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domenica 15 aprile 2018

Quanto pesa una bomba

In Siria sono stati lanciati un centinaio di missili per colpire gli arsenali chimici di Assad. Intercettate o
meno che siano state, il numero delle bombe è importante, tanto da farne parlare tutti i media del globo. Ma sono state poca cosa se paragonate a quello che in Afghanistan avviene tutti i giorni: lo stesso numero di ordigni viene infatti lanciato dal cielo in meno di dieci giorni. Secondo i dati diffusi dall’United States Air Force, nel 2017 sono state sganciate in Afghanistan 4.300 bombe, con un ritmo di una dozzina al giorno. I risultati sono sotto occhi di tutti (la guerra va avanti, gli attentati non diminuiscono, le vittime civili aumentano).

Già dalla fine di ottobre, dopo l’inizio della nuova strategia americana in Asia, si sapeva che i bombardamenti americani erano erano triplicati (al 31 ottobre 2017 l’aviazione americana aveva sganciato 3.554 bombe in Afghanistan contro le 1.337 del 2016 e le “sole” 947 del 2015). Quanto agli afgani, secondo il ministero della Difesa di Kabul, ogni giorni l'aviazione afgana conduce una quindicina di raid ma non è dato sapere quanti ordigni hanno sganciato i piloti addestrati da Stati Uniti e Nato (nella foto un EMB 314 Super Tucano, un aereo a elica impiegato da Kabul per attacchi "leggeri" diurni).

Si potrà obiettare che la potenza degli ordigni è mediamente assai minore rispetto a quella di un missile tomahawk. Ma si potrà anche ricordare che, proprio nell’aprile scorso, gli americani sganciarono in Afghanistan una bomba con la potenza di 11 tonnellate di esplosivo (GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast o Moab), in grado di disintegrare qualsiasi cosa fino a 300 metri di profondità e con un raggio d’azione di oltre un chilometro e mezzo.

Pesi, misure, inefficacia dei bombardamenti.

domenica 17 settembre 2017

Come ti insegno a uccidere meglio

Dopo l'assurdo errore del volantino sganciato dal cielo in cui un cane "cattivo", animale impuro per l'islam, portava una frase del Corano sul corpo mentre era inseguito da un leone "buono" (l'idea era che il cane fossero i talebani), a dimostrazione di una confusa strategia anche mediatica, l'unica certezza all'orizzonte del nuovo surge trumpiano è  che dal cielo non cadranno solo volantini ma sempre più bombe


Volantini dal cielo bombe dall’aria

Dai cieli afgani non piovono solo volantini...(continua nei prossimi giorni su il manifesto in un articolo a due mani con Giuliano Battiston)

venerdì 5 agosto 2016

Libia, Siria, Afghanistan: la saggezza dell'esperienza

Mentre i caccia americani volano sui cieli libici e quelli russi sui cieli siriani, qualcuno che di bombardamenti se ne intende commenta i raid che sull'Afghanistan non sono mai smessi. «Sbagliati – dice in un'intervista al britannico Guardian l'ex presidente Karzai – molto sbagliati. Chi chiede agli stranieri di bombardare l'Afghanistan non rappresenta il popolo e i suoi interessi». Furberia post presidenziale? No, il discorso è più articolato perché – dice - la presenza straniera è la negazione dell'autodeterminazione e «provoca frustrazione e rabbia che alimentano il conflitto... Se non possiamo combattere da soli, non possiamo chiedere agli stranieri di farlo per noi», dice l'ex presidente che, come ora Faraj, avallò la presenza straniera. Da sempre contrario ai raid, rincara la dose: «Ho detto al governo di non chiedere agli Usa nuovi raid. Usano prodotti chimici ogni giorno: uccidono i nostri campi e diffondono malattie senza por fine alla guerra». La Nato è stata qui per 14 anni, dice ancora, ma le forze straniere stanno combattendo per gli stessi distretti come quando c'erano 150mila soldati... «Stiamo meglio? C'è più sicurezza? No. Vuol dire che qualcosa non va». Per Karzai le forze straniere devono ritirarsi e semmai concentrarsi sui sostenitori stranieri dei talebani.

