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giovedì 16 gennaio 2020
Afghanistan 2019: l'anno peggiore
giovedì 10 ottobre 2019
Settembre nero in Afghanistan
La verità su una strage di civili un anno fa e un aumento pauroso dei raid aerei nel mese di settembre. Mentre il conteggio dei voti delle presidenziali va a rilento, le notizie dall'Afghanistan non promettono tempo di pace.
Il 5 maggio dell’anno scorso un’ondata di raid aerei colpì più di 60 siti nel distretto di Bakwa nella provincia di Farah e nel vicino distretto di Delaram (Nimruz). Ieri gli investigatori della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) hanno reso noto il bilancio dell’operazione che aveva l’obiettivo di colpire alcuni laboratori di metanfetamina controllati dai talebani: ci furono quasi 80 vittime civili e tra loro 60 morirono. Risultati ben diversi dal proclama del ministero dell’Interno afgano che, riferendosi agli attacchi di Farah, aveva affermato che erano stati uccisi 150 talebani. Un rapporto congiunto di Unama e dell’Ufficio per i diritti umani dell’Onu (Ohchr) smentisce quella baldanza. A Farah ci furono ben 39 vittime civili: 30 morti, cinque feriti e quattro dispersi. Tra loro 14 bambini e una donna. L’Ohchr sostiene inoltre di aver ricevuto anche rapporti attendibili e credibili di almeno altre 37 vittime civili - 30 morti e sette feriti - la maggior parte delle quali donne e bambini. Conteggi molto diversi.
Mentre alcuni dei civili uccisi o feriti negli attacchi aerei lavoravano nei laboratori gli altri erano fuori dagli edifici, ricorda il rapporto che cita anche le dichiarazione della Usfor-A (le forze atatunitensi nel Paese) secondo cui non c'erano state vittime civili negli attacchi aerei. La reazione di stizza degli americani all’uscita del rapporto si è trasformata in una critica diretta a Unama e al modo "in cui ha raggiunto le sue conclusioni" poiché sulla base delle regole d’ingaggio "il personale nei laboratori era membro dei talebani e obiettivo militare legittimo". Punti di vista.
Il rapporto non deve far credere che sia una storia solo del passato come dimostrano, per citarne solo un paio, i raid stragisti recenti su un matrimonio e in un campo agricolo mentre la gente si recava alle nozze o stava dormendo dopo il raccolto. Come riportava ieri Air Force Magazine: “Gli aerei statunitensi in Afghanistan hanno registrato il secondo numero più alto di attacchi aerei in un solo mese negli ultimi 10 anni... A settembre, aerei americani con e senza equipaggio hanno condotto 948 attacchi aerei, il totale più alto da quando il conteggio ha raggiunto 1.043 nell'ottobre 2010”. I raid sarebbero stati da gennaio 1.838, quattro volte di più rispetto ai 500 dell’anno scorso. Numeri resi noti l'8 ottobre dal Comando centrale delle forze aeree (Afcent) che ha conteggiato assieme raid aerei statunitensi e della coalizione. Ed è questo un elemento che confonde le acque. Non è chiaro infatti se a Farah furono solo aerei americani (spesso in coppia con l’aviazione afgana) e quante siano state nel 2019 le sortire di aerei Nato, tra cui figurano in servizio anche elicotteri e caccia italiani.
domenica 4 agosto 2019
Bastone e carota tra Doha Washington e Kabul
A poco tempo forse da un annuncio congiunto talebano-americano sul negoziato di pace, secondo uno schema ormai abbastanza usuale nel gioco a scacchi globale del presidente americano, Donald Trump è tornato venerdi proprio sul dossier Afghanistan alla vigilia dell’ottavo round negoziale iniziato sabato a Doha tra il rappresentante americano Zalmay Khalilzad e i Talebani. Dopo che in settimana il Washington Post aveva dato notizia dell’intenzione di ridurre i 15mila soldati Usa in terra afgana di 5-6mila unità – un assist per Khalilzad – Trump è tornato a spiegare che se non fosse per motivi umanitari la guerra in Afghanistan sarebbe vinta in un paio di giorni, forse quattro. Un’affermazione che non solo indispettisce i Talebani ma il governo e tutti gli afgani. Questa volta Trump ha fatto riferimento all’atomica: potremmo uccidere, ha detto, anche 10 milioni di persone ma "molti di loro sarebbero innocenti... non voglio farlo e non sto tra l'altro parlando di nucleare"... (segue su atlanteguerre).
sabato 29 settembre 2018
Luci e ombre della guerra infinita
Dal Paese della guerra e della confusione infinita arrivano due notizie di segno opposto. La prima dice che funzionari del governo afgano e talebani si sono incontrati in Arabia saudita per discutere di uno scambio di prigionieri in cambio della garanzia che le elezioni previste in ottobre si possano svolgere pacificamente. La notizia è anche che sarebbe stato il fallimento, forse temporaneo, di colloqui diretti tra americani e talebani a convincere parte della guerriglia a parlamentare con i “burattini” del governo di Kabul, come i talebani definiscono l’esecutivo di Ashraf Ghani.
