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martedì 11 dicembre 2012

APPROVATA LA LEGGE DI PAOLA

La legge di revisione delle Forze armate voluta dal ministro Di Paola è legge dello Stato. Blanda, durante il dibattito (unica eccezione Turco), l'opposizione del Pd che, ignorando le richieste della piazza (e di Vendola), ha votato a favore. Contro l'Idv, che si è battuto strenuamente (Di Stanislao). Tutti gli altri han detto si (295) salvo pochi contrari (25) in ordine sparso (Pezzotta, ad esempio, Terzo Polo), oppure (53) astenuti (Sarubbi Pd). E' il primo paradosso del Monti a fine corsa: il Pd vota a favore per responsabilità e la destra vota compatta, nonostante abbia appena bocciato il governo.
Tutto adesso è nelle mani del prossimo esecutivo e dei decreti attuativi su cui ci sono 60 giorni di tempo perché il futuro parlamento dica la sua.

Stamane a Roma c'è stato un sit in davanti a Montecitorio (a sinistra due scatti della manifestazione davanti alla Camera). Ma il ddl è passato a larghissima maggioranza ignorando la piazza

Il resoconto intero domani su Lettera22 e su il manifesto

venerdì 7 dicembre 2012

LA GUERRA COME ABITUDINE

A una settimana dal voto sul ddl Di Paola (per il quale è prevista la mattina del prossimo martedi 11 una manifestazione davanti al Parlamento) vale la pena di riflettere su come è cambiata la percezione del mondo militare e della guerra. Così tanto che si è creata un’abitudine, un’assuefazione a considerarla ordinaria amministrazione. Un'abitudine che, forse, viene da lontano e va di pari passo con una trasformazione delle Forze armate. Il risultato di un processo iniziato altrimenti, un cambiamento che ha lavorato nel tempo...

L'articolo integrale, se vi interessa (è piuttosto corposo), lo trovate su Lettera22 ed è tratto dall'ultimo numero di dicembre della rivista Lo Straniero, diretta da Goffredo Fofi. Fa parte di una ricerca che riguarda sia le Forze armate sia la guerra degli italiani di cui sto preparando anche un breve saggio per la rivista di studi storici diretta da Angelo Del Boca. E penso che l'Afghanistan sia un buon caso studio anche per capire come sono cambiate le forze armate.

domenica 3 giugno 2012

QUALE RIFORMA PER LE FFAA

Come ha rilevato qualche giorno fa sulla’Unità Flavio Lotti, la presentazione in parlamento del disegno di legge sulla revisione della spesa militare, tutto fa fuor che le due cose che avrebbe dovuto mettere nero su bianco: definire chiaramente i tagli al bilancio delle Forze armate, che invece ne esce niente affatto ridotto ma semmai rafforzato, e definire quali obiettivi deve avere oggi un esercito “moderno”. Ecco perché il dibattito sulle operazioni in corso e sui conflitti nei quali l’Italia è coinvolta dovrebbe rientrare a pieno titolo nella discussione parlamentare di questi giorni. Sono un pezzo fondamentale di un processo di revisione, sia dal punto di vista del risparmio - e, soprattutto, sulla riconversione della spesa militare - sia sugli obiettivi e i compiti che i soldati sono chiamati a svolgere....


segue su Lettera22

martedì 11 maggio 2010

IL GENERALE E IL PACIFISTA


Che il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, vada nella sede di Libera, l'associazione contro le mafie di Don Ciotti, non è cosa che accada tutti i giorni. Ma c’è un’altra più importante notizia. Ci andrà per incontrare, alla vigilia della marcia Perugia-Assisi, il direttivo della Tavola della pace, l'associazione più nota tra i pacifisti italiani, quella che organizza da qualche lustro la camminata pacifista forse più nota al mondo. Il diavolo e l'acqua santa? Una provocazione? O semplicemente il segno che i tempi stanno cambiando?
Aver accettato l'invito dei pacifisti italiani, o almeno di una rappresentativa parte di quel mondo, indica che qualcosa è cambiato, che due mondi fino a ieri diversi e antagonisti si annusano e si vogliono conoscere. Quel che ne verrà fuori – se scontro o dialogo – si vedrà.

L'incontro di oggi è solo un segno dei tempi. Se i pacifisti italiani si interrogano sui militari, è evidente che anche i soldati non sono più quelli di un tempo. Lo rivela l'inchiesta che inizia con questo articolo.
Tutto è nato da uno zaino. Lo zaino di un soldato in partenza per l’Afghanistan. Lo aveva aperto davanti a noi in aeroporto per tirarne fuori guide, romanzi, saggi sul paese che stava per raggiungere in “missione di pace”. Quello zaino rompeva uno schema e cancellava uno stereotipo. Chi lo portava non era il militare rozzo e incolto che avevamo visto in tanti film di guerra, carne da macello e inconsapevole esecutore di scelte tragiche, inviato in un paese di cui non conosceva nulla....

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