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giovedì 27 novembre 2014

Le diverse tattiche e strategie della guerriglia afgana (aggiornato)

Questa mattina un terrorista suicida ha preso di mira a Kabul l'ambasciata britannica colpendo un convoglio nella zone Est della città sulla Jalalabad Road  (l'ambasciata si trova  invece nel lungo vialone che collega Shar-e-Naw a Wazir Akhbar Khan). Le vittime sono già almeno sei e tantissimi i feriti. Praticamente tutti civili anche se non è ancora chiaro chi c'era nell'auto presa di mira dal kamikaze davanti alla legazione del Regno unito e che apparteneva appunto all'ambasciata (a quanto pare un funzionario della stazione diplomatica). Per ora non c'è rivendicazione  ma probabilmente arriverà (la rivendicazione è arrivata in effetti qualche ora dopo): per quanto odioso, l'attentato rientra nella tattica dei talebani dal momento che l'auto di un'ambasciata cui fanno capo gli invasori è un obiettivo militare. Infine, come nel pomeriggio si è capito, faceva parte di un piano preordinato che nella tarda giornata ha colpito il centralissimo quartiere di Wazier Akbar Khan, non molto lontano proprio dal luogo in cui si trova l'ambasciata del Regno unito (è stata colpita la International Relief & Development, una Ong americana che per l'80% utilizza fondi Usaid. Anche questo elemento è in parte una novità ma va considerato che l'Ird è uno dei principali colossi umanitari americani che gestisce un budget - in una quarantina di Paesi tra i quali l'Afghanistan fa la parte del leone - di circa 500 milioni di dollari l'anno. Solo nel settore delle costruzioni stradali ha gestito un progetto triennale nel Sud del Paese dell'Hindukush del valore di 400 milioni di dollari).

mercoledì 16 luglio 2014

Stragi fuori cronaca

Comprensibilmente attenta alla strage in corso a Gaza, dove ieri sera il numero dei morti oltrepassava la cifra di 200, stampa e quindi opinione pubblica hanno dedicato poca attenzione a un'altra strage che, in un colpo solo, ha fatto la metà delle vittime. Sono gli 89 civili uccisi (una cinquantina i feriti) nell'esplosione di un camion carico di tritolo e del suo autista suicida che, nelle stesse ore, si faceva saltare in una zona di mercato del distretto di Argon (Urgun), nella regione orientale del Paktika in Afghanistan, a cinquanta chilometri dal confine col Pakistan. La strage non ha rivendicatori (i talebani afgani hanno anzi preso le distanze) e l'indice è puntato sulla solita Rete Haqqani, il gruppo terrorista filotalebano e radicale che di solito si incolpa delle stragi più efferate quando non si sa bene a chi dare la colpa.

Incolpare gli Haqqani è un po' come accusare il Pakistan, o meglio i suoi servizi segreti o parte di loro, che per anni hanno banchettato col gruppo radicale nato durante l'occupazione sovietica e poi diventato una mina vagante del mondo stesso dei talebani e forse anche dei servizi. Il fatto è che forse, nella strage di Argon, il Pakistan c'entra davvero. Non direttamente ma per via degli effetti incontrollabili della guerra senza quartiere che, abbastanza sorprendentemente, Islamabad ha deciso di condurre in Waziristan contro talebani (pachistani) e gruppi affiliati (stranieri di varia provenienza tra cui anche gli afgani della rete Haqqani).