L’altra notizia riguarda invece la conferma dell’arrivo in Afghanistan dell’ultima generazione di F-35 della Lockheed Martin: F-35B Lightning II, un aereo da combattimento in grado di decollare e atterrare anche in condizioni estreme. Giovedi scorso, confermando le indiscrezioni del giorno prima fornite dalla Cnn, avrebbe compiuto il suo primo raid contro i talebani. Ovviamente vittorioso. Nel paese della guerra e della confusione infatti la propaganda militare ostenta i successi della nuova politica di Trump: colpire dall’aria sempre di più costringendo i talebani al tavolo negoziale. Ma se il risultato sperato è quantomeno discutibile, l’opzione aerea è già in voga da tempo. Con pessimi effetti. Alcune decine di civili sarebbero stati uccisi da recenti raid aerei congiunti afgano-americani su cui sta indagando la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) che sostiene come le vittime si debbano a errori commessi durante una caccia dal cielo dell'aviazione. I militari chiamati in causa obiettano un vecchio refrain e cioè che fanno il possibile per non colpire i civili e che le morti denunciate non risultano. Ma Unama ricorda anche che gli attacchi aerei – triplicati nell’ultimo anno – avevano già ucciso 149 persone e ferite oltre 200 nella prima metà del 2018, in crescita del 52 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Incuranti degli appelli umanitari, i militari fanno arrivare gli F-35B ma non senza polemiche. Il caccia è infatti nell’occhio del ciclone non solo in Italia e il Congresso Usa aveva espresso dubbi su una macchina da guerra che continua a mostrare falle (uno di questi velivoli da 100 milioni di dollari si è appena schiantato vicino alla USMC Air Station Beaufort, South Carolina). Forse i marine, e con loro l’industria bellica, devono aver pensato che si dovrà pur testare se l'ultima generazione di F-35 finalmente funziona. Cosa è meglio di una guerra? I negoziati possono attendere.
L’altra notizia riguarda invece la conferma dell’arrivo in Afghanistan dell’ultima generazione di F-35 della Lockheed Martin: F-35B Lightning II, un aereo da combattimento in grado di decollare e atterrare anche in condizioni estreme. Giovedi scorso, confermando le indiscrezioni del giorno prima fornite dalla Cnn, avrebbe compiuto il suo primo raid contro i talebani. Ovviamente vittorioso. Nel paese della guerra e della confusione infatti la propaganda militare ostenta i successi della nuova politica di Trump: colpire dall’aria sempre di più costringendo i talebani al tavolo negoziale. Ma se il risultato sperato è quantomeno discutibile, l’opzione aerea è già in voga da tempo. Con pessimi effetti. Alcune decine di civili sarebbero stati uccisi da recenti raid aerei congiunti afgano-americani su cui sta indagando la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) che sostiene come le vittime si debbano a errori commessi durante una caccia dal cielo dell'aviazione. I militari chiamati in causa obiettano un vecchio refrain e cioè che fanno il possibile per non colpire i civili e che le morti denunciate non risultano. Ma Unama ricorda anche che gli attacchi aerei – triplicati nell’ultimo anno – avevano già ucciso 149 persone e ferite oltre 200 nella prima metà del 2018, in crescita del 52 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Incuranti degli appelli umanitari, i militari fanno arrivare gli F-35B ma non senza polemiche. Il caccia è infatti nell’occhio del ciclone non solo in Italia e il Congresso Usa aveva espresso dubbi su una macchina da guerra che continua a mostrare falle (uno di questi velivoli da 100 milioni di dollari si è appena schiantato vicino alla USMC Air Station Beaufort, South Carolina). Forse i marine, e con loro l’industria bellica, devono aver pensato che si dovrà pur testare se l'ultima generazione di F-35 finalmente funziona. Cosa è meglio di una guerra? I negoziati possono attendere.
venerdì 2 febbraio 2018
Dietro la nuova offensiva talebana
La
guerra in sordina dell’Afghanistan, un conflitto che ogni anno
reclama un sempre maggior numero di vittime, è tornata
improvvisamente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.
