Visualizzazioni ultimo mese

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta voto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta voto. Mostra tutti i post

giovedì 12 marzo 2020

La Lega birmana per la democrazia perde contro i militari

La settimana di voto nel parlamento del Myanmar che deve decidere sugli emendamenti costituzionali presentati dal partito di maggioranza per limitare il peso dei militari (Tatmadaw) nel Paese si avvia a conclusione con un pessimo risultato.

Gli emendamenti principali (praticamente tutti quelli votati con l’esclusione di due di scarsa importanza) sono stati bocciati grazie a un sistema parlamentare bloccato che prevede una forte presenza di militari non eletti in parlamento in grado di esercitare una sorta di veto. Secondo gli osservatori anche le votazioni ancora mancanti arriveranno allo stesso risultato. In Myanmar si vota entro la fine del 2020.

Gli argomenti in discussione sono riassunti qui

giovedì 3 ottobre 2019

La saga infinita del voto afgano

Bontà sua, l’ingegner Hekmatyar - meglio noto per i suoi trascorsi come il “macellaio di Kabul” - ha fatto sapere ieri che riconoscerà i voti espressi col sistema biometrico nella recente elezione del nuovo presidente afgano. Un sistema ancora imperfetto e testato per la prima volta in Afghanistan dove prosegue il conteggio dei voti che, coll’andar del tempo, ha fatto salire l’affluenza alle urne dai 1,9 milioni iniziali ai 2.595.445 e dunque – su 9,6 milioni di aventi diritto – con una percentuale che dal 20% è passata al 26. Da un quinto dei votanti a un quarto. Sempre poco comunque per una giovane democrazia che tra minacce, violenze ma anche disillusione ha visto andare alle urne meno di tre afgani su dieci. In un suo rapporto da Kabul, l’International Crisis Group sintetizza così i prossimi passaggi: “Non si prevede che i voti preliminari ufficiali vengano resi noti prima di metà ottobre. E anche in questo caso, il conteggio dei voti sarà soggetto a certificazione dopo che gli organi elettorali avranno valutato i reclami in merito al processo. Se il conteggio ufficiale non darà a nessun candidato più del 50% dei voti, sarà richiesto un secondo turno. Improbabile che possa svolgersi fino alla primavera, perché il clima invernale rende troppo difficile l'accesso degli elettori ai seggi elettorali”...

segue su atlanteguerre

lunedì 20 maggio 2019

Nicoletta Dentico: perché parlo bene di lei (e la voterò)

Non attiene al mio stile e tantomeno alla mia professione far propaganda elettorale. Ma ci son casi in cui bisogna metterci la faccia e il momento è uno di questi per due motivi. Il primo è che il panorama è tetro e oscuri figuri bussano - da antieuropeisti – alla porta dell’Europa. Mi sembra un buon motivo per tener lontana gente che si candida a un parlamento in cui non crede. Il secondo è che nei momenti di emergenza si tende a ragionare con la mente e poco con il cuore. E si finisce spesso per votare qualcuno che non ci piace e non ci rappresenta pur di fare argine. Forse è venuto il momento di cambiare musica.

giovedì 26 luglio 2018

Sangue sulla scheda in Belucistan

Alle sei pomeridiane di ieri le urne pachistane, aperte dalla mattina per eleggere i deputati dell’Assemblea nazionale – la Camera bassa del Pakistan – hanno chiuso i battenti dando luogo al conteggio dei voti espressi da una larga fetta degli oltre cento milioni di aventi diritto. Ma la giornata del voto, come si temeva nonostante il forte dispiegamento di soldati e poliziotti, è stato macchiato dal sangue come accade spesso in questo grande ma disgraziato Paese. Succede a Quetta quando aprono i seggi. Nella capitale del Belucistan, provincia riottosa del confine occidentale e che ha già pagato un altissimo tributo di sangue durante la campagna elettorale, un kamikaze si fa strada tra la gente che va a votare. Ma viene intercettato e si fa esplodere fuori dal seggio: uccide oltre trenta persone e altrettante ne ferisce. Qualche ora dopo, tramite l’agenzia Amaq, il sedicente Stato Islamico rivendica.

La giornata trascorre poi con episodi minori (ma anche con vittime e ferimenti) che vedono al lavoro poliziotti (450mila) e soldati (370mila) in veste di controllori. Scattano le manette, altrove si spara ma poi le operazioni di voto si svolgono nella “calma” sospesa che ha caratterizzato la vigilia mentre gli adepti di Al Bagdadi preparavano la strage. Forse gli stessi che, a metà luglio, hanno firmato la strage sempre in Belucistan dove in un solo giorno hanno ucciso quasi 150 persone che seguivano le mosse di un partito autonomista moderato in ascesa. Perché, viene da chiedersi, proprio lì, tutto sommato marginale al confine con Iran e Afghanistan? Lì è forte autonomismo e secessionismo, la criminalità organizzata ha buone basi, la guerriglia scessionista ha i suoi santuari. Lì intingono la penna i servizi segreti di molti Paesi, quelli indiani in primis.

Il Belucistan è sia una provincia marginale – povera e ai confini del mondo pachistano propriamente detto concentrato su Punjab e Sindh - sia un luogo strategico. Non è solo la porta d’accesso all’Iran sciita e non è solo il luogo che i talebani afgani hanno eletto a domicilio nella città “afgana” di Quetta dove ha sede la shura più importante, il Consiglio politico guidato da mullah Akhundzada, leader dei talebani e che a fatica governa il disomogeneo movimento dei turbanti armati. Il Belucistan è anche il luogo dove ha sede il porto di Gwadar, nato con soldi cinesi per portare gas e petrolio dal Golfo – o meglio dall’Iran – alle assetate industrie del Pakistan, dell’India e ovviamente della Cina. Con tutti quegli occhi addosso, il Belucistan è un posto difficile nel quale si aggiungono tensioni etnico religiose. E’ Quetta la località dove gli Hazara afgani – minoranza sciita vessata in patria – scelgono di andare quando decidono di lasciare una patria che non li protegge e tentare il grande salto verso l’Europa. Ed è a Quetta che i gruppi settari pachistani, non estranei ai circuiti di finanziamento mediorientali, fanno strage di sciiti colpendo una comunità di paria per religione e tratti somatici (turco mongoli).

Ed è ancora il Belucistan la regione dove i maneggi della Lega Nawaz, il partito di centrodestra dominante che in questi giorni è alla prova del fuoco, ha perso consensi in favore di un nuovo partito beluci nato proprio per dissidi interni al partito (a sua volta diviso in due fazioni nazionali): il Baluchistan Awami Party, così duramente colpito durante la campagna elettorale. Dietro all’estremismo islamico radicale si muovono da sempre padrini molto poco religiosi e che, in passato, hanno usato gruppi settari e radicali per fini politici interni. E’ così anche adesso?
Comunque si è votato e tra poco si saprà chi ha vinto la corsa.