giovedì 1 ottobre 2015

Bombardare Kunduz

I raid su Kunduz non sono soltanto un fatto odioso perché bombardare una città significa automaticamente produrre vittime civili certe. E' sbagliato dal punto di vista politico, poiché diminuisce le già labili speranze di un negoziato di pace. Ed è inefficace dal punto di vista militare come ormai la storia recente, dall'Irak alla Siria passando ovviamente per l'Afghanistan, sembra aver ampiamente accertato. Kunduz tra l'altro, è bene ricordarlo, è stata già teatro di una strage: nel 2009, aerei della Nato, chiamati in soccorso da un colonnello tedesco, bombardarono in quella provincia centinaia di persone che stavano tentando di spillare gasolio da due autobotti, poco prima sequestrate dalla guerriglia. La strage di Kunduz è uno dei tanti episodi orribili di questa guerra che, in quel caso come in altri, aveva reso più evidente la tragica beffa degli “effetti collaterali”. Conditi da un'altra beffa ancora: a Bonn, quattro anni dopo, un tribunale respinse la domanda di risarcimento di decine di famigliari delle vittime che in totale - secondo l'avvocato delle famiglie – erano state 137. Il nome del responsabile, come nella favola omerica, rimase “Nessuno”.

giovedì 2 maggio 2013

AFGHANISTAN: MI RITIRO MA INTANTO SPARO, ANZI BOMBARDO

Herat, 02 maggio 2013 – Con un’unica vasta operazione congiunta che ha visto sul campo uomini e mezzi di diverse unità dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare in forza al Regional Command West (RC-W), i militari del contingente italiano di stanza a Herat hanno inferto nei giorni scorsi un duro colpo all’attività degli insorti distruggendo tre distinti ripetitori radio nella provincia di Farah, nella parte sud della regione sotto responsabilità italiana”. Comincia così il bollettino inviato oggi ai giornalisti dall'ufficio stampa difesa di Herat. Dunque ancora bombardamenti aerei, come si vede nella foto allegata.




A detta dei militari italiani questa apparecchiature erano nascoste “in una vasta area tra i picchi di alcune montagne rocciose”. Due ripetitori sono stati distrutti “attraverso il fuoco diretto dei cannoni a canne rotanti da 20mm di quattro elicotteri A-129 ‘Mangusta’” e dopo che “due elicotteri NH-90, prima di autorizzare l’apertura del fuoco, hanno confermato la posizione degli apparati e verificato che non vi fosse la possibilità di danni collaterali (zero civilian casualties: nessuna vittima civile)”. Rassicurante.

C'è anche un terzo ripetitore radio distrutto “mediante l’impiego di armamento a guida GPS impiegato da una coppia di velivoli AMX in forza al Task Group ‘Black Cats’ della Joint Air Task Force (JATF) dell’Aeronautica Militare”. Per dirla in due parole, gli Amx sono i nostri caccia (che hanno sostituito i Tornado) spediti in Afghanistan allo scopo di operazioni ricognitive. Poi sono stati armati e da questa estate sparano. Rassicurante?

La Difesa chiosa: “L’operazione rappresenta un felice esempio di coordinamento delle diverse capacità che il contingente italiano è in grado di esprimere sul territorio, al fine di rendere più sicura l’area e accrescere la fiducia della popolazione locale nell’abilità delle forze di sicurezza di contrastare la criminalità e gli insorti nell’attuale delicato periodo di transizione”. In una parola, i locali sono felici di questi bombardamenti, come si evince dalle manifestazioni di piazza o dalle rimostranze del governo afgano quando aihmé ci va di mezzo qualche civile. Ma qui pare che non sia il caso. Felice esempio di coordinamento. Assai rassicurante.

sabato 2 marzo 2013

LA GUERRA? QUESTIONE DI ABITUDINE


Con il consueto anodino e pacato afflato, l'esercito italiano ha informato con uma mail ai giornalisti che seguono il Paese asiatico, che Amx dell’Aeronautica Militare hanno "distrutto due antenne radio dei ribelli" (afgani). Hanno usato "bombe a guida laser" nel distretto del Gulistan - circa 130 miglia a sud est di Herat. Il comunicato spiega che l'"operazione, che ha portato alla distruzione ‘chirurgica’ dei due impianti radio, è stata portata a termine con successo grazie al coordinamento con altri assetti nazionali ed internazionali". Diamine, "chirurgica"! Cosa vorrà dire? Colpito e affondato? Nessuna vittima? Nessuna antenna di qualche tv locale colpita per errore?
(Nella foto un Amx italiano che bombarda: la foto corredava il comunicato stampa, è la prima volta che se ne vede una che io ricordi).

Fare l'abitudine alla guerra è una questione su cui rifletto da tempo. Del resto siamo occupati da altro: un governo che non c'è e la diatriba tra Grillo e Bersani, due personaggi che questa guerra la ignorano. Il primo si limita a dire: tutti a casa. Il secondo la guerra l'ha avallata, seppur con qualche distinguo, e adesso sembra averci fatto anche lui l'abitudine.

Capisco che di questi tempi l'Afghanistan interessi poco, ma il comunicato ci dice che stiamo bombardando, belli tranquilli. Che la guerra corre e va con tutte le sue forze e utilizzando i caccia Amx che sparano chirurgicamente. Lo trovo terribile e trovo aberrante il silenzio che accompagna questa abitudine. E poiché il parlamento uscente sta facendo le valige, non ho nemmeno il conforto di deputati come Di Stanislao e Caforio (si proprio lui, quello che ha rifiutato 5 milioni per cambiare casacca) che in queste cose cercavano di vederci chiaro.