L’esposizione mediatica è dovuta soprattutto a due attentati che,
in rapida sequenza, hanno colpito la capitale e che portano la firma
dei talebani, il movimento guerrigliero fondato da mullah Omar e oggi
guidato da mullah Akhundzada. Il primo ha colpito il 20 gennaio
l’hotel Intercontinental, un vasto edificio razionalista da sempre
residenza di corrispondenti esteri e uomini d’affari che si trova
su una collina alla periferia della città. L’assedio al commando
asserragliato nell’edifico, durato quasi un’intera giornata, si è
concluso con un bilancio di almeno 25 vittime, tra cui molti
stranieri. Una settimana dopo, i talebani hanno colpito nel mucchio
con una strage nel cuore della capitale: un’auto bomba – nascosta
dalle insegne di un’ambulanza – è saltata in aria col suo
conducente in un’area dove si affacciano gli uffici dell’Unione
europea, alcune sezioni del ministero dell’Interno e, poco più in
là, il quartier generale della polizia. La zona, sempre molto
trafficata e non lontana dal municipio e dal gran bazar di Kabul, è
frequentata da funzionari e poliziotti ma soprattutto da cittadini
ordinari. Il bilancio ha superato i cento morti, in uno degli
attentati più sanguinari della storia della capitale. A rendere
ancora più tragica la sequenza di attentati talebani, è stato –
qualche giorno dopo – la strage di oltre una decina di soldati
sempre a Kabul e – alcuni giorni prima - l’assalto alla sede di
una Ong internazionale a Jalalabad, nell’oriente afgano a ridosso
del Khyber Pass. I terroristi hanno firmato i due massacri con la
sigla dello Stato islamico: prendendo in ostaggio la sede di Save
the Children e uccidendo membri del personale locale e dello staff
internazionale di un organismo per la protezione dell’infanzia,
gli emuli di Al-Bagdadi si sono assicurati la pubblicità che
consente loro di dimostrare di essere sopravvissuti alle macerie di
Raqqa…
giovedì 21 settembre 2017
Come ti insegno a uccidere meglio
Dopo l'assurdo errore del volantino sganciato dal cielo in cui un cane "cattivo", animale impuro per l'islam, portava una frase del Corano sul corpo mentre era inseguito da un leone "buono" (l'idea era che il cane fossero i talebani), a dimostrazione di una confusa strategia anche mediatica, l'unica certezza all'orizzonte del nuovo surge trumpiano è che dal cielo non cadranno solo volantini ma sempre più bombe
Volantini dal cielo bombe dall’aria
Dai cieli afgani non piovono solo volantini. La nuova strategia americana, fumosa e incerta, una sicurezza l’ha data: più bombe, più omicidi mirati, miglior utilizzo dell’arma aerea e un maggior impegno – con l’aiuto dei partner Nato – per costruire una forza aerea nazionale con più aerei e piloti meglio addestrati. Non è una novità perché è la stessa politica di Obama (meno soldati più bombe) ma con almeno tre differenze: la prima è che l’impegno di “stivali sul terreno” aumenterà: per ora siamo a oltre 15mila soldati ma potrebbero crescere; la seconda è che l’Afghanistan può essere un buon teatro dove testare nuove armi (come quella da 11 tonnellate sganciata nell’aprile scorso nella provincia orientale di Nangarhar, nella foto a sinistra); la terza è che sono tornati i B-52, le “fortezze volanti” rese note dalla guerra nel Vietnam. Già utilizzati in passato, non erano stati più usati a partire dal 2005 ma sono riapparsi nel 2012 quando giunsero a sganciare sino a 600 bombe nel mese di agosto di quell’anno. Poi c’è stato un nuovo arresto e ora sono ricomparsi con una media di 150 bombe al mese: ad agosto 2017 hanno superato quota 500. I B-52, gli stessi da cui sarebbero stati sganciati i volantini, portano normalmente bombe da 220 chili (Gbu-38/B) fino a una tonnellata (Gbu-31/B). Ogni aereo ne può portare sino a una trentina per un totale di 31 tonnellate, salvo che non si tratti della Gbu-43 Moab da 11 tonnellate di Tnt – quella utilizzata nel Nangarhar - che per la dimensione deve essere lanciata da un C-130.
Il totale delle bombe sganciate nel 2017 è 2.487, più della metà di quelle lanciate in tutto il 2012 ma solo 271 in meno che in tutto il 2013 e quasi il doppio di quelle del 2016. I B-52 sono coadiuvati nei bombardamenti da caccia F-16 e droni MQ-9. In totale 761 missioni con bombe (su 2.861 uscite) nel 2017. Sul fronte interno – spiega l’Air Power Summary americano del 31 agosto - “ L’Afghan Air Force ha espanso la sua capacità aerea con la prima operazione di sganciamento notturno il 22 agosto con propri C-208”. Train Advise Assist, come vuole l’imperativo della missione Nato “Supporto risoluto”.
Insegnare a bombardare meglio in un paese dove nei primi mesi del 2017, guarda caso, l’Onu ha segnalato un aumento del 43% negli incidenti dovuti ai raid aerei.
Volantini dal cielo bombe dall’aria
Dai cieli afgani non piovono solo volantini. La nuova strategia americana, fumosa e incerta, una sicurezza l’ha data: più bombe, più omicidi mirati, miglior utilizzo dell’arma aerea e un maggior impegno – con l’aiuto dei partner Nato – per costruire una forza aerea nazionale con più aerei e piloti meglio addestrati. Non è una novità perché è la stessa politica di Obama (meno soldati più bombe) ma con almeno tre differenze: la prima è che l’impegno di “stivali sul terreno” aumenterà: per ora siamo a oltre 15mila soldati ma potrebbero crescere; la seconda è che l’Afghanistan può essere un buon teatro dove testare nuove armi (come quella da 11 tonnellate sganciata nell’aprile scorso nella provincia orientale di Nangarhar, nella foto a sinistra); la terza è che sono tornati i B-52, le “fortezze volanti” rese note dalla guerra nel Vietnam. Già utilizzati in passato, non erano stati più usati a partire dal 2005 ma sono riapparsi nel 2012 quando giunsero a sganciare sino a 600 bombe nel mese di agosto di quell’anno. Poi c’è stato un nuovo arresto e ora sono ricomparsi con una media di 150 bombe al mese: ad agosto 2017 hanno superato quota 500. I B-52, gli stessi da cui sarebbero stati sganciati i volantini, portano normalmente bombe da 220 chili (Gbu-38/B) fino a una tonnellata (Gbu-31/B). Ogni aereo ne può portare sino a una trentina per un totale di 31 tonnellate, salvo che non si tratti della Gbu-43 Moab da 11 tonnellate di Tnt – quella utilizzata nel Nangarhar - che per la dimensione deve essere lanciata da un C-130.
