatenante è la trasmissione televisiva di una soap indiana che mette in allarme chierici e islamisti. Le soap indiane sono molto viste ma anche piene di giovani donne truccate e che lasciano immaginare, tra i sottili veli del sari, piccanti sensualità. In particolare un ballo pubblico aveva scatenato il pandemonio.


L'idea era che cose simili dovessero essere messe al bando e che, in futuro, l'Afghanistan fosse tutelato dalla corruzione dei valori islamici o meglio della loro lettura più retriva. A muoversi erano stati gli uomini vicini ad Abdul Rasul Sayyaf, islamista della prima ora, comandate mujaheddin di punta vicino, come soldi e pensiero, ai sauditi. Anche grazie a Sayyaf, membro del parlamento, arriva in commissione antinarcotici un lungo dossier preparato da diverse autorità religiose. Un altro parlamentare, Taj Muhamad, buon amico dell'ex leader della lotta antisovietica e membro della commissione, lo prende in mano e si fa promotore del dossier, redatto fuori dal parlamento, facendolo diventare un disegno di legge da discutere coi parlamentari. Ma i realtà il disegno di legge non fa molta strada. In parlamento e nella stessa commissione fatica a trovare adepti e il progetto apparentemente si ferma.

In realtà, notano alcuni osservatori, si tratta di una legge veramente islamista ossia più “moderna”, se così si può dire, degli editti di mullah Omar, influenzati dal codice d'onore dei pashtun e da una visione “rurale” della società afgana. Forse, proprio per questo, è più pericolosa ancora. La legge ha inoltre una serie di raffinatezze politiche interessanti.... (continua)

Leggi tutto su Lettera22 nella rubrica Afghanistan