Comunque all'aeronautica rassicurano: "Velivoli ‘Predator’ ed EC27J ‘Jedi’ dell’Aeronautica Militare hanno rispettivamente perlustrato la zona per evitare danni collaterali (il corsivo è mio) e inibito eventuali attivazioni di ordigni esplosivi, mentre un elicottero Chinook 47 e un Mangusta dell’aviazione dell’Esercito hanno trasportato e scortato il team che, da terra, ha diretto l’azione dei cacciabombardieri per garantire una ancor maggiore precisione. Un aereo-cisterna KC 135 statunitense, infine, ha permesso il rifornimento in volo agli AMX". E ancora, tanto per non perdere l'abitudine: "Gli stessi AMX dell’Aeronautica Militare, schierati ad Herat da circa un anno, proprio due giorni prima erano intervenuti nella vicina provincia di Farah fornendo fuoco di copertura in supporto di un convoglio costituito da forze di sicurezza afgane e da militari italiani della Transition Support Unit South attaccato da un gruppo di insorti posizionati in altura". Ben fatto ragazzi! Anche se tanto nessuno se ne accorge.


ps Oggi la Nato si è scusata per aver ucciso per errore due ragazzini in Uruzgan scambiandoli per ribelli. Pare che siano stati uccisi da proiettili sparati da un elicottero. Gli errori si fanno anche raso terra, ma dall'alto sbagliare chirurgicamente è di solito molto più facile

mercoledì 5 settembre 2012

IL SILENZIO E LE BOMBE IN AFGHANISTAN

Visto il silenzio che allora (qualche mese fa) circondò la vicenda (bombardamenti aerei italiani in Afghanistan) non c'è da stupirsi di come un discreto silenzio abbia dato conto della risposta che il governo ha fornito a uno dei pochi parlamentari che su questa storia non ha sonnecchiato come si se trattasse, tutto sommato, solo di una notizia di cronaca. Riporto qui il comunicato che Augusto Di Stanislao (Idv) ha da poco reso noto:

AFGHANISTAN/ DI STANISLAO(IDV): GOVERNO CONFERMA BOMBARDAMENTI IN AFGHANISTAN

"Oggi in risposta alla mia interpellanza urgente, il Governo ha finalmente gettato la maschera e confermata la nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan." Lo dichiara Augusto Di Stanislao subito dopo la risposta del sottosegretario Milone in Aula. "Una risposta agghiacciante che ribadisce ancor di più come siamo andati completamente fuori dalla logica che ci ha impegnati in Afghanistan fin'ora. Le giustificazioni del Governo sono inaccettabili e sembrano uscite da un film di guerra. Il parlamento non deve essere semplicemente informato dal Governo, il parlamento deve dare esplicita autorizzazione al Governo. La sicurezza, poi, dei nostri soldati non ha nulla a che fare con il caricare gli aerei di bombe pronte ad essere sganciate in qualsiasi momento. Non esistono bombe intelligenti esiste una politica intelligente e matura e consapevole che risponda al dettato inequivocabile della costituzione. Se per tenere fede agli impegni assunti a livello internazionale ora non bastano più gli interventi per i quali il Parlamento ha dato mandato allora significa che sono venuti meno i perché della nostra presenza. Significa allora che non abbiamo più alcun motivo per restare, significa che dopo 11 anni non siamo più in condizioni di dare l'aiuto vero e concreto a quella popolazione, significa che la cooperazione allo sviluppo passa in secondo o terzo piano mentre l'Afghanistan e gli afghani hanno bisogno di tutt'altro. Il governo tecnico non è una gestione commissariale del parlamento, ma anzi per dare forza alle proprie decisioni ha bisogno del suo consenso. In conclusione la transizione non si prepara con le bombe, ma riconsegnando agli afgani la propria dignità di popolo."

domenica 8 luglio 2012

AFGHANISTAN, SE L'ITALIA E' BIFRONTE

Mi sono ripromesso di riferire del summit di Tokyo e lo farò. Ma intanto c'è, come dire, un'emergenza che viene dalla cronaca. Posto dunque il comunicato di "Afgana" sul summit ma anche su quanto avviene a Farah...