Il totale delle bombe sganciate nel 2017 è 2.487, più della metà di quelle lanciate in tutto il 2012 ma solo 271 in meno che in tutto il 2013 e quasi il doppio di quelle del 2016. I B-52 sono coadiuvati nei bombardamenti da caccia F-16 e droni MQ-9. In totale 761 missioni con bombe (su 2.861 uscite) nel 2017. Sul fronte interno – spiega l’Air Power Summary americano del 31 agosto - “ L’Afghan Air Force ha espanso la sua capacità aerea con la prima operazione di sganciamento notturno il 22 agosto con propri C-208”. Train Advise Assist, come vuole l’imperativo della missione Nato “Supporto risoluto”.Insegnare a bombardare meglio in un paese dove nei primi mesi del 2017, guarda caso, l’Onu ha segnalato un aumento del 43% negli incidenti dovuti ai raid aerei.
giovedì 9 febbraio 2017
Una rosa e una spina a Kabul per il presidente
Ci sono anche una rosa e una spina afgani nella nuova amministrazione americana di Donald Trump. La rosa è Ashraf Ghani che Trump ha avuto come professore quando il presidente era esule negli States. L’Afghanistan non figura nella lista dei sette Paesi maledetti e la rituale telefonata tra Trump e Ghani è stata amichevole. Anche perché, benché in campagna elettorale Trump fosse per il disimpegno, adesso le cose sono cambiate. L’Afghanistan e soprattutto il controllo delle sue basi aeree restano un baluardo formidabile in caso di guerra con l’Iran e, comunque, un fortino verso le mire russe, che Putin sia amico o no. Le spine sono invece quelle della guerra infinita e portano il nome “taleban”. L'emirato, che ne dà notizia sul suo sito, ha scritto a Trump una lettera invitandolo a fare le valigie. Dopo 15 anni, scrive la guerriglia in turbante, la lezione è chiara e, conclude il messaggio non senza ironia: «Forse alcuni contenuti di questa lettera si riveleranno amari per il vostro gusto. Ma dal momento che sono realtà e fatti tangibili, devono essere accettati e trattati come una amara medicina che viene assunta dai pazienti per evitare che la loro condizione peggiori».
La guerra continua, non risparmia nessuno e non si ferma nemmeno durante l’inverno: ieri sei membri dello staff dell’Icrc (il Comitato della Croce rossa, per antonomasia l’organo più neutrale che esista) sono stati uccisi da un uomo armato nella provincia di Jawzian mentre andavano a consegnare aiuti umanitari. Due i dispersi. I talebani hanno smentito un loro coinvolgimento. L'Icrc ha sospeso le attività nel Paese dopo il grave attentato che potrebbe ascriversi a un'impresa dello Stato islamico. Stato islamico che ha rivendicato intanto oggi l'attentato dell’altro ieri quando un kamikaze si è fatto esplodere nel parcheggio della Corte suprema e ha ucciso 21 persone tra cui 17 funzionari del tribunale. I feriti sono una quarantina. Quattro sono cittadini di passaggio. Tutte vittime civili.
lunedì 6 febbraio 2017
La guerra è finita. Andate in pace
L'ultimo rapporto di Unama sembra la copia del precedente. Ogni anno che passa vede aumentare le vittime civili. Ma la guerra non era finita?Nel 2016 ci sono stati 11.418 casi di incidenti che includono, tra i civili, 3512 morti (tra cui 923 bambini) e 7.920 feriti (di cui 2.589 bambini) con un aumento del 24% rispetto al 2015. E' il bilancio più grave da che nel 2009 Unama ha iniziato a monitorare quanto costa la guerra ai civili afgani. Oltre al conflitto di terra si segnala una potente ripresa di quello dall'aria, imputabile alla Nato o agli Stati Uniti: 250 morti e 340 feriti (come si vede gli aerei uccidono di più) con un aumento del doppio rispetto agli anni precedenti. E manca ovviamente il bilancio dei droni, operazioni coperte su cui gli americani non rilasciano cifre.
mercoledì 17 febbraio 2016
Chi paga per questo? Le vittime civili e il costo della guerra
Mentre si scaldano i motori di un intervento in Libia e il Medio Oriente brucia promettendo l'allargamento dei suoi conflitti, la guerra infinita - la “madre di tutte le guerre” del nuovo secolo - ricorda al mondo chi alla fine paga il prezzo più alto. Unama, l'ufficio Onu di Kabul che dal 2007 tiene il conto delle vittime civili, ha reso noti i dati relativi al 2015: numeri che dicono che per i civili in Afghanistan l'anno scorso è stato il peggiore in assoluto. Con numeri in ascesa, dice il Report on Protection of Civilians in Armed Conflict, che vedono aumentare enormemente morti e feriti anche tra donne e bambini.
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| Vittime civili in Afghanistan: trend in ascesa |
giovedì 27 novembre 2014
Le diverse tattiche e strategie della guerriglia afgana (aggiornato)
Questa mattina un terrorista suicida ha preso di mira a Kabul l'ambasciata britannica colpendo un convoglio nella zone Est della città sulla Jalalabad Road (l'ambasciata si trova invece nel lungo vialone che collega Shar-e-Naw a Wazir Akhbar Khan). Le vittime sono già almeno sei e tantissimi i feriti. Praticamente tutti civili anche se non è ancora chiaro chi c'era nell'auto presa di mira dal kamikaze davanti alla legazione del Regno unito e che apparteneva appunto all'ambasciata (a quanto pare un funzionario della stazione diplomatica). Per ora non c'è rivendicazione ma probabilmente arriverà (la rivendicazione è arrivata in effetti qualche ora dopo): per quanto odioso, l'attentato rientra nella tattica dei talebani dal momento che l'auto di un'ambasciata cui fanno capo gli invasori è un obiettivo militare. Infine, come nel pomeriggio si è capito, faceva parte di un piano preordinato che nella tarda giornata ha colpito il centralissimo quartiere di Wazier Akbar Khan, non molto lontano proprio dal luogo in cui si trova l'ambasciata del Regno unito (è stata colpita la International Relief & Development, una Ong americana che per l'80% utilizza fondi Usaid. Anche questo elemento è in parte una novità ma va considerato che l'Ird è uno dei principali colossi umanitari americani che gestisce un budget - in una quarantina di Paesi tra i quali l'Afghanistan fa la parte del leone - di circa 500 milioni di dollari l'anno. Solo nel settore delle costruzioni stradali ha gestito un progetto triennale nel Sud del Paese dell'Hindukush del valore di 400 milioni di dollari).martedì 12 agosto 2014
Afghanistan, il buco nero sulle vittime civili
Nel nuovo dossier che Amnesty
International dedica all'Afghanistan si torna a discutere sulle
vittime civili. Avevamo imparato dal'ultimo
rapporto di Unama che era la guerriglia talebana la responsabile
del maggior numero di vittime ma Left
in the Dark- un titolo che da solo spiega molte cose - punta il
dito sulle responsabilità occidentali e dunque sulla qualità (i
numeri sono comunque alti) di un intervento fatto all'insegna del
rispetto dei diritti degli afgani. Il dossier, che si concentra in
particolare su attacchi aerei e sui raid notturni compiuti dalle
forze statunitensi, denuncia che persino ciò che appare come un
crimine di guerra è rimasto impunito. La ricerca, attraverso
interviste a vittime e parenti, dice che nessuno dei casi esaminati,
riguardanti oltre 140 civili afgani uccisi, è stato sottoposto a
indagine da parte della giustizia militare americana.giovedì 10 luglio 2014
Afghanistan, aumentano le vittime civili
Le vittime civili in Afghanistan continuano a pagare il prezzo più alto di una guerra che, alla vigilia del ritiro delle truppe a fine 2014, è lungi dall'essere conclusa. I dati resi noti ieri dall'ufficio delle Nazioni Unite a Kabul (Unama) dicono anzi che il conflitto è più vitale che mai e le vittime continuano ad aumentare. Nel rapporto sul primo semestre del 2014 (Report on Protection of Civilians in Armed Conflicts), Unama - in collaborazione con l'Alto commissariato per i diritti umani – sostiene che i combattimenti di terra hanno visto un nuovo impulso, diventando la prima causa letale per i civili e superando gli effetti degli Ied, gli ordigni artigianali piazzati solitamente sul ciglio delle strade. Gli attentati con Ied hanno continuato a fare strage e sono anzi aumentati, ma la parte del leone spetta questa volta a granate, colpi di mortaio e semplici proiettili, segno inequivocabile della guerra di terreno.
I numeri dicono che da gennaio a giugno, i civili uccisi sono stati 1564 e 3289 i feriti per un totale di 4853 casi con un aumento del 24% rispetto al medesimo periodo del 2013. I combattimenti di terra sarebbe responsabili di una vittima ogni cinque (39% del totale) con un balzo dell'89% rispetto al 2014. Gli attacchi suicidi sono invece responsabili di 156 morti e 427 feriti. Il rapporto inoltre fa luce sulla strage continua di minori: con un aumento del 34%, nei primi sei mesi del 2014, 259 bambini sono stati uccisi dalla guerra e 776 feriti. Le vittime di sesso femminile sono invece aumentate del 24% (148 morti e 292 feriti). Le responsabilità: Unama attribuisce il 74% degli incidenti alle forze antigovernative e il 9% a quelle filo governative (8% per l'esercito afgano e 1% per le forze internazionali) con un 12% non attribuibile con certezza a una delle parti in conflitto.