E' singolare che mentre a Tokyo l'Italia ha tenuto un altissimo profilo e si sia battuta come un leone per includere nella dichiarazione finale della Conferenza dei donatori un più preciso impegno della comunità internazionale a favore dei diritti delle donne, dei diritti umani e della società civile afgana, notizie di stampa di ieri e di oggi riferiscono che i caccia Amx italiani, ufficialmente impiegati per sola ricognizione, stanno bombardando la zona di Farah. Due novità di segno totalmente opposto nello stesso giorno, l'ultima della quali, proprio alla viglia del ritiro del nostro contingente, fa temere una pericolosa schizzofrenia del governo italiano che sta surrettiziamente cambiando il profilo della missione militare proprio mentre la nostra diplomazia sta cercando di dare un segnale preciso della posizione dell'Italia come attore primario nella ricostruzione e nello sviluppo dell'Afghanistan.


La rete Afgana, che ha sempre condannato l'uso dei bombardamenti da parte degli alleati Nato dell'Italia e a cui non risulta che vi sia alcun mandato parlamentare che abbia cambiato le regole d'ingaggio dei nostri aerei (idea lanciata ma poi ritirata dall'ex ministro Ignazio La Russa), chiede che le notizie di stampa vengano smentite o confermate ufficialmente dal ministro Giampaolo Di Paola. In questo secondo caso, che dimostrerebbe anche una totale incoerenza politica nella scelta dei tempi o, peggio, un'azione a lungo tenuta segreta, chiediamo che la vicenda sia oggetto di un dibattito parlamentare preciso che indichi se il ministero della Difesa può o meno autorizzare l'uso dei bombardamenti aerei, finora – a quanto si sapeva – mai utilizzati.


Afgana rileva invece che l'Italia ha tenuto a Tokyo una profilo molto preciso che indica una più profonda coscienza del governo italiano sul tema dei diritti, in particolare della condizione femminile, e del ruolo della società civile, in questo recependo pienamente anche indicazioni parlamentari. Al punto che il sottosegretario Staffan De Mistura, nel suo discorso durante la plenaria, era arrivato a minacciare il possibile ritiro della firma italiana dal documento finale se questo non avesse contenuto una relazione diretta tra il denaro con cui Roma si impegna finanziare Kabul e quanto Kabul fa e farà nel rispetto di questi temi. Una posizione molto apprezzata dalla delegazione di “Afgana” presente a Tokyo.


Afgana, come già sapete se seguite i miei post, è una rete della società civile italiana che comprende associazioni, Ong, sindacati, accademici, giornalisti e cittadini. E' nata nel 2007 e si occupa di sostenere la società civile afgana e di promuovere in Italia un più approfondito dibattito sull'Afghanistan

sabato 24 luglio 2010

MATRIMONI PER AMORE O PER FORZA

Biglietto in tasca, valigia sul letto, volo Safi delle 18,30, mi resta solo il tempo di una breve considerazione su una materia da approfondire: i matrimoni. Ne so poco ma sono stato in una di queste terribile Wedding Hall (la Paris-Kabul) per grazia di Malik, un gentiluomo il cui fratello si sposava e mi ha gentilmente invitato. Vi risparmio la separazione tra sessi, la bella danza sufi di alcuni giovani (avrei detto gay da quanto erano aggraziati e femminili), la sciatteria di questi palazzi fintamente sontuosi e addobbati in stile Dubai. Mi soffermo sull'aspetto economico.

La Wedding Hall ha circa tre offerte: da 500, 800 a oltre 1000 persone. Per la famiglia che la prenota il costo è di 200 afgani (circa 4 dollari) a capoccia (il pranzo non valeva quella cifra) che, se moltiplicate per 800, fa una discreta sommetta. Poi ci sono almeno 300 dollari per i ballerini e altri per l'orchestra. Metteteci i fiori, la macchina, l'abito e quant'altro e ne vien fuori una cifra che non è male. Ma in Afghanistan, anche il più povero dei poveri affitterà la Wedding Hall (chiaramente nei villaggi è diverso) il che significa per alcuni ridursi sul lastrico. Ma c'è un però.

Molti dei regali di nozze sono in denaro (vengono consegnati nel terzo e ultimo giorno della festa di matrimonio mentre la cena di gala avviene il primo giorno dopo il rito religioso). Ecco come si recuperano i quattrini della festa di matrimonio che, se va bene, diventa di per sé un affare. Ma se tutti gli ospiti sono come me, che ho mangiato, bevuto, salutato e via, c'è davvero il rischio di non rientrare con la spesa più rilevante che una famiglia afgana è tenuta a fare...

Un ultima tragica battuta
. Sapete perché a volte le peggiori stragi compiute dai paladini della giustizia in Afghanistan avvengono durante un matrimonio? Perché nei villaggi pashtun si usa danzare...sparando in aria. I sapientoni che controllano radar e droni intelligenti vedono le scie luminose e, via col bombardamento chirurgico...Ecco un altro tema che riguarda la terribile stupidità della guerra, anche nel giorno più importante di una famiglia afgana