I numeri dicono che da gennaio a giugno, i civili uccisi sono stati 1564 e 3289 i feriti per un totale di 4853 casi con un aumento del 24% rispetto al medesimo periodo del 2013. I combattimenti di terra sarebbe responsabili di una vittima ogni cinque (39% del totale) con un balzo dell'89% rispetto al 2014. Gli attacchi suicidi sono invece responsabili di 156 morti e 427 feriti. Il rapporto inoltre fa luce sulla strage continua di minori: con un aumento del 34%, nei primi sei mesi del 2014, 259 bambini sono stati uccisi dalla guerra e 776 feriti. Le vittime di sesso femminile sono invece aumentate del 24% (148 morti e 292 feriti). Le responsabilità: Unama attribuisce il 74% degli incidenti alle forze antigovernative e il 9% a quelle filo governative (8% per l'esercito afgano e 1% per le forze internazionali) con un 12% non attribuibile con certezza a una delle parti in conflitto.
domenica 23 marzo 2014
La rettifica (poco credibile) dei talebani
![]() |
| La bandiera talebana |
In secondo luogo c'è di mezzo un giornalista, tanto che l'azione al Serena ha fatto decidere a un migliaio di colleghi di Sardar Ahmad per il silenzio stampa sulle attività dei talebani. Tra reazioni di vario tipo, compresa una manifestazione oggi a Kabul davanti all'albergo, questa volta si può proprio dire che i talebani hanno fatto, più che un'audace dimostrazione di forza, un gigantesco buco nell'acqua. Come testimonia la loro rapidissima precisazione.
giovedì 20 febbraio 2014
Bombe sul Waziristan. Defunge il processo negoziale coi talebani
![]() |
| La copertina dell'ultimo numero di Hilal, pubblicazione dell'esercito del Pakistan |
I
caccia son partiti poco dopo la mezzanotte: destinazione l'agenzia
del Nord Waziristan, nelle aree tribali (Fata) e in dettaglio le località di
Dattakhel, Shawan, Mir Ali. L'avevano detto, l'hanno fatto. E i rumor
di un attacco militare, se il negoziato tra il governo e il Teheerek-e-Taleban Pakistan (Ttp) fosse fallito, sono diventati il
rombo dei jet che, dicono i bollettini militari, avrebbero colpito i santuari della guerriglia,
uccidendone alcuni capi e distruggendo in parte le basi di comandi "stranieri": uzbechi, turcmeni e tagichi. Il bilancio ufficiale per ora dice che i
militanti morti sono 35 ma le vittime del raid potrebbero essere molte di più. Nell'operativo sono entrati in azione anche elicotteri da combattimento. E' stato il premier Nawaz Sharif ha dare luce verde
all'azione. Ma i militari scalpitavano.
domenica 9 febbraio 2014
Vittime di guerra: la posizione di Isaf e talebani (e le mie considerazioni)
Cosa dice il rapporto: posto che il report è preceduto da una decina di pagine sul metodo, l'identificazione, le fonti della ricerca (con la consulenza tecnica dell'Alto commissariato per i diritti umani), il dossier stima le vittime civili nel 2013 a 2.959 morti e 5.656 feriti, con un aumento medio del 14% rispetto all'anno prima (rispettivamente più 7% e 17%). Unama attribuisce il 74% delle vittime ad azioni di forze antigovernative (in acronimo Age), una dizione ampia che comprende talebani, banditi, altri gruppi e fazioni armate. L'11% è invece imputabile alle Pgf o Forze pro governative con una divisione dell'8% attribuita alle forze di sicurezza nazionale (esercito e polizia) e del 3% alle forze internazionali (Isaf/Nato e ciò che resta della missione Usa Enduring Freedom). Il 10% delle vittime, si dice ancora, è imputabile genericamente a combattimenti di terra tra Age e Pgf ma non è imputabile a una o all'altra parte (pallottole vaganti, potremmo dire, più o meno intenzionali). Infine c'è un 5% di vittime non è attribuile affatto se non in parte ai lasciti di guerre vecchie e nuove (mine, Uxo, Axo etc). Ci sono altre considerazioni (che il killer maggiore sono gli Ied, l'aumento dello scontro di terreno, il prezzo pagato da donne e bambini etc) cui vi rimandiamo in dettaglio alla lettura del rapporto.
sabato 8 febbraio 2014
Afghanistan, in aumento le vittime civili
Secondo l'ultimo rapporto di Unama, la missione Onu a Kabul, il numero di civili uccisi o feriti nel conflitto armato in Afghanistan è aumentato del 14% nel 2013 rispetto all'anno precedente, segnando un'inversione di tendenza in negativo rispetto al 2011. La relazione annuale 2013 sulla protezione dei civili nei conflitti armati, preparato dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, documenta un totale di 8.615 vittime civili, con 2.959 morti e 5.656 feriti nel 2013. Le cifre segnano un aumento del 7% delle morti e un aumento del 17% degli infortuni rispetto al 2012.

Il rapporto di Unama, reso noto oggi nella capitale afgana, osserva che, mentre gli ordigni esplosivi improvvisati (Ied) usati da elementi anti-governativi (Age) sono il maggior killer di civili nel 2013, il secondo posto nelle cause di violenza sui civili va attribuito agli scontri tra governativi e anti-governativi, con un numero crescente di civili afgani uccisi e feriti nel fuoco incrociato. Entrambi i fattori hanno guidato l'escalation di vittime civili nel 2013.
Il rapporto chiarisce che in il termine Age ( con sui si identificano gli elementi anti-governativi) include tutti gli individui e i gruppi armati coinvolti in conflitti contro il governo afgano e/o le forze militari internazionali. Comprende cioè coloro che si identificano come talebani ma anche individui o aggregazioni non statali armate che prendono parte direttamente alle ostilità e assumono varie etichette (rete Haqqani , Hezb-e-Islami, Movimento islamico dell'Uzbekistan) o che fanno parte di altre milizie e gruppi armati che perseguono obiettivi politici, ideologici o economici. Tra questi dunque gruppi criminali armati e direttamente impegnati in atti ostili.
Il rapporto di Unama, reso noto oggi nella capitale afgana, osserva che, mentre gli ordigni esplosivi improvvisati (Ied) usati da elementi anti-governativi (Age) sono il maggior killer di civili nel 2013, il secondo posto nelle cause di violenza sui civili va attribuito agli scontri tra governativi e anti-governativi, con un numero crescente di civili afgani uccisi e feriti nel fuoco incrociato. Entrambi i fattori hanno guidato l'escalation di vittime civili nel 2013.
Il rapporto chiarisce che in il termine Age ( con sui si identificano gli elementi anti-governativi) include tutti gli individui e i gruppi armati coinvolti in conflitti contro il governo afgano e/o le forze militari internazionali. Comprende cioè coloro che si identificano come talebani ma anche individui o aggregazioni non statali armate che prendono parte direttamente alle ostilità e assumono varie etichette (rete Haqqani , Hezb-e-Islami, Movimento islamico dell'Uzbekistan) o che fanno parte di altre milizie e gruppi armati che perseguono obiettivi politici, ideologici o economici. Tra questi dunque gruppi criminali armati e direttamente impegnati in atti ostili.
venerdì 17 gennaio 2014
IL RAID "ECCEZIONALE" E LA NEBULOSA COLLATERALE
giovedì 12 dicembre 2013
STRAGE DI KUNDUZ (2009): NESSUN COLPEVOLE
nel 2009 nei dintorni di Kunduz. Il tribunale ha stabilito che non c'è alcuna prova che l'ufficiale tedesco che chiese il sostegno di aerei da guerra per bombardare i dirottatori talebani di due autobotti di gasolio (ma a cui si stava rifornendo la popolazione civile locale) abbia violato le sue regole d'ingaggio. Secondo l'accusa, rappresentata da Karim Popal, un avvocato afghano - tedesco che rappresenta 79 delle vittime, quel fatto portò a una strage premeditata di almeno 137 persone, che ora chiedono i danni alla Germania. Ma per il ministero della difesa tedesco il colonnello Georg Klein, che chiese il sostegno aereo, ha risposto a ordini impartiti nell'ambito della missione Nato in Afghanistan e non agiva dunque esclusivamente per conto di Berlino. Insomma la Germania si gira dall'altra parte e sottoscrive in un certo senso che non vi fu nessun colpevole: né la Nato, né i singoli piloti, tantomeno chi chiese aiuto dall'aria. Gli afgani si rivolgessero alla ruota infame del loro destino.
lunedì 5 agosto 2013
ESSERE BAMBINI IN AFGHANISTAN: CIVILI O SOLDATI
Le Nazioni Unite hanno pubblicato il nuovo rapporto sulle vittime civili in Afghanistan e sulle violazioni dei diritti dei minori obbligati a combattere: "Nel 2012, l’ONU ha registrato diverse decine di casi di reclutamento ed utilizzo di minori, anche di otto anni, la maggioranza deLLE quali da parte dei talebani, Jamat Sunat al Dawa Salafia, del partito Hezb-e-Islami e della rete Haqqani. I piccoli sono reclutati anche per compiere attentati suicidi" scrive Luciano Bertozzi su Lettera22 e aggiunge che "anche se l’età di reclutamento nella polizia è di 18 anni, il rapporto Onu riporta 19 casi in cui sono stati arruolati minorenni".
Infine The Atlantic (che pubblica anche un bellissimo servizio di 44 fotografie sull'Afghanistan)* dà conto del rapporto Onu sulle vittime civili secondo cui il loro numero "è aumentato del 23 per cento nei primi sei mesi del 2013". L'Onu osserva che "l'Afghanistan rimane uno dei luoghi più pericolosi al mondo dove essere un bambino". Le cose purtroppo si tengono per mano. In guerra o muori per mano di un soldato o fai il soldato. Anche se hai solo otto anni.
* segnalazione che devo a Chiara Sulmoni della Rtsi
martedì 12 marzo 2013
GREEN ON BLUE E ALTRO
Mentre l'ennesimo scontro al calor bianco tra Washington e Kabul strizza la corda già tesa dei rapporti tra le due capitali, un episodio che solo apparentemente rientra nella routine della guerra afgana esplode a Wardak, la provincia che costituisce una sorta di periferia della capitale e che è uno dei nodi del nervosismo tra Usa e Afghanistan.
Le cronache ancora non perfettamente precise raccontano che un poliziotto afgano, o qualcuno vestito con quella divisa, ha aperto il fuoco in un centro di addestramento militare nel distretto di Jalryz, provincia di Wardak. In quel centro ci sono afgani e americani e, tra gli americani, anche uomini delle “forze speciali”, nell'occhio del ciclone dopo alcuni episodi controversi all'origine di una richiesta di Karzai perché abbandonino la provincia. Il poliziotto spara sembra con un mitragliatore e fa una strage: cinque commando, due americani e tre afgani, cadono sotto i suoi colpi. Una dozzina di commilitoni, o forse anche una ventina, vengono feriti. L'uomo in divisa viene rapidamente abbattuto. I numeri sono incerti, dal numero degli attentatori (uno o più) a quello dei feriti.
Raccontata così sembra l'ennesima storia riconducibile la cosiddetto “green on blue”, dal colore (più o meno) delle divise dei soldati (green gli afgani, blu gli internazionali). Ma questa volta, oltre a un fenomeno in crescita, la cosa si complica e si confonde con l'accusa di Karzai di un paio di settimane fa alle forze speciali americane di aver compiuto o diretto, con l'aiuto di miliziani afgani, operazioni anti guerriglia con mano pesante. Karzai ha anche chiesto che da Wardak se ne vadano.
Come se non bastasse, il caso esplode proprio mentre di Wardak hanno appena parlato a palazzo Hamid Karzai e Chuck Hagel, neo segretario alla Difesa in visita ufficiale, cui è toccato ieri smentire direttamente al presidente possibili “back channel” americani coi talebani. Il giorno prima Karzai aveva lanciato l'accusa sostenendo che statunitensi ed europei stavano trattando in segreto a Doha coi turbanti dopo aver tagliato fuori Kabul. Hagel ha risposto la frase di rito: “senza gli afgani nessuna trattativa”, ma Karzai sembra aver messo un altro colpo a segno. Costringere Hagel a smentire è stata un abile mossa in un momento di nervosismo elevato tra Washington e Kabul tant'è che la conferenza stampa congiunta dopo il colloquio dei due è saltata. Motivi di sicurezza? Non solo. Ci sono parecchi nodi da sciogliere a cominciare proprio dalle polemiche sulle forze speciali, sul passaggio di giurisdizione dei detenuti, sul destino della basi, sul numero di soldati che resteranno in Afghanistan e sulle vittime civili. Che continuano a morire: ieri due meccanici sono stati uccisi da soldati americani per errore nei pressi della capitale perché si erano avvicinati troppo a un loro convoglio. E sempre ieri a Kabul il Transitional Justice Coordination Group (coalizione di associazioni della società civile) ha lanciato l'allarme: andare avanti così non aiuta la pace ma a destabilizzare il Paese.
Le cronache ancora non perfettamente precise raccontano che un poliziotto afgano, o qualcuno vestito con quella divisa, ha aperto il fuoco in un centro di addestramento militare nel distretto di Jalryz, provincia di Wardak. In quel centro ci sono afgani e americani e, tra gli americani, anche uomini delle “forze speciali”, nell'occhio del ciclone dopo alcuni episodi controversi all'origine di una richiesta di Karzai perché abbandonino la provincia. Il poliziotto spara sembra con un mitragliatore e fa una strage: cinque commando, due americani e tre afgani, cadono sotto i suoi colpi. Una dozzina di commilitoni, o forse anche una ventina, vengono feriti. L'uomo in divisa viene rapidamente abbattuto. I numeri sono incerti, dal numero degli attentatori (uno o più) a quello dei feriti.
Raccontata così sembra l'ennesima storia riconducibile la cosiddetto “green on blue”, dal colore (più o meno) delle divise dei soldati (green gli afgani, blu gli internazionali). Ma questa volta, oltre a un fenomeno in crescita, la cosa si complica e si confonde con l'accusa di Karzai di un paio di settimane fa alle forze speciali americane di aver compiuto o diretto, con l'aiuto di miliziani afgani, operazioni anti guerriglia con mano pesante. Karzai ha anche chiesto che da Wardak se ne vadano.
Come se non bastasse, il caso esplode proprio mentre di Wardak hanno appena parlato a palazzo Hamid Karzai e Chuck Hagel, neo segretario alla Difesa in visita ufficiale, cui è toccato ieri smentire direttamente al presidente possibili “back channel” americani coi talebani. Il giorno prima Karzai aveva lanciato l'accusa sostenendo che statunitensi ed europei stavano trattando in segreto a Doha coi turbanti dopo aver tagliato fuori Kabul. Hagel ha risposto la frase di rito: “senza gli afgani nessuna trattativa”, ma Karzai sembra aver messo un altro colpo a segno. Costringere Hagel a smentire è stata un abile mossa in un momento di nervosismo elevato tra Washington e Kabul tant'è che la conferenza stampa congiunta dopo il colloquio dei due è saltata. Motivi di sicurezza? Non solo. Ci sono parecchi nodi da sciogliere a cominciare proprio dalle polemiche sulle forze speciali, sul passaggio di giurisdizione dei detenuti, sul destino della basi, sul numero di soldati che resteranno in Afghanistan e sulle vittime civili. Che continuano a morire: ieri due meccanici sono stati uccisi da soldati americani per errore nei pressi della capitale perché si erano avvicinati troppo a un loro convoglio. E sempre ieri a Kabul il Transitional Justice Coordination Group (coalizione di associazioni della società civile) ha lanciato l'allarme: andare avanti così non aiuta la pace ma a destabilizzare il Paese.
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